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Forze Armate emergenza COVID19/ Il Generale Enzo Vecciarelli in colloquio telefonico con il Generale Mark A. Milley, chairman of the joint chief of staff degli Stati Uniti d’America


Roma 23 aprile 2020, “Apprezzo la lunga e consolidata amicizia, ma in particolare l’impegno preso dalle Forze Armate degli Stati Uniti d’America sempre pronte a cooperare con i nostri militari nell’ambito di tutte le misure messe in atto per sconfiggere definitivamente questo invisibile quanto terribile nemico, il COVID19”.

“ Il memorandum di assistenza, che prevede la disponibilità di materiali, uomini, infrastrutture, trasporti e personale sanitario, rientra nell’alveo di una serie di interventi a favore dell’Italia che l’amministrazione USA per il tramite della Difesa ha reso disponibili, con forte spirito solidale e responsabilità, al fine di dare una risposta collettiva ad una emergenza globale ad ulteriore testimonianza del forte legame transatlantico che unisce i nostri Paesi” – quanto detto dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli al suo omologo degli Stati Uniti d’America, Generale Mark A. Milley, in occasione di un colloquio telefonico sull’emergenza sanitaria in corso.

I due Capi di Stato Maggiore della Difesa si sono confrontati sulla delicata situazione generale mentre in contemporanea si svolgeva un collegamento telefonico tra il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini e il Segretario della Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper.

Islanda/ Operazione “Cieli ghiacciati”. Rientrati gli Eurofighter impegnati nel controllo aereo in Islanda


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Sono rientrati l’8 luglio in Italia, presso il 4° Stormo di Grosseto e il 36° Stormo di Gioia del Colle, i velivoli Eurofighter impegnati dallo scorso 7 giugno 2013 nell’operazione “Cieli Ghiacciati” in Islanda con il compito di assicurare il servizio di sorveglianza dello spazio aereo islandese e di svolgere attività addestrativa. I velivoli KC 767A e C-130J, rispettivamente in linea presso il  14° Stormo di Pratica di Mare e la 46° Brigata Aerea di Pisa, hanno fornito il supporto necessario agli Eurofighter durante la fase di rientro in Italia, garantendo il rifornimento in volo e il trasporto del personale e materiale. La missione terminerà ufficialmente il 10 luglio pv con il rientro in patria di un’ultima aliquota di personale incaricato di completare le operazioni di rientro.

Il Reparto operativo italiano, denominato Task Force Air (TFA) Ice, ha operato dall’aeroporto di Keflavik (ISL) sotto l´egida del Comando Operativo di Vertice Interforze (C.O.I.). La missione di sorveglianza dello spazio aereo islandese, svolta a turno tra i vari partner NATO, è nata a seguito del ritiro degli assetti aerei USA permanentemente stanziati in Islanda, in considerazione del fatto che la stessa Islanda non possiede Forze Armate. Quest’operazione rappresenta un chiaro esempio di gestione razionale e condivisione delle risorse disponibili tra i vari partner della NATO che assicurano a turno il servizio di sorveglianza aerea nel settore islandese. La sicurezza dei cieli ha un costo che si cerca oggi di contenere sfruttando anche soluzioni europee/NATO condivise.

L’attivitá operativa ed addestrativa quotidiana si é svolta in piena sicurezza anche grazie alla sinergia creatasi con la Coast Guard Islandese. Essa ha infatti supportato le Forze italiane rischierate sul proprio territorio, fornendo sia il Servizio di Sorveglianza, Riporto e Controllo nell’area di responsabilità, sia il Servizio di Ricerca e Soccorso; altresí sono state soddisfatte tutte le esigenza logistiche richieste. A tal proposito, il Direttore Generale della Guardia Costiera islandese, Ammiraglio George Kr. Lárusson, durante i diversi incontri avvenuti con il Comandante della TFA Ice ha dichiarato che “la Guardia Costiera Islandese e l’Aeronautica Militare hanno lavorato con successo, in stretta collaborazione, durante tutto il periodo del rischieramento operativo, un successo per entrambe le Nazioni e per la NATO. Un gruppo positivo e ben addestrato ha lavorato insieme come una sola entitá per il raggiungimento del miglior risultato possibile e per la riuscita della missione assegnata”.

Ospite gradito del Comandante della TFA Ice é stato il Console Onorario italiano in Islanda, il Sig. Petur Biörnsson, il quale ha ricordato l’impresa storica della Seconda Trasvolata Atlantica, nel 1933, quando velivoli italiani in formazione raggiunsero l’Islanda “fu un evento di grande importanza per la popolazione islandese. Dimostrava per la prima volta che la via aerea poteva aprirsi ai grossi movimenti di persone, come vediamo tutt´oggi, un nuovo collegamento del paese al mondo in modo rapido e efficiente.  Per la gente la sensazione di isolamento non era più la stessa. La Trasvolata Atlantica annunziò agli islandesi il mondo moderno. Un evento che ricordiamo ancora molto bene. Rivedere dopo 80 anni aeromobili italiani volare nei cieli islandesi mi suscita emozione”.

Il Comandante della TFA Ice, Colonnello Urbano Floreani, al termine delle attività, ha rappresentato con orgoglio a tutto il personale rischierato il suo vivo compiacimento per il successo dell’operazione, dichiarando che “é stata un´operazione nella quale tutto ha funzionato alla perfezione. Grazie all´impegno di tutto il personale della Task Force Air Ice abbiamo ottenuto la validazione della NATO con un anticipo di ben 24 ore sul pianificato. Gli assetti Eurofighter hanno operato efficacemente ed in piena sicurezza nei cieli islandesi grazie anche alla cooperazione venutasi a creare con la Coast Guard. Considero un vero privilegio aver avuto l‘opportunità di essere stato il vostro Comandante. Porterò nel cuore un ricordo speciale dei giorni passati insieme in Islanda, abbiamo lavorato come un Team motivato ed orientato al conseguimento del risultato in un clima di armonia e collaborazione”.

Ai “Cieli Ghiacciati” hanno preso parte assetti Eurofighter e relativo personale navigante e specialista del 4° Stormo di Grosseto, 36° Stormo di Gioia del Colle e 37° Stormo di Trapani, personale navigante del Comando Aeroporto di Aviano, controllori della Difesa Aerea del Comando Operazioni Aeree, del Gruppo Riporto e Controllo Difesa Aerea e del 21° Gruppo Radar di Poggio Ballone (Grosseto) e 22° Gruppo Radar di Licola (Napoli), personale di supporto del Comando Forze da Combattimento di Milano e del 1° Gruppo Ricezione e Smistamento, personale CIS proveniente dal 4° RTM e dal Reparto GISCC, personale amministrativo del Comando Squadra Aerea, del 15° Stormo e del Servizio Commissariato ed Amministrazione di Milano, personale medico del Centro Storiografico e Sportivo e dell´Istituto Medicina Aerospaziale di Milano, fucilieri dell´area del 9° Stormo Grazzanise e 16° Stormo Martina Franca.

Siria/ Il gesuita padre D’all’Oglio: “Sogno una terra di Pace e di Giustizia”


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Lieta Zanatta
Lieta Zanatta
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padre Paolo Dall’Oglio

Lieta Zanatta – Intervista a padre Paolo Dall’Oglio dal Messaggero di Sant’Antonio, numero di gennaio 2013.

Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, racconta la Siria di Assad. Per trent’anni attivo tessitore del dialogo, è stato espulso dal Paese mediorientale nel giugno scorso, per il suo impegno a favore del cambiamento.

Era cominciata in sordina agli inizi di febbraio 2011. Poche dimostrazioni pacifiche in piazza per chiedere riforme e più democrazia al governo di Bashar al-Assad. La “primavera araba”, che aveva scosso violentemente le vicine Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto, non sembrava aver contaminato la Siria. Ma, dopo un mese, il 18 marzo, le grandi manifestazioni di piazza, partite nel Sud del Paese, sono state soffocate nel sangue da parte dell’esercito governativo. Ne è scaturita una rivolta popolare che ha portato alla nascita di un’opposizione formata da tutti i gruppi identitari che formano la Coalizione nazionale siriana. 

La rivolta è divenuta, poi, una vera e propria guerra civile dalle sorti ancora incerte: da una parte, il regime di Damasco, appoggiato da Cina, Russia, Iraq e Iran sciita; dall’altra, i ribelli, sostenuti da Usa, Turchia, Francia, Gran Bretagna, Giordania. Il conflitto ha finora causato più di 40 mila vittime, soprattutto fra i civili, e la fuga di oltre un milione e mezzo di persone verso i campi profughi di Libano, Turchia, Giordania e Kurdistan. 

Tra le tante voci che chiedono la fine di ogni violenza e la riconciliazione nazionale, c’è quella autorevole di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita che, dopo aver rifondato, nei primi anni ’80, il monastero interreligioso di San Mosè l’abissino, nel giugno del 2012 è stato espulso dalla Siria per aver rivolto un appello a Kofi Annan, inviato speciale di Lega Araba e Nazioni Unite in Siria.

Padre Dall’Oglio, da grande conoscitore della Siria qual è, ci tratteggia la situazione odierna del Paese?

Comincio dall’aspetto ecclesiale. Sono molto turbato dagli eventi, perché la situazione dei cristiani in Siria è disastrosa. Due i motivi: il primo è che la guerra è di per sé disastrosa; il secondo è che le autorità ecclesiastiche si sono schierate per lo più con il regime di Assad, negando la richiesta di libertà e democrazia da parte della popolazione. Una richiesta che è stata repressa dal regime in modo sistematico e disumano.

Che cosa ha comportato tutto questo per la comunità cristiana di Siria?

Ci troviamo in una situazione in cui i cristiani non solo perdono le case e tutto quello che hanno, ma vengono addirittura considerati nemici di quel movimento democratico che ha avviato il cammino verso l’emancipazione di una maggioranza sunnita nei confronti di una dittatura che si basava sull’intesa di minoranze.

Sono i risultati della guerra civile?

Nella guerra civile siriana si innesta un conflitto in più: quello tra mussulmani sciiti e sunniti. Dalla parte sciita c’è l’Iran, con ambizioni geo-strategiche legate ad una serie di Paesi. Accanto si colloca l’Iraq a maggioranza sciita, che appoggia esplicitamente Damasco con uomini e mezzi economici. Poi c’è il Libano meridionale, con il movimento politico Hezbollah di Hassan Nasrallah. Dalla parte opposta stanno l’Arabia Saudita insieme con Hariri-figlio in Libano, già schierati contro Assad fin dalla prima rivoluzione. Il Qatar e la Turchia speravano in un’evoluzione del regime di tipo riformista. Delusi dalla repressione furiosa, hanno iniziato ad appoggiare la trasformazione rivoluzionaria. Con la “primavera araba” si sono aggiunti i Fratelli mussulmani, sempre più attivi e organizzati. 

Chi appoggia la Coalizione nazionale siriana che si oppone al presidente Assad?

Il movimento di rivolta è stato possibile anche perché l’Occidente, pressato dal presidente Obama, ha appoggiato le richieste di democrazia che vengono da parte di numerosi Paesi arabi e nordafricani. Ma questo per gli Usa non può non implicare un’emergenza del soggetto politico islamista, perché i mussulmani rappresentano il popolo, o almeno una sua larga fetta. Da qui nasce il problema per l’Occidente.

Gli islamisti scesi in piazza per chiedere libertà, combattono per la democrazia?

In passato gli USA, gli Stati europei e Israele hanno spesso preferito supportare i regimi, con la loro mole di corruzione e depravazione, anche a scapito dei cittadini e della correttezza nelle relazioni internazionali. Ne abbiamo avuto un esempio anche in Italia, con i rapporti instaurati con il regime di Gheddafi. Nei paesi il cui da più lungo tempo sono insediati i cristiani, la paura del soggetto islam è stata comprensibilmente usata per stabilizzare i regimi e per attirare su di essi la protezione dell’Occidente, facendo presa sulla solidarietà tra cristiani. Ma questo, a lungo andare, si è rivelato un disastro.

Perché?

E’ stato un disastro in Iraq, è stato poco felice in Egitto, del tutto inopportuno in Siria, non porterà bene in Giordania, e neanche in Palestina. Il fatto è che le famiglie cristiane affrontano queste situazioni di conflitto in un modo semplicissimo: emigrando.

Qual è la situazione che si profila all’orizzonte in Siria?

L’enorme peccato di omissione di soccorso verso i democratici in Siria, tanto islamisti quanto semplicemente mussulmani, o cristiani o altro, ha già provocato tutti i danni possibili: la distruzione del Paese e l’emigrazione delle élite economiche e culturali. E non basta. Ha causato anche una polarizzazione delle varie comunità siriane. Gli alawiti del clan di Bashar al-Assad, così come i curdi, tendono a farsi un loro Stato; i sunniti lasciano le zone controllate dagli alawiti, i cristiani tendono a emigrare.

Le prospettive, allora, quali sono?

Più che disastrose se si continua a non far nulla, disastrose se si fa qualcosa adesso. Stiamo piangendo lacrime di coccodrillo. Tutto sta spingendo perché la rivoluzione non abbia successo. La mancanza di una presa di posizione chiara di gran parte dell’Occidente farà in modo che gli islamisti più accesi vadano al potere. Assisteremo a quanto già accaduto in Somalia o in Afghanistan. E, comunque, i cristiani emigreranno tutti.

Il 13 novembre, in Qatar, la Coalizione nazionale siriana, che raccoglie tutti i movimenti di rivolta nel Paese, è stata riconosciuta dalla Lega araba quale opposizione al regime di Assad. A guidarla è l’ex imam della grande moschea di Damasco, Ahmad al-Khatib Moaz, assieme a un cristiano, George Sabra, nominato leader del Consiglio nazionale siriano, principale tra i partiti di opposizione.

L’ultimo incontro, che ha prodotto questa nuova alleanza tra siriani, sembra promettere bene, perché accoglie una rappresentatività larga e pluralista. I siriani (che stanno resistendo eroicamente) continuano ad esprimersi in modo democratico, nonostante gli enormi sacrifici affrontati in questi mesi. La loro fedeltà all’ideale democratico si scontra con la mancanza di risposta da parte dell’Occidente che pur rappresenta questi stessi ideali. Sono stati aiutati, invece, dagli islamisti.

Qual è la sua esperienza personale in questa guerra?

Faccio parte di quel settore della società che vuole la riforma democratica. Sono stato per anni tra coloro che hanno spinto per lo sviluppo sostenibile, la trasparenza politica e la lotta alla corruzione. Ma il regime mi ha tolto la residenza. Sono stato espulso e ho intrapreso un’intensa attività, soprattutto pubblicistica, che peraltro sento come un aspetto del mio apostolato. Perché si tratta di operare per la salvezza della gente siriana, non solo con gli uomini e le donne che hanno avviato questa rivoluzione, a con tutte le persone di buona volontà. Si tratta di evitare che finisca in un modo terribile, che un popolo venga massacrato – magari con le armi chimiche – per zittirlo definitivamente. 

Ha un sogno per questa terra?

Noi non vogliamo che la Siria sia il luogo del conflitto tra islamici e Occidente, ma il luogo di riconciliazione di radici mediterranee e identità arabo-mussulmane. I nostri cristiani sono cristiani arabi, una fusione a caldo di civiltà essendo mediterranei, bizantini, siriaci e maroniti. Penso che potremmo tornare a essere i protagonisti di una cultura che è stata per secoli arabo-mussulmana-cristiana-ebraica. In questo modo potremmo costruire e vedere la pace nel Medio Oriente, con Gerusalemme città simbolo di una pace finalmente avvicinabile. Dipende dal nostro implicito impegno. Ovviamente questo è il mio punto di vista: nella Chiesa c’è anche chi la pensa diversamente. (Lieta Zanatta)

APPELLO DI TUENNO

Iniziativa della gente democratica di solidarietà coi democratici siriani.

Nessuna paura e nessun interesse possono giustificare l’omissione di soccorso da parte della collettività internazionale nei confronti del popolo siriano che da venti mesi esige la mutazione civile ed è straziato dalla repressione di regime.

Abbiamo dunque attivato questa catena popolare di istituzioni, rappresentanti e cittadini per chiedere ai governi di agire immediatamente e operosamente al fine di contrastare le diverse e trasversali complicità col regime liberticida.

È ora d’intervenire sul piano diplomatico con più vigore e inclusività, sul piano dell’assistenza umanitaria con più efficacia e coerenza, sul piano dell’azione non-violenta con più inventiva e coraggio, sul piano della lotta partigiana con più incisività e competenza e sul piano dei diritti umani con più rigore e lungimiranza.

Proponiamo in particolare all’Unione europea di favorire il dialogo tra tutte le componenti identitarie siriane, al fine di promuovere un largo ed equo accordo costituzionale che consenta l’uscita dalla violenza e ottenga la riconciliazione nazionale nella prospettiva della pace nella giustizia che è da perseguire caparbiamente in tutta la regione vicino-orientale.

Biografia di padre Paolo Dall’Oglio

padredall'oglio.gifNato nel 1954, il gesuita padre Paolo Dall’Oglio entra a far parte della Compagnia di Gesù nel 1975. Si stabilisce in Oriente nel 1977.

Laureato in Lingue e civiltà orientali a Napoli, ottiene un dottorato all’università Gregoriana con la tesi “Speranza dell’Islam”. E’ ordinato prete siriaco nel 1982, anno in cui scopre le rovine del monastero Deir Mar Musa al-Habashi, San Mosè l’abissino, dove si ritira in romitaggio. Lo rifonda qualche anno dopo, insediando una comunità interreligiosa mista, per favorire un dialogo al servizio dell’armonia islamo-cristiana. Allo scoppio delle proteste popolari siriane, propone una soluzione pacifica che preveda un largo accordo di tutte le componenti identitarie siriane, denominata “Appello di Tuenno”. Il regime di Assad lo espelle dal Paese, dopo che egli ha presentato un appello a Kofi Annan. Dall’Oglio è costretto a lasciare la Siria il 12 giugno 2012.

Ultimamente padre Dall’Oglio è stato accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra, iniziata da pochi mesi a Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno.

Italia/ Governo, Atto Senato. Interrogazione a risposta scritta 4-07538 presentata da ADRIANA POLI BORTONE giovedì 24 maggio 2012, seduta n.730


POLI BORTONE – Al Ministro della difesa

Premesso che:

  • le parate militari e le varie dispendiose manifestazioni celebrative incidono con rilevanza sul bilancio dello Stato;
  • le pattuglie acrobatiche non sono di utilità diretta operativa e quindi non dovrebbero essere a carico del bilancio della Difesa. In moltissimi Paesi tali pattuglie acrobatiche esistono, ma si autofinanziano con i ricavi delle manifestazioni aeree. Attualmente, un intero aeroporto (quello di Rivolto), con centinaia di addetti, è a disposizione delle Frecce tricolori con costi rilevantissimi;
  • l’attività della portaerei Cavour (27.000 tonnellate, 1.200 uomini) comporta ingentissime spese di gestione e manutenzione. I compiti finora svolti, come il soccorso ad Haiti, non sono essenziali dal punto di vista operativo;
  • la struttura militare degli Alti Comandi periferici risale al tempo in cui esisteva una vastissima componente di militari di leva e all’epoca in cui le comunicazioni non raggiungevano le possibilità che hanno attualmente. Le imponenti strutture di comando periferico (distretti militari, dipartimenti marittimi, regioni aeree) possono essere abolite, o quanto meno ridotte drasticamente nelle dimensioni, con una maggior centralizzazione della gestione e direzione delle operazioni;
  • le “forze di proiezione” per l’impiego all’estero dovrebbero essere ridimensionate, anche in vista di una auspicabile politica di carattere più difensivo, riducendo così gli enormi costi attuali, giustificati, in vari casi, da semplici esigenze di prestigio internazionale che l’Italia non può più permettersi;

Si propone (ndr):

  • sarebbe opportuno rivedere interamente la struttura gerarchica delle Forze armate che ha un vertice enorme (ad esempio tre volte superiore a quello esistente in Germania);
  • sarebbe auspicabile provvedere a che ogni acquisto sia fatto con gare di appalto e, nei limiti del possibile, non a trattativa privata. La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per aver acquistato ripetutamente per corpi militari e civili dello Stato elicotteri Agusta e Agusta Bell del gruppo Finmeccanica, senza gara d’appalto (si veda “Il Sole 24 ore” del 9 aprile 2008). La questione, naturalmente è di carattere molto generale e venne trattata approfonditamente dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’on. Ariosto, la Commissione che ha avuto il compito di indagare sulle commesse militari e vi riscontrò gravi irregolarità. La Commissione Ariosto venne costituita con legge n. 865 del 1980. Un esempio di necessaria revisione di aste riguarda le spese per il poligono di Salto di Quirra. Basti pensare ai 70 milioni di euro del contratto di manutenzione delle apparecchiature esistenti (18 milioni all’anno). Ad esempio sono state affidate commesse a trattativa privata con avviso di soli otto giorni;
  •  sarebbe auspicabile impedire il formarsi di strutture miste “militari-industriali” che possono portare a indebiti rincari di prezzi. Si vedano ad esempio gli intrecci come quello Finmeccanica-Selex-Vitrociset-Agusta-Oto Melara;

la concessione a privati di servizi militari comporta spesso costi ingiustificati. Si può citare il caso dell’Unità di sostegno alla ricostruzione dell’Iraq affidata a una compagnia “militare” privata. Vi è stata una grave carenza di controllo sui prezzi e sulle attività svolte;

vi è stato negli ultimi tempi anziché un ridimensionamento, un ampliamento delle basi straniere in Italia. Un riferimento fu fatto al documento Usa del 2004 (Statistical comparation on allied contributions to the common defence). Si trattava di una spesa di 370 milioni di dollari che per l’Italia risultava superiore del 30 per cento ai costi medi degli altri Paesi della Nato. Venne prevista la costruzione di nuove basi militari italiane e il potenziamento di quelle esistenti (Vicenza, Aviano, Camp Darby a Livorno, Sigonella, Niscemi e altre);

in questione sono numerosi progetti di acquisto militare, non solo quelli, molto pubblicizzati, degli aerei F15. Altri costosissimi progetti che andrebbero rivisti riguardano, ad esempio, l’acquisto delle fregate Fremm di produzione italo-francese (17 per la Francia e 10 per l’Italia). La commissione è stata affidata a Fincantieri e Finmeccanica. Tra l’altro il costo per l’Italia appare ben superiore al costo per la Francia,

si chiede di sapere:

  • se il Ministro in indirizzo non ritenga utile e necessario, vista la grave crisi economica in cui versa l’Italia, attivarsi affinché vengano sospese, almeno fino al momento della ripresa, le attività e le manifestazioni di seguito elencate che gravano notevolmente sulla spesa dello Stato: 1) le parate militari e le dispendiose manifestazioni celebrative; 2) l’attività della Frecce tricolori in attesa della privatizzazione di esse; 3) l’attività della portaerei Cavour;
  • se non ritenga utile e necessario procedere altresì all’abolizione delle strutture di comando periferico;
  • se non ritenga utile e necessario, infine, procedere: alla riduzione delle “forze di proiezione” per l’impiego all’estero e dell’apparato gerarchico; al riesame degli appalti e alla revisione delle concessioni di servizi militari a privati; al blocco del complesso militare industriale; al ridimensionamento delle basi straniere in Italia; alla revisione di costosissimi progetti di acquisto militare.

(4-07538)

Kosovo/ Compiuti 4 anni dall’Indipendenza, il messaggio auguri Obama.


Finora 87 Paesi hanno riconosciuto Pristina.

Un kosovaro decora un ponte con bandiere albanesi e americane per festeggiare i 4 anni d’indipendenza della provincia dalla Serbia

(ANSAmed) – PRISTINA – Il presidente americano, Barack Obama, ha inviato al presidente del Kosovo, signora Atifete Jahjaga, un messaggio di felicitazioni in occasione del quarto anniversario dell’indipendenza dalla Serbia proclamata da Pristina il 17 febbraio 2008.

‘A nome del popolo americano mi congratulo con voi per il quarto anniversario del giorno dell’indipendenza”, ha scritto Obama nel telegramma fatto pervenire al capo di Stato kosovaro.

Official photographic portrait of US President...
Image via Wikipedia

Il Kosovo, ha osservato il presidente Usa, ha fatto progressi nella costruzione di una democrazia multietnica, pluralista e tollerante nel cuore dei Balcani dopo la sua dichiarazione di indipendenza.

Alla luce del vostro impegno verso l’integrazione europea e nel proseguire la riforma politica, economica e dello stato di diritto, sono convinto che il Kosovo riuscira’ a garantire la sua piena integrazione nella comunita’ euro-atlantica”, ha detto Obama. Gli Stati Uniti, ha concluso, rimarranno un partner forte del Kosovo che potra’ contare sul sostegno costante dell’America nella costruzione di un futuro migliore.

Anche il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, ha inviato alla dirigenza kosovara un messaggio di saluto per il quarto anniversario dell’indipendenza, sottolineando la volonta’ degli Usa di continuare a sostenere il Kosovo sovrano, indipendente e multietnico.

Ieri a Pristina, per celebrare l’anniversario dell’indipendenza, il Parlamento kosovaro ha tenuto una seduta straordinaria, mentre per oggi e’ in programma sul Bulevar Madre Teresa nel centro della capitale una sfilata della Forza di sicurezza del Kosovo.

Il Kosovo indipendente e’ stato riconosciuto finora da 87 paesi (ultimo Haiti l’11 febbraio scorso), fra i quali gli Usa e 22 dei 27 paesi membri della Ue, Italia compresa. Non lo hanno riconosciuto – oltre a Serbia e RussiaSpagna, Romania, Grecia, Cipro e Slovacchia. Dallo scorso marzo Belgrado e Pristina sono impegnate in un dialogo con la mediazione della Ue per la soluzione di problemi tecnici e concreti inerenti la vita quotidiana della popolazione albanese e serba nel Kosovo.

Tensioni restano in particolare nel nord del Kosovo, dove la maggioranza di popolazione serba continua a non riconoscere l’autorita’ di Pristina. Cosa questa confermata a larghissima maggioranza da un referendum svoltosi il 14 e 15 febbraio nelle quattro principali municipalita’ serbe del nord. (ANSAmed).