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Afghanistan/ Insorti. Uccisi 2 soldati americani


(ANSA) – KABUL, 1 SET – Due soldati americani membri delle Forze Stati Uniti-Afghanistan sono morti sabato nella provincia meridionale di Ghazni. Lo ha reso noto il quartier generale delle forze americane a Kabul. In un comunicato si precisa che il decesso dei due militari e’ avvenuto durante un attacco degli insorti. Si tratta delle due prime vittime Isaf di settembre, mentre agosto si era chiuso con la perdita di 53 soldati.

RD Congo/ Si dirigono verso Goma. A migliaia in fuga dal conflitto.


[ UNHCR ] 4 maggio 2012 –  (( Diventa un angelo )) Cresce la pressione su Goma – nell’est della Repubblica Democratica del Congo – con oltre 19.000 persone che da domenica scorsa cercano rifugio nelle aree circostanti dopo essere fuggite dai combattimenti tra forze governative e truppe ribelli. Fino alla scorsa notte 4.100 persone avevano oltrepassato Goma – capitale della provincia del North Kivu – e cercato rifugio nel vicino Ruanda dove l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fornisce assistenza di base.

Lo staff UNHCR che opera sul terreno riferisce che a Goma e nei suoi dintorni continuano ad arrivare persone, che hanno lasciato le proprie case nelle aree di Masisi e Walikale, anche se il flusso è leggermente rallentato. Sono 10.300 le persone registrate dagli operatori dell’Agenzia in un insediamento spontaneo a 25 chilometri da Goma e 9.000 a Mugunga III, uno dei 31 insediamenti per sfollati gestiti dall’UNHCR nel North Kivu.

Centinaia di persone hanno trovato sistemazione in una scuola e in una chiesa nel sito spontaneo mentre in circa 1.000 si stanno dirigendo verso il South Kivu. L’UNHCR, in collaborazione con i suoi partner, fornisce assistenza tra cui alloggio e aiuti non alimentari. Il personale dell’Agenzia addetto alla protezione è dispiegato sul terreno per monitorare le necessità e per identificare gli sfollati più vulnerabili.

Le ultime cifre si aggiungono al già imponente numero di sfollati registrato finora quest’anno nel North Kivu e nel vicino South Kivu. Secondo i dati compilati dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) – sulla base di informazioni fornite dall’UNHCR e da altre organizzazioni – nei primi 3 mesi dell’anno si stima che il conflitto abbia costretto circa 300.000 persone a fuggire dalle proprie case. Con queste cifre in tutto il paese ora sono oltre 2 milioni le persone sradicate, 1,4 milioni delle quali nei due Kivu.

La maggior parte degli sfollati si trova nel South Kivu dove nei primi 3 mesi dell’anno 220.000 persone hanno cercato rifugio in fuga dai continui scontri tra i ribelli delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) e la milizia Mai Mai. Anche l’azione militare congiunta da parte dei peacekeeper dell’ONU e delle forze armate congolesi ha provocato la fuga di persone, ma l’operazione al momento è sospesa.

Nel North Kivu i combattimenti tra forze governative e soldati fedeli all’ex comandante ribelle Bosco Ntaganda si sono intensificati in aprile. Secondo le stime, nella provincia tra gennaio e marzo 58.000 persone sono state costrette alla fuga. L’UNHCR è particolarmente preoccupato per circa 38.000 sfollati che si trovano nelle aree di Masisi e Walikale. L’Agenzia non è in grado di raggiungere queste persone a causa di problemi di sicurezza. Molti di loro si trovano in insediamenti situati in aree al momento sotto l’influenza dei ribelli o di gruppi miliziani. Tra questi i siti di Mpati – dove vi erano oltre 9.000 persone – Nyange (1.305) e Kivuye (2.717).

L’UNHCR rivolge un appello a tutte le parti interessate affinché consentano l’accesso umanitario a questi gruppi di persone vulnerabili e rispettino i loro diritti, tra cui quelli alla sicurezza, all’assistenza medica e alla libertà di movimento. L’Agenzia evidenzia inoltre l’importanza di mantenere il carattere civile dei campi ed esorta le autorità provinciali ad accrescere la sicurezza all’interno e nei dintorni dei campi, quando ciò si riveli possibile.

L’ufficio UNHCR in Ruanda nel frattempo riferisce che dallo scorso fine settimana circa 1.000 persone in media ogni giorno varcano il confine ruandese attraverso il posto di frontiera di Goma-Gisenyi. Si tratta per la maggior parte di donne, bambini e anziani provenienti da Masisi e Walikale, via Goma. I nuovi arrivati vengono trasferiti in un centro di transito all’interno del Ruanda dove ricevono assistenza umanitaria.

Kosovo/ Studio di fattibilità. Giovani cittadini d’Europa? Ecco come!


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di Antonio Conte – Ecco una notizia che è destinata (forse) a cambiare le cose in Kosovo e più in generale negli equilibri politico istituzionali dei Balcani. L’avvio dello studio di fattibilità per la candidatura del Kosovo per il suo ingresso in Unione Europea, evento che di certo farà acuire l’attenzione degli investitori economici italiani e non solo nei territori dei monti e altopiani levantini.

Ma i nodi che ora giungono al pettine con questa notizia riguardano molti aspetti, dei quali ne mettiamo in luce uno. La teoria di cui parleremo è quella a cui darei il nome di “Teoria degli stati concentrici” ovvero “Che ne facciamo delle enclavi serbe?”

Se dopo aver definito a quali standard si deve attenere il Kosovo e dopo che i suoi cittadini abbiano camminato sulla “graticola ardente” dell’attuazione delle norme economiche e di civiltà saremmo di fronte ad uno scenario modificato realmente o solo di facciata? Il riferimento è evidentemente alle enclavi serbe nel nord del Kosovo, sotto il fiume Ibar. Zona calda nei rapporti tra Kosovo e Serbia.

La definizione di standard di civiltà prevede infatti il rispetto ed il dialogo di norme di buon vicinato, ma ancora di ieri la notizia di un arresto da parte della polizia serba di poliziotti kosovari in virtù del rispetto di una norma varata nel 1999, quando si era in piena guerra civile e con la repressione per finalità di pace da parte delle forze NATO e dell’Unione Europea. Allora toccò alle forze politiche di sinistra italiane al governo con Ministro del Consiglio l’On. Massimo D’Alema e On. Diliberto, i quali non ebbero, si dice, esitazioni di fronte ad una tale ecatombe fratricida, e misero a disposizione della Nato il territorio nazionale e l’Aeronautica militare per i bombardamenti cosiddetti “umanitari” sulla Serbia, allo scopo di farla desistere dai propositi di “pulizia etnica” nei confronti della popolazione musulmana. Queste ragioni umanitarie si tradussero in un pagamento di un prezzo politico per l’avvento dello stesso D’Alema alla presidenza del Consiglio. Ma questa è un’altra storia.

Come si diceva alcune delle conseguenze di questa violenza sprigionata dalla più assurde tra le guerre del ventesimo secolo è sotto gli occhi di tutti. Le enclavi appunto e consistono in aree abitate tradizionalmente da secoli da popolazioni serbe che a buon diritto ne conservano la proprietà, ma con costi di vivibilità altissimi: una sorta di auto-lager.

La migrazione di albanesi e il notevole numero di conflitti in queste aree ha reso “baluardo” queste comunità serbe, che si opponevano, e si oppongono, alla mobilitazione albanese. La questione sull’originalità del diritto di proprietà delle aree è cosa in effetti molto contesa tra le due etnie e nei discorsi emerge più nei serbi l’effetto dialogico di contenitore dell’espansione albanese: non solo dello stato di diritto reale di proprietà ma anche a livello culturale. La Serbia ha in effetti in dette aree una lunga e secolare storia e, … tratti emergenti sono testimoniati dalla nascita e tenuta di chiese come il Monastero di Decani ed il Patriarcato di Pec, perennemente assalite dagli albanesi. Tra l’altro origine della loro cristianità, è la loro terra santa.

Insomma è un braccio di ferro, e nessuna delle due comunità vuole abbandonare la contesa. Ma questo – si dice è una condizione sine qua non per entrare in Europa, requisito chiesto ad entrambe le comunità. Ora come non si può accettare che due litiganti pure armati, entrino nel salotto di casa, allo stesso modo l’Europa, e noi cittadini non possiamo accettare che tale situazione si procrastini ulteriormente, ancor più che si apprestano ad entrare in Europa di fatto a mano armata: o almeno il sospetto rimane.

Così come non si potrebbe accettare che una entri solo una o l’altra: o viceversa. La questione dei Balcani sembra dunque, dopo secoli di guerre palesi, striscianti o come dir si voglia arrivata a capolino. Si spera che a detto traguardo corrisponda anche una soluzione, pena altra guerra intestina, peggio ancora un’altro stallo secolare.

Insomma pare che la pari dignità non sia sufficiente a queste genti. Che la giustizia non basti. Non è che l’uno riconosca nell’altro il culto di una auto-supremazia? Non è che questi signori stiano credendo di essere più simili tra se, che tra gli altri? Intanto che la questione viene sciolta il rischio di mantenere ancora delle isole culturali non giova a nessuno, non giova alla gioventù serba che continuano a vivere emarginati e costretti da una forza centripeta verso la loro storia ed il passato (soprattutto si pensi a quei giovani che vivono nelle enclavi), in un modo che può sfociare in odio e asocialità pericolosa; non giova al giovane kosovaro per penserà di aver compiuto la democrazia a discapito del proprio simile: una democrazia ed un orgoglio verso la propria patria non può poggiare sull’odio; non giova alla comunità Europea, a quella Orientale, alla Russia, ecc. che invece di progresso economico, democratico rimarrebbero impigliati in un tranello costruito ad arte nei secoli da due civiltà che vedono – forse – nella contesa il modo per attrarre attenzione delle grandi forze economiche.

Quindi delle due l’una, o si fa la Pace davvero, con una vera collaborazione come gli stessi animali da soma insegnano, si ricordi la collaborazione tra asini. Collaborare o morire di fame.

Al Consiglio di Europa rimane dunque anche la responsabilità di accertare la diffusione di questa raccomandazione non solo sul piano istituzionale politico, ma anche sul piano amministrativo e che coinvolga anche le comunità ed ogni loro cittadino: serbo o albanese, rom o gorano che sia. Infine ai giovani, agli studenti del Kosovo si ricorda di fare dono di civiltà agli abitanti delle enclavi per riscattare la propria storia e dignità.

Solo così si potrà divenire un cittadino d’Europa.

Antonio Conte

A breve road map su liberalizzazione visti anche per kosovari

(ANSAmed) – BRUXELLES, 27 MAR – Oggi la Commissione europea ha avviato lo studio di fattibilita’ per un accordo di associazione Ue-Kosovo, il primo passo per il processo di integrazione europea. Lo rende noto, in occasione della sua visita oggi a Pristina, il commissario europeo alla politica di vicinato, Stefan Fule, sul sito web della Commissione Ue.

”Il lancio di oggi – afferma Fule – dello studio di fatttibilita’ per l’accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con il Kosovo, traccia la via per ulteriori progressi del Kosovo verso l’Ue”. Un passo che secondo il commissario europeo ”apre una nuova era nelle relazioni Ue-Kosovo”.

I settori nei quali e’ necessario lavorare per Pristina sono quelli dello Stato di diritto, commercio, amministrazione pubblica, sviluppo economico, avvicinamento agli standard Ue.

Questi sforzi richiederanno ”un ampio sostegno pubblico e un impegno da parte di tutti i politici” ha detto Fule. Oltre all’avvio di questo studio, Pristina ”dovrebbe ottenere a breve la sua road-map su misura per la liberalizzazione dei visti” per l’area di Schengen, gia’ concessa ai cittadini degli altri paesi dei Balcani.

Il processo di integrazione deve contare sul consenso interno e sulle buone relazioni con i vicini. ”E’ essenziale per il futuro del Kosovo – ha concluso Fule – che le relazioni con la Serbia progrediscano rapidamente e in una direzione positiva”, anche con i serbi del nord del Kosovo.(ANSAmed)

Siria/ Homs, Croce rossa negozia per evacuare altri feriti


Pubblicato in data 26/feb/2012 da  – http://it.euronews.net/ Ancora bombardamenti su Homs, roccaforte dei ribelli siriani. Nella giornata di domenica si registrano già una decina di morti nella città, e almeno trenta in tutto il Paese. Sono riprese intanto le trattative da parte della Croce rossa internazionale per evacuare feriti da Baba Amr, l’area di Homs martoriata da tre settimane di attacchi da parte delle forze governative, che non accennano a diminuire.

Siria/ Colloquio Terzi – Davutoglu. Centralità della Lega Araba e dimensione regionale


Roma 08 Febbraio 2012 – Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha avuto questa mattina un colloquio telefonico con il suo omologo turco Ahmet Davutoglu, dedicato agli sviluppi della situazione in Siria. Il mantenimento del ruolo guida della Lega Araba e la dimensione regionale nella ricerca di una soluzione alla crisi sono stati sottolineati dal Ministro Terzi, che ha ribadito il massimo impegno dell’ Italia affinché la comunità internazionale, in particolare l’ Unione Europea e l’ONU, intensifichi la pressione sulle Autorità siriane per l’ avvio di un processo politico.

Il capo della diplomazia italiana ha ricordato il diretto interesse italiano alla sicurezza della regione, in cui l’impegno e il ruolo del nostro Paese è stato recentemente riconfermato dall’assunzione del comando delle forze ONU in Libano dall’italiano Paolo Serra.

Terzi e Davutoglu hanno convenuto di continuare a mantenersi in stretto contatto per seguire l’evolversi della situazione.