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Mediterraneo/ Conferenza Osce, l’Italia per rafforzare il partenariato


Mar Mediterraneo
Mar Mediterraneo

(Mae) – “Oggi c’è bisogno di un ponte tra le due sponde del Mediterraneo” per favorire il processo democratico in Nord Africa ed in questo “l’Osce ha un ruolo da giocare, insieme con l’Italia”. Lo ha detto il sottosegretario Staffan De Mistura aprendo i lavori della conferenza “mediterranea” dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, alla Farnesina.

L’Osce, ha sottolineato De Mistura, può fornire alle giovani democrazie del Mediterraneo la “propria esperienza nella transizione democratica” maturata negli anni Novanta dopo il crollo del muro di Berlino. E l’Italia, per “naturali ragioni geografiche e politiche”, ritiene che il partenariato mediterraneo dovrebbe essere “rafforzato per sostenere il percorso verso la stabilità e la democratizzazione, coerentemente con l’approccio sulla sicurezza patrimonio dell’Osce”. De Mistura ha poi ricordato che l’ultima conferenza dell’Osce sul Mediterraneo, lo scorso maggio alla Farnesina, “ha aperto la strada alla creazione di nuovi modelli di cooperazione multilaterale accademica”, attraverso la proposta del ministro Giulio Terzi di un progetto Osce-Med: una piattaforma di discussione tra esperti Osce, i maggiori think tank e centri accademici europei e rappresentanti della società civile per realizzare iniziative che consolidino i rapporti con la sponda sud del Mediterraneo.

Su impulso del Ministro Giulio Terzi, l’Italia svolge un ruolo di primo piano nel promuovere i rapporti fra Osce e i sei Paesi del Mediterraneo – Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Giordania, Israele – che, dal 1996, ne sono partner. È forte convinzione dell’Italia che, dopo la stagione delle primavere arabe, la storia, l’esperienza e gli strumenti dell’Osce possano essere particolarmente efficaci per favorire la stabilizzazione dei processi democratici nella regione.

“Conferenza Mediterranea” alla Farnesina

Nel contesto dell’azione italiana per lo sviluppo del partenariato mediterraneo dell’Osce, si è svolta nei giorni scorsi alla Farnesina, la “Conferenza Mediterranea” dell’Organizzazione, il cui incarico più alto, quello di Segretario Generale, è rivestito, dal luglio dello scorso anno, da un diplomatico italiano, Lamberto Zannier. La “due giorni” è stato il più importante appuntamento annuale della partnership, dedicato alla cooperazione economica con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, fattore fondamentale per consolidare gli assetti dei Paesi in transizione, e favorire sia lo sviluppo dell’area, che la coesistenza fra tutte le componenti di quei popoli. All’evento hanno preso parte i rappresentanti dei 56 Stati membri dell’OSCE, i sei partner mediterranei, la Libia, il Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia Tarek Mitri, l’Autorità Nazionale Palestinese, istituzioni finanziarie e organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, ed esponenti del mondo accademico e della società civile.

Fonte: Europuglia – MAE

Siria/ Disgrazia continuata da 14 mesi e 12 mila persone uccise dal governo di Assad, mentre il mondo tace.


Traduzione di Antonio Conte – Il consiglio per le relazioni straniere, con un articolo di Elliott Abrams* nel suo articolo pubblicato ieri, 27 maggio 2012, denuncia la grave disgrazia in Syria che ora campeggia su tutte le prime pagine del mondo.

Tutte le principali fonti informative e le testate giornalistiche più importanti in questo fine settimana raccontano dei terribili massacri in corso in Syria, dove l’artiglieria del governo continua a sparare sulla sua popolazione uccidendo 90 persone tra cui tre bambini in un villaggio. Il regime Assad ha subito rilasciato dichiarazioni per respigere negandole, le proprie responsabilità, ma il villaggio si trova in un’area che svolge attività avversa al regime ed inoltre non vi sono altri gruppi in Syria abilitati all’uso di questo tipo di artiglieria.

Di conseguenza anche le Nazioni Unite, con una dichiarazione congiunta di Kofy Annan e Ban ki-Moon, hanno biasimato il comportamento del governo per gli attacchi alla popolazione.

Questo grave episodio tuttavia non sorprende per l’ordinarietà con cui purtroppo stanno accadendo queste cose ormai da 14 mesi e per oltre 12 mila uccisioni. La disgrazia è della gente – non certo del Governo siriano – che deve andare avanti ormai, mese dopo mese.

L’autore dell’articolo a cui si sta facendo riferimento, ovvero Elliott Abrams, riferisce anche che tre mesi fa aveva preso in considerazione in un suo articolo, le opinioni del Segretario Clinton circa una constatazione che la pubblica opinione mondiale non prendeva in seria considerazione questa guerra siriana, e che tutto’ora – sta constatando ancora l’autore – si stanno formulando una serie di scuse per non intervenire.

In questo contesto il Presidente annunciava – sostiene ancora Elliot Abrams –  iniziative per la prevenzione delle atrocità, l’“Atrocities Prevention Board”, già il mese scorso, definendo la sua parodia su queste atrocità, per proprio inadempimento.

Su Council On Foreing Relations viene quindi riportato il testo che Elliott Abrams attribuisce al Presidente americano:

“Dobbiamo dire ai nostri figli come mai queste attrocità siano state possibili, e perchè così tante persone hanno ceduto ai loro istinti più bui e come tante altre siano ora nel silenzio … ‘Mai Più’ era stata la sfida delle Nazioni. E’ una amara verità che molto spesso il mondo non è riuscito a fermare l’uccisione di innocenti su vasta scala. ‘E noi siamo ossessionati dalle atrocità che stanno accadendo ancora e del fatto che le nostre scelte non siano servite alla salvezza di quelle persone’. Elie Wiesel allude a ciò che sentiamo e come vediamo il popolo siriano privato dei più elementari diritti universali dell’uomo e soggetto a queste inspiegabili violenze.

Dobbiamo fare qualsiasi cosa per aiutarli. Dobbiamo anche ricordare che nonostante tutti i carri armati, i cecchini, e tutte le brutali torture e la violenza scatenata contro il popolo siriano essi portano alto il loro orgoglio nelle strade e pretendono di essere ascoltati e cercano di affermare la loro dignità. Non si può rinunciare a dare una mano al popolo della Syria”.

Queste parole suonano come stonate oggi. A quel “non mollate” non è seguito nessun aiuto, anzi sembra che si stiano trovando scuse per non intervenire.

Bene hanno fatto gli arabi del golfo o i turchi ad agire senza la leardership americana perchè non gli hanno creduto e possono essere perdonati. Ma chi li ha creduto ha commesso l’errore di illudersi perchè sempre più chiaramente ogni giorno che passa vi è morte in Siria. Non ci sono più scuse.

Sul sito della Casa Bianca il Presidente annuncia che quel giorno è arrivato ed è dopo l’introduzione del Prof. Elie. A quanto pare però questo rimando è fuorviante: per prendere ancora tempo. Secondo Elliot Abrams, Wiesel avrebbe informato il Presidente sul da farsi, senza cavarne una reazione di fatto. Ed aggiunge sorpresa per quanto sia sorprendente che la Casa Bianca non pubblichi il discorso di Wiesel sull’Olocausto e sulla Siria di oggi in cui si leggerebbe:

“L’Olocausto si sarebbe potuto evitare. La più grande tragedia della storia sarebbe potuta essere impedita se il mondo civilizzato avesse parlato, adottando delle misure nel 1939, 40, 41, 42. Ogni volta, a Berlino, Goebbels e gli altri stati avrebbero voluto vedere quale sarebbe stata la reazione di Washington e Londra e Roma, ma non c’era stata alcuna reazione così essi avrebbero sentito che potevano continuare. Quindi adesso ci potremmo chiedere: ‘Abbiamo imparato qualcosa dalla storia? Se è così, come è possibile che Assad sia ancora al potere?”

Come infatti? In gran parte perché il Presidente Obama non ha fornito alcuna leardership, apparentemente preferendo guardare questi massacri piuttosto che prendersi i rischi delle dichiarazioni.

Egli è, per usare la frase di Clinton, in piedi pigramente, fa discorsi volti a temporeggiare rimandando il problema a dopo, e negare sia una opposizione che l’assistenza di cui si ha bisogno in Syria.

Se le uccisioni vanno avanti a questi livelli di brutalità potrebbero essere costretti ad agire, ma ciò non eliminerà l’onta sul loro Onore per aver fatto trascorrere invano questi 14 mesi. Un “Atrocities Prevention Board” ovvero la prevenzione delle atrocità è una bella cosa da avere; Io sono per essa, sostiene l’autore di questo testo, e potrebbe farsi in un istante per un Presidente determinato a prevenirle davvero.

Antonio Conte per la traduzione

(*) Abrams gives his take on U.S. foreign policy, with special focus on the Middle East and democracy and human rights issues.

Inbox #4 12/2011/ Dicembre 2011, nel mese appena trascorso “l’Italia s’e’ desta”.


Nelle foto: Il Piazzale dell’Alzabandiera del Villaggio italia in Kosovo e un gruppo di fotografi e giornaliste. A sx Antonio Conte di RSM

Il mese appena trascorso, ha un valore storico in se, definibile dalla gloriosa frase: “l’Italia s’e’ desta“, e oseri premettere, cari “Fratelli d’Italia”. Così come ce la descrivono i media l’abbiamo scampata proprio grossa. Eravamo sul ciglio del baratro senza parapetto e qualcuno di spingeva da dietro verso il precipizio,  – ha detto in questi giorni il Presidente del Consiglio Prof. Mario Monti – mentre erano in agguato grandi, grandissimi interessi che potevano realizzarsi nelle mani di occulte forze del male.

Il mese appena trascorso ci ha dato la gioia del ritorno a casa dell’equipaggio della nave italiana Savina Caylyn ma ci ha tolto, a pochissimi giorni, altri equipaggi della “Enrico ievoli“.

Il mese appena trascorso segna anche il cambiamento di strategie per le nostre Forze Armate, non solo italiane ma almeno a livello europeo. “Bisogna fare più cose con meno risorse. Hanno detto di Capi di Stato Maggiore della Difesa dei paesi dell’Unione Europea. E, chissà se non saranno anche aperti più fronti con meno uomini, e comunque meglio equipaggiati.

Di certo il ruolo delle Forze Armate sta cambiando ancora. Ed ancora una volta. Ad esempio ricordo la traccia del tema, di uno dei tanti e difficili concorsi fatti a Roma per rientrare in Forza, e prima della soglia dei 32 anni. Più o meno era questa “Come cambia il ruolo dell’Esercito alla luce dei cambiamenti sociali e della grande immigrazione dall’Est e dal Sud?” Ma ricordo anche in quegli anni l’abbandono di caserme dal confine Nord Orientale e l’insediamento verso il Sud. Era poco dopo il crollo del muro di Berlino. Facevano capolino le prime scritte cubitali bianche della NATO e dell’ONU sui fianchi verdi dei mezzi militari che giravano tra le strade del Potentino, in Basilicata.

Ma ricordo anche il briefing di benvenuto del 1996 del comandante al mio corso di avanzamento fatto presso il 19° Reggimento Cavalleggeri Guide, che aveva da pochi anni lasciato le terre di Casarsa in Friuli per insediarsi a Salerno. Nel 1988 era di fianco all’ALE, altro glorioso reparto dell’Esercito: l’Aviazione Leggera dell’Esercito, in cui mi vantavo di avere un amico del 126° Corso AUC. Il comandante del 19° ci spiegava che il problema era sociale e che la Difesa era ora impegnata in modo diverso. Bisognava lasciare la staticità delle caserme di leva per il dinamismo dei reparti proiettabili. E, così è stato. Così è. Erano i temi dei gemellaggi e degli scambi tra reparti Europei. Ora una realtà in Kosovo al Villaggio Italia, ma non solo.

Ma ancora molto vi è da fare. L’Esercito e le altre Forze Armate, ma queste forse in misura minore, devono ancora raggiungere un livello di flessibilità ottimale. Non tanto per i reparti già proiettati, ma per quelli territoriali e documentali, amministrativi ecc. Da qui, dall’esterno e senza che si abbiano particolari competenze si potrebbe discorrere sull’opportunità di accorpare altri centri sanitari, come è stato fatto con il Celio a Roma, della Formazione e dell’Addestramento. Quelli Specialistici, Tecnici, Informatici, Logistici e delle forniture consumabili, ecc. Credo che vi sia, dunque, molto da fare a livello organizzativo, come vi è molto da fare a livello di presenza all’Estero. E’ mia personale convinzione che l’Italia, vista dal mio piccolo osservatorio, sia capace di fare molto, molto molto. E, può farlo. Ma non può fare tutto. E, questo è un guaio, purtroppo.

Non può garantire la difesa dai Pirati ad ogni nave che passa al largo della Somalia. Le navi mercantili Italiane sono moltissime. Occorre trovare una soluzione, ad esempio nel coordinamento con altre nazioni. I corridoi di navigazione sono davvero enormi, più del perimetro dell’Africa, e la maglia di controllo e difesa è forse troppo larga, come ha dimostrato l’ultimo sequestro della Enrico Ievoli.

L’Italia non può occuparsi di ogni questione in Africa, e tuttavia fa la propria parte. E, penso alla Repubblica Democratica del Congo la cui popolazione è tutt’ora divisa in due dalle ultime votazioni molto contestate. Molti congolesi tengono regolari banchetti di proteste davanti alle loro Ambasciate nei paesi Europei, Roma inclusa.  Dovrei parlare anche dell’IRAN, dell’Egitto, della Siria, Libia e di molto altro? Il Ministro Terzi ha detto che la vocazione Estera è una risorsa. Vogliamo crederci?

Questioni irrisolte vi sono anche nei Balcani, qui a due passi, oltre Adriatico. La Serbia, che sembra essere sempre di più, una sposa promessa, ci porterà in dono il Kosovo in tutta la sua Libertà? Chissà!? Ma anche qui un immane lavoro diplomatico è affidato a pochi uomini Italiani con o senza divisa, e di grande, grandissimo coraggio e di raffinata cultura, esattamente tanta quanto è il livello di ignoranza – proprio perché lo si ignora –  della gente comune, e dell’italiano medio.

Ma noi tutta, noi gente che lavora a Natale e nelle Festività comandate. Noi gente laboriosa dei 150anni, siamo fermi sui Principi della vita, nella difesa degli ultimi, dei bambini come dei poveri. Lo dimostriamo in Afghanistan con ISAF e la Cooperazione Internazionale, con la presenza dei cappellani ad Herat ed a Pristina, ma non solo. Lo dimostriamo con le nostre donne sminatrici dell’Esercito Italiano della Missione Leonte X del 6° Reggimento Bersaglieri e ora con la Leonte XI in Libano, dei Bersaglieri del 7° Reggimento della Brigata barese “Pinerolo”.

Il mese appena trascorso è un’altra conquista italiana nell’affermazione della nostra cultura nel mondo, come ha detto il console d’Agostino in Africa del Sud, ed il suo sogno realizzato in Sud Africa: una Cultura di Pace e di Solidarietà.

Fratelli d’Italia“, Il mese appena trascorso è solo l’ultimo di tanti che ancora ci aspettano pieni di Felicità e Successo: Buon Anno 2012

Redazione RSM