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Foto e Reportage sulla Tavola Rotonda “L’Impatto mediatico nelle Operazioni Militari”


Il diritto alla vita è un diritto di tutti?

Normalmente vorrei usare una mia foto per presentare il reportage di un evento. Specie se importante come quello di oggi. Ci vorrebbe una foto autentica, di quelle ‘live’. Ma io di quelle non ne ho. E, non so se è una fortuna per me. Nel vedere certe immagini si cambia dentro, e non si è più se stessi, quello di prima. Anche tu, caro lettore ora sei cambiato, ora sei anche tu come me. E’ questa immagine che ci ha trasformato, non è vero? Ho preso questa in prestito dalle slide viste stamattina durante la conferenza da uno dei tre relatori. Ma in rete ce ne sono molte altre. Io ho scelto l’immagine di questa della bambina che morde un filo spinato. Mi ha molto colpito l’idea di infanzia negata, dei suoi diritti sottratti. Ma per essere sottratti questi diritti, questi diritti all’umanità, alla vita, ed a una vita di pace, dovrebbero essere prima stati suoi almeno per un attimo. Ma, mi pare che la condizione di questa bambina non racconti una storia di diritti goduti. E noi due, caro lettore siamo qui, da questa parte del filo spinato, al sicuro nella nostra civiltà. Almeno io mi chiedo cosa può fare la nostra civiltà per questa bambina? Forse io posso dirlo a te? Possiamo almeno parlarne? Noi giornalisti facciamo questo, diamo notizie, aiutiamo la riflessione. Così ho partecipato ad un evento, te ne parlo.

Prof. Giovanni Cellammare

Prof. Giovanni Cellammare

La giornata di questa importante tavola rotonda è iniziata con l’introduzione di Gaetano Campione che ha fatto gli onori di casa. La tavola rotonda è stata organizzata dalla giornalista Giovanna Ranaldo, Direttore del Corso Nazionale di “Giornalismo e Comunicazione in Aree di Crisi” ormai giunto alla seconda edizione.

Da questo link si accede alle foto reportage dell’evento.

Il tema della conferenza “L’impatto mediatico nella condotta delle operazioni militari” è interessante ed al tempo stesso attuale. L’impegno dell’italia nelle “Aree di Crisi” è infatti, rilevante. Per dare dei numeri, per esempio, ci sono 8.900 uomini in 27 missioni in 21 Paesi. Inoltre vi è poi tutto il supporto logistico delle missioni, le comunicazioni ed i collegamenti, il ricambio, l’addestramento per i vari territori, le conoscenze delle lingue, delle culture in cui si va ad operare, ecc. ecco i temi che sono stati trattati e moderati dal Chairperson, Prof. Giovanni Cellammare, Docente di Diritto Internazionale e dell’Unione Europea presso l’Università di Bari.

Operazioni internazionali di pace e Diritto Umanitario”

Col. Francesco Elia

Ne ha parlato il Col. Francesco ELIA, Capo Ufficio A8, Comando Squadra Aerea, Stato Maggiore Aeronautica, Reparto Generazione delle Forze e Pianificazione Operativa. Fa subito breccia con la citazione di Richard GoldstoneUn’informazione seria, esatta e tempestiva sui crimini di guerra può avere effetti che vanno ben al di là di ogni calcolo immediato”. Come dire che il giornalismo è una componente importante nelle dinamiche in gioco, soprattutto può offrire elementi di unione e di convergenza delle parti in causa. Da una parte le Forze Armate internazionali dall’altra il popolo, a volte testimone a volte protagonista passivo o peggio vittima di privazioni evidenti dei propri diritti umani. Ed ancora altre forze belligeranti in causa delle quali in qualche modo se ne scopre le responsabilità. Ma anche l’opinione pubblica, ovvero quella zona grigia in cui i cittadini dei paesi che sostengono i contingenti sulle aree di crisi hanno diritto di parola, e per esercitare questo diritto ne hanno un altro il diritto a sapere, ad essere informati. Il giornalismo ha quindi tutte le carte in regola – in un modo sempre più mediato, e certamente anche rimediato ed ancora iper-mediato – per partecipare attivamente alla costruzione della pace che deve passare necessariamente attraverso il dialogo ed il confronto. All’opinione pubblica l’informazione oggi è favorita sia dalle maggiori testate giornalistiche su carta o in video. E’ necessario che sia ascoltata anche l’altra campana, mantenendo aperte il più a lungo possibile i canali diplomatici. Tra tutto questo è importante soprattutto considerare che, nella formazione della opinione pubblica dei cittadini è la rete con la telecomunicazione di massa a mezzo email, dei i social network e dei blog per, che da una grossa mano a formulare una idea di civiltà, in modo più autonomo, riflessivo e quindi con idee e posizioni più stabili.

Ancora una volta a decidere le sorti di un conflitto può essere la ragione. E, se vi è ascolto è possibile la pace, sempre. Ma si avverte che non vi è posto per la “Perfidia” sancito dall’art. 37 I P.A. del 1977 che così recita “costituiscono perfidia gli atti che fanno appello, con l’intenzione di ingannarla, alla buona fede dell’avversario per fargli credere che ha il diritto di ricevere o l’obbligo di accordare la protezione prevista dalle regole del diritto internazionale applicabile nei conflitti armati”. La perfidia è una trappola micidiale per il percorso di pace e pertanto va estirpata. Non è accettabile infatti lo scudo umano, la finta resa per avvicinarsi e poter uccidere come avviene con i kamikaze islamici. Anche se il temine è inadatto sia perché esso si riferisce ai fatti della seconda guerra mondiale quando i piloti giapponesi si precipitavano con il proprio aereo sulle navi americane per procurare il maggior danno possibile e comunque in un contesto di guerra regolare. E’ quindi improprio in quanto i credenti dell’islam che compiono attentati suicidi lo fanno contro la folla civile ed inerme. Ma anche l’uso improprio di distintivi è considerato perfidia, e quindi un crimine contro i diritti internazionali dell’umanità. Cioè indossare una uniforme, per esempio della Croce Rossa per poter colpire l’avversario, o ancora imbottire di esplosivo il corpo inerme di una animale o peggio di una personale.

La disamina sul Diritto Internazionale Umanitario (DIU) del Col. Francesco Elia è molto interessante, anche quando cita la convenzione di Ginevra del 1949 che distingue la popolazione civile dai combattenti e i beni civili e privati dagli obiettivi militari. La spiega di tali concetti fa capire al giornalista “embedded” ovvero a seguito dei contingenti militari, come sia importante che egli non confonda i comportamenti e si mantenga coerente con il proprio compito, cosa importante, e molto, se si pensa alla possibilità, oggi offerta dalla legge italiana e di che questo secondo corso di “Giornalismo e Comunicazione in Aree di Crisi” della giornalista Giovanna Ranaldo. Si vuole infine citare un altro concetto importante, anche se non è l’ultimo di quelli che il Col. Elia ha reso noti. Ovvero di proporzionalità della difesa e di gradualità della offesa.

Operazioni militari e Media: profili giuridici

Col. Francesco Chiaravallotti

Col. Francesco Chiaravallotti

Il Col. CC Francesco CHIARAVALLOTI, Capo Ufficio Legale, Comando Operativo di Vertice Interforze, Stato Maggiore della Difesa, non è stato meno brillante nell’esporre norme e leggi che in un primo momento possono essere percepite come complicate o zeppe di tecnicismi giuridici. Anzi, fa comprendere come la norma segue l’uomo, come lo tuteli, come ne valorizzi le sue peculiarità. L’uomo è al centro del diritto ed egli ne è destinatario. Certo a volte può essere difficile districarsi con i tempi della burocrazia se il centro della garanzia costituzionale si trova a Roma e i fatti si svolgono dall’altra parte della terra. Spiega che come il Diritto Italiano sia dell’uomo italiano ovunque si trovi, o come dovrebbe essere trattato chi arreca danno a cose o persone italiane. Detta così la Norma appare anche amica, se ne apprezza il senso e si stima chi la esercita e chi ne controlla l’efficacia. Si spera lo comprendano anche le persone che vivono su quei territori su cui insiste una crisi. E’ l’uomo che incarna il soldato, la sua famiglia che ne rispetta lo stato, e la società ne sostiene il ruolo. Ogni livello operativo, strategico politico, strategico militare o tattico ha quindi un ufficio legale che è al seguito dei comandanti responsabili delle missioni. Per fare meglio e secondo i diritti di tutti. Il Col. F. Chiaravalloti traccia anche un quadro normativo e chiarisce i termini di “Regole di Ingaggio” e Caveat. Ovvero come poter imporre se non la pace, la cessazione di ostilità aperte quando ci si trova di fronte a situazioni di minaccia armata. I Caveat invece sono protocolli per armonizzare i comportamenti delle nostre Forze Armate con quelle straniere alleate.

La tutela delle fonti riconosciuta ai giornalisti durante i conflitti armati

Prof.ssa Marina Castellaneta

Prof.ssa Marina Castellaneta

Non meno interessante è stata la relazione della Prof.ssa Marina CASTELLANETA, Direttrice del Master in giornalismo e docente in diritto internazionale e comunitario. La sua lunga esperienza, anche diretta della giurisprudenza ha reso vivace la sua arringa ed ha illustrato molti concetti utili al giornalista. Ad esempio che la sua figura è tutelata, ed in qualche modo garantita. Ma qui parliamo della figura del giornalista di guerra. Compreso quello che va al seguito dei contingenti e coi quali instaura gioco forza una relazione di convivenza, e che si spera non sia anche di dipendenza: diretta o psicologica. Ma il tema può affascinare molto ed a lungo. Aspetti interessanti sono emersi anche per la figura che di fatto fa il giornalista, e di altri che lo sono in quanto iscritti in un Ordine professionale; ma, ai fini della tutela della professionalità in aree di crisi, la distinzione sembra un fatto di minore importanza. Ciò che sembra contare è l’effettivo svolgimento del compito svolto come giornalista, ovvero nel suo dare le notizie. Fare solo il giornalista è quindi un connotato importante, vanno evitati i comportamenti di dipendenza del personale militare impegnato nel conflitto. Per esempio, non deve detenere armi, ciò lo farebbe divenire un militante, e quindi, con la conseguente perdita dei diritti di protezione dettati delle convenzioni e dai trattati attualmente vigenti. Interessante anche la parte della sua relazione in cui illustrava casi reali sulla tutela delle fonti. Per un giornalista poter svolgere il proprio compito è importante, ma a volte, ed anche spesse volte, vanno tutelate le fonti in quanto è la garanzia di poter continuare a dare ulteriori notizie.

Peccato che il tempo sia trascorso così velocemente. La sala in mattinata era davvero gremita di studenti, la tavola rotonda dava anche dei crediti scolatici, ma credo che il motivo di tanto consenso sia stato proprio il tema trattato. Purtroppo questo secondo corso sta volgendo al termine, ma ci lascia con nuove competenze e tanto voglia di narrare storie di diritti negati o sottratti come quelli della bambina che morde un filo di corda spinato.

Antonio Conte

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Informazioni su Antonio Conte

Docente Miur - Laboratori Tecnologici e Tecniche della Comunicazione Multimediale

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