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Pordenone/ Cronaca del Messaggero Veneto. Mercoledì 17 Ottobre 2012, di Lieta Zanatta


Il Comandante/ «Il ricordo più bello? I miei bersaglieri e il loro impegno»

di Lieta Zanatta – (scarica il pdf) Bisogna proprio dirlo: il colonnello Alfonso Cornacchia, di Aviano, è comandante amatissimo da tutti i ragazzi dell’11º Reggimento Bersaglieri di stanza alla “Leccis” di Orcenico. Lo si vede dall’affetto e dal rispetto con cui gli parlano. Lui, d’altronde, la cosa più bella che ricorda del Kosovo, sono proprio i ragazzi.

«Non è retorica. – dice – Con i miei bersaglieri ho vissuto 24 ore su 24 sul terreno. Mi hanno trasmesso tanto. Il mio ricordo più bello sono proprio loro, uomini e donne, che non mi hanno mai fatto sentire solo. La situazione nella provincia di Mitrovica è ancora difficile, soprattutto a Zubin Potoc. Ma conosco le loro autorità e sono fiducioso che continueranno a relazionarsi anche con il contingente austro-tedesco a cui abbiamo passato il testimone, anche se gli approcci con loro sono leggermente diversi».

Cornacchia ricorda i momenti difficili passati durante lo spiegamento, quando i Bersaglieri hanno dovuto affrontare una folla che impediva il passaggio dei loro mezzi che scortavano i funzionari Eulex per il Kosovo, non riconosciuti dalla popolazione serba di Mitrovica.

«La massima criticità è stata il 23 agosto proprio tra le barricate a Zubin Potoc, ma siamo riusciti a gestire la situazione. Abbiamo dovuto essere determinati per garantire la libertà di movimento senza azioni di forza che, grazie a Dio, non abbiamo mai applicato».

Ma ci sono stati anche momenti positivi e persino divertenti: «A un certo punto abbiamo avuto l’arrivo di un team dei lagunari, che ha portato un valore aggiunto al nostro lavoro aumentandone la capacità operativa, scatenata da una sana competizione con i bersaglieri, con il risultato di cementare lo spirito di corpo». Ad Alfonso Cornacchia resta invece nel cuore un grande dispiacere: «Michele Padula, il caporal maggiore di Montemesola (Taranto) mancato in Kosovo. La sua scomparsa ha toccato profondamente me e
tutto il reggimento, aumentandone ancor più l’unità».

Brigata Ariete, due medaglie al valore/ Consegnate ieri alla Leccis, al rientro dal Kosovo, a due caporal maggiori feriti durante scontri gestiti con professionalità

di Lieta Zanatta – Due medaglie “al valor dell’esercito” per celebrare il ritorno dal Kosovo dell’11 reggimento bersaglieri di Orcenico Superiore. Le ha consegnate personalmente il generale di corpo d’armata Roberto Bernardini, comandante delle Forze Operative Terrestri, intervenuto ieri alla cerimonia che si è tenuta alla caserma “Leccis” per salutare i fanti piumati al rientro dalla missione “Joint Enterprise” che li ha visti per sei mesi impegnati nella zona più calda dei Balcani.

A ricevere le medaglie d’argento e di bronzo sono stati rispettivamente i caporal maggiore scelto Alessio Riccardelli di Casarsa della Delizia e Nicola Mura di Azzano Decimo che, nel 2009, durante la permanenza in Libano dell’11esimo, si sono trovati a Khirbat Silim all’interno di un blindato durante alcuni disordini provocati dalla popolazione locale. I due bersaglieri erano stati colpiti da una violenta sassaiola, tanto da provocare loro profonde ferite al volto.

Eppure, nonostante il momento drammatico, hanno entrambi conservato sangue freddo, sparando per aria per disperdere i dimostranti, per evitare di travolgere con il mezzo cingolato la folla dove vi erano donne e bambini. Le tensioni per questi seicento ragazzi non sono mancate neanche in Kosovo, “paese fortemente instabile dalle tensioni etniche latenti”, come ha voluto ricordare lo stesso generale Bernardini.

«Quando si arriva in Kosovo per la prima volta, sembra tutto tranquillo – ha dichiarato il generale – Ci sono negozi, ipermercati, la gente sembra vivere una vita normale. Eppure dopo un po’ ci si accorge della latente difficoltà che emerge tra la popolazione. Lo sanno bene i bersaglieri dell’11 che sono stati coinvolti in episodi causati dalle varie etnie che per motivi diversi non vogliono andare d’accordo».

Il Kosovo si è autoproclamato indipendente nel 2008, ma la provincia nord di Mitrovica, a maggioranza serba, non vuole riconoscersi dentro i confini di questo neo stato a maggioranza albanese, e mantiene strutture parallele con Belgrado. Proprio qui i bersaglieri si sono trovati a dover fronteggiare dei tumulti con i locali, che avevano innalzato delle barricate sulle strade principali, per impedire il passaggio di funzionari Eulex, la struttura che sta aiutando il Kosovo a costruire lo stato di diritto. Una situazione delicata per permane anche adesso che il trasferimento di consegne è stato passato al contingente austro-tedesco.

Durante la cerimonia, il comandante dell’11º, il colonnello Alfonso Cornacchia, ha voluto ricordare due bersaglieri che ora non ci sono più: Michele Padula, trovato morto in una delle postazioni avanzate, e Paolo Fiorindo, scomparso giusto una settimana fa a seguito di un grave incidente motociclistico.

Ciriani al rientro dal Medio Oriente

Si è conclusa ieri la missione del presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, dai soldati dell’Ariete impegnati in Libano. Prima di rientrare in patria, Ciriani ha visitato i reparti carristi guidati dal comandante Ferdinando Frigo, e poi ha incontrato il suo omologo locale, il presidente delle municipalità di Tiro, Abdel Al Husseini. «Mi ha colpito l’apprezzamento degli amministratori locali libanesi nei confronti dei militari dell’Ariete – ha riferito – e nell’ambito delle forze internazionali che operano in questo teatro gli italiani sono di gran lunga i più amati e rispettati dalla popolazione».

Ciriani e Al Husseini stanno  ipotizzando possibili collaborazioni nel campo economico e degli scambi culturali e scolastici. In arrivo a Pordenone anche un’autorità libanese che opera in Italia per approfondire eventuali progetti comuni.

Ma in Libano si rischia ancora/ Parlano i nostri militari. «Ci manca casa, le vere missioni le fanno a casa le mogli»

di Lieta Zanatta – Sta seduto, assorto, accanto a un tavolino sulla terrazza del bar della base di Al-Mansouri, davanti al mare. Guarda la luna calante che riluce incipriata dal rosa del tramonto, il colore che in questa parte del Paese dei Cedri spolvera tutto, strade, case, campi e pietre. Hai capelli grigi, ne ha tante di missioni alle spalle.

Parla quasi imbarazzato, si giustifica con un mezzo sorriso. «Anche se oggi è semplice telefonare, o con un click via Skype vedere e parlare con i propri cari, la famiglia manca tanto – dice lentamente, con pudore -. Non potrei stare qui né da nessun’altra parte, se non avessi a casa una moglie che si è fatta carico di seguire i figli, farli crescere, aspettarmi ogni volta. Le vere missioni, le ha fatte tutte lei». Si prende una pausa, si volge di nuovo verso la luna. «Qui in Libano molto meno, ma in Afghanistan, negli avamposti, dove si sta giorni e giorni isolati, guardavo la luna intensamente. Sapevo che mia moglie la stava osservando anche lei, in quel preciso momento. Ci parlavamo, comunicavamo così».

Ad Al-Mansouri in Libano, dov’è dislocato Italbatt, il 32º reggimento carri di Tauriano sotto il comando del colonnello Ferdinando Frigo, il calar del sole è uno spettacolo che non lascia indifferente nessuno, e predispone gli animi. «Sono entrato nell’esercito 11 anni fa come volontario – dice Dario Del Fabbro, 31 anni, tenente che vive a Spilimbergo una scelta che mi ha permesso di fare una vita molto varia e intensa. La possibilità di fare delle missioni poi, come questa in Libano, riesce a dare più consapevolezza personale che non restare a casa».

Luca Gesualdi, caporal maggiore 26enne, viene dalla Basilicata, ma vive a Basagliapenta. «In Friuli vivo da 4 anni emi trovo molto bene. Qui in Libano sono alla seconda missione, come addetto alla ralla e conduttore». «Sono contento di fare questo mestiere – chiosa Fabio Zulian, capitano che vive a Codroipo perché mi dà la possibilità di mettere in pratica gli studi fatti, muovermi, andare all’estero».

Nell’avamposto 1-31 ai confini di Israele, situato tra i campi minati di un paesaggio riarso e polveroso lungo la Blue Line, c’è una squadra dell’11º bersaglieri di Orcenico Superiore, reggimento inquadrato nell’Ariete. Tra loro Antonella Lala, 26enne caporal maggiore. «Fiera e contenta di essere un soldato» dice sorridendo. Truccata e curata, la mimetica non le ha tolto la femminilità. «Prima stavo nei paracadutisti. A casa siamo un po’ tutti in grigio-verde. Mio fratello si è arruolato prima di me. Anche il mio fidanzato è un para’ di stanza a Legnano. E’ una bella sfida essere donna e fare questo mestiere, perché il nostro genere ha delle potenzialità che vanno valorizzate. Non solo gli uomini hanno forza».

A Shama Alberto Bruno, sergente maggiore addetto alla sicurezza, non si ferma un attimo. Esegue i comandi dell’ufficio della pubblica informazione, coordina gli ospiti che arrivano nella base a vario titolo, si occupa dei loro alloggi e necessità, è fotografo gentile e instancabile. Mostra con orgoglio la foto della moglie Valentina, che sembra una miss, e dei due figli che lo aspettano a Cordenons, dove abita dal 2000. Dal 1997 è con la Brigata Ariete. Kosovo, Iraq, Bosnia, Afghanistan, Libano: questa è la sua decima missione. Anche lui, come tutti dell’Ariete, sta lasciando a questo Paese, un pezzetto della sua professionalità e passione, piccoli mattoni che contribuiscono al grande lavoro per la pace. Tutto Made in Friuli. (l.z.)

Kosovo/ Valichi non autorizzati nel Nord del Paese. I militari italiani impegnati nella chiusura


Novo Selo, Kosovo, 16 giugno 2012 – Oggi i militari italiani del KFOR Operational Reserve Force (ORF) su base 11° Reggimento Bersaglieri sotto il Comando del Col. Alfonso CORNACCHIA sono intervenuti nel nord del Paese per chiudere due dei valichi non autorizzati lungo il confine amministrativo (ABL) tra il Kosovo e la Serbia.

I varchi chiusi facevano parte di una serie di passaggi non autorizzati e venivano usati dalla popolazione locale del nord del Kosovo, di etnia serba, per muoversi da e per la Serbia evitando la dogana ufficiale. Inoltre, gli stessi costituivano punti strategici di transito del traffico illegale.

Parte della popolazione locale ha reagito all’operazione in corso radunandosi e dando luogo ad una dimostrazione di fronte ad assetti dell’ORF dispiegati sul terreno. La folla radunata, poco più di cento persone, ha anche causato momenti di tensione, controllati dai militari italiani secondo le procedure previste. Nessun militare o civile è rimasto fisicamente coinvolto nel confronto che, grazie anche alla cooperazione con le autorità locali, si è concluso pacificamente.

Il Comando KFOR, in aderenza alla propria missione di “mantenere un ambiente sicuro nel quale gli organismi governativi, le agenzie internazionali e la popolazione possano vivere e lavorare per il progresso del paese”, ne ha disposto la chiusura. L’ordine è giunto direttamente dal Comandante di KFOR, Major General DREWS, a seguito di determinazione del NATO Joint Force Command con sede a Napoli.

Fonte: KFOR ORF BATTALION HQ – Public Affairs –

EULEX working at the Gates in connection with the new licence plates policy

06 June 2012 – EULEX police and customs officers at Gates 1 and 31 in the north of Kosovo have begun implementing the new policy on licence plates. Posters have been put up and leaflets are being distributed to drivers.

The new policy is in line with EU-facilitated Dialogue agreement between Pristina and Belgrade which states that all car owners residing in Kosovo will use either RKS or KS vehicle licence plates.

EULEX police and customs officers are notifying drivers when their licence plates are not covered by the agreement. As part of a step by step policy, licence plates and other details are being recorded.

Kosovo/ IL PROCESSO. L’ombra del traffico di organi


di Marco Benedettelli, Avvenire – Corpi martoriati. Trapianti. Traffico d’organi e di esseri umani su scala globale. Il processo in corso questi mesi a Pristina sta riportando in superficie una delle vicende più macabre e traumatiche del giovane Kosovo, vicenda che da più di un decennio ne tormenta la coscienza.

Davanti alla Corte, presieduta dai giudici dell’Eulex, la missione della Eu per la ricostruzione dello stato di diritto del Kosovo, sfilano politici, medici, uomini fedeli al primo ministro Hashim Thaçi accusati di aver gestito, fino al 2008, un traffico di organi di portata internazionale che aveva il suo epicentro nella Clinica Medicus, una casa di cura privata alle porte di Pristina aperta nel 2000.

Secondo la tesi accusatoria, trenta sono le vittime. Persone definite dai magistrati come “vulnerabili”, donatori intercettati nei sobborghi più poveri di Istanbul e di Mosca, della Moldavia e del Kazakhstan, convinti a vendere un proprio rene per 15mila euro. Dall’altra parte, i compratori erano pazienti canadesi, tedeschi, israeliani, polacchi, malati cronici pronti a pagare fino a 100mila euro in cambio di un trapianto rapido.
Per il Kosovo è un brutto incubo. Perché il processo sta riportando all’attenzione di tutti i Balcani, Serbia in testa, un’altra orribile vicenda più vecchia di qualche anno, su cui in molti hanno tentato di far calare una cortina di silenzio lungo gli anni 2000. Parliamo del traffico d’organi della “Casa gialla”. Così chiamato perché, spiegano i magistrati, avrebbe avuto come base un vecchio casolare nel Nord dell’Albania, nella campagna di Burrel, verniciato di giallo.

Qui, tra il 1999 e il 2000, c’è il sospetto che sia stato eseguito un numero imprecisato di asportazioni d’organi sui cadaveri di prigionieri serbi, uccisi con un colpo in testa. Un traffico che sarebbe stato gestito dal Gruppo di Drenica, ovvero dalla falange dell’esercito di liberazione allora guidata dall’attuale primo ministro kosovaro Thaçi e formata da altre personalità che, dismessi i panni di guerriglieri per l’indipendenza, dopo il 1999 sono entrate a far parte dei quadri dirigenziali nazionali: come ministri, parlamentari, prestigiosi professionisti.

C’è una scia di sangue che sembra collegare le due storie. Punti in comune, personaggi che ritornano a distanza di tempo. A individuarli è stato il senatore svizzero e membro del Consiglio d’Europa Dick Marty che, nel 2010, ha presentato un rapporto sul traffico d’organi illegale che si è sviluppato tra Kosovo e Albania, al termine della guerra con la Serbia nel 1999. Marty scrive che esistono «un numero di credibili e convergenti indicazioni che mostrano come le componenti del traffico di organi post conflitto descritte siano strettamente legate al caso della clinica Medicus» e che compaiono «personalità kosovare-albanesi e internazionali di spicco, che si distinguono come cospiratori in entrambi i casi».

Proprio sulla base di queste dichiarazioni, il senatore è stato chiamato a testimoniare il 18 giugno al processo per la Clinica Medicus. La sua testimonianza potrebbe aggravare lo scandalo e rendere ancora più impresentabile il profilo politico di tanta parte dell’establishment kosovaro.

Gli imputati del processo in corso a Pristina sono personalità legate a doppio filo ad Hashim Thaçi. Il docente universitario Lutfi Dervishi, proprietario della clinica e accusato di essere il perno della presunta rete criminale, è un urologo legato da forte e ben nota amicizia con il premier kosovaro. Imputato è anche l’ex segretario permanente del ministero della Salute, Ilir Rrecaj, per aver falsificato le licenze della Medicus. E Driton Jilta, un ex ufficiale della missione Ocse, per traffico d’esseri umani e esercizio illegale della professione medica.

Su richiesta della Corte di Pristina, vi sono anche due ricercati dall’Interpol. Moshe Harel, il “mediatore” turco-israeliano, che avrebbe trovato, tra la Russia, la Moldavia, la Turchia e il Kazakhstan, i donatori d’organi. E poi il medico turco Yusuf Sonmez, figura di fame internazionale al centro da 15 anni di una serie di scandali legati ai trapianti d’organi, noto sulla stampa turca con il nome di «Dottor Vampiro».
Per capire quali siano le attinenze fra le vicende della Clinica Medicus e della Casa Gialla, bisognerà attendere la deposizione di Dick Marty. Il Guardian ha intanto pubblicato indiscrezioni raccolte da fonti vicine al governo kosovaro secondo cui i personaggi che ritornano in entrambe le inchieste sarebbero Shaip Muja, politico locale, e il chirurgo turco Yusuf Sonmez. Shaip Muja attualmente è parlamentare del Pdk ed è consigliere di Thaçi.

Durante la guerra, Muja era membro del gruppo di Drenica. Copriva, da Tirana, la carica di Comandante della sanità nell’Uck e amministrava i milioni di dollari che arrivavano da tutto il mondo in favore della causa kosovara. Nel rapporto Marty, Shaip Muja è menzionato come figura cardine al centro di una rete d’attività illecite, fatta di “traffico d’esseri umani e attività di “mediazione” per interventi chirurgici illeciti e altri crimini. Secondo la fonte del <+corsivo>Guardian<+tondo>, è stato Muja a entrare in affari con Sonmez durante la guerra in Kosovo, grazie ai suoi viaggi a Istanbul. Anni dopo Muja ha avuto anche un ruolo nell’apertura della clinica Medicus.

Marco Benedettelli

© riproduzione riservata (ndr. di http://www.avvenire.it)

Kosovo: traffico organi, 1 arresto

(ANSA) – PRISTINA, 25 MAG – Moshe Harel, uno dei principali imputati nell’inchiesta sul traffico e trapianto illegale di organi avvenuto negli anni scorsi nella clinica ‘Medicus’ di Pristina, e’ stato arrestato in Israele. Lo hanno riferito oggi i media serbi. Harel era stato arrestato a Pristina nel 2008, ma riusci’ a fuggire dal Kosovo subito dopo il suo rilascio. Le autorita’ kosovare emisero nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale. (ANSA e quotidianonet)

Kosovo/ Serbia. Arrestati a confine agenti della polizia Kosovo


Belgrado: ‘Violati accordi 1999′. Pristina:’Azione sconsiderata’

(ANSA) – BELGRADO, 31 MAR – Due agenti di polizia del Kosovo (Kps) sono stati arrestati dalla gendarmeria serba nella zona di confine di Merdare, in territorio serbo. Secondo il ministro dell’interno serbo Ivica Dacic, i due uomini in divisa avevano armi automatiche e la loro presenza costituisce una flagrante violazione dell’accordo firmato a Kumanovo nel 1999, col quale si pose fine al conflitto armato in Kosovo. Per il ministro dell’Interno di Pristina, Bajram Rexhepi, l’arresto e’ ”un’azione sconsiderata”.

Attività Eulex

Man charged in domestic violence case

The logo of the mission
The logo of the mission (Photo credit: Wikipedia)

29 March 2012 – A EULEX judge at the Municipal Court of Vushtrri/Vucitrn confirmed on 26 March 2012 two indictments against Marko Milenkovic. The defendant is charged with allegedly attacking his wife and causing her several injuries. The judge declared both indictments confirmed and all evidence obtained during the investigations as admissible.

Marko Milenkovic has been charged by a local prosecutor from the Vushtrri/Vucitrn Municipality on two counts of grievous bodily harm pursuant to article 154, paragraph (3) in conjunction with paragraph (1) item 2) of the Criminal Code of Kosovo.

The judge found that there is well-grounded suspicion that the defendant has in both occasions physically attacked his wife, causing her several physical injuries and thereby committing the criminal offences he is charged with.

Fonte: Eulex

Man found guilty of murder

28 March 2012 – A mixed panel of two EULEX judges and one local judge of the District Court of Mitrovicë/a on 27 March 2012 found Remzi Hasanaj guilty for murder and unauthorized ownership, control, possession or use of weapon. He was sentenced to an aggregate punishment of nine years of imprisonment.

The trial panel found the defendant guilty because on 18 November 2010 at around 10:45 at the place called “Ura e Gjakut” in Mitrovicë/a he intentionally deprived Musa Durmishi of his life by attacking him with a knife. As a result of these injuries Musa Durmishi died on the way to the clinic in Mitrovicë/a. The panel also established that between 1990 and 24 August 2010, the defendant was in possession of a weapon – a pistol TT M57 without a valid authorization card.

The defendant was acquitted on another count of unauthorized ownership, control, possession or use of weapon.

The case was prosecuted by a EULEX prosecutor from the District of Mitrovicë/a.

The enacting clause can be downloaded here.

Fonte: Eulex

Man sentenced for causing general danger

29 March 2012 – A mixed panel of two EULEX judges and one local judge at the District Court of Peja/Pec on 29 March 2012 found the defendant Dervish Idrizaj guilty for the criminal offence of causing general danger. He was sentenced to five years of imprisonment.

The trial panel found Dervish Idrizaj guilty because he fired two shots at the victim in Decan/Decani, missing him and hitting the window and the door of a supermarket instead. Despite the large number of people in the vicinity, no one was hit either directly or by ricochet. The defendant was initially charged with attempted murder which was re-qualified as causing general danger.

The trial panel acquitted Isuf Idrizaj and Bedri Krasniqi of all the charges, since the evidence did not prove they had committed the criminal offences they were charged with.

The case was prosecuted by a EULEX prosecutor from the District of Peja/Pec

Fonte: Eulex

Serbia/ Lavoro e Impresa. La competizione serba con l’Italia preoccupa la Fornero.


di Antonio Conte – Voci discordanti tra agenzie di stampa, come ad esempio la Agenzia Nova di cui di seguito riportiamo la nota circa presunti accordi tra i serbi del nord ed Eulex, la polizia europa di supporto alla Kosovo Police. E’ la stessa Eulex e negare la presenza di simili accordi con i serbi nel regolamentare il transito dei “veicoli bianchi”. Lo si legge infatti, in una nota pubblica sul loro sito e disponibile di seguito.

Interessante il recente varo di un nuovo osservatorio abruzzese sui Balcani, pare, per agevolare le imprese agli investimenti in area serba. Di seguito un articolo coi i link per raggiungere il sito. Abbiamo ritenuto interessante e metterlo in rassegna altri articoli. Uno riguardante una disamina di Roberto Battaglia della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti, del quale in diversi passaggi non coincide con la nostra prospettiva, ed anzi da alcuni di essi si prendono decise distanze, e tuttavia il fenomeno delle delocalizzazione italiana delle imprese risulta evidente proprio da simili articoli. In altri emerge anche la preoccupazione del Ministro Fornero per la questione, ed è tangibile. Il fenomeno è ormai noto alle aziende italiane e non solo, ma dei politici solo il Ministro ne parla. Nei dettagli dei singoli articoli sono riportati dati interessanti, se risultano veri, come la defiscalizzazione di utili, contributi a fondo perduto, e salari bassi, si parla di 400 euro mensili. Agevolata, pare, Fiat, Ikea e chi investe molto.

Cosa resterà delle imprese italiane in Italia? Poco se le cose non cambiano alla svelta. Ma intanto lo scenario che sembra apparire è che si sta litigando per scatole vuote. Ovvero mentre si dibatte per l’art. 18 e la riforma del lavoro, le aziende italiane falliscono, chiudono o vanno in Serbia, in Polonia e altri luoghi simili. Un fenomeno inarrestabile che lascia immaginare una unica soluzione: defiscalizzare le imprese e le industrie, magari attiriamo in italia quelle Serbe. Ma al di la della battuta dovrebbe essere compito dei “tecnici” risolvere la questione.

Antonio Conte

EULEX statement on movement in the north

22 March 2012, Pristina – ( Eng ) The EULEX Rule of Law mission would once again like to clarify the fact that we have not been involved in any agreement which conditions the movement of EULEX staff and vehicles in northern Kosovo. There have been reports in some quarters that EULEX has been involved in some such agreement. This is untrue. The mission insists on free, unconditional and permanent access for its staff and vehicles. This is non-negotiable and is an absolute prerequisite for the mission to pursue its rule of law mandate in this part of Kosovo.

(IT) La Regola della missione EULEX legge ancora una volta teniamo a precisare il fatto che non siamo stati coinvolti in qualsiasi accordo che condiziona la circolazione di veicoli e del personale EULEX in Kosovo settentrionale. Ci sono state segnalazioni in alcuni ambienti che l’EULEX è stata coinvolta in alcuni tale accordo. Questo è falso. La missione insiste sul libero accesso incondizionato e permanente del proprio personale e dei veicoli. Questo non è negoziabile ed è unprerequisito assoluto per la missione di perseguire la sua regola di diritto mandatoin questa parte del Kosovo.

Kosovo: i serbi del Nord annunciano accordo con Kfor ed Eulex per mantenere la pace nell’area (2)

Belgrado, 22 mar 12:24 – (Agenzia Nova) – In precedenza, Eulex aveva smentito la possibilità di un accordo con rappresentanti dei serbi del nord, sostenendo in un comunicato che “la libertà di movimento non è negoziabile”. I serbi, dal canto loro, avevano più volte ribadito che nei valichi di frontiera di Jarinje e Brnjak lasceranno passare un massimo di tre veicoli di Eulex al giorno, accompagnati da Kfor, a condizione che i mezzi della missione dell’Unione europea non abbiano a bordo agenti delle forze dell’ordine kosovare. (Seb)

UNA FINESTRA APERTA SU COOPERAZIONE E SVILUPPO

E’ on line da oggi, giovedì 22 marzo, il sito dell’Osservatorio Abruzzo Balcani, gestito da Abruzzo Sviluppo S.p.A., nell’ambito della Convenzione stipulata con la Regione Abruzzo per il coordinamento con le linee di programmazione regionale in tema di internazionalizzazione e cooperazione, che hanno individuato i Balcani quale area fondamentale su cui focalizzare le azioni, sviluppare i progetti e intensificare gli accordi di collaborazione.

L’Osservatorio è uno strumento che ha lo scopo di favorire l’attivazione di politiche di vicinato e le azioni di sostegno alla penetrazione commerciale e alla creazione di joint venture italo – balcaniche e rivestirà, contemporaneamente, il ruolo di laboratorio di cooperazione, erogatore di servizi, generatore di informazioni e notizie. Il progetto si focalizza maggiormente su quelle realtà dell’area balcanica che nell’immediato futuro aderiranno all’Unione Europea: Croazia, Macedonia e Serbia (tra i candidati all’adesione), Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro (che attualmente afferiscono allo status di candidati potenziali).
Il nuovo sito internet www.osservatorioabruzzobalcani.it è una piattaforma multimediale che consentirà agli utenti di essere aggiornati sulle opportunità imprenditoriali attive nell’Area balcanica, attinenti lo sviluppo economico e la cooperazione con l’Abruzzo, ma sarà possibile anche monitorare lo stato dell’arte dei rapporti di questi Stati con l’Unione europea.
Sul sito sono state inserite le schede  di presentazione dei Paesi di riferimento, le gare attive (nella sezione“Opportunità”) e gli elenchi delle Agenzie di sviluppo presenti in quei territori. Accessibili anche i Protocolli d’intesa e Progetti e Programmi europei riferibili alla cooperazione con il Balcani.
In homepage una serie di news aggiornate, riguardanti politica estera, imprenditoria e sviluppo economico, avranno lo scopo di informare tempestivamente gli utenti sulle ultime novità concernenti l’Area balcanica e, più in generale, le politiche comunitarie.
Una mediagallery ospita le immagini e i video degli eventi più significativi nell’ambito delle relazioni Abruzzo-Balcani (Forumed, Meeeting del Mediterraneo, Fiera di Mostar).
Se si è interessati a partecipare agli eventuali programmi e progetti di cooperazione e di sviluppo, poi, è possibile iscriversi alla sezione “Ricerca partner”, un’opportunità per le aziende abruzzesi e a quelle dell’area balcanica che vogliono creare Joint venture ed avviare contatti e scambi commerciali.
Presente anche una sezione dedicata agli eventi: in cima a tutti, attualmente, la Fiera internazionale dell’economia di Mostar, quindicesima edizione del principale evento espositivo dei Balcani che si svolgerà nella città bosniaca dal 27 marzo al 1 aprile, con la partecipazione attiva della Regione Abruzzo.

L’Abruzzo, attraverso Protocolli d’intesa e Lettere d’intenti, ha stabilito legami solidi e fruttuosi con alcuni di questi Stati, spesso avvalendosi di progetti e programmi europei; ad oggi, infatti, è tra le regioni italiane che considerano l’Area balcanica una zona strategica e ricca di opportunità per lo sviluppo economico.
Tutto ciò anche alla luce del ruolo chiave che svolge come Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Transfrontaliera IPA Adriatico. Attraverso l’Osservatorio si percorrerà un iter propedeutico ad altre attività previste dalla Giunta regionale nell’ambito del Programma Promozionale Unico Regionale 2011 per l’internazionalizzazione delle imprese.
Infine, l’Osservatorio mira ad essere “cassa di risonanza” delle politiche intraprese dalla Giunta regionale d’Abruzzo per la creazione e lo sviluppo della Macroregione Adriatico – Ionica, una delle priorità programmatiche individuate di recente dal Patto per lo Sviluppo dell’Abruzzo.

Nasce l’Osservatorio Abruzzo-Balcani. PESCARA – FINESTRA APERTA SU COOPERAZIONE E SVILUPPO

PESCARA – E’ on line da oggi, giovedì 22 marzo, il sito dell’Osservatorio Abruzzo Balcani, gestito da Abruzzo Sviluppo S.p.A.

Il nuovo sito internetwww.osservatorioabruzzobalcani.it è una piattaforma multimediale che consentirà agli utenti di essere aggiornati sulle opportunità imprenditoriali attive nell’Area balcanica, attinenti lo sviluppo economico e la cooperazione con l’Abruzzo.

Il progetto “Osservatorio Abruzzo Balcani” si focalizza maggiormente su quelle realtà dell’area balcanica che nell’immediato futuro aderiranno all’Unione Europea:Croazia, Macedonia e Serbia (tra i candidati all’adesione), Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro (che attualmente afferiscono allo status di candidati potenziali).

L’Abruzzo, attraverso Protocolli d’intesa e Lettere d’intenti, ha stabilito legami solidi e fruttuosi con alcuni di questi Stati, spesso avvalendosi di progetti e programmi europei. Tutto ciò anche alla luce del ruolo chiave che svolge come Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Transfrontaliera IPA Adriatico.

Sul sito sono state inserite le schede  di presentazione dei Paesi di riferimento, le gare attive e le opportunità finanziarie, gli elenchi delle Agenzie di sviluppo presenti in quei territori, una media gallery e una sezione per la ricerca di partner per la presentazione di Progetti comunitari.  Accessibili anche i Protocolli d’intesa,  i Progetti ed i Programmi europei riferibili alla cooperazione con il Balcani.

In homepage è presente una sezione dedicata agli eventi e news aggiornate, riguardanti politica estera, imprenditoria e sviluppo economico, che avranno lo scopo di informare tempestivamente gli utenti sulle ultime novità concernenti l’Area balcanica e, più in generale, le politiche comunitarie.

Infine, l’Osservatorio mira ad essere “cassa di risonanza” delle politiche intraprese dalla Giunta regionale d’Abruzzo per la creazione e lo sviluppo della Macroregione Adriatico – Ionica.

Relazioni tra Serbia e Kosovo/ UE e ONU all’ultimo ricatto sulle elezioni a Belgrado

www.ilmanifesto.it ) il manifesto 2012.03.24 – 09 INTERNAZIONALE – Per il 6 maggio sono previste le elezioni in Serbia. Belgrado non riconosce l’indipendenza del Kosovo e prevede urne elettorali anche nelle enclave serbo-kosovare. Del resto la Croazia non ha forse fatto votare per venti anni i croati di Bosnia a tutte le tornate elettorali di Zagabria? Già una settimana fa il «mediatore» Ue Robert Cooper ha detto no: «Danneggerebbe il dialogo»: un altro diktat, oltre a quello anche Usa, che impone alla Serbia di riconoscere l’indipendenza di Pristina altrimenti «niente adesione all’Ue». Ieri il capo dell’Unmik, Farid Zarif ha detto che l’Onu non può organizzare in Kosovo le prossime elezioni serbe, come chiede Belgrado, «per la situazione sul terreno». Un altro ricatto – oltre all’invenzione delle frontiere – che già pesa sul risultato elettorale. I sondaggi danno i nazionalisti moderati al primo posto e i democratici di Tadic solo al secondo. (t.d.f.)

Lavoro: Fornero, riforma perche’ imprese non investano in Serbia

Cernobbio (Co), 24 mar. ( Adnkronos ) – La ”scommessa” sul mercato del lavoro, lanciata con la riforma approvata dal governo, e’ finalizzata ”a rendere la nostra economia piu’ attrattiva”, anche ”rispetto ai disinvestimenti delle imprese italiane nel nostro Paese. Molte imprese stanno chiudendo qui e magari aprendo in Serbia, per esempio. E questo e’ un disinvestimento preoccupante e noi vorremmo che queste uscite non fossero piu’ giustificate dalla realta’ del nostro Paese”.

Tadic/ ‘Un crimine’ i raid Nato del 1999. Il Presidente serbo condanna bombardamenti Alleanza di 13 anni fa

ANSA ) – BELGRADO, 24 MAR – Il presidente serbo Boris Tadic ha condannato i bombardamenti Nato del 1999 contro la Serbia, definendoli un crimine contro il suo paese e la sua popolazione.

”Preservando la memoria delle vittime innocenti, bisogna operare al meglio per fare in modo che la Serbia non venga mai piu’ coinvolta in una guerra”, ha detto Tadic parlando oggi a una cerimonia per il 13/mo anniversario dell’inizio dei raid aerei della Nato contro la Serbia, il 24 marzo 1999.

Politica/ Riforma, Elsa difende la creatura “Peccato che non piaccia a tutti”. Il ministro parla al Forum di Confcommercio: con le nuove regole le aziende non lasceranno più l’Italia

Elsa Fornero difende la riforma, lo fa al Forum di Confcommercio a Cernobbio, esprime il suo rammarico perché la riforma non è condivisa da tutta, spiega le sue ragioni: “Questa è una scommessa sul mercato del lavoro per rendere l’economia italiana maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti, ad aziende che magari chiudono qui per aprire in Serbia. Non ci sembra che questo sia un cambiamento che stravolge i diritti. Non ci sembra di calpestare i diritti, nè di creare motivi per gravi tensioni sociali. Vorrei che gli imprenditori dicessero: ‘In Italia si può investire, non è più un Paese che erige cittadelle, è un Paese nel quale si può competere e scommettere nel riconoscimento del merito”. Il ministro del Lavoro e del Welfare spiega che la riforma approvata dal governo è finalizzata a «rendere più dinamico il mercato italiano e ad aumentare strutturalmente l’occupazione». Poi frena: “Nel 2013 sarà difficile creare nuovi posti di lavoro, perchè saremo ancora in crisi. Inoltre la riforma, ha spiegato il ministro, punta a migliorare la produttività dell’economia italiana. Il lavoro ‘usa e gettà non può essere produttivo”

L’appello agli imprenditori  “La durata del contratto può essere di 36 mesi e cercate di farli di quasi 36 mesi dove è   possibile”. E’ l’appello che il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha  rivolto oggi ai datori di lavoro riuniti a Cernobbio.   “E’ chiaro – ha precisato il ministro – che, se uno ha bisogno per un mese, lo farà per un mese, ma non può essere generale”. Il   governo ritiene che ci siano “flessibilità buone da preservare. Qui abbiamo adottato il concetto che la flessibilità è un fattore produttivo per l’impresa, e i fattori produttivi hanno un costo: se   vuoi un pò più di flessibilità rispetto al contratto dominante,   paghi qualcosa in più”.   “Di qui – ha concluso il ministro – il contributo che è stato   lungamente contrastato e che contiene anche un premio alla   stabilizzazione. Se dopo il contratto di lavoro a tempo determinato   stabilizzi, avrai una restituzione parziale, non totale, di quello che  hai pagato prima. Questo è un buon principio che tiene il contratto   in vita, lo rende un pò più lungo di quanto non sia attualmente”. Il ministro è convinta che la mobilità morirà nel 2017 “se non stravolgono le cose che abbiamo fatto”.

Riepilogo/ Il punto. “Due passi a est dell’Italia: in Serbia”

di Roberto Battiglia (Commissione internazionale della Rete dei Comunisti) – ( www.contropiano.org ) La conquista dei Balcani vede come protagonista anche l’Italia. Tredici anni fa i bombardamenti sulla Serbia, oggi gli investimenti per accaparrarsi le risorse e l’economia del paese. Guerre “umanitarie” a fini speculativi.

Cade oggi, 24 marzo il tredicesimo anniversario dei bombardamenti su Belgrado e della guerra “umanitaria” scatenata dalla Nato, contro l’ultimo pezzo rimasto della ex Jugoslavia (la Serbia ai tempi ancora unita al Montenegro). L’Italia partecipò all’ infame impresa in prima persona, effettuando bombardamenti con aerei della propria aviazione. La criminale autorizzazione, è bene non dimenticarlo perché la storia non si cancella, fu data dall’allora Premier Massimo D’Alema, a capo di una coalizione di centro-sinistra che vedeva fra gli altri la presenza dell’attuale Segretario del Pdci, Oliviero Diliberto,in qualità di Ministro della Giustizia.

Per giustificare i bombardamenti “umanitari”, l’allora segretario alla difesa americana William Cohen affermò che in Kosovo erano stati uccisi dai serbi 100.000 Kosovari, e D’Alema a cui non piace essere secondo a nessuno alzò la cifra nei giorni del conflitto e parlò di 200.000 vittime. Al pari delle vittime delle torri gemelle -che son passate da 50.000 (200.000 secondo la Fallaci) a 3.000 vittime- anche le vittime della “pulizia etnica” nel Kosovo furono poi ampiamente ridimensionate (670 secondo i servizi segreti croati non certo vicini ai serbi, 187 secondo il rapporto dei medici del Tribunale dell’Aja per i crimini di guerra in Jugoslavia).

Lo stesso copione e la stessa manipolazione mediatica, sono stati usati di recente per preparare l’invasione coloniale della Libia, così come nelle provocazioni armate in atto contro la Siria.
Ma tornando sull’altra sponda dell’Adriatico, molte cose sono cambiate dalla primavera del 1999:  Milosevic è morto nel carcere internazionale dell’Aja, i cosiddetti criminali di guerra serbi (Radovan Karadzic e Ratko Mladic) sono stati assicurati alla “giustizia” grazie all’impegno dell’attuale presidente Boris Tadic, e a seguito di un referendum nel giugno del 2006, il Montenegro si è staccato dalla Serbia. Mancherebbe ancora qualcosa, ma ci arriviamo qualche riga più avanti.

Tornando al presente, lo scorso 8 marzo una delegazione di sei ministri italiani, guidata dal tecno-premier Mario Monti, ha incontrato a Belgrado il presidente Boris Tadic alla guida di una consistente rappresentanza dell’esecutivo serbo.

Il “sobrio” Monti aveva già dichiarato di essere “particolarmente lieto” per l’ottenimento da parte di Belgrado dello status di candidato all’ingresso nell’UE, annunciato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy al termine del summit dei “27” del 1 marzo scorso.

Così l’8 Marzo in terra serba, durante  l’incontro bilaterale che ha visto la discussione e la firma di importanti accordi fra i dicasteri degli Esteri, Interno, Ambiente, Agricoltura, Sviluppo Economico e Difesa, ha voluto ribadire la propria felicità nell’ “unirsi alla gioia” di Tadic nel “poter esibire, solo da una settimana, la bandiera UE” nel proprio paese.

Belgrado quindi è candidato con tanto di bandiera UE, gli affari con l’Italia vanno a gonfie vele, ma manca appunto qualcosa: che fine hanno fatto i profughi Kosovari?

Nei mesi scorsi una parte dell’Ue e in particolare la Germania, con l’intervento di Angela Merkel in persona hanno posto ripetutamente come condizione alla Serbia per accedere allo status di candidato, il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Una condizione considerata inaccettabile anche per il filo-occidentale Boris Tadic che ha fatto inserire nella nuova Costituzione serba la frase che il Kosovo, terra
fondativa della storia e della religione dei serbi, «è irrinunciabile». Del resto anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu l’indipendenza del Kosovo non l’ha mai riconosciuta; Russia e Cina sono contrarie, così come Spagna, Grecia, Romania e Cipro nord.

Non è che la questione sia definitivamente chiusa, ma è probabile che l’ingombrante presenza dei criminali dell’UCK (organizzazione armata della minoranza albanese di stampo mafioso, supportata dagli Stati Uniti) che hanno nelle loro  mani la direzione del governo di Pristina (Kosovo) e hanno fatto diventare questa regione grande quanto il Molise, una zona franca per il traffico di armi, droga e base logistica per la criminalità organizzata internazionale- possa cominciare a disturbare gli interessi dei  tecnocrati dell’UE, dediti anch’essi alla rapina, ma con altri mezzi.

L’apertura quindi del sobrio Monti al governo di Belgrado e l’indifferenza nei confronti dello slancio umanitario dimostrato con 78 giorni di bombardamenti (nel 1999) dai suoi “sinistri” predecessori per difendere la minoranza albanese in terra serba, potrebbe dunque trovare una spiegazione in queste difficoltà di carattere internazionale, ma ci viene il sospetto (diciamo pure la certezza) che la motivazione vera sia un’altra e molto più legata agli “affari” concreti che alle più o meno “nobili ed umanitarie”
ragioni.

La Serbia, già a partire dalla sua collocazione geografica, rappresenta uno snodo strategico nella circolazione delle merci del continente europeo.

A Belgrado si incrociano i corridoi paneuropei VII e X. Il primo è il collegamento fluviale che percorre tutto il corso del Danubio, che partendo dalla Germania e attraversando Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria, Romania e Moldavia, arriva fino in Ucraina.

Il secondo invece parte da Salisburgo (Austria) e arriva fino a Salonicco (Grecia), passando per Lubiana, Zagabria, Belgrado e Skopje. L’Italia si è fatta inoltre promotrice del corridoio XI, per collegare Belgrado al porto di Bar (Montenegro), facilitando così le relazioni commerciali con i porti di Ancona e Bari.
Sappiamo bene come la circolazione delle merci (e la velocità di circolazione come per la TAV in Val di Susa) soprattutto dentro una crisi economica di questa portata, sia di vitale importanza per il modo di
produzione capitalistico, ma la Serbia di oggi, così come gran parte dei paesi dell’Europa dell’est, rappresenta una frontiera “avanzata” (non certo per i lavoratori), in primo luogo per la produzione delle merci.

Le ragioni principali possono essere indicate in cinque punti:

1) Gli incentivi alla imprese straniere: tramite un apposito strumento legislativo, il “Decreto sulle condizioni e i modi per attrarre gli investimenti diretti” rinnovato anche per il 2012, lo Stato può dare un contributo cash che va da 2mila a 10mila euro per posto di lavoro. Una soglia che può crescere in casi speciali. Ad esempio nei grandi progetti che prevedano un investimento di almeno 200 milioni di euro e mille posti di lavoro (come nel caso della Fiat)  le sovvenzioni possono raggiungere anche il 20% del totale.

2) Regime fiscale: 1. imposta sugli utili societari del 10% (Croazia e Polonia 19%, Romania 16%, fonte Siepa, Serbia Investment and Export Agency); 2. imposta sul reddito da lavoro dipendente del 12% (Bulgaria 20%, Romania 16%, Polonia 18-32%), 3. aliquote Iva ordinaria 18% e ridotta 8% (Polonia 23%, Croazia 23% e Romania 24%), 4. esenzione dal pagamento dell’imposta sugli stipendi e sui contributi a carico del datore di lavoro per 2 o 3 anni, 5. esenzione per 10 anni dalla tassa sugli utili per investimenti superiori a 8 milioni di euro e con 100 nuovi assunti, 6. credito d’imposta sugli utili che può essere ridotto dal 20 all’80%.

3) Zone franche: le imprese possono stabilirvisi  godendo di fatto di una condizione di extraterritorialità: una su tutte l’esenzione dall’Iva. Attualmente ne sono attive sette, e l’ottava è in via di realizzazione.

4) Accessi privilegiati: la possibilità per le merci prodotte in Serbia di accedere a paesi terzi senza dazi doganali, grazie a una serie di accordi stipulati per favorire il commercio. L’ingresso privilegiato ad esempio in paesi come la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan e la Turchia.

5) Bassi salari: la disponibilità di manodopera qualificata e con salari medi netti nell’industria manifatturiera inferiori ai 400 euro mensili. Ecco spiegato perché negli ultimi anni il numero delle aziende italiane che hanno delocalizzato la produzione in Serbia è triplicato e il nostro paese è diventato il secondo partner commerciale con la Serbia a livello europeo, dietro solo alla Germania.

Un giro d’affari stimato intorno ai 2,5 miliardi di euro l’anno per le 400 compagnie italiane (le fonti non ufficiali parlano di 1.100) che operano dall’altra parte dell’Adriatico impiegando all’incirca 20.000 dipendenti
principalmente nel settore tessile, metallurgico, automobilistico, bancario e assicurativo.
Con i suoi 3.000 dipendenti e una rete di 207 filiali, Intesa-San Paolo è laprima banca della Serbia. Assieme a Unicredit (940 dipendenti per 71 filiali) possono contare oggi su una quota di mercato di circa il 25% del settore. Un valore che sale addirittura al 44% nelle assicurazioni, grazie alle acquisizioni fatte tra il 2006 e il 2007 dal Gruppo Generali e da Fondiaria-Sai.

Ma la parte del leone spetta alla Fiat che con la creazione di Fas – Fiat automobili Serbia, al 67% proprietà della Fiat e al 33% dello Stato Serbo, progetto del valore di un miliardo e 86 milioni di euro, ha perfezionato
l’operazione industriale più importante conclusa in Serbia negli ultimi anni. Gli accordi siglati e perfezionati tra il 2008 e il 2009 hanno portato all’acquisizione da parte della nuova società degli impianti Zastava di
Kragujevac.

Non se ne abbiano a male i profughi kosovari e i criminali dell’UCK che li rappresentano, ma la torta serba da spartire relega decisamente in secondo piano  i loro destini.
Possono comunque sempre sperare di tornare protagonisti come alleati della NATO in una prossima guerra umanitaria che, vista la fame capitalista di questi tempi, è sempre dietro l’angolo e che come la storia ci ha insegnato, dopo i bombardamenti e le distruzioni, rappresenta per molti (e per Monti) un ottimo affare, almeno fino a quando a prevalere non saranno le ragioni dei lavoratori in Serbia come in Italia, in Grecia come in tutta Europa.

Fonti:

  • Lupi nella nebbia – Kosovo: ONU ostaggio di mafia e USA di Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano Jaca Book editore
  • UE-Balcani /Il si dopo i ricatti, di Tommaso Di Francesco il Manifesto 3.3.2012
  • Inchieste.Repubblica.it -Industria, fuga nei Balcani- di Pasquale Notargiacomo e Pietro Calvisi del 12.3.2012