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Siria/ L’Infanzia e la Guerra “Nel buio di Damasco”


by Andrea Iacomini*, portavoce Unicef Italia – A Damasco è impossibile entrare. Ma è anche impossibile restare. Si spara e si muore. Sono circa un milione e mezzo i siriani vittime della guerra civile iniziata più di un anno fa, tra morti, feriti e sfollati. Più della metà sono bambini. Dal 2011 ad oggi ne risultano uccisi oltre 500. L’impatto della crisi è stato ben documentato dalla Commissione indipendente d’inchiesta sulla Siria che ha registrato diverse violazioni di diritti umani. Troppi innocenti sono vittime di torture, violenze, gesti scellerati. Non hanno più incrociato gli sguardi sicuri dei propri genitori. Spesso sono rimasti soli. L’Unicef cerca di proteggerli dentro e fuori la Siria. Aiuta le famiglie a sopravvivere distribuendo kit con beni di prima necessità, cibo, vaccini ma anche pentole e utensili per cucinare, teli, coperte, prodotti igienici e medicine.

Continua a leggere sul suo Blog.

(*) Articolo pubblicato  a pag. 62 di FAMIGLIA CRISTIANA

Syria/ Suspence. Una storia avvincente e per niente scontata tra Damasco ed Aleppo


di Antonio Conte

 500 morti e oltre a Daraya? Basta alle violenze.
Assad lasci spazio alla democrazia, è l’appello del Ministro Terzi inviato ieri in Twitter.

ECCO I DETTAGLI DELLA STORIA!

 Mi chiedo come si possa resistere al coraggio di una giovane giornalista italiana che ha una gran voglia di fare bene il suo lavoro, ce ne siamo resi subito conto in Twitter tra noi pochi frequentatori di questi temi.

Per essere brava è brava davvero, ed ha scelto una strada più difficile e tormentata e tra le più dure: l’estrema ed è già oltre la ragione.

Scrive ed è in missione per una testata francese, di Parigi, è stata già giornalista RAI.

Ci facciamo compagnia per qualche giorno con qualche breve Twitter, tanto per inquadrare il tema del confronto. mi sento come nella stessa barca, Ma lei è invece tra i colpi di granata e le pallottole a Damasco, in Syria, in queste ore. Forse raggiungerà in seguito anche Aleppo o chissà quale altra città, Aleppo è verso la Turchia dove si stanno spingendo molti profughi. Le Autorità Turche – proprio oggi veniva riferito dal TG 1 RAI – chiedono aiuto alla comunità Europea che intanto non ha ancora definito una sua linea precisa d’azione a riguardo della questione di Assad.

Ieri il Ministro Terzi, dichiarava su Twitter intanto l’orrore per le fosse comuni a Daraya richiedendo “Subito un’inchiesta indipendente. Basta alle violenze. Assad lasci spazio alla democrazia.”

Ma in Francia Hollande, dal canto suo, invita l’opposizione siriana a formare un governo provvisorio: «La Francia lo riconoscerà», dice. Aggiungendo anche che l”uso armi chimiche giustifica attacco”, in alleanza con Stati Uniti e Gran Bretagna.Si riferiva ad un attacco del governo contro i ribelli. Ma invece della chimica usa l’aeronautica, mentre una nota di

Ma intanto Damasco, in cui si trovano degli italiani tra cui giornalisti e la coraggiosa Suspence, non ha pace. Si cammina tra le macerie di edifici, si percorrono vie insanguinate, magari raccogliendo sorrisi e fiori sulle mani dai bambini siriani dopo lo scapato pericolo, ci sono morti ovunque, neonati, e trincee di altri morti ammazzati dalla loro stessa gente che ora stanno al Governo di Assad.

E sprona e sprona a non essere gregge a non essere muti di fronte alla morte del l’uomo e di fronte al sopruso della donna. E neanche i bambini sono salvi, neanche i neonati; gli adolescenti li uccidono a sangue freddo, sono il futuro della Siria, è bene dunque ucciderli subito, quando ancora troppo giovani e ancora bambini, ora che non sono ancora combattenti e non hanno in corpo quell’odio rabbioso e pericoloso contro il regime e non hanno la forza di contrastare il rinculo di un mitra. Morti! Tutti in una fossa comune!

Suspence, scrive. Scrive sul blog, sulla carta, su twitter e mantiene contatti su skype. A noi le sue storie piacciono, non ciò che scopre invece. Ma occorre sapere, bisogna comprendere cosa sta accadendo e Suspence lo spiega dal suo blog che vi invitiamo a leggere, in cui spiega le immagini che potete vedere qui sotto. Ecco il link.
http://probingintelligence.wordpress.com/2012/08/26/combattere-contro-i-mulini-a-vento-a-damasco/

Grazie al suo coraggioso lavoro, noi possiamo sapere.

Antonio Conte

L’url del suo articolo su Probing Intelligence è: Combattere contro i mulini a vento a Damasco e queste sono le sue foto: https://twitter.com/#!/probingintellig/media/slideshow?url=pic.twitter.com%2FhXJcSHhh

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Kosovo/ Si era dimesso anche il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi. A rischio la libertà di stampa


President of the Republic of Kosovo, Atifete Jahjaga


di Antonio conte – In un articolo non molto recente, ma noi riteniamo ancora di attualità, di Rodolfo Toè (vedi box biografico) apparso su L’Inkiesta lo scorso 27 giugno, si poneva in evidenza il rischio che correva la libertà di stampa in Kosovo.

“La libertà di stampa in Kosovo – scriveva il giovane giornalista ora residente in Sarajevo e corrispondente portale francese ‘Le Courrier des Balkans‘ – è fortemente a rischio dopo la decisione del parlamento del 22 giugno di non modificare due articoli del nuovo Codice Penale che prevedono la reclusione per i giornalisti colpevoli di ‘diffamazione’ e per quelli che si rifiutano di rivelare le proprie fonti“.

“Il Codice, approvato ad Aprile, – si legge ancora nel suo articolo – è stato duramente criticato per queste disposizioni. La Presidentessa della Repubblica, Atifete Jahjaga, ha deciso di accogliere le proteste di giornalisti ed associazioni per la libertà di stampa: dopo aver dichiarato che “il Codice non rispetta la Costituzione” del Paese, Jahjaga ha rinviato il provvedimento al Parlamento, affinché fosse modificato. L’assemblea non è però riuscita ad emendare gli articoli incriminati, per l’opposizione della maggioranza dei votanti”.

“Il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi – secondo il racconto di Rodolfo Toè – ha rassegnato le dimissioni dopo il risultato della votazione, nonostante la legge sia stata scritta direttamente dal Ministero da lui presieduto: ‘ho deciso di dimettermi perché voglio continuare a guardare i giornalisti negli occhi: non voglio essere responsabile della riduzione della libertà di stampa nel mio paese’, ha dichiarato. Mentre il Premier Thaçi si è detto ‘rattristato dal voto’, ed ha confermato ‘di non poter appoggiare, come Primo Ministro, una legge di questo tipo’ “.

“La libertà di stampa resta un tema molto delicato a Priština. – Sentenzia il giovane l’articolista, – Nel 2011 un rapporto dell’UNHCR denunciava ‘la debolezza del potere giudiziario e della società civile’, gli ostacoli maggiori allo sviluppo di una stampa indipendente nel paese. ‘Uno dei principali problemi che i Media devono affrontare in Kosovo’ ha dichiarato Skëmb Qavdarbasha dell’Institute for Policy Development ‘è la pressione di cui i giornalisti sono vittime. Solo lo scorso anno la associazione dei giornalisti in Kosovo ha registrato 27 attacchi, di cui 9 fisici, e 7 casi di minacce gravi. Questi dati sono impressionanti anche perché dimostrano la scarsa volontà delle istituzioni di perseguire i responsabili di questi atti, un fatto indegno per una nazione che vorrebbe dirsi democratica”.

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