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Trento/ Caserma “Gavino Pizzolato”, 2° Artiglieria Terrestre. Dopo 106 anni il glorioso Reggimento Alpino viene soppresso


Trento, 25 Giugno 2015, di Angelo Polizzotto – Era il 15 luglio 1909, con il Regio Decreto 473, si costituiva il 2° Reggimento Artiglieria da Montagna; nella Caserma “Chinotto”, il primo Comandante, Colonnello Luigi DURAND, con Onore prendeva in consegna la Bandiera di Guerra.

Oggi alla presenza di Autorità Civili, Religiose, Militari, Associazioni Combattentistiche e alcuni reduci (Domenico, Camillo, Aristide, Luigi, Angelo), testimoni di epiche imprese, il 2° Reggimento cessa la sua operatività, la sua gloriosa Bandiera sarà consegnata all’Altare della Patria in Roma nel Sacrario delle Bandiere, dove, tra tanti simboli di passate Unità, continuerà a vivere per sempre.

La soppressione di un Reparto in armi è una Cerimonia di profonda tristezza, che, oltre a generare preoccupazioni sul futuro del personale dipendente, crea dello smarrimento che può essere affrontato e superato solo da uomini che hanno in se, un forte Spirito di Corpo e un grande senso di appartenenza alla Patria.

Il suo ultimo Comandante, Colonnello Daniele LOCONZOLO, dopo 3 anni di esaltante Comando, oggi più che mai dimostra di essere un uomo forte, orgoglioso e coeso alle circostanze, egli sa in fondo al suo cuore di avere dato sempre il meglio di se, in ogni condizione e in ogni tempo, per tenere alto il prestigio e la storia di questo glorioso Reparto.

Le condizioni meteorologiche non sono delle migliori, pioggia battente sulla città, ma i doveri non conoscono soste, il Comandante questo lo sa e da buon padrone di casa da il via alla composta e solenne Cerimonia… Ogni uomo e ogni donna in divisa del 2° Reggimento rispondono con prontezza e puntualità agli ordini impartiti dal Comandante LOCONZOLO.

Ricordando e ringraziando uno per uno, tutti coloro che in questi anni hanno dato supporto e sostegno incondizionato al 2° Reggimento e al personale dipendente, citando in primis il Sindaco della città di Trento, che con l’amministrazione tutta, ha saputo sin dal 1991, essere sempre vicino e disponibile per risolvere qualsiasi esigenza; il Sindaco della città di Vicenza, che con stima e affetto, in occasione del Centenario aveva concesso la Cittadinanza Onoraria a questo glorioso Reparto; il Sindaco della città di Noventa Vicentina, che nel 2006 aveva tributato la Cittadinanza Onoraria a suggello della Condivisione dei più alti valori etici; il Comandante dell’Artiglieria e Ispettore dell’Arma di Artiglieria, Generale di Divisione Giovanni Domenico Pintus, che con la costante presenza ha saputo e sostenuto l’azione di Comando, intervenendo all’occorrenza, con puntualità e discrezione, sempre nel rispetto dell’autonomia decisionale e per il bene della Forza Armata; il Comandante della Regione Trentino Alto Adige, che con tutto il personale ha saputo stringere in questi anni, un forte patto di amicizia e collaborazione per una costante e proficua crescita operativa; a tutte le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, oggi presenti, testimoni oculari di tradizioni gelosamente custodite nel rispetto dei più alti valori delle Forze Armate.

Grazie al Sottufficiale di Corpo, fedele, schietto, obiettivo e discreto compagno di viaggio, collaboratore prezioso, intelligente e brillante, vero collante nella categoria; grazie al Vice Comandante, il Tenente Colonnello Carlo MAZZAROLO, amico e fedele compagno d’avventura, che con la sua preziosa opera, presente, attenta e generosa ha saputo guidare gli uomini da Grande Comandante, sempre davanti, ovunque in testa, come nelle migliori tradizioni della Forza Armata.

Grazie alle famiglie che seguendo con trepidazione e affetto ogni successo, ogni soddisfazione, ma anche le ansie, le preoccupazioni e, a volte, le amarezze.

Uno dei momenti più toccanti è stato quando il Cappellano ha letto la preghiera, le parole, la sua calda voce, il suono sommesso della Fanfara, hanno creato un’atmosfera di autentica magia, onorando nel migliore dei modi, il Grande 2° Reggimento Artiglieria Terrestre (Alpina) “Vicenza”.

In chiusura il Comandante LOCONZOLO, uscendo da ogni protocollo, autorizzato dal Generale Pintus, invita alcuni reduci a salutare per l’ultima volta la Bandiera… momento toccante e pieno di grande significato affettivo.

Sulle parole espresse nel motto “Per Ardua, Ardens“ , con ardore, con intraprendenza e coraggio, attraverso le difficoltà, il Comandante LOCONZOLO, esorta il suo personale a continuare a vivere la loro professione da protagonisti e mai da spettatori, mettendosi in gioco sempre, e sapendo affrontare con fierezza e slancio ogni nuova sfida.

Si chiude un capitolo di un libro, siamo pronti ad aprirne uno nuovo, speranzosi che le pagine da scrivere siano piene di glorie e traguardi possibili.

Oggi, nella Caserma Gavino Pizzolato di Trento, gli uomini hanno scritto una nuova pagina di storia di questo glorioso Paese.

Viva il 2° Reggimento Artiglieria Terrestre (Alpino)”Vicenza”, viva l’Esercito Italiano, viva l’Italia.

Angelo Polizzotto

Kosovo/ Natale 2011 in KFOR. Intervista al comandante del contingente italiano in Kosovo Andrea Borzaga.


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Lieta Zanatta
Lieta Zanatta

Lieta Zanatta (L’autrice ci segnala che è appena stata pubblicata questa intervista riferita al Natale 2011 sulla rivista “Fameja Alpina” dell’Associazione Nazionale Alpini sezione di Treviso) – E’ costruita in salita, alle pendici delle Alpi Albanesi, vicino al passo che porta al Montenegro. Davanti a sé, una spettacolare veduta della pianura di Dukagjini solcata dal fiume Beli Drim. “Villaggio Italia” è il nome di questa base militare davanti il sobborgo di Belo Polje a Peja/Pec, dove dal 2003 è di stanza il contingente italiano in Kosovo. Prima della guerra del 1999, questo era il luogo usato come poligono di tiro dall’esercito serbo. Fu il generale Biagio Abrate, l’alpino ora Capo di Stato Maggiore della Difesa, che nel 2000, nelle vesti di comandante del “Multinational Brigade West” a Pec, fece un sopralluogo nel sito, un canalone sassoso come ce sono tanti nelle nostre Alpi, dove volteggiavano delle aquile. Qui, l’allora comandate della Brigata alpina “Taurinense”, decise che sarebbe sorto il campo che avrebbe ospitato la base delle Forze armate italiane in questa regione. Da quando è diventato operativo, a “Villaggio Italia” si succedono ogni sei mesi i vari reggimenti italiani e i contingenti di altre nazioni che dipendono dal comando tricolore. L’inverno passato è stato particolarmente duro in Kosovo, con precipitazioni nevose che hanno raggiunto in alcune località fino i tre metri. Non si spalava la coltre bianca: si scavavano tunnel. A resistere alle rigide temperature dell’inverno balcanico che non hanno risparmiato “Villaggio Italia”, non potevano essere che gli alpini, quelli del 2° reggimento artiglieria terrestre “Vicenza” di stanza nella caserma “Gavino Pizzolato” di Trento, in missione in Kosovo dal 15 novembre 2011 al 15 maggio 2012. Una visita prima di Natale proprio da parte del generale Biagio Abrate, ha annunciato loro importanti cambiamenti sul piano politico per quanto riguardava le missioni in questa terra. “Non si passerà come previsto al Gate 3 – ha detto il generale –, la fase che prevede un’ulteriore riduzione del contingente italiano su questo territorio. Anzi, ci sarà un potenziamento di unità. Il nostro ritiro è stato programmato con delle date di riferimento che mirano ad un obiettivo: l’autonomia del Kosovo”.

Ha nevicato il giorno prima, e bisogna stare attenti a non scivolare sul ghiaccio che si è formato davanti la sede del comando di Villaggio Italia. Il freddo è intenso, il termometro segna – 4 gradi. Il colonnello Andrea Borzaga, penna nera, ci accoglie cordiale nella sala dei ricevimenti del comando. E’ il comandante del contingente italiano e del Multinational Battle Group West in Kosovo che include anche militari di Slovenia, Austria e Svizzera. E’ un uomo di non molte parole, riservato, di quelli che fanno piuttosto i fatti.

Comandante Borzaga, quali sono le funzioni che svolge il contingente italiano qui in Kosovo?

La nostra missione ha come obiettivi: la protezione per la salvaguardia dei siti di interesse storico, artistico e religioso, che sono il Patriarcato di Pec e il Monastero di Visoki a Dečani (pron. deciani); il pattugliamento di zone critiche, o che potrebbero rivelare tensioni interetniche; l’aiuto alla popolazione civile. Sono svolti con estrema serenità e in piena collaborazione con la popolazione locale.

In cosa consiste questo aiuto?

Qui in Kosovo, come in altri teatri, esiste una cellula CIMIC (Civil – Military Cooperation) che si occupa di cooperazione a vantaggio della popolazione civile. E’ un ufficio preposto che si occupa di individuare i progetti che più siano di aiuto ai locali, per creare delle sinergie tra i diversi soggetti e associazioni che operano sul territorio. Questo perché ogni progetto deve essere sinergico e creare un circolo virtuoso. Quindi non si fanno donazioni a una singola famiglia o a un locale, ma si coinvolgono più realtà.

Quanto viene stanziato per questi progetti?

Ci sono dei fondi disposti dall’Italia che vengono stanziati ogni anno in base ai progetti che vengono presentati, non c’è mai un budget preciso. Dobbiamo proporre dei progetti che siano percorribili, per i quali ci siano anche le risorse tecniche e dei nostri specialisti che ci aiutano a svilupparli sul territorio.

Che progetti sono stati attuati da quando ha preso il comando in Kosovo?

I progetti richiedono una pianificazione di una certa complessità. Io ho portato a termine un progetto che aveva iniziato il precedente comandante, il colonnello Vincenzo Cipullo (a capo del 21° reggimento artiglieria terrestre “Trieste” di Foggia). E’ una centrale di trasformazione del latte a cui abbiamo contribuito con dei materiali e delle mungitrici. Ci sono delle organizzazioni che hanno dato il loro contributo a realizzarla, e ci siamo trovati tutti assieme all’inaugurazione qualche giorno fa. Cerchiamo di creare sempre una filiera che coinvolga più soggetti. L’anno passato abbiamo scavato dei canali di irrigazione per permettere a più famiglie e a più realtà di sviluppare la loro agricoltura.

Lavorate accanto ad altre organizzazioni?

Sì, certamente. Oltre all’attività di Cimic vera e propria, forniamo supporto logistico ad altre organizzazioni. Nello specifico di recente abbiamo ricevuto donazioni da parte di associazioni che operano nel nostro territorio nazionale, e le abbiamo distribuite a realtà locali bisognose. Ci siamo accorti che basta molto poco per dar loro un po’ di sollievo e un aiuto concreto.

Ieri è stato qui il generale Abrate, che ha annunciato che la missione proseguirà ancora senza le riduzioni previste del contingente. Cosa ha intenzione di fare?

Il Capo di Stato maggiore della Difesa ha detto chiaramente che è una scelta politica dovuta ad aspetti di varia natura, non solo militari. E’ una decisione presa dall’Italia con altri partner in un contesto internazionale. Noi che siamo qui proseguiremo con gli stessi compiti che la missione prevede sul territorio, gli stessi che abbiamo svolto finora.

Ma cosa cambia rispetto a prima?

Per noi non cambia nulla sul terreno. Certo, la situazione a nord (vedi “Cenni storici sul Kosovo” ndr) si è manifestata in alcuni casi critica, e richiede una certa attenzione perché le dimostrazioni che ci sono state da parte della popolazione evidenziano uno stato di disagio e tensione. E’ evidente che l’attenzione della comunità internazionale è rivolta a questi contrasti e il dialogo Belgrado – Pristina ha un riflesso sulle nostre operazioni nel teatro operativo kosovaro. Ma per noi e per la nostra missione non cambia nulla.

Ma ci sono ripercussioni sul terreno?

Nelle nostre aree di azione, dove operiamo, la situazione non è cambiata dal punto di vista sostanziale, non abbiamo avuto segnali che ci abbiano evidenziato qualche cambiamento. Nei rapporti che intrattengo con la popolazione e con le istituzioni locali, non ho avuto dimostrazioni o problematiche in più rispetto a quelle che ci sono sempre state. L’attenzione è sempre alta ma non ho elementi che mi dicano che sia cambiato qualcosa.

Secondo lei quand’è che il Kosovo sarà pronto per una piena autonomia, ed essere completamente indipendente?

Sicuramente è ancora una strada molto lunga e difficile da percorrere. Ma passi ne sono stati fatti negli ultimi dieci anni, si nota nel tempo una trasformazione della realtà kosovara. Io sono ottimista.

Che tipo di trasformazione ha notato?

In positivo, tutto. E’ un paese in evoluzione sia nelle realtà delle istituzioni che nella sicurezza come nel mondo agricolo. Ci sono ancora molte sfide che le istituzioni devono affrontare, ma penso che abbiano tutte le possibilità e la capacità di poter far sviluppare il Paese.

In Kosovo c’è il problema macroscopico della criminalità organizzata. L’esercito è coinvolto in sistemi di prevenzione  e lotta al crimine?

Vi è un problema di criminalità, è inutile nasconderlo. Non è però tra i nostri compiti, anche perché ormai le istituzioni locali sono in grado con le loro forze di affrontare queste problematiche complesse, che spettano alla Kosovo Police. Anche Eulex (missione dell’Unione Europea per aiutare il Kosovo a diventare uno stato di diritto) ha compiti di advising, consulenza. Da parte dell’Unione europea, di KFOR e di Eulex c’è la volontà di cooperare e dare aiuto a questa attività di contrasto alla criminalità.

Come vengono formate queste forze di polizia?

La Kosovo Police è una polizia kosovara ristrutturata e collabora con Eulex. Diversa è la Kosovo Force, che viene preparata dal contingente internazionale, ma non è polizia né esercito. Si avvicina alla nostra Protezione civile.

Come sono i vostri rapporti con le autorità locali?

Ottimi. CIMIC è orientata a tutte le attività nel territorio, e le autorità e la popolazione sono ben coscienti di questo nostro aiuto.

Che tipi di aiuti richiedono le autorità?

Bisogni della vita quotidiana, come può essere la sistemazione di 200 metri di strada o necessità elementari che riguardano le scuole. In alcuni casi anche necessità alimentari, che non sempre vengono richieste anche se ne percepiamo il bisogno.

Quando parla di aiuti si riferisce alle popolazioni locali o alle comunità delle enclave serbe?

Sono situazioni diverse, perché ogni popolo chiede, ma non è scontato per tutti chiedere sempre. Magari qualcuno è facilitato nel chiedere. Altri, per vari motivi, hanno difficoltà pur essendo in uno stato di necessità. Chiaro che noi ci rendiamo conto che serve anche il secchio per lavare la biancheria.

Parliamo di necessità elementari…

Alcune comunità chiedono, altre ci evidenziano le esigenze. Ma siamo uomini anche noi, e quando entriamo nelle case ci rendiamo conto che per migliorare la situazione basterebbe un secchio d’acqua. Ci sono molti aiuti che vengono portati in Kosovo da parte di organizzazioni non governative. Dai generi alimentari, ai vestiti, a qualche lavoro infrastrutturale, alle porte e finestre… serve tutto. Cerchiamo di affrontare le questioni proponendo comunque progetti, non aiuti fini a sé stessi.

Che progetto scegliete di sviluppare rispetto ad un altro? O che canali privilegiate?

E’ difficile aprire un progetto che venga portato a termine entro il mandato di 6 mesi. Noi siamo arrivati qui in novembre e abbiamo chiuso qualche lavoro del precedente contingente. Stiamo aprendo altri progetti che verranno portati a termine dal prossimo contingente (Il 17° reggimento artiglieri contraerea “Sforzesca” di Sabaudia del colonnello Sebastiano Longo, attualmente in Kosovo fino al 15 novembre 2012). Perché dopo la progettazione avviene l’attuazione tramite l’organizzazione e l’esecuzione. Dei lavori vengono eseguiti dalla manovalanza locale, e lì sorgono, non dico problemi, ma delle complessità nell’organizzare. Ho disposto che i progetti siano orientati alle comunità. L’anno scorso è stato dato molto risalto alla parte agricola, perché forse è il futuro del Kosovo. Il territorio c’è, il terreno è fertile, quindi servono dei sistemi per irrigarlo. Sicuramente è un problema molto sentito e vediamo di orientarci in questa direzione. Per seguire i lavori abbiamo un agronomo che si è avvicendato con un ingegnere. Poi sono stati fatti dei capannoni per l’attività industriale o artigianale.

Comunque sempre progetti da iniziare e chiudere entro breve termine…

Sì, che abbiano concretezza. Siamo qui da un mese e mezzo, e stiamo ancora valutando quali progetti fare. Perché dobbiamo anche collaborare con delle organizzazioni internazionali, bisogna farsi un’idea delle comunità e prendere contatto con le autorità locali. Non è una cosa che si faccia in una settimana, non è così semplice.

Queste attività utili alle popolazioni locali e al territorio, esistevano prima del conflitto? O è stato necessario l’intervento internazionale perché le cose si avviassero e prendessero corpo determinate attività? Perché è necessario che serva un intervento da fuori per sviluppare e arrivare a un senso di autonomia?

Prima delle guerre nei Balcani qui esisteva una realtà chiusa. C’era Tito, mentre io nell’89 ero a Dobbiaco, sulla frontiera, dove aspettavamo i russi … La comunità internazionale adesso è presente, non so se bene o male, ma c’è. Sicuramente la guerra è stata distruttiva. Sviluppare l’economia in un ambiente che viene da un’esperienza bellica recente in un momento contingente come quello che viviamo oggi, sviluppare un sistema produttivo con dinamiche europee, è una grande sfida. E sviluppare un’economia europea è il grande sogno di questo Paese.

Lieta Zanatta

Per l’assistenza e il supporto logistico si ringraziano: Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie, portavoce italiano del contingente militare italiano in Kosovo. Ten. Cristiano Nardone, ufficiale addetto alla Pubblica Informazione. Gli alpini della scorta, i caporal maggiore scelto: Pietro Giacomo Madeddu, Felice Mancuso, Giovanni Piras.   

Trento/ Eventi. “Trekking di pace” tra Kosovo, Montenegro e Albania.


La “Società degli Alpinisti Tridentini”, Commissione Sentieri in collaborazione con Associazione Trentino con i Balcani presenta presso la Sala Conferenze della SAT, Giovedì 25 ottobre 2012, (insomma domani) a Trento, in Via Mancini, 57 “MONTAGNE SENZA CONFINI”, si tratta di un’originale iniziativa di “Trekking di pace” tra Kosovo, Montenegro e Albania. (scarica la locandina)

Ci saranno Testimonianze, immagini, dialoghi e sapori per un futuro di pace. Si metteranno in comune le esperienze di trekking di 7 giorni trascorsi appunto sui monti fra Kosovo, Montenegro e Albania compiuto nel giugno 2012 dal gruppo di escursionisti della Commissione Sentieri SAT in collaborazione con l’Associazione Trentino con i Balcani e Rugova Experience.

Intervengono – spiega infine il comunicato – i partecipanti al trekking, i rappresentanti SAT e dell’Associazione Trentino con i Balcani.

New York/ 9/11. Zero – Inchiesta sull’11 Settembre 2001


Pubblicato in data 16/lug/2012 da amd64x2 – Zero — Inchiesta sull’11 settembre è un film documentario in chiave cospirazionista del 2007 di Giulietto Chiesa, Franco Fracassi, Francesco Trento, Paolo Jormi Bianchi e Thomas Torelli, realizzato dalla TPF Telemaco S.r.l. in collaborazione con Xtend e con l’associazione MegaChip — Democrazia nella Comunicazione. La regia è di Franco Fracassi e Francesco Trento. Il film è tratto da un’inchiesta giornalistica di Giulietto Chiesa, Franco Fracassi e Paolo Jormi Bianchi.

Viene presentato dai suoi autori come “un’inchiesta giornalistica rigorosa, costruita con interviste girate in tutto il mondo ad esperti, scienziati, giornalisti, politici e testimoni; immagini di repertorio inedite ed esclusive; documenti ufficiali; ricostruzioni in computer grafica; cartoni animati, animazioni in 2D e 3D”.

Il lavoro nasce dalle presunte contraddizioni e omissioni dell’inchiesta ufficiale, che secondo gli autori non individua alcuna negligenza nella catena di comando; gli autori del documentario sostengono invece che tale catena, nel giorno dell’11 settembre 2001, fosse stata intenzionalmente disattivata.

Secondo la sintesi di Cinemaitaliano.info, “Il film è diviso in sei capitoli ideali:

Come e perché sono crollate le torri gemelle del World Trade Center?
Che cosa è accaduto al Pentagono?
Com’è possibile che la difesa aerea più potente del mondo l’11 settembre non abbia funzionato in nessun suo elemento, senza che in seguito nessuno sia stato incolpato per l’accaduto?
Chi sono e come hanno agito i dirottatori? Erano in grado di pilotare i Boeing?
Cos’è al Qaeda e quali legami aveva con i servizi statunitensi l’11 settembre 2001?
Perché le indagini precedenti all’11 settembre sono state bloccate dai vertici del Fbi e perché le indagini successive alle stragi si sono concluse dopo due soli giorni?”

Categoria: Non profit e attivismo

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Kosovo/ Rientro del reparto Alpino. «Noi militari trentini, in Kosovo portiamo pace»


Il racconto dei protagonisti della delicata missione tra serbi e albanesi. Tante tensioni etniche, ma anche grazie agli alpini arriva la nostra solidarietà

Guarda il video ] di Luigi Carretta – PEC. Una maggioranza albanese che non scorda e una comunità serba che si sente continuamente minacciata, una generazione che ha perso più di un parente nella furiosa guerra civile, che non può né vuole dimenticare. Questo il quadro in cui gli alpini di Trento (ieri la cerimonia per il rientro) si sono dovuti muovere nei lunghi mesi in cui hanno operato nel teatro balcanico. Al comando del reparto un trentino doc, il Colonnello Andrea Borzaga, uscito dall’Accademia di Modena nel 1985 e tornato nella sua città natale dal settembre 2011 a comandare il reparto. Insieme agli alpini di Trento operano anche sloveni, austriaci, ungheresi e svizzeri, ogni gruppo con incarichi di sorveglianza diversi, ma tutti ugualmente importanti.

«La nostra missione di mantenimento di pace nel Kosovo continua» – spiega il comandante. «La situazione sul terreno non è molto mutata negli ultimi tempi. La posizione più critica è senza dubbio al Nord, nella città di Mitrovica dove abbiamo registrato delle proteste».

Ai soldati trentini spetta il controllo dei siti di interesse storico, artistico e religioso. «Abbiamo dei nostri soldati che prestano servizio di guardia all’esterno, e pattuglie nelle zone di maggiore tensione multietnica».

Proprio con una di queste pattuglie abbiamo visitato nelle scorse settimane la città di Mitrovica, nel nord del paese : una città divisa in due dal fiume Ibar, di qua i kosovari albanesi, di là i serbi. In mezzo un ponte, chiuso dai serbi con una barriera fatta di terra e sassi, continuamente presidiato da alcuni civili dall’aria poco amichevole. Una annoiata pattuglia della polizia kosovara presidia il ponte, fumando in macchina per proteggersi dal freddo, mentre un cane randagio ha trovato invece temporaneo riparo sotto il blindato sloveno che presidia il ponte. Impossibile non notare la presenza del mostro d’acciaio, attorniato da alcuni soldati. Ma il blindato non monta armi: «cerchiamo di tenere bassa la tensione, spiega un capitano sloveno, ci facciamo vedere ma senza toni aggressivi».

Con il Tenente Colonnello Memoli attraversiamo il fiume, in un altro punto. I serbi da questa parte sono stati abbandonati da tutti: da Pristina, capitale a maggioranza albanese. Qui la paga media è di 150 euro al mese «I rapporti con le istituzioni sono ottimi, facciamo parecchia attività di cooperazione con i civili» – spiega ancora il Colonnello Borzaga. E cioè? «E’ stato appena completato il progetto di una centrale per la trasformazione del latte con materiali e mungitrici per creare una filiera di produzione».

Proprio la Provincia di Trento è da anni impegnata in Kosovo, con il progetto “Trentino per il Kosovo”. Tecnici locali si sono formati all’Istituto di San Michele, l’idea, per ora vincente, è di favorire una reale crescita agricola, ed economica. Ma rimangono comunque sacche di povertà, che si cerca di aiutare : «Con l’Associazione Alpini di Trento abbiamo raccolto molto vestiario, che abbiamo distribuito a più riprese ai bambini di Pec e del circondario. Abbiamo un ottimo rapporto con le scuole vicine, che spesso vengono a visitarci. Per loro abbiamo costruito anche piccoli tratti di strada».

26 maggio 2012