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Kosovo/ TFA, Gjakova. Solidarietà alla comunità della città


La Task Force Air (TFA) di Gjakova, nell’ambito delle attività volte a consolidare gli ottimi rapporti con la comunità kosovara e, in particolare, con quella della città di Gjakova, condotto una serie di iniziative a scopo benefico.

Il 1° giugno 2012, una delegazione della TFA, guidata dal Colonnello Giuseppe MASSIMETTI, ha  effettuato una visita all’Associazione dei Pensionati di Gjakova. La delegazione è stata accolta dal Sig. Ibrahim Rudi, Presidente dell’associazione, che nel corso della visita, ha illustrato le attività svolte dall’associazione e ha mostrato i locali dove si riuniscono molti dei numerosi pensionati di Gjakova con l’intento di migliorare la socializzazione e l’aggregazione tra i membri. Nell’occasione il personale della TFA ha donato un televisore  ed alcuni giochi da tavolo.

Inoltre, il 30 maggio 2012, presso l’aeroporto A.M.I.Ko, si è svolto un incontro di calcio amichevole tra una rappresentativa della TFA e l’associazione sportiva  F.C. AMIKO di Gjakova. Al termine sono state consegnate, dal personale della TFA, ai giovani componenti della squadra kosovara, le maglie del CATANIA Calcio, gentilmente donate dalla società etnea.

L’associazione sportiva F.C. AMIKO svolge la propria attività in favore dei ragazzi e dei bambini della municipalità di Gjakova, favorendone l’inserimento sociale.

Contatti: Cap. Claudio CIBELLI – Cell. (00386) 49-773403 email: itpio_kfor@yahoo.it – “Villaggio Italia” Pec/Peja-Kosovo – KFOR MNBG-W, Public Affairs Office, COMUNICATO STAMPA – 4 giugno 2012

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Siria/ Disgrazia continuata da 14 mesi e 12 mila persone uccise dal governo di Assad, mentre il mondo tace.


Traduzione di Antonio Conte – Il consiglio per le relazioni straniere, con un articolo di Elliott Abrams* nel suo articolo pubblicato ieri, 27 maggio 2012, denuncia la grave disgrazia in Syria che ora campeggia su tutte le prime pagine del mondo.

Tutte le principali fonti informative e le testate giornalistiche più importanti in questo fine settimana raccontano dei terribili massacri in corso in Syria, dove l’artiglieria del governo continua a sparare sulla sua popolazione uccidendo 90 persone tra cui tre bambini in un villaggio. Il regime Assad ha subito rilasciato dichiarazioni per respigere negandole, le proprie responsabilità, ma il villaggio si trova in un’area che svolge attività avversa al regime ed inoltre non vi sono altri gruppi in Syria abilitati all’uso di questo tipo di artiglieria.

Di conseguenza anche le Nazioni Unite, con una dichiarazione congiunta di Kofy Annan e Ban ki-Moon, hanno biasimato il comportamento del governo per gli attacchi alla popolazione.

Questo grave episodio tuttavia non sorprende per l’ordinarietà con cui purtroppo stanno accadendo queste cose ormai da 14 mesi e per oltre 12 mila uccisioni. La disgrazia è della gente – non certo del Governo siriano – che deve andare avanti ormai, mese dopo mese.

L’autore dell’articolo a cui si sta facendo riferimento, ovvero Elliott Abrams, riferisce anche che tre mesi fa aveva preso in considerazione in un suo articolo, le opinioni del Segretario Clinton circa una constatazione che la pubblica opinione mondiale non prendeva in seria considerazione questa guerra siriana, e che tutto’ora – sta constatando ancora l’autore – si stanno formulando una serie di scuse per non intervenire.

In questo contesto il Presidente annunciava – sostiene ancora Elliot Abrams –  iniziative per la prevenzione delle atrocità, l’“Atrocities Prevention Board”, già il mese scorso, definendo la sua parodia su queste atrocità, per proprio inadempimento.

Su Council On Foreing Relations viene quindi riportato il testo che Elliott Abrams attribuisce al Presidente americano:

“Dobbiamo dire ai nostri figli come mai queste attrocità siano state possibili, e perchè così tante persone hanno ceduto ai loro istinti più bui e come tante altre siano ora nel silenzio … ‘Mai Più’ era stata la sfida delle Nazioni. E’ una amara verità che molto spesso il mondo non è riuscito a fermare l’uccisione di innocenti su vasta scala. ‘E noi siamo ossessionati dalle atrocità che stanno accadendo ancora e del fatto che le nostre scelte non siano servite alla salvezza di quelle persone’. Elie Wiesel allude a ciò che sentiamo e come vediamo il popolo siriano privato dei più elementari diritti universali dell’uomo e soggetto a queste inspiegabili violenze.

Dobbiamo fare qualsiasi cosa per aiutarli. Dobbiamo anche ricordare che nonostante tutti i carri armati, i cecchini, e tutte le brutali torture e la violenza scatenata contro il popolo siriano essi portano alto il loro orgoglio nelle strade e pretendono di essere ascoltati e cercano di affermare la loro dignità. Non si può rinunciare a dare una mano al popolo della Syria”.

Queste parole suonano come stonate oggi. A quel “non mollate” non è seguito nessun aiuto, anzi sembra che si stiano trovando scuse per non intervenire.

Bene hanno fatto gli arabi del golfo o i turchi ad agire senza la leardership americana perchè non gli hanno creduto e possono essere perdonati. Ma chi li ha creduto ha commesso l’errore di illudersi perchè sempre più chiaramente ogni giorno che passa vi è morte in Siria. Non ci sono più scuse.

Sul sito della Casa Bianca il Presidente annuncia che quel giorno è arrivato ed è dopo l’introduzione del Prof. Elie. A quanto pare però questo rimando è fuorviante: per prendere ancora tempo. Secondo Elliot Abrams, Wiesel avrebbe informato il Presidente sul da farsi, senza cavarne una reazione di fatto. Ed aggiunge sorpresa per quanto sia sorprendente che la Casa Bianca non pubblichi il discorso di Wiesel sull’Olocausto e sulla Siria di oggi in cui si leggerebbe:

“L’Olocausto si sarebbe potuto evitare. La più grande tragedia della storia sarebbe potuta essere impedita se il mondo civilizzato avesse parlato, adottando delle misure nel 1939, 40, 41, 42. Ogni volta, a Berlino, Goebbels e gli altri stati avrebbero voluto vedere quale sarebbe stata la reazione di Washington e Londra e Roma, ma non c’era stata alcuna reazione così essi avrebbero sentito che potevano continuare. Quindi adesso ci potremmo chiedere: ‘Abbiamo imparato qualcosa dalla storia? Se è così, come è possibile che Assad sia ancora al potere?”

Come infatti? In gran parte perché il Presidente Obama non ha fornito alcuna leardership, apparentemente preferendo guardare questi massacri piuttosto che prendersi i rischi delle dichiarazioni.

Egli è, per usare la frase di Clinton, in piedi pigramente, fa discorsi volti a temporeggiare rimandando il problema a dopo, e negare sia una opposizione che l’assistenza di cui si ha bisogno in Syria.

Se le uccisioni vanno avanti a questi livelli di brutalità potrebbero essere costretti ad agire, ma ciò non eliminerà l’onta sul loro Onore per aver fatto trascorrere invano questi 14 mesi. Un “Atrocities Prevention Board” ovvero la prevenzione delle atrocità è una bella cosa da avere; Io sono per essa, sostiene l’autore di questo testo, e potrebbe farsi in un istante per un Presidente determinato a prevenirle davvero.

Antonio Conte per la traduzione

(*) Abrams gives his take on U.S. foreign policy, with special focus on the Middle East and democracy and human rights issues.

Pirati/ Marò. Corte Delhi rinvia ricorso luglio. Governo indiano non ha obiezioni a trasferimento da carcere.


(ANSA) – NEW DELHI, 9 MAG – La Corte Suprema indiana ha rinviato al 26 luglio il ricorso italiano relativo alla legittimita’ costituzionale dell’arresto dei due maro’, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati della morte di due pescatori indiani. Nella seduta è stato anche sottolineato che il governo di New Delhi non ha obiezioni all’eventuale trasferimento dal carcere di Trivandrum in altra struttura.

Inoltre, viene precisato che i maro’ hanno “il diritto di chiedere la libertà provvisoria dietro cauzione”.

Israele/ Oggi si celebra il 64esimo compleanno (il contributo di una lettrice)


di Mariana Costa Weldon – Oggi Israele e il suo popolo, celebrano il loro 64esimo compleanno – dal Lutto causato dalla teoria, strategia e tattica dell’annientamento si arriva alla Celebrazione della vita e del futuro – quanta Luce arriva da quel popolo da millenni scacciato, schiavizzato, opresso; checché se ne voglia dire in negativo, da quel che risulta ad un sano osservatore, i fattori positivi annullano pienamente e completamente quei pochi elementi negativi, che infine sono fallibili perchéumani, e comuni agli altri popoli occidentali – meno il difendersi dal quotidiano terrore, chéquello tragicamente è mirato a Israele e lo provano solo gli israeliani.

Questa Celebrazione, emerge dalla tradizione religiosa – latente e/o evidente poiché Israeleè uno stato laico, anche se degli ebrei e per gli ebrei, ma non solo vista la popolazione eterogenea e multi-culto che ho visto io stessa, da anonima cittadina del mondo, girare liberamente e serenamente in ogni luogo – e dalla ferma credenza nel sacrosanto diritto di essere popolo nel loro Stato come tutti gli altri – anche se il mondo infido, troppo spesso disumano, disonestamente e illogicamente antisemita, vorrebbe che scomparissero dalla faccia della terra, fatto tristemente e spaventosamente attuale.

Un giorno dopo la nostra festa del 25 aprile, oggi,

26 aprile 2012

celebriamo, con tutte le persone, tutti i cuori e tutte le menti civili e umane, questo grande e storico evento e diciamo:

 Buon Compleanno Israele
a Te e a tutto il Tuo Popolo!
Un augurio di Luce, Bene, Pace e Gioia
per Yom Haatzmaut
Am Yisrael Chai

Afghanistan/ KASH Gabriele Torsello. Lettera aperta a Gino Strada (e per conoscenza a Fabio Fazio)


Per la foto si ringrazia Giuseppe Nicloro e la RAI - http://www.giuseppenicoloro.com/wordpress/trasmissione-che-tempo-che-fa-gino-strada-fabio-fazio-3.html

Si ringrazia il fotoreporter KASH Gabriele Torsello per aver scelto queste colonne per pubblicare la sua missiva. Ai lettori si ricorda che il Fotoreporter fu sequestrato in Afghanistan il 12 ottobre 2006 e rilasciato il 3 novembre successivo. 

6 Febbraio 2012 – Pubblicazione completa su KASH BLOG http://wp.me/p27YuK-2g

Caro Dott. Strada,
non ci conosciamo personalmente, ma seguo spesso il suo lavoro attraverso i media, con particolare attenzione all’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah nell’Helmand, la regione afghana dove fui sequestrato il 12 ottobre del 2006 e rilasciato il 3 novembre dello stesso anno.In quel periodo, quando i sequestratori mi chiesero di dar loro un numero di telefono da contattare per avviare eventuali trattative, diedi il biglietto di visita di Rahmatullah Hanefi, il responsabile della sicurezza dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah.

Avrei poputo dare un altro numero, come quello di uno dei tanti giornalisti che conoscevo (locali ed esteri) o addirittura il numero dell’Ambasciata Italiana, ma scelsi propro quello di Rahmatullah, perchè lo ritenevo responsabile per avermi indirizzato esattamente nelle mani dei sequestratori.

Tengo a precisare che non lo ritenevo, nè lo ritengo responsabile per aver orchestrato il sequestro, se lo avessi creduto non avrei mai dato il suo numero. Ero convinto, e lo sono tuttora, che Rahmatullah avesse ricevuto ordini ben precisi (magari sotto minaccia) per controllare i miei movimenti e in più assicurarsi che avrei lasciato Lashkar-Gah in un modo facilmente rintracciabile.

A dimostrare le poche parole che le scrivo, ci sono molti fatti accaduti all’interno e all’esterno dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah, uno dei quali è accaduto il 10 aprile del 2010. Di quest’ultimo lei ne discute con Fabio Fazio, a Che Tempo che fa, e alcune sue affermazioni confermano esattamente ciò che penso.Qui di seguito riporto la trascrizione delle sue dichiarazioni a cui mi riferisco. Estrapolo solo la parte che interessa il corpo di questa lettera.

(L’intera intervista a Che Tempo che fa, è stata rimossa da molti siti web, ma è ancora disponibile nell’archivio RAI – clicca qui http://wp.me/p27YuK-2g)

GINO STRADA: “…Noi abbiamo un sistema di controllo che pensiamo essere piuttosto rigoroso però questo non vuol dire che non sia impermeabile. Ma come in un qualsiasi ospedale italiano, quanto ci vuole mai a portare due granate in una scatola e lasciarla in un corridoio della maternità di un ospedale, voglio dire…no? Quindi che qualcuno delle guardie sia stato comprato o forzato o ricattato a mettere questa cosa all’interno dell’ospedale…”

FABIO FAZIO: “Cioè qualcuno che lavora nell’ospedale che abbia in qualche modo, come dire, accettato, dici tu, sia stato pagato per portare queste scatole.”

GINO STRADA: “Si! Non ho detto pagato da chi..”

FABIO FAZIO: “Si!”

GINO STRADA: “… perchè potrebbe essere assolutamente da chiunque!”

FABIO FAZIO: “Giusto per toglierci la domanda obbligatoria…siamo sicuri, si può escludere che in una regione in cui c’è la guerra e quindi fra gli afghani ci sarà anche chi simpatizza, diciamo, per i talibani…

siamo sicuri che all’interno dell’ospedale di Emergency non ci sia qualcuno che possa invece davvero, che stesse davvero ordendo trame di questo tipo? 

GINO STRADA: “Beh io, come dire, la sicurezza non ce la posso avere perchè non ho assolutamente l’idea e il controllo su quello che pensano i dipendenti afghani dell’ospedale di Emergency.

Presumo che tra i 250 dipendenti afghani ci sia chi simpatizza per i talibani, chi simpatizza per Karzai, chi simpatizza per i fatti suoi, chi è ricattato o ricattabile, chi magari si presta a certe sporche operazioni. Questo, voglio dire, credo che faccia parte della fauna umana che ha una distribuzione uniforme nelglobo.

“Avrei tante domande riguardo il mio sequestro e il comportamento del personale dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah (sia afghano che italiano), ma considerando che lei in questo periodo è impegnatissimo a svolgere il lavoro fundrising per Emergency, che apprezzo e sostengo, vorrei, al momento, porle solo qualche domanda: Per continuare a leggere clicca qui: http://wp.me/p27YuK-2g

KASH Gabriele Torsello
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