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Libano/ Blue Line. Completata la bonifica di due corridoi


aise ] – BEIRUT, Oggi gli sminatori dell’Ariete hanno terminato la bonifica di due corridoi situati all’interno di campi minati antiuomo e anticarro lungo la blue line, nell’area di responsabilità del settore ovest, in Libano.

I corridoi sminati, assegnati al plotone minex del Combat Support Battalion, alle dipendenze della Joint Task Force Lebanon Sector West, sono inseriti nell’ambito dell’Operazione “Blue Line Marking Project” e consentiranno il posizionamento di ulteriori Blue Pillar, segnali visibili necessari a demarcare la linea di separazione tra Libano e Israele.

L’attività di sminamento ha visto alternarsi per oltre 3 mesi i guastatori del 10° Reggimento Genio di Cremona, impiegati in Libano per la terza volta dall’inizio della missione UNIFIL, e ha portato al ritrovamento e il successivo brillamento di ben 41 mine antiuomo e 5 anticarro.

Il brillamento delle mine anticarro, avvenuto presso la zona di demolizione realizzata dai guastatori in un’area controllata, è stato effettuato dallo stesso assetto minex dopo aver rimosso e trasportato le mine presso il “demolition pit”, mentre le procedure per la distruzione delle mine antiuomo prevedono il brillamento nel punto di ritrovamento.

L’Operazione “Leonte”, nata nell’agosto del 2006, in seguito all’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU della Risoluzione 1701, ha contribuito a potenziare il contingente militare della United Nations Interim Force in Lebanon già presente in Libano dal 1978 e attualmente guidato dal generale italiano Paolo Serra. [ aise ]

Kosovo/ Verità. La Russia vuole chiarezza sul traffico di organi nel Kosovo


http://italian.ruvr.ru ) La Russia insiste sul fatto che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvi una risoluzione per indagare sul traffico di organi umani in Kosovo, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov durante i colloqui con il suo omologo serbo Vuk Eremič.

Il ministro serbo, a sua volta, ha osservato che, per quanto riguarda il Kosovo, la Serbia appoggia pienamente l’iniziativa della Russia. Durante l’incontro, Vuk Eremič ha preso atto dello sviluppo positivo delle relazioni tra i due Paesi ed ha fatto notare di apprezzare molto la partecipazione della Russia nell’economia serba.

Il Centro per l’Intervento Umanitario di Niš cambierà la situazione nei Balcani. Questa regione diventerà più sicura nelle situazioni di emergenza“- ha concluso il ministro.

Fonte: http://italian.ruvr.ru/2012_03_16/68648946/

Serbia/ Belgrado-Pristina. Gli accordi a fumetti


© Foto: Фонд "Русский мир" - Sito: http://italian.ruvr.ru

( Italian Ruvr.ru ) Belgrado ha raggiunto l’accordo con Pristina sulla partecipazione del Kosovo alle riunioni regionali e subito le autorità serbe si sono affrettate a definirla come una “vittoria diplomatica della Serbia”. Adesso il Kosovo firmerà gli accordi con il proprio nome e le autorità di Pristina sperano che prossimamente disporranno di una loro rappresentanza a Belgrado. Tuttavia in calce alla targhetta “Kosovo” ci sarà una disposizione particolare, che afferma che tale accordo non stabilisce lo status del Kosovo e corrisponde alla risoluzione №1244 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, oltre che alla sentenza del tribunale internazionale dell’Aia sulla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo.

Tutto questo è stato ottenuto grazie alle abilità diplomatiche ed al talento come designer del capo delegazione Borislav Stefanović, insieme ad Edita Tahiri. Sarebbe stato difficile da immaginare che le parti anzichè su temi politici avrebbero fatto fatica a trovare l’accordo su quale carattere grafico utilizzare nella scrittura di quella precisa postilla. Evidentemente la formula del “dialogo sulle questioni tecniche” è stato presa fin troppo alla lettera e Belgrado e Pristina hanno seriamente discusso se utilizzare il “Times new roman” o l’”Helvetica Bold”? In merito la delegazione kosovara, che ha proposto il Comic sans, e cioè il carattere creato per imitare quello dei fumetti- ha dato l’impressione di guardare le cose in modo di gran lunga più realistico.

Il noto designer russo Artemij Lebedev, commentando la fotografia nella quale nessuno depone i fiori sul monumento del primo presidente della Russia si è espresso circa l’inadeguatezza dei caratteri del monumento con il seguente esempio: “Anche io sotto una lettera “I” così deporrei dei fiori. Era una buona lettera. Peccato sia morta”.

Ahimè! I fiori ora dovrebbero esser deposti su ogni lettera del paragrafo della costituzione serba nel quale il Kosovo è definito come una parte indivisibile del Paese. In sostanza l’opposizione rimprovera alle autorità di aver concluso un accordo che contraddice il più importante documento dello Stato, riconoscendo formalmente l’indipendenza del Kosovo.

Allo stesso tempo però questo patto fra Belgrado e Pristina lascia ampio spazio alla fantasia. Ecco un esempio: durante il congresso regionale il premier serbo Cvetković stringe la mano al “collega” kosovaro Thaçi, contro il quale nel 2008 era stato accusato di crimini contro l’ordine costituzionale e la sicurezza del Paese dal Ministero degli Affari Interni della Serbia.

Il giornale “Pravda.ru”, che osserva vari avvenimenti internazionali e Vadim Truchačev, storico slavista, sono dell’opinione che: “Questo accordo è un passo verso il riconoscimento del Kosovo da parte di Belgrado. E’ evidente che il viaggio dell’agosto dello scorso anno che la Merkel ha fatto in Serbia, le è servito ad ottenere ciò che voleva. In quell’occasione il cancelliere tedesco aveva fatto pressione sulle autorità del Paese e il presidente Tadić quella volta deve aver ceduto alle sue richieste. Mi è difficile capire se il leader serbo si sia reso conto che le trattative sui confini del Kosovo non sono ancora concluse. Temo che venga il turno di Voivodina e Sangiaccato. La Serbia alla fine ha ottenuto lo status di candidato per entrare a far parte dell’Unione Europea, l’unica domanda è con quali confini entrerà in Europa. Il gioco vale la candela?” si domanda l’esperto.

Come ci si aspettava l’accordo è stato approvato dall’occidente. L’ambasciata statunitense a Prisina ha esortato tutte le forze democratiche del Kosovo a dare sostegno al raggiungimento dell’accordo con Belgrado. Alcuni rappresentanti delle “forze democratiche” hanno risposto con entusiasmo alla chiamata: durante l’ultimo fine settimana in alcuni villaggi vicini alla città di Gnjilane le forze speciali di Pristina hanno picchiato sette serbi, fra cui un anziano signore, hanno arrestato delle persone che collaborano con il Ministero degli Affari Interni serbo ed hanno ammanettato un ragazzo di sedici anni. L’opposizione serba mette in collegamento diretto la crescita delle tensioni in Kosovo con il raggiungimento degli accordi a Bruxelles, che danno ancora maggior libertà alle autorità per l’autoproclamazione della repubblica.

Fonte: http://italian.ruvr.ru/2012_02_27/67027479/

Missioni Militari/ Libano. UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon)


Perché siamo qui:
Siamo in Libano a sostegno delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n. 425 del 19 marzo 1978,  n. 1701 del 11 agosto 2006 e la n. 1832 del 27 agosto 2008.

Il nostro compito:
Assistiamo il Governo libanese ad esercitare la propria sovranità sul Libano ed a garantire la sicurezza dei propri confini, in particolare dei valichi di frontiera con lo Stato di Israele. Sosteniamo, inoltre, le Forze Armate libanesi nelle operazioni di sicurezza e stabilizzazione dell’area allo scopo di prevenire un ritorno delle ostilità e creare le condizioni all’interno delle quali possa essere ritrovata una pace duratura.

Come lo facciamo:
L’Italia è inserita nella Forza multinazionale denominata UNIFIL che dal 1978 opera lungo il confine tra il Libano ed Israele. Prima della crisi del luglio/agosto 2006 la Forza multinazionale di UNIFIL aveva il compito di verificare il ritiro delle truppe israeliane dal confine meridionale del Libano e assistere lo stesso Governo a ristabilire la propria autorità nell’area. Dopo la crisi del luglio/agosto 2006, ai precedenti compiti, si sono aggiunti il sostegno alle Forze Armate libanesi nel dispiegamento nel sud del Paese in parallelo al ritiro dell’Esercito israeliano, l’assistenza umanitaria alla popolazione civile e il controllo di un’area libera da personale armato compresa tra la “Blue Line” ed il fiume Litani.

Dove operiamo:
Il Comando della Forza nazionale è a SHAMA, con mezzi di manovra dislocati a MA’RAKA e SHAMA. L’Italia contribuisce anche con personale di staff operante nel Quartier Generale di UNIFIL presso NAQUOURA, con un gruppo squadroni di elicotteri, una unità di cooperazione civile – militare nonché con personale dell’Arma dei Carabinieri per compiti di polizia militare.

Chi siamo:
Attualmente (gennaio 2012) i militari italiani della Joint Task Force – Lebanon sono 1.350 (su un totale di 12.800 di 30 Paesi) appartenente per la maggior parte, al momento, alla Brigata meccanizzata “Pinerolo”. La Brigata italiana gestisce, altresì, le unità di manovra fornite da altre Nazioni che operano nel settore italiano; in particolare, n. 1 Battle Group francese, n. 1 Battle Group del Ghana, n. 1 Battle Group della Rep. Corea, n. 1 Battle Group nepalese e n. 1 Battle Group indonesiano.

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Generalità

La missione UNIFIL è nata con la Risoluzione 425 adottata in data 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978). Successive Risoluzioni hanno prorogato, con cadenza semestrale, la durata della missione.

A seguito di un attacco alle Israeli Defence Force (IDF), avvenuto il 12 luglio 2006, a Sud della Blue Line nelle vicinanze del villaggio israeliano di Zar’it, da parte di elementi Hezbollah, vennero uccisi otto soldati israeliani mentre altri sei vennero feriti e due catturati da dette milizie.

Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele iniziò una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah ed altri elementi armati; in conseguenza di ciò, milizie Hezbollah condussero degli attacchi contro infrastrutture civili israeliane nel Nord di Israele.

L’escalation delle ostilità portò le IDF a condurre una vasta campagna militare nel Nord della Blue Line contro le milizie armate di Hezbollah.

Le ostilità continuarono per 34 giorni durante i quali venne svolta una intensa attività diplomatica internazionale tesa al conseguimento di una tregua/cessate il fuoco per la successiva creazione di stabili condizioni di pace, che è culminata con la Risoluzione n. 1701 dell’11 agosto 2006 con la quale si sanciva la cessazione delle ostilità a partire dal 14 agosto 2006.

Dall’inizio del cessate il fuoco, le IDF continuarono ad occupare larghi tratti dell’Area di Operazioni (AO) di UNIFIL mentre gli Hezbollah e gli elementi armati rimasero nel Sud del Libano.

Durante i giorni di conflitto, inoltre, i contingenti di UNIFIL di India e Ghana continuarono ad occupare le proprie postazioni nella AO mentre, dal 24 luglio 2006, i 4 posti di osservazione vennero abbandonati dagli osservatori ONU.

Fonte: Difesa pag. 1 e pag. 2 e Sito UN.ORG

Libano/ Il rientro a Trapani della Bandiera di Guerra del 6° Reggimento Bersaglieri


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CERIMONIA DI SALUTO DEL 6° REGGIMENTO BERSAGLIERI ALLA CITTA’ E ALLA PROVINCIA DI TRAPANI, IN OCCASIONE DEL RIENTRO DAL TEATRO OPERATIVO LIBANESE

Trapani 25.11.2011.  Si è svolta oggi, alla presenza del Gen. B. Gualtiero Mario De Cicco, Comandante della Brigata meccanizzata “Aosta”, e delle Autorità civili, religiose e militari, la cerimonia di rientro dei Bersaglieri del Sesto dal Teatro Operativo Libanese. La piazza d’Armi della caserma Giannettino, sede del 6° reggimento bersaglieri,  ha fatto da cornice alla solenne cerimonia, che ha visto lo schieramento dei reparti in armi, di fronte alla Bandiera di Guerra del 6° Reggimento Bersaglieri.

Al termine di un mandato di circa sei mesi che ha visto il 6° Reggimento Bersaglieri, al comando del Colonnello Stefano DI SARRA, impegnato nell’ambito della missione UNIFIL (United Nation Interim Force in Lebanon) nel Sud del Libano, i bersaglieri dell’”Aosta” hanno salutato la cittadinanza e le Autorità che hanno seguito costantemente e con attenzione le attività svolte in teatro operativo.

Il Sesto bersaglieri, aveva assunto il comando di una vasta area compresa nel Settore Ovest di UNIFIL nel mese di aprile 2011, per assolvere la missione di peace-keeping, discendente dall’applicazione della Risoluzione 1701 (2006) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Fra i compiti assegnati, oltre al capillare controllo dell’area di competenza, anche lo svolgimento di numerosi progetti e attività di cooperazione civile e militare quale contributo alla ricostruzione e sviluppo della regione del Libano del Sud.