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Siria/ L’Infanzia e la Guerra “Nel buio di Damasco”


by Andrea Iacomini*, portavoce Unicef Italia – A Damasco è impossibile entrare. Ma è anche impossibile restare. Si spara e si muore. Sono circa un milione e mezzo i siriani vittime della guerra civile iniziata più di un anno fa, tra morti, feriti e sfollati. Più della metà sono bambini. Dal 2011 ad oggi ne risultano uccisi oltre 500. L’impatto della crisi è stato ben documentato dalla Commissione indipendente d’inchiesta sulla Siria che ha registrato diverse violazioni di diritti umani. Troppi innocenti sono vittime di torture, violenze, gesti scellerati. Non hanno più incrociato gli sguardi sicuri dei propri genitori. Spesso sono rimasti soli. L’Unicef cerca di proteggerli dentro e fuori la Siria. Aiuta le famiglie a sopravvivere distribuendo kit con beni di prima necessità, cibo, vaccini ma anche pentole e utensili per cucinare, teli, coperte, prodotti igienici e medicine.

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(*) Articolo pubblicato  a pag. 62 di FAMIGLIA CRISTIANA

Iran/ Terzi-Juppe’, Italia e Francia su stessa linea per nuovo patto


Roma e Parigi sono sulla stessa linea” per uscire dalla crisi dell’euro ed entrambe fiduciose che il nuovo Trattato a 26 sarà pronto per il vertice Ue straordinario del 30 gennaio a Bruxelles. Questo l’esito dell’incontro a Parigi, il 10 gennaio, tra il Ministro Giulio Terzi ed il suo omologo francese Alain Juppe‘.

I problemi sul tappeto per arrivare a un nuovo patto di bilancio sono ancora molti, hanno ammesso i due Ministri: l’Europa è in una “fase di negoziati molto intensi“, ha spiegato Terzi, ma “siamo fiduciosi che si arriverà ad una soluzione in tempo per il Consiglio europeo del 30 gennaio con idee molto chiare e definite e posizioni che possano essere accettate dalla totalità dei 26 membri, visto che la Gran Bretagna se ne è tirata fuori”.

L’Italia è un partner naturale, molto vicino a noi. Abbiamo molte cose da fare insieme“, ha detto Juppe’, facendo eco a Terzi sui tempi urgenti per uscire dalla crisi: “Italia e Francia auspicano che i trattati Ue siano adottati il più presto possibile“. Tra i nodi da sciogliere, Terzi ha fatto riferimento in particolare al ”modo in cui deve essere definito il rientro del debito“.

I due Ministri hanno anche parlato di Siria, Iran, e Mediterraneo. Sul dossier nucleare iraniano, Terzi si è detto favorevole a nuove sanzioni ”graduali” contro Teheran, anche a scapito dell’Italia sul fronte del petrolio: ”La sicurezzaè più importante”, ha affermato. Dal canto suo Juppe’ ha insistito sull’importanza del ruolo che Roma e Parigi possono svolgere nel rafforzamento della cooperazione fra l’Europa e i paesi della sponda sud del Mediterraneo alla luce delle rivolte: “accompagneremo la transizione nei paesi arabi“, ha detto il ministro francese.

Libia/ Attacco finale a Sirte mentre prosegue l’esodo delle famiglie


Il video è stato pubblicato su Youtube in data 04/ott/2011 da euronewsit – L’ultima roccaforte di Gheddafi sta per essere espugnata e in Libia la guerra divide le famiglie. C’é chi resta a Sirte, per combattere fino alla fine e c’é chi parte. Nella citta’ natale del colonnello manca tutto: elettricità, acqua, medicinali, fuorche’ le armi.

“Ci sono famiglie in fuga – racconta Abdel – tutti i giorni, tutto il tempo. E ogni giorno aumentano: un giorno si tratta di 100 famiglie, il successivo di 200. Oggi ad esempio in poche ore sono già 200 le auto che hanno lasciato la citta’”

Categoria: Notizie e politica
Tag: euronews, Crisi, Libia
Fonte: http://it.euronews.net/ 

Libia/ Razzo su nave italiana, rivendicazione da Libia


Il comandante della fregata: massima serenità a bordo

La nave della Marina militare ‘Bersagliere’ in una foto presa dal sito marina.difesa.it

[Ansa] TRIPOLI: NOSTRO IL MISSILE CONTRO NAVE ITALIA – Il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha rivendicato il lancio del missile contro la nave italiana Bersagliere, ieri al largo delle coste libiche. Lo riferisce la Cnn. Il portavoce del governo ha riferito ai cronisti presenti a Tripoli che il missile è stato lanciato da truppe fedeli a Muammar Gheddafi. “Abbiamo sorprendenti capacità che non abbiamo ritenuto necessario usare”, ha detto Mussa: “Il nostro esercito è ancora molto forte. Non abbiamo ancora usato la nostra vera potenza militare”. Il portavoce, riferisce ancora la Cnn, ha poi negato che le capacità militari delle forze pro-Gheddafi siano ridotte al 20%, liquidando le stime della Nato con una battuta: “Se fosse veramente al 20% cosa sarei a fare qui?”.

MISSILE LIBICO ‘SFIORA’ NAVE ITALIANA, FINISCE IN MARE
di Vincenzo Sinapi

ROMA – Da bordo della fregata Bersagliere l’hanno visto arrivare. Per fortuna e’ finito lontano, due chilometri a poppa, ma – missile o razzo che fosse – non deve essere stata una scena rassicurante. La nave militare italiana, salpata dalla Spezia il 28 luglio e operativa da tre giorni davanti alla Libia, ha messo le macchine a tutta velocita’ e si e’ diretta verso ”acque sicure”. ”La missione continua, l’equipaggio e’ sereno”, dice il comandante, Gennaro Falcone. I fatti si sono verificati alle 10.40, ora italiana. La nave, come ricostruisce il capitano di fregata Falcone, ”era in pattugliamento a 10 miglia dalla costa, nelle acque antistanti l’area di Zlitan”, 160 chilometri a est di Tripoli, dove le truppe lealiste sono impegnate a contrastare l’offensiva dei ribelli in furiosi combattimenti. Ad un tratto, ricostruisce l’ufficiale, ”abbiamo avvistato quello che poteva essere un missile o un razzo che ha defilato a poppa a circa 2.000 metri”. Prima ”e’ stata avvistata una traccia radar”, poi il bersaglio e’ stato ”acquisito otticamente”, cioe’ visto ad occhio nudo ”arrivare, avvicinarsi, cadere in mare”. Il comandante della nave a questo punto ha ”attuato le procedure”: manovre evasive e via a tutta birra ”in acque piu’ sicure”, a 20 miglia dalla costa, dove la missione di pattugliamento affidata alla nave, nell’ambito del dispositivo Nato, continua. Da parte dei 185 uomini a bordo l’emergenza e’ stata gestita con ”grande prontezza. Ora – assicura Falcone – c’e’ la massima serenita”’. Ma l’obiettivo era la nave italiana? ”E’ totalmente da escludere”, ha risposto il ministro della Difesa La Russa, che ha parlato di ”un fatto episodico”: valutazioni – secondo quanto si apprende – condivise ”in pieno” alla Farnesina, dove si considera l’episodio come gesto di frustrazione di un regime in chiara difficolta’. Il ministro (secondo cui ”anche un bambino non commetterebbe con nessun tipo di arma un errore di due chilometri”) ha quindi invitato a ”non creare allarmismi” perche’ quello che a suo dire era un razzo ”e’ caduto lontanissimo dalle coste italiane, ma vicino alla costa di Misurata” e quindi e’ ”fuorviante” fare paragoni con i missili lanciati contro Lampedusa da Gheddafi nel 1986. Non va comunque dimenticato, a questo riguardo, quello che solo ieri il responsabile degli 007 italiani, Gianni De Gennaro, ha riferito davanti al Copasir: e cioe’ che quello libico e’ uno scenario di guerra ”molto complicato” e che in questo contesto l’Italia e’ ”nel mirino” fin dall’inizio del conflitto; ne sono la conferma le ripetute minacce al premier Berlusconi, anche attraverso la tv di Stato. Un altro interrogativo riguarda il tipo di ordigno: missile o razzo? La Russa – che a caldo non aveva escluso la possibilita’ di un missile antiaereo caduto in mare – propende per il razzo, perche’ ”un missile sarebbe dovuto essere guidato da un radar che Gheddafi, sempre che ne abbia ancora disponibilita’, non puo’ accendere in quanto un minuto dopo verrebbe distrutto”. Lo stesso comandante della nave accredita l’ipotesi del razzo finito in mare in una fase di combattimenti terrestri lungo la costa e dunque non intenzionalmente diretto verso la nave. Potrebbe essere stato, insomma, dice il capitano di fregata Falcone, ”l’ultimo stadio di una salva di razzi partita dalla costa e deviata verso il mare, uscendo dalla traiettoria prevista, per ragioni ancora non chiare”. C’e’ pero’ chi la pensa diversamente. E’ il caso del generale Leonardo Tricarico, il ‘regista’ delle operazioni aeree in Kosovo, che proprio in base a quella esperienza ricorda che ” i serbi molto spesso ”usavano missili come proiettili balistici: in assenza di radar, o non volendoli attivare perche’ il radar acceso sarebbe stato individuato e distrutto, molte volte hanno usato missili terra-aria come proiettili d’artiglieria, cioe’ con traiettoria balistica senza guida radar. Potrebbe essere successo anche in questo caso”. Non sono mancate le reazioni politiche alla notizia del lancio del missile/razzo. ”La Russa – afferma il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando – conferma le azioni di guerra compiute e subite dalle forze armate italiane, ma si ostina a negare la realta’. Il nostro Paese e’ in guerra”. C’e’ il ”rischio concreto”, aggiunge Augusto Di Stanislao, sempre dell’Italia dei valori, che la Libia ”diventi il nuovo Afghanistan”. ”L’episodio dimostra l’urgenza di trovare una soluzione politica alla crisi libica”, ha detto il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, secondo cui ”chi ha forzato la strada della guerra ha avuto un nuovo segnale che la guerra in Libia non porta da nessuna parte”.

Crisi libica/ Ancora Italiano il Comando del Gruppo Navale NATO


Logo Unified Protector
Logo Unified Protector

L’Ammiraglio di Divisione Filippo Maria Foffi, Comandante le Forze d’Altura (Comforal), subentra al Contrammiraglio Gualtiero Mattesi ed assume il Comando delle 15 navi militari che costituiscono il NATO TASK GROUP 455.01.

L’Ammiraglio Foffi era già Comandante del Contingente Navale Italiano assegnato alla NATO dall’inizio della Operazione Unified Protector. La nave di bandiera del Task Group è la portaeromobili Garibaldi, al Comando del Capitano di Vascello Marco Tomassetti, in mare da circa 80 giorni ed impegnata sia nell’embargo navale, sia nel controllo dello spazio aereo per il rispetto della “No Flight Zone“. A bordo sono imbarcati 8 aerei AV8B, 2 elicotteri EH101, 2 elicotteri SH3D ed un elicottero AB212. Fino ad oggi gli aerei hanno eseguito missioni per un totale di 820 ore di volo mentre gli elicotteri hanno eseguito missioni per un totale di 536 ore di volo.

Attualmente l’Italia ha reso disponibile per l’Operazione Unified Protector oltre al Garibaldi anche la fregata Euro con un elicottero imbarcato. Presente in zona per assicurare il supporto logistico anche la rifornitrice Vesuvio. Dall’inizio della crisi le navi della Marina che si sono avvicendate sono la nave comando e supporto logistico Etna, nave di bandiera fino allo scorso 31 maggio, la fregata Libeccio, i pattugliatori Comandante Bettica, Comandante Borsini e Libra, i cacciatorpediniere Andrea Doria e Francesco Mimbelli, le navi da assalto anfibio San Giorgio e San Marco.

Il NATO Task Group ha controlloto dall’inizio dell’Operazione circa 1200 navi mercantili, 70 delle quali oggetto di ispezioni complete a bordo.

Nave Garibaldi
Nave Garibaldi