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Kosovo/ I Militari Italiani dell’ORF in pattuglia con l’esercito serbo


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Map of the KFOR-Sectors, 2002
Map of the KFOR-Sectors, 2002 (Photo credit: Wikipedia)

di Antonio Conte – Novo Selo, Kosovo, 24 luglio 2012. In una nota diramata dagli Affari Pubblici del Quartier Generale del Comando del Battaglione Kosovo Force (KFOR) si rende noto che i militari italiani inquadrati nell’Operational Reserve Force (ORF) con l’esercito regolare serbo stanno portando avanti un servizio di pattugliamento lungo il confine amministrativo denominato dagli operatori militari Administrative Boundary Line (ABL) che insiste tra il Kosovo e la Serbia.

Tra i compiti dopo il servizio di perlustrazione e pattugliamento quello di stilare una relazione di servizio in caso di scoperta di aperta violazione o di palesi illeciti.

Si tratta di un compito importante che costruisce standard comuni e favorisce la reciproca conoscenza e stima, sia tra le forze armate che tra gli uomini di queste.

Integrano il servizio postazioni avanzate nel nord del paese con posti di controllo, pattuglie e continui contatti con le autorità, con le rappresentanze locali della popolazione di ciascuna etnia.

L’attività è di routine ed è svolta periodicamente nell’ambito della Joint Implementation Commission (JIC), organismo interno a KFOR. Tale unità operativa ha il compito di garantine il rispetto degli accordi militari nonchè di mantenere saldi i rapporti di cooperazione con le forze della Repubblica serba.

Antonio Conte


Cenni sulle municipalità del Kosovo e divisione amministrativa

Srbica (in albanese Skënderaj; in serbo: Србица / Srbica) è una città del Kosovo, nel Distretto di Kosovska Mitrovica. E’ indicato in mappa con il numero 22. Altre notizie sono fornite dalla scheda del sito dell’OSCE. Questa definisce come regione centrale Mitrovicë/Mitrovica e copre otto municipalità ed include Skenderaj/Srbica. 

Scheda OSCE

La municipalità si divide nelle seguenti frazioni e villaggi:

Baks, Banja, Broćna, Vitak, Voćnjak, Gornja Klina, Gornje Prekaze, Gornji Obilić, Donja Klina, Donje Obrinje, Donje Prekaze, Donji Obilić, Doševac, Izbica, Kladernica, Kožica, Kostrc, Kotore, Krasalić, Krasmirovac, Kruševac, Kućica, Lauša, Leočina, Likovac, Ljubovac, Makrmalj, Marina, Mikušnica, Murga, Novo Selo, Ovčarevo, Padalište, Plužina, Poljance, Prelovac, Radiševo, Rakitnica, Rezala, Rudnik, Srbica, Srednja Klina, Suvo Grlo, Tica, Trnavce, Turićevac, Tušilje, Ćirez, Čitak e Čubrelj.

Mappa dei comuni
(primo nome è albanese, il secondo è serbo)

01. Deçan / Dečani
02. Dragash / Dragaš
03. Gjakovë / Đakovica
04. Gllogovc / Glogovac
05. Gjilan / Gnjilane
06. Istog / Istok
07. Kaçanik / Kačanik
08. Kamenicë / Kosovska Kamenica
09. Klinë / Klina
10. Fushë Kosovë / Kosovo Polje
11. Leposaviq / Leposavić
12. Lipjan / Lipljan
13. Malishevë / Mališevo
14. Mitrovicë / Kosovska Mitrovica
15. Novobërdë / Novo Brdo
16. Obiliq / Obilić
17. Rahovec / Orahovac
18. Pejë / Peć
19. Podujevë / Podujevo
20. Prishtinë / Priština
21. Prizren
22. Skënderaj / Srbica
23. Shtërpcë / Štrpce
24. Shtime / Štimlje
25. Suharekë / Suva Reka
26. Ferizaj / Uroševac
27. Viti / Vitina
28. Vushtrri / Vučitrn
29. Zubin Potok
30. Zveçan / Zvečan

Kosovo/ I militari italiani dell ORF (Operational Reserve Force) impegnati nel nord


Iper Club doppi punti

Notizia dal Teatro del 2 giugno 2012, Rudare (Kosovo)

Oggi i militari italiani della KFOR Operational Reserve Force (ORF) sono stati impegnati presso l’abitato di Rudare, a nord di Kosovska Mitrovica, in un’operazione di controllo della folla e rimozione di un blocco stradale.

L’operazione, supervisionata direttamente dal Comandante KFOR, Gen. DREWS, si è resa necessaria per garantire la libertà di movimento, ostacolata da parte della popolazione di etnia serba che aveva eretto una barricata permanente presidiando il blocco.

I militari dell’ORF, impegnati con funzione di deterrenza, in seguito una delicata mediazione con le rappresentanze locali, hanno assicurato la riapertura della viabilità.

A seguito di quanto accaduto i soldati italiani della KFOR Operational Reserve Force (ORF) hanno pertanto ricevuto l’incarico di presidiare la zona coinvolta al fine di garantire la libertà di movimento e mantenerne il controllo, attività che sarà svolta  con assetti Bersaglieri e del Genio Guastatori.

Fonte: Difesa

Iper Club doppi punti

Kosovo/ Studio di fattibilità. Giovani cittadini d’Europa? Ecco come!


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di Antonio Conte – Ecco una notizia che è destinata (forse) a cambiare le cose in Kosovo e più in generale negli equilibri politico istituzionali dei Balcani. L’avvio dello studio di fattibilità per la candidatura del Kosovo per il suo ingresso in Unione Europea, evento che di certo farà acuire l’attenzione degli investitori economici italiani e non solo nei territori dei monti e altopiani levantini.

Ma i nodi che ora giungono al pettine con questa notizia riguardano molti aspetti, dei quali ne mettiamo in luce uno. La teoria di cui parleremo è quella a cui darei il nome di “Teoria degli stati concentrici” ovvero “Che ne facciamo delle enclavi serbe?”

Se dopo aver definito a quali standard si deve attenere il Kosovo e dopo che i suoi cittadini abbiano camminato sulla “graticola ardente” dell’attuazione delle norme economiche e di civiltà saremmo di fronte ad uno scenario modificato realmente o solo di facciata? Il riferimento è evidentemente alle enclavi serbe nel nord del Kosovo, sotto il fiume Ibar. Zona calda nei rapporti tra Kosovo e Serbia.

La definizione di standard di civiltà prevede infatti il rispetto ed il dialogo di norme di buon vicinato, ma ancora di ieri la notizia di un arresto da parte della polizia serba di poliziotti kosovari in virtù del rispetto di una norma varata nel 1999, quando si era in piena guerra civile e con la repressione per finalità di pace da parte delle forze NATO e dell’Unione Europea. Allora toccò alle forze politiche di sinistra italiane al governo con Ministro del Consiglio l’On. Massimo D’Alema e On. Diliberto, i quali non ebbero, si dice, esitazioni di fronte ad una tale ecatombe fratricida, e misero a disposizione della Nato il territorio nazionale e l’Aeronautica militare per i bombardamenti cosiddetti “umanitari” sulla Serbia, allo scopo di farla desistere dai propositi di “pulizia etnica” nei confronti della popolazione musulmana. Queste ragioni umanitarie si tradussero in un pagamento di un prezzo politico per l’avvento dello stesso D’Alema alla presidenza del Consiglio. Ma questa è un’altra storia.

Come si diceva alcune delle conseguenze di questa violenza sprigionata dalla più assurde tra le guerre del ventesimo secolo è sotto gli occhi di tutti. Le enclavi appunto e consistono in aree abitate tradizionalmente da secoli da popolazioni serbe che a buon diritto ne conservano la proprietà, ma con costi di vivibilità altissimi: una sorta di auto-lager.

La migrazione di albanesi e il notevole numero di conflitti in queste aree ha reso “baluardo” queste comunità serbe, che si opponevano, e si oppongono, alla mobilitazione albanese. La questione sull’originalità del diritto di proprietà delle aree è cosa in effetti molto contesa tra le due etnie e nei discorsi emerge più nei serbi l’effetto dialogico di contenitore dell’espansione albanese: non solo dello stato di diritto reale di proprietà ma anche a livello culturale. La Serbia ha in effetti in dette aree una lunga e secolare storia e, … tratti emergenti sono testimoniati dalla nascita e tenuta di chiese come il Monastero di Decani ed il Patriarcato di Pec, perennemente assalite dagli albanesi. Tra l’altro origine della loro cristianità, è la loro terra santa.

Insomma è un braccio di ferro, e nessuna delle due comunità vuole abbandonare la contesa. Ma questo – si dice è una condizione sine qua non per entrare in Europa, requisito chiesto ad entrambe le comunità. Ora come non si può accettare che due litiganti pure armati, entrino nel salotto di casa, allo stesso modo l’Europa, e noi cittadini non possiamo accettare che tale situazione si procrastini ulteriormente, ancor più che si apprestano ad entrare in Europa di fatto a mano armata: o almeno il sospetto rimane.

Così come non si potrebbe accettare che una entri solo una o l’altra: o viceversa. La questione dei Balcani sembra dunque, dopo secoli di guerre palesi, striscianti o come dir si voglia arrivata a capolino. Si spera che a detto traguardo corrisponda anche una soluzione, pena altra guerra intestina, peggio ancora un’altro stallo secolare.

Insomma pare che la pari dignità non sia sufficiente a queste genti. Che la giustizia non basti. Non è che l’uno riconosca nell’altro il culto di una auto-supremazia? Non è che questi signori stiano credendo di essere più simili tra se, che tra gli altri? Intanto che la questione viene sciolta il rischio di mantenere ancora delle isole culturali non giova a nessuno, non giova alla gioventù serba che continuano a vivere emarginati e costretti da una forza centripeta verso la loro storia ed il passato (soprattutto si pensi a quei giovani che vivono nelle enclavi), in un modo che può sfociare in odio e asocialità pericolosa; non giova al giovane kosovaro per penserà di aver compiuto la democrazia a discapito del proprio simile: una democrazia ed un orgoglio verso la propria patria non può poggiare sull’odio; non giova alla comunità Europea, a quella Orientale, alla Russia, ecc. che invece di progresso economico, democratico rimarrebbero impigliati in un tranello costruito ad arte nei secoli da due civiltà che vedono – forse – nella contesa il modo per attrarre attenzione delle grandi forze economiche.

Quindi delle due l’una, o si fa la Pace davvero, con una vera collaborazione come gli stessi animali da soma insegnano, si ricordi la collaborazione tra asini. Collaborare o morire di fame.

Al Consiglio di Europa rimane dunque anche la responsabilità di accertare la diffusione di questa raccomandazione non solo sul piano istituzionale politico, ma anche sul piano amministrativo e che coinvolga anche le comunità ed ogni loro cittadino: serbo o albanese, rom o gorano che sia. Infine ai giovani, agli studenti del Kosovo si ricorda di fare dono di civiltà agli abitanti delle enclavi per riscattare la propria storia e dignità.

Solo così si potrà divenire un cittadino d’Europa.

Antonio Conte

A breve road map su liberalizzazione visti anche per kosovari

(ANSAmed) – BRUXELLES, 27 MAR – Oggi la Commissione europea ha avviato lo studio di fattibilita’ per un accordo di associazione Ue-Kosovo, il primo passo per il processo di integrazione europea. Lo rende noto, in occasione della sua visita oggi a Pristina, il commissario europeo alla politica di vicinato, Stefan Fule, sul sito web della Commissione Ue.

”Il lancio di oggi – afferma Fule – dello studio di fatttibilita’ per l’accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) con il Kosovo, traccia la via per ulteriori progressi del Kosovo verso l’Ue”. Un passo che secondo il commissario europeo ”apre una nuova era nelle relazioni Ue-Kosovo”.

I settori nei quali e’ necessario lavorare per Pristina sono quelli dello Stato di diritto, commercio, amministrazione pubblica, sviluppo economico, avvicinamento agli standard Ue.

Questi sforzi richiederanno ”un ampio sostegno pubblico e un impegno da parte di tutti i politici” ha detto Fule. Oltre all’avvio di questo studio, Pristina ”dovrebbe ottenere a breve la sua road-map su misura per la liberalizzazione dei visti” per l’area di Schengen, gia’ concessa ai cittadini degli altri paesi dei Balcani.

Il processo di integrazione deve contare sul consenso interno e sulle buone relazioni con i vicini. ”E’ essenziale per il futuro del Kosovo – ha concluso Fule – che le relazioni con la Serbia progrediscano rapidamente e in una direzione positiva”, anche con i serbi del nord del Kosovo.(ANSAmed)

Kosovo/ Testimonianza di un componente della minoranza serba del nord.


Un breve estratto dal documentario “Kosovo versus Kosovo” di Andrea Legni e Valerio Bassan. Il documentario racconta la vita della minoranza serba in Kosovo. Attualmente in fase di montaggio, “Kosovo versus Kosovo” sarà presentato a giugno 2012.

Kosovo/ Delegazione OSCE sui Balcani. Sì! Al coinvolgimento della Comunità per la difesa dei Diritti Umanitari Internazionale


(Radicali.it) PRISTINA, 22 marzo 2012. Una rappresentanza della Delegazione italiana all’Assembla parlamentare dell’OSCE, composta dall’on. Riccardo Migliori, Presidente della Delegazione e Vicepresidente dell’Assemblea OSCE, dall’on. Matteo Mecacci, Presidente della Commissione Democrazia, diritti umani e questioni umanitarie della medesima Assemblea, dai senatori Mauro Del Vecchio e Giuseppe Caforio, ha svolto una visita in Kosovo, dove ha sede la più ampia missione sul terreno dell’OSCE.

La Delegazione, nel corso dell’incontro con il Capo della Missione sul terreno dell’OSCE in Kosovo, Amb. Almhofer, ha approfondito i temi della presenza dell’OSCE in Kosovo, con particolare riferimento alla tutela dei diritti umani e delle minoranze.

La Delegazione ha inoltre visitato il Monastero ortodosso di Decani e il Patriarcato di Pec, centri di cultura e fede ortodossa presidiati dall’esercito italiano, approfondendo le condizioni di vita e la situazione dei diritti delle minoranze che insistono nell’area. Ha altresì visitato i comandi della Kfor e gli uffici Eulex, le enclavi serbe del sud del Kosovo e la città di Mitrovica. Ha inoltre incontrato il Viceministro degli Affari esteri del Kosovo, il Presidente del Parlamento del Kosovo e la Commissione Affari esteri nonché i rappresentati delle forze politiche e dei gruppi parlamentari. Ha espresso complessivamente una valutazione favorevole ad un ampio coinvolgimento della comunità internazionale per la difesa dei delicati equilibri politici ed istituzionali nell’area balcanica.

The logo of the mission
The logo of the mission (Photo credit: Wikipedia)

Al termine della missione la Delegazione ha unanimemente concordato sulla necessità che la comunità internazionale si faccia promotrice di una forte iniziativa politica per garantire che le minoranze in Kosovo, e in particolare quella serba, possano godere di una effettiva autonomia secondo le 19 raccomandazioni OSCE di Bolzano.

 KFOR blocca le strade nel nord. A rischio riunione delle strutture parallele serbe

Pristina, 21 mar 17:59 – (Agenzia Nova) – I serbi della regione di Ibarski Kolasin, nel Kosovo settentrionale, hanno bloccato oggi tre veicoli di Eulex (la missione dell’Unione europea) mentre tentavano di raggiungere il valico di frontiera di Brnjak, al confine con la Serbia, senza la scorta della Kfor (la forza militare a guida Nato). Quest’ultima ha reagito bloccando tutte le strade che conducono a Kosovska Mitrovica e a Zvecan, due delle quattro municipalità serbe del nord del Kosovo, come riferiscono i media locali. A causa del blocco, i consiglieri e i dirigenti del comune di Zubin Potok non sono riusciti ad arrivare a Zvecan, dove avrebbero dovuto partecipare a una riunione dei quattro comuni serbi del Kosovo settentrionale.

Sul tavolo dell’incontro, la questione delle elezioni locali serbe previste per il 6 maggio. I serbi locali affermano che Eulex non rispetta gli accordi, secondo cui un massimo di tre veicoli scortati dalla Kfor possono raggiungere ogni 24 ore i valichi di frontiera di Jarinje e Brnjak. La missione Ue nega l’esistenza di un simile accordo e chiede la massima libertà di movimento. (Kop)