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Libano del Sud/ Shama. Attività di solidarietà del contingente italiano


Shama (Libano), 20 gennaio 2014. Sabato scorso, i militari della Joint Task Force Lebanon su base Brigata “Granatieri di Sardegna”, hanno organizzato diversi eventi sia a favore della popolazione locale che di carattere operativo.

Nel corso della mattina, un gruppo di 31 bambini, di età compresa tra i 5 e i 15 anni, della “School of Children with Special Needs” di Ayta Ash Sha’b, accompagnati dai rispettivi insegnanti, è stato accolto dai caschi blu italiani del Combat Service Support Battalion, per la gran parte composto da militari del 1° Reggimento Trasporti di Bellinzago Novarese, e ha varcato i cancelli della base “Millevoi” di Shama per trascorrere alcune ore all’insegna della solidarietà e della fratellanza.

Infine, presso la base UN P 1-26 di ITALBATT, unità di manovra del Sector West su base 1° Reggimento “Granatieri di Sardegna”, è stata inaugurata, alla presenza dell’Head of Mission e Force Commander, Generale di Divisione Paolo Serra, del comandante del Settore Ovest, Generale di Brigata Maurizio Riccò e della Dott.ssa Izumi Nakamitsu, direttrice della Divisione Asia e Medio-Oriente del Dipartimento delle operazioni di Peacekeeping delle Nazioni Unite in visita ai contingenti in Libano, una mostra fotografica a favore dei giovani artisti fotografi della provincia di Tiro, capaci di immortalare, attraverso il loro obiettivo, le peculiarità della loro terra.

OF 3 Fabiano FELICIANI
Public Information Office Chief
Italian Contingent Spokeperson
UNIFIL Sector West
swhq.pio.chief@leonte.esercito.difesa.it

 

Libano/ Shama, Libano Sud. Il sottosegretario alla Difesa Gianluigi Magri in visita alla base militare “Millevoi”


Fabia Martina

Il 13 novembre presso la base militare “Millevoi” a Shama, sud del Libano, si è svolta la cerimonia relativa al passaggio di responsabilità alla guida del Contingente italiano e del Settore Ovest di UNIFIL (United Nation Interim Force in Lebanon); la Brigata Aeromobile “Friuli”, comandata dal Generale Antonio Bettelli è subentrata alla 132^ Brigata Corazzata “Ariete”, comandata dal Generale Gaetano Zauner

La rotazione dei reparti nell’ambito della missione militare internazionale ha visto la presenza del sottosegretario alla Difesa, Gianluigi Magri, il Comandante del Comando Operativo Interforze (COI), Generale d’Armata Marco Bertolini e l’Ambasciatore italiano in Libano Giuseppe Morabito.

Durante l’emozionante cerimonia ho avuto l’occasione di intervistare il Sottosegretario alla Difesa che ha sottolineato l’importante apporto di grandi comandanti italiani nella missione di pace in Libano, “si parla ancora del Generale Claudio Graziano ed ora si parla positivamente anche del Generale Paolo Serra.  Uno dei motivi di orgoglio e di vanto di questa operazione, che sottolineo è inserita nell’ambito delle operazioni delle Nazioni Unite, è l’ottimo rapporto con la popolazione, confermato anche dall’Ambasciatore Giuseppe Morabito”, ha dichiarato il Sottosegretario alla Difesa, Gianluigi Magri.

“L’apporto militare italiano è inserito nell’ambito di una missione al servizio dell’Umanità allo stesso tempo molto delicata perché contribuisce al mantenimento della pace in quest’area. Grazie allo sforzo dei nostri militari, alla collaborazione con il Governo Libanese e alla forza e alla saggezza della diplomazia si spera che si possano evitare problemi peggiori”.

“Nonostante la spending review comporti una revisione dei nostri impegni”, ha concluso il Sottosegretario Gianluigi Magri, “in Libano gli impegni fondamentali, quindi le azioni multilaterali con le Nazioni Unite, con la Nato e l’Unione Europea, continueranno a svolgersi in maniera indipendente”.

Il passaggio di responsabilità del comando del settore west, a cui hanno partecipato diverse autorità civili, religiose e militari libanesi e una folta rappresentanza dei diversi contingenti di UNIFIL, è stato presieduto dal Comandante di UNIFIL, il Generale di Divisione Paolo Serra. Quest’ultimo ha specificato che “gli obiettivi di UNIFIL continuano ad essere quelli previsti dalla Risoluzione 1701 del 2006, quindi il monitoraggio de cessate il fuoco, il supporto alla popolazione, l’assistenza al Governo del Libano”.

E’ necessario non sottovalutare il ruolo politico che UNIFIL, e quindi anche l’Italia, assume in un’area di crisi come il Libano. Un lavoro di diplomazia volto a garantire la pace e la stabilità in un Paese che vive un momento di dinamiche geopolitiche molto delicato e che pertanto è  oggetto dell’attenzione della comunità internazionale. “UNIFIL ha un fondamentale ruolo, quello di essere un tutore tra Israele e Libano, i due paesi contendenti”, ha aggiunto il Generale Paolo Serra “mediante il tripartito le due Nazioni hanno dei contatti per il tramite di UNIFIL e delle forze dell’ONU e si riesce a discutere e a parlare di quelle che sono le misure di sicurezza che possono essere attuate. Un lavoro di diplomazia che da grande soddisfazione”.

Il passaggio di numerose bandiere denota la multinazionalità del Contingente del Settore Ovest guidato in questi sei mesi dal Generale Zauner, composto da circa 1100 soldati italiani e da ulteriori 2300 militari provenienti da Ghana, Corea del sud, Malesia, Irlanda, Finlandia, Slovenia e Brunei, che ha operato in stretto coordinamento con le Forze Armate Libanesi per garantire la sicurezza  e la stabilità nel Sud del Libano.

Per i prossimi sei mesi la responsabilità del comando del Contingente multinazionale del Settore Ovest è affidata ai militari della Brigata “Friuli” guidata dal Generale Antonio Bettelli che mi auguro di rincontrare presto.

Fabia Martina

Civitavecchia/ Formazione. Il 2° Corso per Ufficiali “Osservatori ONU”


I partecipanti al 2° Corso di Ufficiali Osservatori delle Nazioni Unite (ONU)

di Antonio Conte – Il 19 giugno 2012 si era svolto a Civitavecchia, presso il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito, il 2° Corso per Ufficiali Osservatori delle Nazioni Unite.

I frequentatori del corso, destinati a essere impiegati nell’ambito delle missioni di osservazione delle Nazioni Unite nelle aree di crisi, quali UNSMIS in Siria, UNTSO in Medio Oriente, MINURSO nel Sahara Occidentale e UNMOGIP sulla linea di controllo fra India e Pakistan, hanno partecipato – dice la news del sito dell’Esercito italiano – a una serie di lezioni teoriche e pratiche per acquisire gli strumenti necessari ad operare con successo nelle regioni di destinazione.

Alla chiusura del corso il Comandante, Generale Leonardo di Marco, ha ricordato l’impegno del CESIVA nell’organizzare e condurre le attività e l’importanza delle risorse messe a disposizione dallo Stato Maggiore dell’Esercito per sviluppare un piano addestrativo idoneo ad assicurare la preparazione degli Ufficiali chiamati a garantire il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

I partecipanti al 1° Corso di Ufficiali Osservatori delle Nazioni Unite (ONU)

Il 1° corso per Ufficiali osservatori delle Nazioni Unite si era invece concluso a Cesano di Roma il 28 Maggio 2012, organizzato sempre dallo stesso Centro di Simulazione e Validazione dell’Esercito, ma tenutosi presso la dipendente Scuola di Fanteria.

I frequentatori del corso, destinati all’impiego nell’ambito della missione ONU in Siria (UNSMIS), avevano partecipato a una serie di lezioni teoriche e pratiche per acquisire gli strumenti necessari ad operare con successo nella regione.

Nel corso della cerimonia di chiusura il Comandate del CESIVA, Generale Leonardo di Marco, ha sottolineato l’importanza delle risorse messe a disposizione dallo Stato Maggiore dell’Esercito per assicurare la migliore preparazione possibile agli Ufficiali chiamati a garantire il rispetto della risoluzione 2043 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il 16 Maggio scorso erano infine partiti i primi 5 militari dell’Esercito Italiano designati per far parte della missione di Supervisione delle Nazioni Unite in Siria (UNSMIS).

La missione, autorizzata con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 2043 del 21 aprile scorso, ha il compito di osservare il rispetto del cessate il fuoco e l’applicazione del piano Annan, accettato dal regime siriano.

La presenza del personale italiano, autorizzata dal Consiglio dei Ministri lo scorso 8 maggio, è stata chiesta all’Italia dal Segretario Generale dell’ONU.

Fonte: Centro di Simulazione e Validazione.

Siria/ Disgrazia continuata da 14 mesi e 12 mila persone uccise dal governo di Assad, mentre il mondo tace.


Traduzione di Antonio Conte – Il consiglio per le relazioni straniere, con un articolo di Elliott Abrams* nel suo articolo pubblicato ieri, 27 maggio 2012, denuncia la grave disgrazia in Syria che ora campeggia su tutte le prime pagine del mondo.

Tutte le principali fonti informative e le testate giornalistiche più importanti in questo fine settimana raccontano dei terribili massacri in corso in Syria, dove l’artiglieria del governo continua a sparare sulla sua popolazione uccidendo 90 persone tra cui tre bambini in un villaggio. Il regime Assad ha subito rilasciato dichiarazioni per respigere negandole, le proprie responsabilità, ma il villaggio si trova in un’area che svolge attività avversa al regime ed inoltre non vi sono altri gruppi in Syria abilitati all’uso di questo tipo di artiglieria.

Di conseguenza anche le Nazioni Unite, con una dichiarazione congiunta di Kofy Annan e Ban ki-Moon, hanno biasimato il comportamento del governo per gli attacchi alla popolazione.

Questo grave episodio tuttavia non sorprende per l’ordinarietà con cui purtroppo stanno accadendo queste cose ormai da 14 mesi e per oltre 12 mila uccisioni. La disgrazia è della gente – non certo del Governo siriano – che deve andare avanti ormai, mese dopo mese.

L’autore dell’articolo a cui si sta facendo riferimento, ovvero Elliott Abrams, riferisce anche che tre mesi fa aveva preso in considerazione in un suo articolo, le opinioni del Segretario Clinton circa una constatazione che la pubblica opinione mondiale non prendeva in seria considerazione questa guerra siriana, e che tutto’ora – sta constatando ancora l’autore – si stanno formulando una serie di scuse per non intervenire.

In questo contesto il Presidente annunciava – sostiene ancora Elliot Abrams –  iniziative per la prevenzione delle atrocità, l’“Atrocities Prevention Board”, già il mese scorso, definendo la sua parodia su queste atrocità, per proprio inadempimento.

Su Council On Foreing Relations viene quindi riportato il testo che Elliott Abrams attribuisce al Presidente americano:

“Dobbiamo dire ai nostri figli come mai queste attrocità siano state possibili, e perchè così tante persone hanno ceduto ai loro istinti più bui e come tante altre siano ora nel silenzio … ‘Mai Più’ era stata la sfida delle Nazioni. E’ una amara verità che molto spesso il mondo non è riuscito a fermare l’uccisione di innocenti su vasta scala. ‘E noi siamo ossessionati dalle atrocità che stanno accadendo ancora e del fatto che le nostre scelte non siano servite alla salvezza di quelle persone’. Elie Wiesel allude a ciò che sentiamo e come vediamo il popolo siriano privato dei più elementari diritti universali dell’uomo e soggetto a queste inspiegabili violenze.

Dobbiamo fare qualsiasi cosa per aiutarli. Dobbiamo anche ricordare che nonostante tutti i carri armati, i cecchini, e tutte le brutali torture e la violenza scatenata contro il popolo siriano essi portano alto il loro orgoglio nelle strade e pretendono di essere ascoltati e cercano di affermare la loro dignità. Non si può rinunciare a dare una mano al popolo della Syria”.

Queste parole suonano come stonate oggi. A quel “non mollate” non è seguito nessun aiuto, anzi sembra che si stiano trovando scuse per non intervenire.

Bene hanno fatto gli arabi del golfo o i turchi ad agire senza la leardership americana perchè non gli hanno creduto e possono essere perdonati. Ma chi li ha creduto ha commesso l’errore di illudersi perchè sempre più chiaramente ogni giorno che passa vi è morte in Siria. Non ci sono più scuse.

Sul sito della Casa Bianca il Presidente annuncia che quel giorno è arrivato ed è dopo l’introduzione del Prof. Elie. A quanto pare però questo rimando è fuorviante: per prendere ancora tempo. Secondo Elliot Abrams, Wiesel avrebbe informato il Presidente sul da farsi, senza cavarne una reazione di fatto. Ed aggiunge sorpresa per quanto sia sorprendente che la Casa Bianca non pubblichi il discorso di Wiesel sull’Olocausto e sulla Siria di oggi in cui si leggerebbe:

“L’Olocausto si sarebbe potuto evitare. La più grande tragedia della storia sarebbe potuta essere impedita se il mondo civilizzato avesse parlato, adottando delle misure nel 1939, 40, 41, 42. Ogni volta, a Berlino, Goebbels e gli altri stati avrebbero voluto vedere quale sarebbe stata la reazione di Washington e Londra e Roma, ma non c’era stata alcuna reazione così essi avrebbero sentito che potevano continuare. Quindi adesso ci potremmo chiedere: ‘Abbiamo imparato qualcosa dalla storia? Se è così, come è possibile che Assad sia ancora al potere?”

Come infatti? In gran parte perché il Presidente Obama non ha fornito alcuna leardership, apparentemente preferendo guardare questi massacri piuttosto che prendersi i rischi delle dichiarazioni.

Egli è, per usare la frase di Clinton, in piedi pigramente, fa discorsi volti a temporeggiare rimandando il problema a dopo, e negare sia una opposizione che l’assistenza di cui si ha bisogno in Syria.

Se le uccisioni vanno avanti a questi livelli di brutalità potrebbero essere costretti ad agire, ma ciò non eliminerà l’onta sul loro Onore per aver fatto trascorrere invano questi 14 mesi. Un “Atrocities Prevention Board” ovvero la prevenzione delle atrocità è una bella cosa da avere; Io sono per essa, sostiene l’autore di questo testo, e potrebbe farsi in un istante per un Presidente determinato a prevenirle davvero.

Antonio Conte per la traduzione

(*) Abrams gives his take on U.S. foreign policy, with special focus on the Middle East and democracy and human rights issues.

Kosovo/ Traffico organi, inviato Consiglio Europa a Belgrado. Colloqui Bjorn von Sydow su rapporto Dick Marty


(ANSAmed) – BELGRADO, 20 GEN – La Serbia ha ribadito la sua richiesta per un’inchiesta internazionale e imparziale sul traffico di organi in Kosovo alla fine degli anni novanta.

In un colloquio a Belgrado con Bjorn von Sydow, capo della commissione affari politici dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, il premier Mirko Cvetkovic ha sottolineato l’interesse della Serbia alla partecipazione all’inchiesta di rappresentantri delle .

In un rapporto del parlamentare svizzero Dick Marty, approvato lo scorso anno dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, si afferma che dietro il traffico di organi, avvenuto negli ultimi anni novanta in Kosovo e Albania, sarebbero stati gli indipendentisti albanesi dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), e le vittime sarebbero stati sopratutto serbi da loro fatti prigionieri durante il conflitto armato di quel periodo.

Bjorn von Sydow, che ha incontrato anche il ministro serbo per le questioni del Kosovo Goran Bogdanovic e il presidente del parlamento Slavica Djukic-Dejanovic, ha visitato Belgrado nell’ambito di un giro nella regione per preparare il suo nuovo rapporto sul Kosovo. (ANSAmed).