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Pordenone/ Cronaca del Messaggero Veneto. Mercoledì 17 Ottobre 2012, di Lieta Zanatta


Il Comandante/ «Il ricordo più bello? I miei bersaglieri e il loro impegno»

di Lieta Zanatta – (scarica il pdf) Bisogna proprio dirlo: il colonnello Alfonso Cornacchia, di Aviano, è comandante amatissimo da tutti i ragazzi dell’11º Reggimento Bersaglieri di stanza alla “Leccis” di Orcenico. Lo si vede dall’affetto e dal rispetto con cui gli parlano. Lui, d’altronde, la cosa più bella che ricorda del Kosovo, sono proprio i ragazzi.

«Non è retorica. – dice – Con i miei bersaglieri ho vissuto 24 ore su 24 sul terreno. Mi hanno trasmesso tanto. Il mio ricordo più bello sono proprio loro, uomini e donne, che non mi hanno mai fatto sentire solo. La situazione nella provincia di Mitrovica è ancora difficile, soprattutto a Zubin Potoc. Ma conosco le loro autorità e sono fiducioso che continueranno a relazionarsi anche con il contingente austro-tedesco a cui abbiamo passato il testimone, anche se gli approcci con loro sono leggermente diversi».

Cornacchia ricorda i momenti difficili passati durante lo spiegamento, quando i Bersaglieri hanno dovuto affrontare una folla che impediva il passaggio dei loro mezzi che scortavano i funzionari Eulex per il Kosovo, non riconosciuti dalla popolazione serba di Mitrovica.

«La massima criticità è stata il 23 agosto proprio tra le barricate a Zubin Potoc, ma siamo riusciti a gestire la situazione. Abbiamo dovuto essere determinati per garantire la libertà di movimento senza azioni di forza che, grazie a Dio, non abbiamo mai applicato».

Ma ci sono stati anche momenti positivi e persino divertenti: «A un certo punto abbiamo avuto l’arrivo di un team dei lagunari, che ha portato un valore aggiunto al nostro lavoro aumentandone la capacità operativa, scatenata da una sana competizione con i bersaglieri, con il risultato di cementare lo spirito di corpo». Ad Alfonso Cornacchia resta invece nel cuore un grande dispiacere: «Michele Padula, il caporal maggiore di Montemesola (Taranto) mancato in Kosovo. La sua scomparsa ha toccato profondamente me e
tutto il reggimento, aumentandone ancor più l’unità».

Brigata Ariete, due medaglie al valore/ Consegnate ieri alla Leccis, al rientro dal Kosovo, a due caporal maggiori feriti durante scontri gestiti con professionalità

di Lieta Zanatta – Due medaglie “al valor dell’esercito” per celebrare il ritorno dal Kosovo dell’11 reggimento bersaglieri di Orcenico Superiore. Le ha consegnate personalmente il generale di corpo d’armata Roberto Bernardini, comandante delle Forze Operative Terrestri, intervenuto ieri alla cerimonia che si è tenuta alla caserma “Leccis” per salutare i fanti piumati al rientro dalla missione “Joint Enterprise” che li ha visti per sei mesi impegnati nella zona più calda dei Balcani.

A ricevere le medaglie d’argento e di bronzo sono stati rispettivamente i caporal maggiore scelto Alessio Riccardelli di Casarsa della Delizia e Nicola Mura di Azzano Decimo che, nel 2009, durante la permanenza in Libano dell’11esimo, si sono trovati a Khirbat Silim all’interno di un blindato durante alcuni disordini provocati dalla popolazione locale. I due bersaglieri erano stati colpiti da una violenta sassaiola, tanto da provocare loro profonde ferite al volto.

Eppure, nonostante il momento drammatico, hanno entrambi conservato sangue freddo, sparando per aria per disperdere i dimostranti, per evitare di travolgere con il mezzo cingolato la folla dove vi erano donne e bambini. Le tensioni per questi seicento ragazzi non sono mancate neanche in Kosovo, “paese fortemente instabile dalle tensioni etniche latenti”, come ha voluto ricordare lo stesso generale Bernardini.

«Quando si arriva in Kosovo per la prima volta, sembra tutto tranquillo – ha dichiarato il generale – Ci sono negozi, ipermercati, la gente sembra vivere una vita normale. Eppure dopo un po’ ci si accorge della latente difficoltà che emerge tra la popolazione. Lo sanno bene i bersaglieri dell’11 che sono stati coinvolti in episodi causati dalle varie etnie che per motivi diversi non vogliono andare d’accordo».

Il Kosovo si è autoproclamato indipendente nel 2008, ma la provincia nord di Mitrovica, a maggioranza serba, non vuole riconoscersi dentro i confini di questo neo stato a maggioranza albanese, e mantiene strutture parallele con Belgrado. Proprio qui i bersaglieri si sono trovati a dover fronteggiare dei tumulti con i locali, che avevano innalzato delle barricate sulle strade principali, per impedire il passaggio di funzionari Eulex, la struttura che sta aiutando il Kosovo a costruire lo stato di diritto. Una situazione delicata per permane anche adesso che il trasferimento di consegne è stato passato al contingente austro-tedesco.

Durante la cerimonia, il comandante dell’11º, il colonnello Alfonso Cornacchia, ha voluto ricordare due bersaglieri che ora non ci sono più: Michele Padula, trovato morto in una delle postazioni avanzate, e Paolo Fiorindo, scomparso giusto una settimana fa a seguito di un grave incidente motociclistico.

Ciriani al rientro dal Medio Oriente

Si è conclusa ieri la missione del presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, dai soldati dell’Ariete impegnati in Libano. Prima di rientrare in patria, Ciriani ha visitato i reparti carristi guidati dal comandante Ferdinando Frigo, e poi ha incontrato il suo omologo locale, il presidente delle municipalità di Tiro, Abdel Al Husseini. «Mi ha colpito l’apprezzamento degli amministratori locali libanesi nei confronti dei militari dell’Ariete – ha riferito – e nell’ambito delle forze internazionali che operano in questo teatro gli italiani sono di gran lunga i più amati e rispettati dalla popolazione».

Ciriani e Al Husseini stanno  ipotizzando possibili collaborazioni nel campo economico e degli scambi culturali e scolastici. In arrivo a Pordenone anche un’autorità libanese che opera in Italia per approfondire eventuali progetti comuni.

Ma in Libano si rischia ancora/ Parlano i nostri militari. «Ci manca casa, le vere missioni le fanno a casa le mogli»

di Lieta Zanatta – Sta seduto, assorto, accanto a un tavolino sulla terrazza del bar della base di Al-Mansouri, davanti al mare. Guarda la luna calante che riluce incipriata dal rosa del tramonto, il colore che in questa parte del Paese dei Cedri spolvera tutto, strade, case, campi e pietre. Hai capelli grigi, ne ha tante di missioni alle spalle.

Parla quasi imbarazzato, si giustifica con un mezzo sorriso. «Anche se oggi è semplice telefonare, o con un click via Skype vedere e parlare con i propri cari, la famiglia manca tanto – dice lentamente, con pudore -. Non potrei stare qui né da nessun’altra parte, se non avessi a casa una moglie che si è fatta carico di seguire i figli, farli crescere, aspettarmi ogni volta. Le vere missioni, le ha fatte tutte lei». Si prende una pausa, si volge di nuovo verso la luna. «Qui in Libano molto meno, ma in Afghanistan, negli avamposti, dove si sta giorni e giorni isolati, guardavo la luna intensamente. Sapevo che mia moglie la stava osservando anche lei, in quel preciso momento. Ci parlavamo, comunicavamo così».

Ad Al-Mansouri in Libano, dov’è dislocato Italbatt, il 32º reggimento carri di Tauriano sotto il comando del colonnello Ferdinando Frigo, il calar del sole è uno spettacolo che non lascia indifferente nessuno, e predispone gli animi. «Sono entrato nell’esercito 11 anni fa come volontario – dice Dario Del Fabbro, 31 anni, tenente che vive a Spilimbergo una scelta che mi ha permesso di fare una vita molto varia e intensa. La possibilità di fare delle missioni poi, come questa in Libano, riesce a dare più consapevolezza personale che non restare a casa».

Luca Gesualdi, caporal maggiore 26enne, viene dalla Basilicata, ma vive a Basagliapenta. «In Friuli vivo da 4 anni emi trovo molto bene. Qui in Libano sono alla seconda missione, come addetto alla ralla e conduttore». «Sono contento di fare questo mestiere – chiosa Fabio Zulian, capitano che vive a Codroipo perché mi dà la possibilità di mettere in pratica gli studi fatti, muovermi, andare all’estero».

Nell’avamposto 1-31 ai confini di Israele, situato tra i campi minati di un paesaggio riarso e polveroso lungo la Blue Line, c’è una squadra dell’11º bersaglieri di Orcenico Superiore, reggimento inquadrato nell’Ariete. Tra loro Antonella Lala, 26enne caporal maggiore. «Fiera e contenta di essere un soldato» dice sorridendo. Truccata e curata, la mimetica non le ha tolto la femminilità. «Prima stavo nei paracadutisti. A casa siamo un po’ tutti in grigio-verde. Mio fratello si è arruolato prima di me. Anche il mio fidanzato è un para’ di stanza a Legnano. E’ una bella sfida essere donna e fare questo mestiere, perché il nostro genere ha delle potenzialità che vanno valorizzate. Non solo gli uomini hanno forza».

A Shama Alberto Bruno, sergente maggiore addetto alla sicurezza, non si ferma un attimo. Esegue i comandi dell’ufficio della pubblica informazione, coordina gli ospiti che arrivano nella base a vario titolo, si occupa dei loro alloggi e necessità, è fotografo gentile e instancabile. Mostra con orgoglio la foto della moglie Valentina, che sembra una miss, e dei due figli che lo aspettano a Cordenons, dove abita dal 2000. Dal 1997 è con la Brigata Ariete. Kosovo, Iraq, Bosnia, Afghanistan, Libano: questa è la sua decima missione. Anche lui, come tutti dell’Ariete, sta lasciando a questo Paese, un pezzetto della sua professionalità e passione, piccoli mattoni che contribuiscono al grande lavoro per la pace. Tutto Made in Friuli. (l.z.)

Kosovo/ Termine Missione per i Militari Italiani dell’Operational Reserve Force


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Novo Selo, Kosovo, 29 settembre 2012 – Oggi alle ore 18.30, presso la base militare francese di Camp De Lattre, il Comandante della Kosovo Force (KFOR), Generale di Divisione Volker HALBAUER ha presenziato alla cerimonia di Trasferimento di Autorità tra il contingente italiano della KFOR Operational Reserve Force (ORF), comandata dal Col. Alfonso CORNACCHIA, ed il contingente austro-tedesco.

Durante la cerimonia, il Comandante di KFOR ha riconosciuto e lodato l’operato dei militari italiani ed ha insignito il Col. CORNACCHIA della medaglia NATO per le operazioni svolte in questo teatro operativo.

La missione, durata sei mesi, ha avuto lo scopo di mantenere un ambiente sicuro nel quale gli organismi governativi, le agenzie internazionali e la popolazione possano vivere e lavorare per il progresso del paese.

E’ stata questa la prima volta in cui un reparto italiano ha operato così a lungo in quest’area nel nord del Kosovo, dall’abitato di Kosovska Mitrovica fino al confine amministrativo con la Serbia centrale, tuttora al centro dell’attenzione politica e dei media a causa del rischio di scontri tra le etnie serba ed albanese.

Le operazioni hanno previsto il presidio di zone chiave con postazioni avanzate permanenti, posti di osservazione e controllo, pattuglie, scorte di sicurezza, controllo di civili durante dimostrazioni locali, bonifica di ordigni esplosivi, attività di cooperazione con l’esercito serbo. Di particolare rilevanza sono state le operazioni svolte durante le elezioni nazionali in Serbia, la chiusura di valichi non autorizzati lungo il confine amministrativo con la Serbia centrale, il mantenimento della libertà di movimento messo a rischio da barricate erette da manifestanti.

A fattor comune in tutte le operazioni, i continui contatti con tutte le autorità, organizzazioni internazionali, rappresentanti locali e popolazione di ogni etnia sono stati la risorsa vincente per instaurare cordiali rapporti di comprensione reciproca e risolvere situazioni potenzialmente a rischio.

Il KFOR Operational Reserve Force è un’unità multinazionale alle dirette dipendenze del Comandante KFOR. E’ stato costituito su base dell’11° Reggimento Bersaglieri di stanza ad Orcenico Superiore (PN), ed include anche i seguenti reparti:
– una Compagnia Infanterie de Marine dell’Esercito francese,
– un plotone del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona
– un plotone del 7° Reggimento Difesa NBC di Civitavecchia (RM)
– un plotone del 7° Reggimento Trasmissioni – Sacile (PN)
– una squadra del Reggimento Lagunari “Serenissima”
– un nucleo Carabinieri
per un totale di circa 600 militari.

Kosovo/ La KFOR ha bloccato la strada verso Rajetića


See on Scoop.itAntonio Conte

Sacile, 23 agosto 2012 14:15 – (BeLoveRevolution) – Le forze della KFOR hanno bloccato, secondo l’Ufficio del Kosovo e Metohija, la strada che porta verso Rajetića di fatti interrompendo così il trasporto di cibo e altre forniture di Kosovska Mitrovica, Leposavic, Zubin Potok e Zvecan.
L’Ufficio per il Kosovo e Metohija e il governo serbo accusano KFOR di aver agito senza alcun preavviso: «Prevenire tutti i trasporti di merci, indipendentemente dal peso e dalla natura degli stessi, ha reso impossibile il trasporto di prodotti alimentari e di altro alle popolazioni di Kosovska Mitrovica, Leposavic, Zubin Potok e Zvecan», si legge sulla nota rilasciata dalle autorità serbe.
Aggiungendo inoltre che la KFOR “causa gravi rischi per la salute umana e la conservazione dei beni” obbligando i camion di cibo e medicine ad attendere sotto il sole di agosto ad alte temperature.
Il comunicato si conclude con l’auspicio: «L’Ufficio del Governo per il Kosovo e Metohija ha invitato la KFOR a rispettare il proprio mandato e a fare tutto quanto in proprio potere per garantire la sicurezza per il popolo del Kosovo e Metohija».

See on beloverevolution.org

Kosovo/ I Militari Italiani dell’ORF in pattuglia con l’esercito serbo


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Map of the KFOR-Sectors, 2002
Map of the KFOR-Sectors, 2002 (Photo credit: Wikipedia)

di Antonio Conte – Novo Selo, Kosovo, 24 luglio 2012. In una nota diramata dagli Affari Pubblici del Quartier Generale del Comando del Battaglione Kosovo Force (KFOR) si rende noto che i militari italiani inquadrati nell’Operational Reserve Force (ORF) con l’esercito regolare serbo stanno portando avanti un servizio di pattugliamento lungo il confine amministrativo denominato dagli operatori militari Administrative Boundary Line (ABL) che insiste tra il Kosovo e la Serbia.

Tra i compiti dopo il servizio di perlustrazione e pattugliamento quello di stilare una relazione di servizio in caso di scoperta di aperta violazione o di palesi illeciti.

Si tratta di un compito importante che costruisce standard comuni e favorisce la reciproca conoscenza e stima, sia tra le forze armate che tra gli uomini di queste.

Integrano il servizio postazioni avanzate nel nord del paese con posti di controllo, pattuglie e continui contatti con le autorità, con le rappresentanze locali della popolazione di ciascuna etnia.

L’attività è di routine ed è svolta periodicamente nell’ambito della Joint Implementation Commission (JIC), organismo interno a KFOR. Tale unità operativa ha il compito di garantine il rispetto degli accordi militari nonchè di mantenere saldi i rapporti di cooperazione con le forze della Repubblica serba.

Antonio Conte


Cenni sulle municipalità del Kosovo e divisione amministrativa

Srbica (in albanese Skënderaj; in serbo: Србица / Srbica) è una città del Kosovo, nel Distretto di Kosovska Mitrovica. E’ indicato in mappa con il numero 22. Altre notizie sono fornite dalla scheda del sito dell’OSCE. Questa definisce come regione centrale Mitrovicë/Mitrovica e copre otto municipalità ed include Skenderaj/Srbica. 

Scheda OSCE

La municipalità si divide nelle seguenti frazioni e villaggi:

Baks, Banja, Broćna, Vitak, Voćnjak, Gornja Klina, Gornje Prekaze, Gornji Obilić, Donja Klina, Donje Obrinje, Donje Prekaze, Donji Obilić, Doševac, Izbica, Kladernica, Kožica, Kostrc, Kotore, Krasalić, Krasmirovac, Kruševac, Kućica, Lauša, Leočina, Likovac, Ljubovac, Makrmalj, Marina, Mikušnica, Murga, Novo Selo, Ovčarevo, Padalište, Plužina, Poljance, Prelovac, Radiševo, Rakitnica, Rezala, Rudnik, Srbica, Srednja Klina, Suvo Grlo, Tica, Trnavce, Turićevac, Tušilje, Ćirez, Čitak e Čubrelj.

Mappa dei comuni
(primo nome è albanese, il secondo è serbo)

01. Deçan / Dečani
02. Dragash / Dragaš
03. Gjakovë / Đakovica
04. Gllogovc / Glogovac
05. Gjilan / Gnjilane
06. Istog / Istok
07. Kaçanik / Kačanik
08. Kamenicë / Kosovska Kamenica
09. Klinë / Klina
10. Fushë Kosovë / Kosovo Polje
11. Leposaviq / Leposavić
12. Lipjan / Lipljan
13. Malishevë / Mališevo
14. Mitrovicë / Kosovska Mitrovica
15. Novobërdë / Novo Brdo
16. Obiliq / Obilić
17. Rahovec / Orahovac
18. Pejë / Peć
19. Podujevë / Podujevo
20. Prishtinë / Priština
21. Prizren
22. Skënderaj / Srbica
23. Shtërpcë / Štrpce
24. Shtime / Štimlje
25. Suharekë / Suva Reka
26. Ferizaj / Uroševac
27. Viti / Vitina
28. Vushtrri / Vučitrn
29. Zubin Potok
30. Zveçan / Zvečan

Kosovo/ ORF. Aumenta l’impegno dei militari nella cooperazione con altre organizzazioni internazionali


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di Antonio Conte – Kosovo. Le Forze Armate italiane ed i nostri militari impegnati nell’Operational Reserve Force (ORF) stanno aumentando il proprio ruolo nella cooperazione con altre organizzazioni internazionali e con le autorità locali.

Dalla breve nota della difesa si può leggere una lista dei lavori in corso e a oggi possono dirsi terminate le seguenti operazioni:

  • bonifica di ordigni esplosivi (EOD) presso una base avanzata di EULEX (la forza di polizia dell’Unione Europea), ubicata sul confine amministrativo tra Kosovo e Serbia centrale. L’attività è conseguente al rinvenimento di due bombe a mano nell’accampamento di EULEX avvenuto la scorsa settimana;
  • intervento di demolizione di un edificio pericolante nel centro storico di Prizren, in area di operazioni tedesca, in cooperazione con la locale municipalità, a mezzo di personale e macchine operatrici del Genio Guastatori italiano;
  • riqualificazione urbana dell’area circostante il monastero serbo degli Arcangeli, nelle vicinanze Prizren, in cooperazione con l’esercito svizzero e la municipalità di Prizren, volte alla rimozione di postazioni di sicurezza di KFOR, ormai obsolete in relazione al miglioramento delle condizioni di sicurezza;
  • pianificazione di pattuglie congiunte sul territorio con personale di EULEX e la Kosovo Police, in accordo con la municipalità di Zubin Potok per garantire libertà di movimento e prevenire il traffico illegale di legname.

Prosegue invece in modo serrato l’attività di controllo del territorio ed il presidio con postazioni avanzate nel nord del paese.

AC

Note Geografiche e Amministrative

Zubin Potok

Zubin Potok (in albanese Zubin Potok; in serbo: Зубин Поток / Zubin Potok) è una città del Kosovo, nel Distretto di Kosovska Mitrovica. La doppia denominazione è una caratteristiche dovuta alla presenza di diverse etnie. Prima serba, questa zona, come d’altra parte tutto il Kosovo, sta conquistando una sua indipendenza amministrativa e politica, facente capo al governo centrale denominato Kosovo, appunto, che ha proclamato la sua indipendenza in modo unilaterale il 17 Febbraio 2008. Il processo è conseguente alle guerre iniziate in seguito alla disgregazione della Ex Jugoslavia del governo Tito, e con la cessazione di queste con l’intervento dei paesi occidentali, tra cui l’Italia. Questo intervento determinò la Risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite numero 1244 del 1999, ed il Kosovo fu provvisto di un governo e un parlamento provvisori posti sotto il protettorato internazionale UNMIK e NATO.

La municipalità Zubin Potok si divide nelle seguenti frazioni e villaggi:

Babiće, Babudovica, Banja, Bojnoviće, Brnjak, Bube, Burlate, Velika Kaludra, Velji Breg, Vitakovo, Vojmisliće, Vrba, Vukojeviće, Vukosavljeviće, Gazivode, Gornje Varage, Gornji Jasenovik, Gornji Strmac, Dobroševina, Donje Varage, Donji Jasenovik, Dragalica, Drainoviće, Dren, Žarevi, Zagrađe, Zagulje, Zečeviće, Zubin Potok, Zupče, Jabuka, Jagnjenica, Junake, Kijevce, Klečke, Kobilja Glava, Kovače, Kozarevo, Kopiloviće, Krligate, Ledenik, Lučka Reka, Mala Kaludra, Međeđi Potok, Oklace, Padine, Paruci, Prevlak, Prelez, Preseka, Pridvorica, Rančiće, Rezala, Rujište, Tušiće, Ugljare, Crepulja, Čabra, Čečevo, Češanoviće, Čitluk, Šipovo e Štuoce.

Antonio Conte