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Kosovo/ Pristina. Cambio al vertice del Reggimento Carabinieri MSU



Pristina, 07 Dicembre 2013 – Questa mattina, il Colonnello Mario DI IULIO ha ceduto al parigrado Colonnello Gregorio DE MARCO il comando del Reggimento Carabinieri MSU (Multinational Specialized Unit).

La cerimonia di avvicendamento è stata presieduta dal Generale di Divisione Salvatore FARINA Comandante della NATO Kosovo Force (KFOR). Erano presenti all’evento il Ministro dell’Interno del Kosovo Mr. Bajram REXHEPI, l’Ambasciatore italiano in Kosovo, SE Andreas FERRARESE il Comandante della Seconda Brigata Mobile dei Carabinieri Generale di Brigata Sebastiano COMITINI, il Comandante delle Kosovo Sicurity Forces Tenente Generale Kadri Kastrati oltre a numerosissime autorità civili religiose e militari.

Il Colonnello DE IULIO lascia il comando dopo un anno di permanenza in questo Paese alla testa del Reggimento MSU.

image002Nel discorso di commiato il Colonnello DI IULIO ha ripercorso le fasi salienti del suo periodo in Kosovo ricordando l’impegno dei carabinieri italiani a favore della stabilizzazione di questa area dei balcani. In particolare ha voluto mettere in evidenza il contributo fornito a KFOR dagli uomini della sua unità permanentemente schierati nella città di Mitrovica situata a nord del fiume Ibar caratterizzata dalla presenza di popolazione di etnia serba.

Pattugliamento a piedi e a bordo dei mezzi, posti di controllo nelle più importanti aree della città, interazione con le autorità civili e religiose locali e con la popolazione di Mitrovica, presenza costante nell’arco delle ventiquattr’ore tutti i giorni dell’anno è stata la sintesi operativa presentata dal Colonnello DI IULIO.

Il Generale FARINA, a sua volta, ha messo in risalto l’eccezionale contributo che i Carabinieri dell’MSU, perfettamente integrati nel dispositivo di KFOR dal lontano 1999 anno di inizio dell’operazione a leadership NATO, forniscono alle operazioni che KFOR conduce quotidianamente in tutta l’area.

In particolare COM KFOR ha ricordato quanto determinante sia stato l’apporto operativo di ogni singolo uomo del Reggimento proprio durante le ultime elezioni amministrative che, per la prima volta, si sono svolte su tutto il territorio del Kosovo senza distinzione di religione, lingua o etnia: un successo per il popolo del Kosovo e per KFOR.

In questa specifica circostanza i Carabinieri dell’MSU, dislocati nei punti nevralgici del dispositivo di sicurezza di KFOR all’interno della città di Mitrovica, hanno contribuito in maniera determinante proprio in virtù della loro riconosciuta professionalità ed autorevolezza, a garantire ai cittadini di poter esercitare il proprio diritto al voto in un ambiente pacifico.

“Vorrei inoltre pubblicamente ringraziare il quì presente Mr. Bajram REXHEPI  Ministro degli Interni del Kosovo” ha poi aggiunto il Generale FARINA, “per l’elevatissima professionalità, senso del dovere, dedizione che le Forze di Polizia del Kosovo hanno dimostrato proprio in occasione delle passate elezioni amministrative: un esempio per tutti di fruttuosa collaborazione tra le istituzioni. Oltre a ciò vorrei mettere in evidenza lo spirito e la maturità democratica dimostrata da tutta la popolazione del Kosovo durante la tornata elettorale”.

La cerimonia è proseguita con il passaggio della bandiera della NATO che è stata consegnata al Generale FARINA dal comandante cedente per essere poi passata al subentrante.

e.m.

Pordenone/ Cronaca del Messaggero Veneto. Mercoledì 17 Ottobre 2012, di Lieta Zanatta


Il Comandante/ «Il ricordo più bello? I miei bersaglieri e il loro impegno»

di Lieta Zanatta – (scarica il pdf) Bisogna proprio dirlo: il colonnello Alfonso Cornacchia, di Aviano, è comandante amatissimo da tutti i ragazzi dell’11º Reggimento Bersaglieri di stanza alla “Leccis” di Orcenico. Lo si vede dall’affetto e dal rispetto con cui gli parlano. Lui, d’altronde, la cosa più bella che ricorda del Kosovo, sono proprio i ragazzi.

«Non è retorica. – dice – Con i miei bersaglieri ho vissuto 24 ore su 24 sul terreno. Mi hanno trasmesso tanto. Il mio ricordo più bello sono proprio loro, uomini e donne, che non mi hanno mai fatto sentire solo. La situazione nella provincia di Mitrovica è ancora difficile, soprattutto a Zubin Potoc. Ma conosco le loro autorità e sono fiducioso che continueranno a relazionarsi anche con il contingente austro-tedesco a cui abbiamo passato il testimone, anche se gli approcci con loro sono leggermente diversi».

Cornacchia ricorda i momenti difficili passati durante lo spiegamento, quando i Bersaglieri hanno dovuto affrontare una folla che impediva il passaggio dei loro mezzi che scortavano i funzionari Eulex per il Kosovo, non riconosciuti dalla popolazione serba di Mitrovica.

«La massima criticità è stata il 23 agosto proprio tra le barricate a Zubin Potoc, ma siamo riusciti a gestire la situazione. Abbiamo dovuto essere determinati per garantire la libertà di movimento senza azioni di forza che, grazie a Dio, non abbiamo mai applicato».

Ma ci sono stati anche momenti positivi e persino divertenti: «A un certo punto abbiamo avuto l’arrivo di un team dei lagunari, che ha portato un valore aggiunto al nostro lavoro aumentandone la capacità operativa, scatenata da una sana competizione con i bersaglieri, con il risultato di cementare lo spirito di corpo». Ad Alfonso Cornacchia resta invece nel cuore un grande dispiacere: «Michele Padula, il caporal maggiore di Montemesola (Taranto) mancato in Kosovo. La sua scomparsa ha toccato profondamente me e
tutto il reggimento, aumentandone ancor più l’unità».

Brigata Ariete, due medaglie al valore/ Consegnate ieri alla Leccis, al rientro dal Kosovo, a due caporal maggiori feriti durante scontri gestiti con professionalità

di Lieta Zanatta – Due medaglie “al valor dell’esercito” per celebrare il ritorno dal Kosovo dell’11 reggimento bersaglieri di Orcenico Superiore. Le ha consegnate personalmente il generale di corpo d’armata Roberto Bernardini, comandante delle Forze Operative Terrestri, intervenuto ieri alla cerimonia che si è tenuta alla caserma “Leccis” per salutare i fanti piumati al rientro dalla missione “Joint Enterprise” che li ha visti per sei mesi impegnati nella zona più calda dei Balcani.

A ricevere le medaglie d’argento e di bronzo sono stati rispettivamente i caporal maggiore scelto Alessio Riccardelli di Casarsa della Delizia e Nicola Mura di Azzano Decimo che, nel 2009, durante la permanenza in Libano dell’11esimo, si sono trovati a Khirbat Silim all’interno di un blindato durante alcuni disordini provocati dalla popolazione locale. I due bersaglieri erano stati colpiti da una violenta sassaiola, tanto da provocare loro profonde ferite al volto.

Eppure, nonostante il momento drammatico, hanno entrambi conservato sangue freddo, sparando per aria per disperdere i dimostranti, per evitare di travolgere con il mezzo cingolato la folla dove vi erano donne e bambini. Le tensioni per questi seicento ragazzi non sono mancate neanche in Kosovo, “paese fortemente instabile dalle tensioni etniche latenti”, come ha voluto ricordare lo stesso generale Bernardini.

«Quando si arriva in Kosovo per la prima volta, sembra tutto tranquillo – ha dichiarato il generale – Ci sono negozi, ipermercati, la gente sembra vivere una vita normale. Eppure dopo un po’ ci si accorge della latente difficoltà che emerge tra la popolazione. Lo sanno bene i bersaglieri dell’11 che sono stati coinvolti in episodi causati dalle varie etnie che per motivi diversi non vogliono andare d’accordo».

Il Kosovo si è autoproclamato indipendente nel 2008, ma la provincia nord di Mitrovica, a maggioranza serba, non vuole riconoscersi dentro i confini di questo neo stato a maggioranza albanese, e mantiene strutture parallele con Belgrado. Proprio qui i bersaglieri si sono trovati a dover fronteggiare dei tumulti con i locali, che avevano innalzato delle barricate sulle strade principali, per impedire il passaggio di funzionari Eulex, la struttura che sta aiutando il Kosovo a costruire lo stato di diritto. Una situazione delicata per permane anche adesso che il trasferimento di consegne è stato passato al contingente austro-tedesco.

Durante la cerimonia, il comandante dell’11º, il colonnello Alfonso Cornacchia, ha voluto ricordare due bersaglieri che ora non ci sono più: Michele Padula, trovato morto in una delle postazioni avanzate, e Paolo Fiorindo, scomparso giusto una settimana fa a seguito di un grave incidente motociclistico.

Ciriani al rientro dal Medio Oriente

Si è conclusa ieri la missione del presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, dai soldati dell’Ariete impegnati in Libano. Prima di rientrare in patria, Ciriani ha visitato i reparti carristi guidati dal comandante Ferdinando Frigo, e poi ha incontrato il suo omologo locale, il presidente delle municipalità di Tiro, Abdel Al Husseini. «Mi ha colpito l’apprezzamento degli amministratori locali libanesi nei confronti dei militari dell’Ariete – ha riferito – e nell’ambito delle forze internazionali che operano in questo teatro gli italiani sono di gran lunga i più amati e rispettati dalla popolazione».

Ciriani e Al Husseini stanno  ipotizzando possibili collaborazioni nel campo economico e degli scambi culturali e scolastici. In arrivo a Pordenone anche un’autorità libanese che opera in Italia per approfondire eventuali progetti comuni.

Ma in Libano si rischia ancora/ Parlano i nostri militari. «Ci manca casa, le vere missioni le fanno a casa le mogli»

di Lieta Zanatta – Sta seduto, assorto, accanto a un tavolino sulla terrazza del bar della base di Al-Mansouri, davanti al mare. Guarda la luna calante che riluce incipriata dal rosa del tramonto, il colore che in questa parte del Paese dei Cedri spolvera tutto, strade, case, campi e pietre. Hai capelli grigi, ne ha tante di missioni alle spalle.

Parla quasi imbarazzato, si giustifica con un mezzo sorriso. «Anche se oggi è semplice telefonare, o con un click via Skype vedere e parlare con i propri cari, la famiglia manca tanto – dice lentamente, con pudore -. Non potrei stare qui né da nessun’altra parte, se non avessi a casa una moglie che si è fatta carico di seguire i figli, farli crescere, aspettarmi ogni volta. Le vere missioni, le ha fatte tutte lei». Si prende una pausa, si volge di nuovo verso la luna. «Qui in Libano molto meno, ma in Afghanistan, negli avamposti, dove si sta giorni e giorni isolati, guardavo la luna intensamente. Sapevo che mia moglie la stava osservando anche lei, in quel preciso momento. Ci parlavamo, comunicavamo così».

Ad Al-Mansouri in Libano, dov’è dislocato Italbatt, il 32º reggimento carri di Tauriano sotto il comando del colonnello Ferdinando Frigo, il calar del sole è uno spettacolo che non lascia indifferente nessuno, e predispone gli animi. «Sono entrato nell’esercito 11 anni fa come volontario – dice Dario Del Fabbro, 31 anni, tenente che vive a Spilimbergo una scelta che mi ha permesso di fare una vita molto varia e intensa. La possibilità di fare delle missioni poi, come questa in Libano, riesce a dare più consapevolezza personale che non restare a casa».

Luca Gesualdi, caporal maggiore 26enne, viene dalla Basilicata, ma vive a Basagliapenta. «In Friuli vivo da 4 anni emi trovo molto bene. Qui in Libano sono alla seconda missione, come addetto alla ralla e conduttore». «Sono contento di fare questo mestiere – chiosa Fabio Zulian, capitano che vive a Codroipo perché mi dà la possibilità di mettere in pratica gli studi fatti, muovermi, andare all’estero».

Nell’avamposto 1-31 ai confini di Israele, situato tra i campi minati di un paesaggio riarso e polveroso lungo la Blue Line, c’è una squadra dell’11º bersaglieri di Orcenico Superiore, reggimento inquadrato nell’Ariete. Tra loro Antonella Lala, 26enne caporal maggiore. «Fiera e contenta di essere un soldato» dice sorridendo. Truccata e curata, la mimetica non le ha tolto la femminilità. «Prima stavo nei paracadutisti. A casa siamo un po’ tutti in grigio-verde. Mio fratello si è arruolato prima di me. Anche il mio fidanzato è un para’ di stanza a Legnano. E’ una bella sfida essere donna e fare questo mestiere, perché il nostro genere ha delle potenzialità che vanno valorizzate. Non solo gli uomini hanno forza».

A Shama Alberto Bruno, sergente maggiore addetto alla sicurezza, non si ferma un attimo. Esegue i comandi dell’ufficio della pubblica informazione, coordina gli ospiti che arrivano nella base a vario titolo, si occupa dei loro alloggi e necessità, è fotografo gentile e instancabile. Mostra con orgoglio la foto della moglie Valentina, che sembra una miss, e dei due figli che lo aspettano a Cordenons, dove abita dal 2000. Dal 1997 è con la Brigata Ariete. Kosovo, Iraq, Bosnia, Afghanistan, Libano: questa è la sua decima missione. Anche lui, come tutti dell’Ariete, sta lasciando a questo Paese, un pezzetto della sua professionalità e passione, piccoli mattoni che contribuiscono al grande lavoro per la pace. Tutto Made in Friuli. (l.z.)

Kosovo/ Incidenti a Nord. Un militare Nato e tre serbi feriti


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Continuano i blocchi stradali contro sovranità di Pristina

Belgrado, 1 giu. ( TMNews ) – E’ di tre civili serbi e un militare della missione Nato, Kfor, il bilancio – ancora provvisorio – dei feriti negli scontri di stamani nel Nord del Kosovo, tra la popolazione serba in protesta e le truppe internazionali. Uwe Nowitzki, portavoce Kfor, ha confermato ai media locali che “un soldato è stato ferito durante un’operazione a Rudare”. In questa località del Nord del Kosovo, i militari sono intervenuti per smantellare uno dei blocchi stradali allestiti dai serbi, in protesta contro il progressivo consolidamento dell’autorità di Pristina nei ‘loro’ territori.

All’arrivo dei mezzi Nato, il suono delle sirene d’allarme ha richiamato migliaia di persone a dare man forte alle barricate. Secondo le cronache locali, i militari hanno ricorso a gas lacrimogeni per disperdere la folla. L’ospedale di Mitrovica Nord, capoluogo della regione, ha confermato il ricovero di tre civili coinvolti negli incidenti, uno dei quali “in gravi condizioni”. Ci sarebbero poi “altri feriti, ma sono bloccate anche le ambulanze” A Rudare, località teatro degli incidenti, infatti “la situazione è ancora molto tesa, il paese è completamente bloccato e sorvolato incessantemente dagli elicotteri Nato”. Lo riferisce l’agenzia Beta.

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Kosovo/ Rientro del reparto Alpino. «Noi militari trentini, in Kosovo portiamo pace»


Il racconto dei protagonisti della delicata missione tra serbi e albanesi. Tante tensioni etniche, ma anche grazie agli alpini arriva la nostra solidarietà

Guarda il video ] di Luigi Carretta – PEC. Una maggioranza albanese che non scorda e una comunità serba che si sente continuamente minacciata, una generazione che ha perso più di un parente nella furiosa guerra civile, che non può né vuole dimenticare. Questo il quadro in cui gli alpini di Trento (ieri la cerimonia per il rientro) si sono dovuti muovere nei lunghi mesi in cui hanno operato nel teatro balcanico. Al comando del reparto un trentino doc, il Colonnello Andrea Borzaga, uscito dall’Accademia di Modena nel 1985 e tornato nella sua città natale dal settembre 2011 a comandare il reparto. Insieme agli alpini di Trento operano anche sloveni, austriaci, ungheresi e svizzeri, ogni gruppo con incarichi di sorveglianza diversi, ma tutti ugualmente importanti.

«La nostra missione di mantenimento di pace nel Kosovo continua» – spiega il comandante. «La situazione sul terreno non è molto mutata negli ultimi tempi. La posizione più critica è senza dubbio al Nord, nella città di Mitrovica dove abbiamo registrato delle proteste».

Ai soldati trentini spetta il controllo dei siti di interesse storico, artistico e religioso. «Abbiamo dei nostri soldati che prestano servizio di guardia all’esterno, e pattuglie nelle zone di maggiore tensione multietnica».

Proprio con una di queste pattuglie abbiamo visitato nelle scorse settimane la città di Mitrovica, nel nord del paese : una città divisa in due dal fiume Ibar, di qua i kosovari albanesi, di là i serbi. In mezzo un ponte, chiuso dai serbi con una barriera fatta di terra e sassi, continuamente presidiato da alcuni civili dall’aria poco amichevole. Una annoiata pattuglia della polizia kosovara presidia il ponte, fumando in macchina per proteggersi dal freddo, mentre un cane randagio ha trovato invece temporaneo riparo sotto il blindato sloveno che presidia il ponte. Impossibile non notare la presenza del mostro d’acciaio, attorniato da alcuni soldati. Ma il blindato non monta armi: «cerchiamo di tenere bassa la tensione, spiega un capitano sloveno, ci facciamo vedere ma senza toni aggressivi».

Con il Tenente Colonnello Memoli attraversiamo il fiume, in un altro punto. I serbi da questa parte sono stati abbandonati da tutti: da Pristina, capitale a maggioranza albanese. Qui la paga media è di 150 euro al mese «I rapporti con le istituzioni sono ottimi, facciamo parecchia attività di cooperazione con i civili» – spiega ancora il Colonnello Borzaga. E cioè? «E’ stato appena completato il progetto di una centrale per la trasformazione del latte con materiali e mungitrici per creare una filiera di produzione».

Proprio la Provincia di Trento è da anni impegnata in Kosovo, con il progetto “Trentino per il Kosovo”. Tecnici locali si sono formati all’Istituto di San Michele, l’idea, per ora vincente, è di favorire una reale crescita agricola, ed economica. Ma rimangono comunque sacche di povertà, che si cerca di aiutare : «Con l’Associazione Alpini di Trento abbiamo raccolto molto vestiario, che abbiamo distribuito a più riprese ai bambini di Pec e del circondario. Abbiamo un ottimo rapporto con le scuole vicine, che spesso vengono a visitarci. Per loro abbiamo costruito anche piccoli tratti di strada».

26 maggio 2012