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Kosovo/ MNBG-W, Monastero di Decani. Cambio della guardia tra militari italiani e sloveni


Reportage di Antonio Conte
Reportage di Antonio Conte

Decani, 24-07-2014 – Stamattina ha avuto luogo il passaggio di consegne per il servizio di vigilanza al monastero ortodosso di Visoki Decani (Kosovo) tra i militari italiani ed i loro colleghi sloveni, tutti in forza al Multinational Battle Group West (MNBG W), comandato dal Colonnello Angelo Minelli.

Il Contingente italiano, dopo un periodo di affiancamento, ha dato attuazione al processo di “Reshaping”, avviato sulla base delle indicazioni del Comandante di KFOR, Generale di Divisione Salvatore Farina. In base a questo programma, la vigilanza del sito, gestita finora dal contingente italiano in maniera permanente, sarà affidata a rotazione tra le aliquote degli Eserciti stranieri che compongono il Multinational Battle Group West: Sloveni, Austriaci, Moldavi, oltre ovviamente agli Italiani. Ciò conferirà maggiore dinamicità al servizio di sicurezza del sito religioso.

Dopo 15 anni di vigilanza ininterrotta da parte degli italiani, il Monastero di Decani verrà quindi sorvegliato dagli altrettanto validi colleghi di altre nazioni.

“Si tratta di un passaggio importante – ha sottolineato il Colonnello Angelo Minelli – il reshaping consentirà, al momento opportuno, il trasferimento della responsabilità della sicurezza del sito alle forze di polizia locali e alle autorità civili, come già avvenuto nel settembre 2013 per il Patriarcato di Pec”.

Il contingente italiano ha assunto sin dal giugno 1999 la responsabilità della regione delle Metochia, la “Terra dei Monasteri”, culla del patrimonio culturale e religioso ortodosso, dove gravitano numerose enclavi serbe, in un’area a maggioranza albanese. Ciò la rende un’area tra le più delicate del Kosovo.

KFOR MNBG-W Chief PAO – Belo Polje, Kosovo

Link/ Reportage Monastero di Decani

Kosovo/ Avvicendamento del contingente italiano in Kosovo


Oggi presso la base di “Villaggio Italia” di Belo Polje, il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, ha presieduto il passaggio di responsabilità alla guida del Contingente italiano in Kosovo.

Il 5° Reggimento Artiglieria Terrestre Lanciarazzi “Superga”, comandato dal Colonnello Pierpaolo Giacomini Tiveron, assume la conduzione del Multinational Battle Group West di KFOR sostituendo il 121° Reggimento Artiglieria Contraerea “Ravenna”, agli ordini del Colonnello Ascenzo Tocci.

Il Multinational Battle Group West di KFOR, ora alla guida del Comandante Giacomini Tiveron, è composto da circa 700 militari tra italiani, sloveni ed austriaci.

Il Generale C.A. Bertolini, si è congratulato con il personale del 121° “Ravenna” per l’impegno profuso in territorio balcanico, sottolineando la professionalità dimostrata durante il mandato in Kosovo. Alla cerimonia erano presenti Sua Eccellenza Michael L. Giffoni, Ambasciatore d’Italia in Kosovo, il Comandante di KFOR, Generale di Divisione tedesco Volker Halbauer, il Generale di Brigata Salvatore Carta, Italian Senior Representative, e numerose autorità religiose, militari, locali e rappresentanti di Organizzazioni Internazionali Governative e Non Governative.

Nel corso della missione, il 121° Reggimento, che annovera tra i suoi ranghi anche il personale del 2° Reggimento Trasmissioni di Bolzano, ha contribuito al mantenimento della stabilità nella propria area di responsabilità, garantendo tra l’altro la sicurezza del Monastero di Decani e del Patriarcato di Pec, patrimoni dell’UNESCO per l’elevato valore culturale, storico e religioso. La libertà di movimento degli abitanti della regione è stata assicurata mediante la quotidiana attività di pattugliamento e presenza sul territorio.

La bandiera di guerra del 121° Reggimento “Ravenna”, decorata di medaglia d’argento al Valor Militare e per la prima volta in Kosovo, rientra nella sua sede di Bologna, dopo essere stata già in territorio balcanico nel 2002, presso il Comando NATO di Tirana in Albania.

Dopo la cerimonia odierna, la bandiera del 5° Reggimento “Superga”, decorata di due medaglie di bronzo al Valor Militare e di una medaglia di bronzo al Valore dell’Esercito, si insedia per la prima volta in Kosovo, dopo essere stata in Afghanistan nel 2004 durante l’Operazione ISAF.

Kosovo/ Natale 2011 in KFOR. Intervista al comandante del contingente italiano in Kosovo Andrea Borzaga.


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Lieta Zanatta
Lieta Zanatta

Lieta Zanatta (L’autrice ci segnala che è appena stata pubblicata questa intervista riferita al Natale 2011 sulla rivista “Fameja Alpina” dell’Associazione Nazionale Alpini sezione di Treviso) – E’ costruita in salita, alle pendici delle Alpi Albanesi, vicino al passo che porta al Montenegro. Davanti a sé, una spettacolare veduta della pianura di Dukagjini solcata dal fiume Beli Drim. “Villaggio Italia” è il nome di questa base militare davanti il sobborgo di Belo Polje a Peja/Pec, dove dal 2003 è di stanza il contingente italiano in Kosovo. Prima della guerra del 1999, questo era il luogo usato come poligono di tiro dall’esercito serbo. Fu il generale Biagio Abrate, l’alpino ora Capo di Stato Maggiore della Difesa, che nel 2000, nelle vesti di comandante del “Multinational Brigade West” a Pec, fece un sopralluogo nel sito, un canalone sassoso come ce sono tanti nelle nostre Alpi, dove volteggiavano delle aquile. Qui, l’allora comandate della Brigata alpina “Taurinense”, decise che sarebbe sorto il campo che avrebbe ospitato la base delle Forze armate italiane in questa regione. Da quando è diventato operativo, a “Villaggio Italia” si succedono ogni sei mesi i vari reggimenti italiani e i contingenti di altre nazioni che dipendono dal comando tricolore. L’inverno passato è stato particolarmente duro in Kosovo, con precipitazioni nevose che hanno raggiunto in alcune località fino i tre metri. Non si spalava la coltre bianca: si scavavano tunnel. A resistere alle rigide temperature dell’inverno balcanico che non hanno risparmiato “Villaggio Italia”, non potevano essere che gli alpini, quelli del 2° reggimento artiglieria terrestre “Vicenza” di stanza nella caserma “Gavino Pizzolato” di Trento, in missione in Kosovo dal 15 novembre 2011 al 15 maggio 2012. Una visita prima di Natale proprio da parte del generale Biagio Abrate, ha annunciato loro importanti cambiamenti sul piano politico per quanto riguardava le missioni in questa terra. “Non si passerà come previsto al Gate 3 – ha detto il generale –, la fase che prevede un’ulteriore riduzione del contingente italiano su questo territorio. Anzi, ci sarà un potenziamento di unità. Il nostro ritiro è stato programmato con delle date di riferimento che mirano ad un obiettivo: l’autonomia del Kosovo”.

Ha nevicato il giorno prima, e bisogna stare attenti a non scivolare sul ghiaccio che si è formato davanti la sede del comando di Villaggio Italia. Il freddo è intenso, il termometro segna – 4 gradi. Il colonnello Andrea Borzaga, penna nera, ci accoglie cordiale nella sala dei ricevimenti del comando. E’ il comandante del contingente italiano e del Multinational Battle Group West in Kosovo che include anche militari di Slovenia, Austria e Svizzera. E’ un uomo di non molte parole, riservato, di quelli che fanno piuttosto i fatti.

Comandante Borzaga, quali sono le funzioni che svolge il contingente italiano qui in Kosovo?

La nostra missione ha come obiettivi: la protezione per la salvaguardia dei siti di interesse storico, artistico e religioso, che sono il Patriarcato di Pec e il Monastero di Visoki a Dečani (pron. deciani); il pattugliamento di zone critiche, o che potrebbero rivelare tensioni interetniche; l’aiuto alla popolazione civile. Sono svolti con estrema serenità e in piena collaborazione con la popolazione locale.

In cosa consiste questo aiuto?

Qui in Kosovo, come in altri teatri, esiste una cellula CIMIC (Civil – Military Cooperation) che si occupa di cooperazione a vantaggio della popolazione civile. E’ un ufficio preposto che si occupa di individuare i progetti che più siano di aiuto ai locali, per creare delle sinergie tra i diversi soggetti e associazioni che operano sul territorio. Questo perché ogni progetto deve essere sinergico e creare un circolo virtuoso. Quindi non si fanno donazioni a una singola famiglia o a un locale, ma si coinvolgono più realtà.

Quanto viene stanziato per questi progetti?

Ci sono dei fondi disposti dall’Italia che vengono stanziati ogni anno in base ai progetti che vengono presentati, non c’è mai un budget preciso. Dobbiamo proporre dei progetti che siano percorribili, per i quali ci siano anche le risorse tecniche e dei nostri specialisti che ci aiutano a svilupparli sul territorio.

Che progetti sono stati attuati da quando ha preso il comando in Kosovo?

I progetti richiedono una pianificazione di una certa complessità. Io ho portato a termine un progetto che aveva iniziato il precedente comandante, il colonnello Vincenzo Cipullo (a capo del 21° reggimento artiglieria terrestre “Trieste” di Foggia). E’ una centrale di trasformazione del latte a cui abbiamo contribuito con dei materiali e delle mungitrici. Ci sono delle organizzazioni che hanno dato il loro contributo a realizzarla, e ci siamo trovati tutti assieme all’inaugurazione qualche giorno fa. Cerchiamo di creare sempre una filiera che coinvolga più soggetti. L’anno passato abbiamo scavato dei canali di irrigazione per permettere a più famiglie e a più realtà di sviluppare la loro agricoltura.

Lavorate accanto ad altre organizzazioni?

Sì, certamente. Oltre all’attività di Cimic vera e propria, forniamo supporto logistico ad altre organizzazioni. Nello specifico di recente abbiamo ricevuto donazioni da parte di associazioni che operano nel nostro territorio nazionale, e le abbiamo distribuite a realtà locali bisognose. Ci siamo accorti che basta molto poco per dar loro un po’ di sollievo e un aiuto concreto.

Ieri è stato qui il generale Abrate, che ha annunciato che la missione proseguirà ancora senza le riduzioni previste del contingente. Cosa ha intenzione di fare?

Il Capo di Stato maggiore della Difesa ha detto chiaramente che è una scelta politica dovuta ad aspetti di varia natura, non solo militari. E’ una decisione presa dall’Italia con altri partner in un contesto internazionale. Noi che siamo qui proseguiremo con gli stessi compiti che la missione prevede sul territorio, gli stessi che abbiamo svolto finora.

Ma cosa cambia rispetto a prima?

Per noi non cambia nulla sul terreno. Certo, la situazione a nord (vedi “Cenni storici sul Kosovo” ndr) si è manifestata in alcuni casi critica, e richiede una certa attenzione perché le dimostrazioni che ci sono state da parte della popolazione evidenziano uno stato di disagio e tensione. E’ evidente che l’attenzione della comunità internazionale è rivolta a questi contrasti e il dialogo Belgrado – Pristina ha un riflesso sulle nostre operazioni nel teatro operativo kosovaro. Ma per noi e per la nostra missione non cambia nulla.

Ma ci sono ripercussioni sul terreno?

Nelle nostre aree di azione, dove operiamo, la situazione non è cambiata dal punto di vista sostanziale, non abbiamo avuto segnali che ci abbiano evidenziato qualche cambiamento. Nei rapporti che intrattengo con la popolazione e con le istituzioni locali, non ho avuto dimostrazioni o problematiche in più rispetto a quelle che ci sono sempre state. L’attenzione è sempre alta ma non ho elementi che mi dicano che sia cambiato qualcosa.

Secondo lei quand’è che il Kosovo sarà pronto per una piena autonomia, ed essere completamente indipendente?

Sicuramente è ancora una strada molto lunga e difficile da percorrere. Ma passi ne sono stati fatti negli ultimi dieci anni, si nota nel tempo una trasformazione della realtà kosovara. Io sono ottimista.

Che tipo di trasformazione ha notato?

In positivo, tutto. E’ un paese in evoluzione sia nelle realtà delle istituzioni che nella sicurezza come nel mondo agricolo. Ci sono ancora molte sfide che le istituzioni devono affrontare, ma penso che abbiano tutte le possibilità e la capacità di poter far sviluppare il Paese.

In Kosovo c’è il problema macroscopico della criminalità organizzata. L’esercito è coinvolto in sistemi di prevenzione  e lotta al crimine?

Vi è un problema di criminalità, è inutile nasconderlo. Non è però tra i nostri compiti, anche perché ormai le istituzioni locali sono in grado con le loro forze di affrontare queste problematiche complesse, che spettano alla Kosovo Police. Anche Eulex (missione dell’Unione Europea per aiutare il Kosovo a diventare uno stato di diritto) ha compiti di advising, consulenza. Da parte dell’Unione europea, di KFOR e di Eulex c’è la volontà di cooperare e dare aiuto a questa attività di contrasto alla criminalità.

Come vengono formate queste forze di polizia?

La Kosovo Police è una polizia kosovara ristrutturata e collabora con Eulex. Diversa è la Kosovo Force, che viene preparata dal contingente internazionale, ma non è polizia né esercito. Si avvicina alla nostra Protezione civile.

Come sono i vostri rapporti con le autorità locali?

Ottimi. CIMIC è orientata a tutte le attività nel territorio, e le autorità e la popolazione sono ben coscienti di questo nostro aiuto.

Che tipi di aiuti richiedono le autorità?

Bisogni della vita quotidiana, come può essere la sistemazione di 200 metri di strada o necessità elementari che riguardano le scuole. In alcuni casi anche necessità alimentari, che non sempre vengono richieste anche se ne percepiamo il bisogno.

Quando parla di aiuti si riferisce alle popolazioni locali o alle comunità delle enclave serbe?

Sono situazioni diverse, perché ogni popolo chiede, ma non è scontato per tutti chiedere sempre. Magari qualcuno è facilitato nel chiedere. Altri, per vari motivi, hanno difficoltà pur essendo in uno stato di necessità. Chiaro che noi ci rendiamo conto che serve anche il secchio per lavare la biancheria.

Parliamo di necessità elementari…

Alcune comunità chiedono, altre ci evidenziano le esigenze. Ma siamo uomini anche noi, e quando entriamo nelle case ci rendiamo conto che per migliorare la situazione basterebbe un secchio d’acqua. Ci sono molti aiuti che vengono portati in Kosovo da parte di organizzazioni non governative. Dai generi alimentari, ai vestiti, a qualche lavoro infrastrutturale, alle porte e finestre… serve tutto. Cerchiamo di affrontare le questioni proponendo comunque progetti, non aiuti fini a sé stessi.

Che progetto scegliete di sviluppare rispetto ad un altro? O che canali privilegiate?

E’ difficile aprire un progetto che venga portato a termine entro il mandato di 6 mesi. Noi siamo arrivati qui in novembre e abbiamo chiuso qualche lavoro del precedente contingente. Stiamo aprendo altri progetti che verranno portati a termine dal prossimo contingente (Il 17° reggimento artiglieri contraerea “Sforzesca” di Sabaudia del colonnello Sebastiano Longo, attualmente in Kosovo fino al 15 novembre 2012). Perché dopo la progettazione avviene l’attuazione tramite l’organizzazione e l’esecuzione. Dei lavori vengono eseguiti dalla manovalanza locale, e lì sorgono, non dico problemi, ma delle complessità nell’organizzare. Ho disposto che i progetti siano orientati alle comunità. L’anno scorso è stato dato molto risalto alla parte agricola, perché forse è il futuro del Kosovo. Il territorio c’è, il terreno è fertile, quindi servono dei sistemi per irrigarlo. Sicuramente è un problema molto sentito e vediamo di orientarci in questa direzione. Per seguire i lavori abbiamo un agronomo che si è avvicendato con un ingegnere. Poi sono stati fatti dei capannoni per l’attività industriale o artigianale.

Comunque sempre progetti da iniziare e chiudere entro breve termine…

Sì, che abbiano concretezza. Siamo qui da un mese e mezzo, e stiamo ancora valutando quali progetti fare. Perché dobbiamo anche collaborare con delle organizzazioni internazionali, bisogna farsi un’idea delle comunità e prendere contatto con le autorità locali. Non è una cosa che si faccia in una settimana, non è così semplice.

Queste attività utili alle popolazioni locali e al territorio, esistevano prima del conflitto? O è stato necessario l’intervento internazionale perché le cose si avviassero e prendessero corpo determinate attività? Perché è necessario che serva un intervento da fuori per sviluppare e arrivare a un senso di autonomia?

Prima delle guerre nei Balcani qui esisteva una realtà chiusa. C’era Tito, mentre io nell’89 ero a Dobbiaco, sulla frontiera, dove aspettavamo i russi … La comunità internazionale adesso è presente, non so se bene o male, ma c’è. Sicuramente la guerra è stata distruttiva. Sviluppare l’economia in un ambiente che viene da un’esperienza bellica recente in un momento contingente come quello che viviamo oggi, sviluppare un sistema produttivo con dinamiche europee, è una grande sfida. E sviluppare un’economia europea è il grande sogno di questo Paese.

Lieta Zanatta

Per l’assistenza e il supporto logistico si ringraziano: Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie, portavoce italiano del contingente militare italiano in Kosovo. Ten. Cristiano Nardone, ufficiale addetto alla Pubblica Informazione. Gli alpini della scorta, i caporal maggiore scelto: Pietro Giacomo Madeddu, Felice Mancuso, Giovanni Piras.   

kosovo/ Radio Bari. Intervista al Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie da KFOR "Villaggio Italia"


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Bari, 26 gennaio 2012, ore 7:45 – Il programma “B & The Gang” di Radio Bari ha avuto un ospite d’eccezzione: il Ten. Col. EI Vincenzo Legrottaglie, portavoce del Contingente militare Italiano in Kosovo,  un incarico di oltre 8 mesi presso KFOR “Villaggio Italia” impiegato nella Missione “Joint Enterprise”.

L’edizione odierna, condotta in studio da Alessandra Bucci alle 07:45, ha passato la linea al Kosovo per il collegamento telefonico con l’Ufficiale che è stato intervistato da Cristina Ferrigni. La dottoressa Ferrigni (in foto di Antonio Conte) ha visitato anche lei il Kosovo con un media tour organizzato dallo Stato Maggiore Difesa Ufficio Pubblica Informazione.

L’intervista si può ascoltare grazie Radio Bari ed alla Giornalista dott.ssa Cristina Ferrigni da questo link: Rassegna Stampa Militare

Quello dell’Esercito e delle Forze Armate italiane in Kosovo – ha detto in diretta alla giornalista – è un impegno quotidiano per la stabilizzazione del paese, per rendere l’ambiente più sicuro, anche in collaborazione con la Polizia Locale e con la Missione di Polizia Europea chiamata EULEX“.

Ci occupiamo anche della libertà di movimento con la tutela di due siti Patrimonio dell’Umanità ed iscritti nell’Unesco ha aggunto il Ten. Col. Legrottaglie – che sono il Monastero Visoki a Decani ed il Patriarcato di Pec. Inoltre siamo agevolando il rientro dei rifugiati nel paese d’intesa con le organizzazioni internazionali che operano nel paese“.

Qual è il futuro del paese secondo lei, ha ancora chiesto al portavoce del contingente italiano. “Il kosovo – ha detto alla giornalista e agli ascoltatori di Radio Bari – è un paese in crescita, alla ricera di una propria identità politica. Nel centro di Pristina ora si trova una scritta enorme che dice “newborn” ovvero neonata”. 

Ed alla domanda della giornalista dottoressa Ferrigni, quali le difficoltà con le diverse etnie, ha detto: “I Balcani sono un caleodoscopio di popoli e culture: albanesi, serbi, turchi, bosniaci, rom, e gorani. Questi ultimi sono la quinta essenza dei Balcani. La stabilità dei Balcani rappresenta un interesse nazionale vitale per la nazione italiana, tra l’altro la capitale pristina è distante solo un’ora di aereo da Bari”.

Antonio Conte

Kosovo/ Il Natale si festeggia due volte


Decane/Decani, (RKS), 7 gennaio 2012. Oggi in Kosovo si festeggia il Natale ortodosso. Lo slittamento di data è dovuto al fatto che la chiesa serbo-ortodossa continua ad utilizzare il calendario giuliano e non quello gregoriano. Per quanto riguarda le tradizioni, si possono individuare alcune costanti, che nei secoli hanno subito un processo di cristianizzazione, ma che risalgono a tempi remoti. In tutte le regioni della ex-Jugoslavia le celebrazioni del Natale sono riferite ad un particolare culto degli alberi che testimonia uno stretto rapporto con la natura di una società agro-pastorale antica.

Al Patriarcato di Peja/Pec la sera della vigilia un tronco tagliato da un albero, il ceppo di  Natale (badnjak), è situato sul fuoco. Questo albero giovane, di solito quercia, è simbolo di Cristo e del suo ingresso nel mondo. L’ardere del ceppo natalizio rappresenta il calore dell’amore di Cristo per l’umanità. C’è un’altra interpretazione: la vigilia di Natale è un annuncio della sofferenza di Gesù sulla sua Croce.

Alla solenne celebrazione del Natale presso il Monastero di Visoki a Decani hanno presso parte numerose autorità politiche, diplomatiche, militari della KFOR e i fedeli ortodossi del Kosovo. La sicurezza al normale svolgimento della festività è stata garantita dagli uomini e dalle donne del Multinational Battle Group West (MNBG W) di Peja/Pec, a guida italiana e agli ordini del Col. Andrea BORZAGA. Il servizio è stato svolto in collaborazione con la polizia di EULEX (European Union Rule of Law Mission in Kosovo).

Il MNBG W è composto da militari italiani, sloveni, austriaci e svizzeri. Dal 15 novembre del 2011, il Kosovo Occidentale, è sotto la responsabilità è del 2° Reggimento Artiglieria Terrestre (alpino) “VICENZA” con sede nella caserma “PIZZOLATO” di Trento. Altri reparti che contribuiscono al Contingente militare italiano nel paese balcanico sono il 10° Reggimento Trasporti di Bari e il 232° Reggimento Trasmissioni di Avellino.

Fonte: KFOR MNBG-W, Public Affairs Office – COMUNICATO STAMPA – 07 gennaio 2012

Contatti:
Ten. Col. Vincenzo LEGROTTAGLIE
Cell. (0039) 049-773403 email: itpio_kfor@yahoo.it
“Villaggio Italia” Pec/Peja-Kosovo