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Italia/ Seconda Guerra di Indipendenza. La Guerra dall’Austria


Il 24 aprile 1859 Cavour riuscì a farsi dichiarare guerra dall’Austria, con inizio delle ostilità il 26 aprile.

La Seconda Guerra di Indipendenza terminò l’12 luglio. Le parti in causa erano gli eserciti franco-piemontese contro l’esercito dell’Impero Austriaco del 1859 (26 aprile 1859 – 12 luglio 1859). La sua conclusione fu l’Armistizio di Villafranca  che permise il ricongiungimento della Lombardia (eccetto Mantova) al Regno di Sardegna e pose le basi per la costituzione del Regno d’Italia.

Il Veneto, con Venezia, fu conquistato con la Terza Guerra d’Indipendenza.

Giornalismo/ Aree di Crisi. Corso per inviati di Guerra


Corso inviati di guerra – Torre de’ Picenardi, Reportage di Beattrrice Ponzoni.Corso per inviati di guerra.

Raccontare la guerra. Come ci si prepara alle criticità (La Provincia – PIU’, il News Magazine)

L’editoriale è di Daniele Duchi – Capita sempre più spesso di leggere sui quotidiani o di sentire nei telegiornali notizie di ferimenti, rapimenti con richieste di riscatto, in casi estremi persino assassini, di GIORNALISTI che esercitano la loro professione raccontando in loco quanto avviene nelle AREE DI CRISI dei vari conflitti internazionali. Da un po’ di tempo il MINISTERO DELLA DIFESA, in collaborazione con il sindacato dei giornalisti FNSI, organizza dei corsi in cui i futuri INVIATI E CORRISPONDENTI DI GUERRA vengono addestrati per affrontare al meglio eventuali criticità e problematiche durante la permanenza in territori particolarmente difficili.
All’ultimo CORSO che si è tenuto in ottobre ha partecipato anche la freelance cremonese BEATRICE PONZONI. La giornalista di Torre de’ Picenardi racconta in questo numero la sua esperienza cui
dedichiamo copertina e servizio di apertura.

Scarica e leggi il Reportage

Siria/ Suspy, Damasco. Un fiume di sangue riempie le strade


di Antonio Conte – Damasco, Syria. Le morti degli ultimi giorni hanno lasciato il segno ovunque. Nelle strade ancora grondanti di sangue si cammina quasi assuefatti dalla crudeltà ormai divenuta norma.

Suspence, una coraggiosa giovane giornalista precaria Italiana, tiene aggiornati di suoi affezionati follower anche con immagini simbolo tanto crude quanto vere. Questa è di Bassam Al Hakeem Photography e pubblicata due giorni fa. La sua è a volte una cronaca che spesso i media tradizionali non possono fare e forse non vogliono fare.

Senza censura dunque, ospitiamo questo scatto, per la consapevolezza dei lettori circa quanto sta accadendo in questi giorni a Damasco. Ringraziamo Suspence (@probingintellig) per queste preziose quanto eroiche corrispondenze, pubblicate da noi quasi (per quanto mi è possibile) in diretta.

Grazie sinceramente a @probingintellig, siamo tutti con lei. Chi vuole può seguirla in Twitter, ora scrive per una testata di Parigi e in passato sempre come precaria (che vergogna!) per la Rai TV.

Antonio Conte, @ormedidinosauri

Foto di Bassam Al Hakeem Photography
https://twitter.com/probingintellig/status/240048282930393088

Libri/ Laterza (Ta). “C’ero anch’io. Tra storia e memoria”, di Raffaella Buongermino.


Antonio Conte

Recensione di Antonio Conte – Il nuovo libro di Raffaella Buongermino “C’ero anch’io. Tra storia e memoria” è in grado di suscitare, anche solo da una semplice osservazione esteriore dell’opera, grandi suggestioni ed emozioni.

Mi è capitato infatti di essere stato proiettato come per magia, nei lontani racconti di mio nonno, allorquando narrava del suo periodo militare. Aveva trascorso in Libia, a Tobruck, probabilmente nei primi mesi del 1941, alcune vicende che ora mi tornano all’attenzione. Erano relative alla sue attività militari svolte con i suoi commilitoni mentre in una triste giornata erano in atto incursioni aeree.  Tutti, nei proprio capisaldi, venivano bersagliati dalle raffiche dei mitra dell’aviazione inglese. Nei ricordi aveva descritto mentre i commilitoni venivano colpiti nelle loro postazioni, tra le dune, nell’atto di difendere il fronte, ma tutto saltava sotto i colpi dei mitra: sabbia, pentole, elemetti e quant’altro.

Libro: "C'ero anch'io. Tra Storia e Memoria"
Libro: “C’ero anch’io. Tra Storia e Memoria”

Ma è capitato ancora di essere avvinto dai ricordi: quelli di mio suocero. Per evocarli gli avevo mostrato alcune pagine del testo. Avendolo semplicemente tra le mani, i suoi ricordi erano tornati vividi. Erano relativi ad alcuni momenti dei racconti del padre che era anche lui protagonista delle vicende africane in Egitto. Credo che fosse pochi mesi dopo gli eventi vissuti da mio nonno, ed in particolare evocava la figura del generale Rommel: la “Volpe del Deserto”. E poi ancora un altro episodio in cui spiega – dal suo punto di vista – la successiva la resa, con tutti gli onori da parte degli inglesi alle truppe italiane comandate da Amedeo d’Aosta il 19 maggio 1941. Onori che sempre – secondo il racconto di mio suocero – sarebbero stati concessi per le drammatiche condizioni di vita, di precaria sussistenza e tuttavia di attaccamento al lavoro: quello della guerra. Sarei tentato di aggiungere che tale era, per loro, quella guerra: nient’altro che un altro duro lavoro, tale e quale a quello nei campi, in patria, in lotta contro la fame e la morte. Nulla sembrava essere cambiato dunque, o così, forse, è stato per mio nonno. Non ricordo infatti mai, da parte sua, citazioni di carattere politico e discorsi ideologici o d’altro genere che non fossero quelli di svolgere un lavoro al meglio delle sue possibilità perchè questo era chiamato a fare: anche oltre la vita.

Del libro, la copertina blu cielo con bandiera italiana, una foto in primo piano rafffigurante 10 soldati in posa per una foto ricordo, con 365 pagine patinate, alcune a colori con documenti, cartine e fotografie, danno subito un’idea chiara di cosa ci si può aspettare nella lettura del testo.  E’ stato pubblicato da Congedo Editore di Galatina (Le), al quale si rimanda per un eventuale ordine di acquisto: il costo è di 15,00 Euro. In copertina campeggiano anche due loghi: dell’Associazione Invalidi di Guerra di Taranto e del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia. Sulla quarta di copertina 6 foto d’epoca e un’immagine tratta da un manifesto di propaganda, come per ricordare che anche le mogli e le vedove, le figlie e le madri soffrono a casa insieme ai propri uomini in guerra, lontani.

Le storie di 41 uomini laertini, intervistati dall’autrice in circa due decenni o ai loro parenti, sono sapientemente raccolte in schede, queste sono corredate da copie di fotografie e documenti originali, i quali sono stati gentilmente concessi dagli stessi, quando ancora in vita o dai loro familiari. A differenza di molti ricordi, questi sono stati finalmente affidati alla stampa, per una memoria più duratura.

La lettura del testo è avvincente, superate di un fiato le sezioni dei ringraziamenti e delle referenze fotografiche si arriva ad una nota biografica dell’autrice, quindi alla premessa affidata al Sen. Gerardo Agostini, Presidente dell’Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra e della Fondazione. Le bellissime foto, come si è detto, si fanno subito notare mentre puntellano le prime letture. La prefazione è invece affidata al Prof. Vito Gallotta, Docente di Storia Contemporanea e di Giornalismo presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Segue una piacevole introduzione ed inquadramento storico del periodo tra gli anni trenta e cinquanta, da cui emergeranno poi le narrazioni personali dei laertini.

I valori di Patria, Libertà e Democrazia sono i compagni di lettura di questa meravigliosa gemma di storia locale: un punto di forza è la carica innovativa dell’iniziativa: il racconto stesso dei protagonisti si eleva a testimonianza, e quasi giustifica, gli anni di profonde sofferenze umane e gli atroci dolori. Vi è anche la scoperta, per costoro – ma forse anche per il lettore – di un particolare senso dell’Onore e di un sentimento forte verso la propria Patria.

La scoperta di questi nuovi Valori, in questi uomini, quando ancora giovani laertini, passa – si scopre nella lettura del testo – attraverso la storia personale di ciascuno. Emerge quindi l’attaccamento alla propria terra, alle relazioni familiari e sociali del paese, alla vita in campagna tra i campi e gli animali. Queste attività rappresentavano l’unica fonte di sostentamento famigliare.

La storia che si legge nelle schede del libro di questi uomini di Laterza, ora in arme, è davvero suggestiva a tratti epica, spesso emozionante, tanto che citarne qualcuno può significare far torto agli altri. Vale la pena per il lettore, tuffarsi anchè esso nella narrazione, benchè episodica, di questi 41 viaggi: storie dei padri, dei mariti, dei propri compaesani, infine di italiani di cui sarebbe necessario imparare ad onorarne sempre la memoria.

Ma vorrei citare due momenti particolari emersi nella lettura di quest’opera.

Il primo è relativo all’incontro fra laertini nel periodo bellico, quello delle grandi sofferenze, in cui si cercava di mantenere nitida la linea tra la vita e la morte. In questo luogo dei sentimenti incontrarsi come laertini significava un contatto vero e profondo con le proprie origini, significava evocare momenti spensierati, seppure duri, ma di pace e di vita, di sole caldo e di pioggia profumata dei campi. L’emozione impagabile dell’incontro si saldava in un’amicizia senza fine, nella speranza sottesa di riabbracciarsi ancora una volta tra le piazze e le strade del paese natio: vera Patria e ragione di tutto.

Il secondo momento, particolamente bello che vorrei, in ultimo citare, di questo “fiume” di emozioni è relativo ad un epiodio in cui i laertini hanno dimostrato una italianità ancora attuale. Questo esempio può essere ancora oggi modello e fonte di ispirazione nel momento in cui immaginiamo il nostro soldato all’estero. E, dunque, eccolo. Dopo la fine delle ostilità in Grecia, si racconta in una delle bellissime pagine, i nostri soldati convivevano, anche per le lungaggini nel rientro in Patria, pacificamente con la popolazione del posto. Una convivenza divenuta poi cooperazione in quanto avrebbero realizzato una sartoria, trasferendo loro compentenze tecniche, queste ultime sarebbero state importanti per creare una piccola economia locale. Ne più ne meno di come ora, tramite il CI.MI.C. (Civil Military Cooperation), si opera in modo da agevolare le popolazioni in difficoltà.

La lettura del testo di quest’opera Prima, Prima in quanto le interviste sono state spesso in “presa diretta”, prende. Si ha voglia di seguire il filo del racconto fino in fondo: ci si sente al fianco del protagonista, si impara a fare amicizia con lui, a perdonare le sue azioni, e a soffrire con lui quando è mutilato da una granata, dal gelo o ucciso dalla fame, piuttosto che dalle armi da fuoco.

L’Italia ha perso molti uomini, ma non quelli che sono tornati ed hanno raccontato. Questi, compiendo fino in fondo il loro dovere, si sono anche impegnati nella narrazione di quei fatti, ci hanno insegnato cosa sia la Patria, la Libertà e la Democrazia: quei valori sui quali è sempre importante porre molta attenzione: per poter ogni volta tornare a Essi.

Antonio Conte

Kosovo/ Testimonianza di un componente della minoranza serba del nord.


Un breve estratto dal documentario “Kosovo versus Kosovo” di Andrea Legni e Valerio Bassan. Il documentario racconta la vita della minoranza serba in Kosovo. Attualmente in fase di montaggio, “Kosovo versus Kosovo” sarà presentato a giugno 2012.