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Afghanistan/ Kabul. Storico Annuncio circa l’autonomia delle attività operative afgane


image002KABUL, Afghanistan. 18 maggio 2013 – “Il processo che vede le forze di sicurezza assumere un sempre maggiore ruolo in Afghanistan si sta svolgendo nel pieno rispetto del calendario previsto.” Con queste parole il presidente afgano Hamid Karzai ha salutato gli intervenuti alla cerimonia che si è tenuta stamattina all’Afghan National Defence University ed ha visto la partecipazione dei massimi vertici dell’Alleanza Atlantica e del governo afgano. Presenti, tra gli altri, il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen e il comandante in capo di tutte le forze Nato in Europa,  generale statunitense Philip M. Breedlove.

Particolare enfasi è stata data nell’ambito della cerimonia alla presenza di alcuni “wounded warriors”, soldati afgani e delle nazioni facenti parte della missione Isaf che sono rimasti feriti a vario titolo nell’adempimento del dovere in Afghanistan e citati da tutti quale esempio di spirito di sacrificio, tenacia, saldezza di carattere e dedizione alla causa del popolo afgano.

L’Italia è stata ben rappresentata dal capitano di corvetta Luigi Romagnoli, dal capitano Stefano Ferrari e dal caporal maggiore scelto Andrea Maria Cammarata.

Il capitano di corvetta Romagnoli, nel settembre del 2006 in servizio con la Task Force 45, è rimasto vittima di trauma cranico e cervicale quando il mezzo sul quale si stava spostando nel distretto di Bala Boluk veniva coinvolto nell’esplosione di una mina anticarro e proiettile di artiglieria collegati ad un ricevitore radio. E’ tornato in Afghanistan altre 4 volte e a tutt’oggi presta servizio a Kabul.

Il capitano Stefano Ferrari, del 2° Rgt. Pontieri di Piacenza, il 24 novembre 2007 veniva ferito a seguito di un attentato suicida nella valle di Pagman, a circa 15 chilometri da Kabul, durante una cerimonia di inaugurazione di un ponte.

Il Caporal Maggiore Scelto Cammarata, invece, in servizio con l’8° reggimento genio paracadutisti, si trovava nel luglio del 2009 a bordo di un veicolo Lince nei pressi del villaggio di Ganjabad, 40 Km a nord est di Farah, quando rimase coinvolto nell’esplosione di un ordigno esplosivo improvvisato che gli ha causato la frattura del radio e ulna del braccio destro.

“L’assunzione di responsabilità per la sicurezza a livello nazionale dimostra chiaramente che il progresso in Afghanistan è reale e tangibile. Anche se le sfide restano, le Ansf continuano a crescere in capacità e fiducia nei propri mezzi ogni giorno. L’Afghanistan ha la piena sovranità sul proprio territorio”, ha dichiarato il generale di corpo d’armata Giorgio Battisti, capo di stato maggiore della missione Isaf dal 22 gennaio 2013. “Il passo è epocale”, continua il generale, “le giovani forze di sicurezza nazionali rimpiazzeranno in toto quelle della Coalizione e quest’ultime muoveranno interamente a un ruolo di sostegno, formazione e tutoraggio. In particolari situazioni di emergenza, inoltre, la Coalizione potrà fornire un supporto sotto forma di appoggio aereo ed evacuazione medica”.

Nella pratica, l’annuncio della Tranche 5 e della Milestone 2013 significa che soldati e poliziotti afgani saranno responsabili giorno per giorno dell’esecuzione delle attività operative, che saranno supervisionate e dirette da un nuovo comando nell’ambito del Ministero della Difesa: l’Afghanistan Ground Forces Command. Inoltre, il governo afgano fornirà la direzione politica per la campagna attraverso i suoi ministeri.

Grazie all’impegno della Nato e della comunità internazionale le Ansf sono passate da circa 40mila effettivi nel 2009 a circa 352mila di oggi.

Afghanistan/ Di Paola si commuove per i soldati feriti: ”Monica e Carmine forza!”


Herat – (Adnkronos/Ign) – Il ministro della Difesa a Herat per il cambio di comando del contingente italiano: ”Rinnoverò a Karzai l’impegno del nostro Paese”. Domani l’incontro a Kabul con il presidente afghano.

Afghanistan: gen. Abrate, due feriti italiani in condizioni critiche ma fuori pericolo

Herat, 30 mar. – (Adnkronos) – I due militari italiani rimasti gravemente feriti nell’attacco di sabato scorso in Afghanistan, dove ha perso la vita il sergente Michele Silvestri, “sono ancora in condizioni critiche e preoccupanti, ma sono fuori pericolo di vita”. Lo ha detto il generale Biagio Abrate, capo di stato maggiore della Difesa, appena arrivato ad Herat in vista del passaggio del comando italiano dalla Brigata Sassari alla Garibaldi. Abrate ha infatti visitato ieri sera i due militari rientrati in Italia e ricoverati al Policlinico Celio di Roma.

Afghanistan/ KASH Gabriele Torsello. Lettera aperta a Gino Strada (e per conoscenza a Fabio Fazio)


Per la foto si ringrazia Giuseppe Nicloro e la RAI - http://www.giuseppenicoloro.com/wordpress/trasmissione-che-tempo-che-fa-gino-strada-fabio-fazio-3.html

Si ringrazia il fotoreporter KASH Gabriele Torsello per aver scelto queste colonne per pubblicare la sua missiva. Ai lettori si ricorda che il Fotoreporter fu sequestrato in Afghanistan il 12 ottobre 2006 e rilasciato il 3 novembre successivo. 

6 Febbraio 2012 – Pubblicazione completa su KASH BLOG http://wp.me/p27YuK-2g

Caro Dott. Strada,
non ci conosciamo personalmente, ma seguo spesso il suo lavoro attraverso i media, con particolare attenzione all’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah nell’Helmand, la regione afghana dove fui sequestrato il 12 ottobre del 2006 e rilasciato il 3 novembre dello stesso anno.In quel periodo, quando i sequestratori mi chiesero di dar loro un numero di telefono da contattare per avviare eventuali trattative, diedi il biglietto di visita di Rahmatullah Hanefi, il responsabile della sicurezza dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah.

Avrei poputo dare un altro numero, come quello di uno dei tanti giornalisti che conoscevo (locali ed esteri) o addirittura il numero dell’Ambasciata Italiana, ma scelsi propro quello di Rahmatullah, perchè lo ritenevo responsabile per avermi indirizzato esattamente nelle mani dei sequestratori.

Tengo a precisare che non lo ritenevo, nè lo ritengo responsabile per aver orchestrato il sequestro, se lo avessi creduto non avrei mai dato il suo numero. Ero convinto, e lo sono tuttora, che Rahmatullah avesse ricevuto ordini ben precisi (magari sotto minaccia) per controllare i miei movimenti e in più assicurarsi che avrei lasciato Lashkar-Gah in un modo facilmente rintracciabile.

A dimostrare le poche parole che le scrivo, ci sono molti fatti accaduti all’interno e all’esterno dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah, uno dei quali è accaduto il 10 aprile del 2010. Di quest’ultimo lei ne discute con Fabio Fazio, a Che Tempo che fa, e alcune sue affermazioni confermano esattamente ciò che penso.Qui di seguito riporto la trascrizione delle sue dichiarazioni a cui mi riferisco. Estrapolo solo la parte che interessa il corpo di questa lettera.

(L’intera intervista a Che Tempo che fa, è stata rimossa da molti siti web, ma è ancora disponibile nell’archivio RAI – clicca qui http://wp.me/p27YuK-2g)

GINO STRADA: “…Noi abbiamo un sistema di controllo che pensiamo essere piuttosto rigoroso però questo non vuol dire che non sia impermeabile. Ma come in un qualsiasi ospedale italiano, quanto ci vuole mai a portare due granate in una scatola e lasciarla in un corridoio della maternità di un ospedale, voglio dire…no? Quindi che qualcuno delle guardie sia stato comprato o forzato o ricattato a mettere questa cosa all’interno dell’ospedale…”

FABIO FAZIO: “Cioè qualcuno che lavora nell’ospedale che abbia in qualche modo, come dire, accettato, dici tu, sia stato pagato per portare queste scatole.”

GINO STRADA: “Si! Non ho detto pagato da chi..”

FABIO FAZIO: “Si!”

GINO STRADA: “… perchè potrebbe essere assolutamente da chiunque!”

FABIO FAZIO: “Giusto per toglierci la domanda obbligatoria…siamo sicuri, si può escludere che in una regione in cui c’è la guerra e quindi fra gli afghani ci sarà anche chi simpatizza, diciamo, per i talibani…

siamo sicuri che all’interno dell’ospedale di Emergency non ci sia qualcuno che possa invece davvero, che stesse davvero ordendo trame di questo tipo? 

GINO STRADA: “Beh io, come dire, la sicurezza non ce la posso avere perchè non ho assolutamente l’idea e il controllo su quello che pensano i dipendenti afghani dell’ospedale di Emergency.

Presumo che tra i 250 dipendenti afghani ci sia chi simpatizza per i talibani, chi simpatizza per Karzai, chi simpatizza per i fatti suoi, chi è ricattato o ricattabile, chi magari si presta a certe sporche operazioni. Questo, voglio dire, credo che faccia parte della fauna umana che ha una distribuzione uniforme nelglobo.

“Avrei tante domande riguardo il mio sequestro e il comportamento del personale dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah (sia afghano che italiano), ma considerando che lei in questo periodo è impegnatissimo a svolgere il lavoro fundrising per Emergency, che apprezzo e sostengo, vorrei, al momento, porle solo qualche domanda: Per continuare a leggere clicca qui: http://wp.me/p27YuK-2g

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Afghanistan/ Gulnaz è libera, ma costretta a sposare il suo stupratore.


 

Herat, Afghanistan – Ha denunciato il suo aggressore, ma è stata condannata per “adulterio” e rinchiusa in carcere per due anni. Martedì scorso, dopo aver ottenuto la grazia dal presidente afgano, Hamid Karzai, Gulnaz, giovane ragazza afgana, è stata rimessa in libertà. Ma con la prospettiva di dover sposare il suo aggressore, il marito di sua cugina: questa la tragica condizione posta alla donna dalla “giustizia” del suo Paese che ha considerato lo stupro subìto un adulterio. “Mi devo sposare con lui, ho bisogno di un padre per la mia bambina, ho bisogno di qualcuno che si occupi di mia figlia e che ci dia un tetto”, ha spiegato la giovane che vive nascosta in una casa per ragazze, sotto la tutela del ministero degli Affari femminili afgani.”Non so dove andare, i miei fratelli hanno minacciato di morte me, il mio aggressore e mia figlia”, ha spiegato la donna che ha dato alla luce la bambina, frutto della violenza sessuale, in carcere. “Ho denunciato quello che mi è successo per ottenere giustizia e invece sono stata arrestata”, ha proseguito.Il tribunale aveva condannata Gulnaz a tre anni di reclusione, 16 anni invece per il suo aggressore. In appello la pena per la ragazza era stata equiparata a quella del suo aguzzino: 12 anni. Poi, in ultima istanza la donna era stata condannata a tre anni di prigione, il suo violentatore a sette.

In Afghanistan, le donne nella sua condizione di “disonore”, rischiano di essere uccise, per mano della famiglia o dell’aggressore, che nel caso di Gulnaz ha negato di averle usato violenza.

Vedi il video sulla BBC – Afghanistan rape victim ‘may marry attacker’

Afghanistan, ferito un italiano. Coinvolta una pattuglia a piedi a Bala Murghab. E’ il secondo episodio in pochi giorni


 

L’immagine è esemplificativa e non si riferisce alla presente notizia

Ancora un militare italiano ferito lievemente in Afghanistan, dopo quello di due giorni fa. L’attentato è avvenuto a circa 10 chilometri a nord di Bala Murghab, in un villaggio nei pressi dell’avamposto ‘Mono’, nel settore settentrionale dell’area di responsabilità italiana. Nel pomeriggio – in quell’area a rischio per la presenza di insurgents – era in corso un’operazione congiunta dei nostri uomini con le forze di sicurezza afghane. Durante questa attività, una squadra a piedi della task force nord, su base del 151/o reggimento ‘Sassari’ è stata colpita dall’esplosione.

Immediati i soccorsi e il trasferimento in elicottero alla Foward operating base ‘Columbus’, sede del 151/o reggimento. Il militare ferito è rimasto sempre cosciente e ha informato telefonicamente i propri familiari di quanto accaduto.  Le sue condizioni sono indicate come buone. Il lavoro dei medici è incentrato in particolare nel fargli superare lo shock da scoppio.

E’ stato un inizio d’anno movimentato, dunque, per il contingente italiano impegnato in Afghanistan. La minaccia è sempre rappresentata dagli Ied,  ordigni artigianali di cui sono disseminate le insidiose strade che devono battere le pattuglie composte da militari Isaf e afghani. Solo due giorni fa un’altra esplosione aveva investito un blindato italiano, senza conseguenze. Il ministro della difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, appresa la notizia ha espresso sentimenti di solidarietà augurando il suo pronto recupero.

Fonte RAI 3 – http://www.tg3.rai.it/dl/tg3/articoli/ContentItem-82ee03c7-3e00-441e-bf9e-a2f508a86fb9.html