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Afghanistan/ Buongiorno Afghanistan. Le donne di Herat (2 Title4)


di marcoexpo83 – Pubblicato in data 20/giu/2012. Fabio Caressa ha vissuto 15 giorni con i militari italiani di stanza nelle province di Farah, Bala Murgab, Balabaluk e Shaft a Shindand. (Quarta puntata)

Iran/ Condanna a morte. Lo sprone Europeo alla vita. 35 le sentenze comminate in una sola settimana e migliaia a rischio.


di Antonio Conte – ( spot ) Quelle che seguono sono le ultime dichiarazioni dell’Unione Europa fatte a Bruxels oggi 30 Maggio 2012, tramite il portavoce dell’Alto Esponente UE per gli Affari Esteri e la Politica sulla Sicurezza Catherine Ashton e riguardano l’uso della pena capitale in Iran.

L’Alto Esponente UE – secondo la nota ufficiale del portavoce – rimane profondamente preoccupata ed in allarme circa l’aumento del numero di esecuzioni fatte in Iran. Secondo recenti studi si sono ricavati dei dati da varie fonti da cui emerge che il tasso di esecuzioni in Iran nei primi cinque mesi del 2012 lo pongono tra i paesi che fanno maggiore uso della pena di morte, dato che conferma quello dello scorso anno 2011.

Nella sola settimana che è iniziata il 14 Maggio le autorità Iraniane hanno confermato l’esecuzione di 35 condannati. Migliaia di persone rimangono a rischio di esecuzione, tra cui anche coloro che sono stati condannati per certi crimini che non superano i criteri minimi di condanna fissati dagli accordi internazionali.

L’Unione Europea – si sottolinea nel comunicato – richiama l’Iran affinché vengano commutate quelle sentenze di morte, in quanto la tendenza mondiale è verso l’abolizione della pena capitale. L’Europa mantiene un forte impegno in questo obiettivo.

Infine la nota conclude con una esortazione all’Iran ed a tutte le altre nazioni che fanno ancora uso della condanna a morte a fermare le esecuzioni in sospeso e a introdurre la moratoria della pena capitale. [ AC ]

Fonte: EU –  ( spot )

Opinioni/ Il Libano ed i tappeti della Pace. In un commento di un nostro lettore


di Antonio Conte – Pubblichiamo questo breve articolo un po in ritardo ma speriamo che il nostro lettore ci perdoni. Il signor Mussetta ci scrive che è appassionato di Tappeti persiani provenienti dalla Mesopotamia e dalla Persia e vogliamo credere che sia la passione l’unico motivo di questo contributo, che tuttavia troviamo molto a modo e rispettoso di una cultura altra.

Antonio Conte

Medio Oriente/ La Pace val bene un tappeto persiano.

L’immagine è stata presa da http://www.iltappetodiprestigiacomo.com/ e si riconoscono tutti i diritti di autore

di Marco Mussetta – Per molti il medio oriente rievoca nella mente scene spesso negative come attentati, diritti umani calpestati e ovviamente guerre. Questo scenario così negativo è forse frutto del fatto che bisogna sempre e chissà perchè individuare il bene e il male è considerando il male chi è dverso da noi. Continua a leggere Opinioni/ Il Libano ed i tappeti della Pace. In un commento di un nostro lettore

Iran/ Linkiesta.it di Fabio Chiusi. Contro i dissidenti in Internet, la guerra in Iran è già iniziata


Il sogno di Ahmedinejad è una “rete nazionale”. Autarchica, controllata. Insomma fuori da Internet. Per questo, probabilmente, sono iniziati i primi test: un giorno non funzionavano tutti i servizi di Google. Poi i blocchi a Twitter. Quel che è certo, ad oggi, è che tutti i contenuti che riportino messaggi cifrati in uscita dal paese vengono controllati ed, eventualmente, bloccati. La guerra con Israele si avvicina, e in Iran il controllo sulle libertà sembra farsi ogni giorno più stretto.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/hacker-iran-internet#ixzz1m4ZTmtAt

di Fabio Chiusi – Le prime segnalazioni risalgono al 7 febbraio: «Da circa mezz’ora tutti i siti in Iran sono bloccati», ha scritto su Twitter il ricercatore frelance Amin Sabeti. «Tutti i servizi di Google non funzionano», ha aggiunto l’utente Saeid su FriendFeed. «Forse stanno testando la Rete Nazionale», ha azzardato Omiddd, riferendosi al progetto del regime di Ahmadinejad di rinchiudere la sua popolazione in una propria Rete, autarchica e autosufficiente. E, di conseguenza, perfettamente sotto il controllo delle autorità iraniane.

Ma se alcuni, come riporta Iranmediaresearch.com, hanno gettato acqua sul fuoco, con il passare dei giorni, e a suon di tweet, gli allarmi si sono moltiplicati. E sono giunte le conferme: l’Iran ha iniziato a impedire, e in modo sempre più massiccio, lo scambio di comunicazioni cifrate – e dunque sicure – tra i suoi cittadini digitali. La situazione è magmatica, in continuo divenire, ma a quanto risulta a Linkiesta.it per buona parte degli iraniani è impossibile accedere, per esempio, ai servizi di Google (dalla mail a Translate), Yahoo e Facebook. Oltre a svariati altri siti. Tra cui figurerebbero, a quanto riporta Hacker News, BMI.ir , BPI.ir e Parsian-Bank.com. La mossa del governo mirerebbe a impedire che si diffondano in rete i richiami a scendere in piazza in occasione dell’anniversario dell’arresto dei leader dell’opposizione Mir-Hossain Mousavi e Mehdi Karroubi.

Che cosa sta succedendo? «Quello che sappiamo con certezza», spiega l’hacker Arturò Filastò, «è che un certo numero di Internet Service Provider in Iran ha iniziato a bloccare tutto il traffico cifrato con il protocollo SSL in uscita dal Paese». In altre parole, alcuni dei fornitori di connettività iraniani sarebbero stati costretti a utilizzare un filtro che ispeziona i dati trasmessi e, qualora trovi comunicazioni crittate con quel particolare sistema di protezione, le blocca. Ciò significa, in concreto, che «gli utenti non possono comunicare tra loro in modo sicuro». Che il filtro sia utilizzato da alcuni ma non da tutti i provider spiegherebbe il fatto che alcuni netizen iraniani possano ancora fruire di tutti i servizi normalmente disponibili nel Paese. Da cui le segnalazioni contrastanti.

Il problema ha compromesso perfino l’utilizzo del sistema anti-sorveglianza Tor (The Onion Router), che di norma consente la tutela dell’anonimato degli utenti e delle loro attività online. Uno strumento utilissimo soprattutto in regimi autoritari come l’Iran, dove incappare nel Grande Fratello digitale può significare anni di carcere, l’esilio e decine di frustate – come ha potuto provare negli scorsi giorni sulla sua pelle il blogger Mehdi Khazali, condannato a 14 anni di prigione. Il filtro apposto dalle autorità iraniane, tuttavia, non permette alla normale configurazione di Tor di funzionare. Ma gli sviluppatori, tra cui lo stesso Filastò, sono già corsi ai ripari, predisponendo degli speciali ‘Tor bridge’, cioè dei ponti in grado di offuscare il traffico senza incappare nella scure del filtro. «Ora il problema è insegnare agli utenti a utilizzarlo», afferma Filastò.

La battaglia per dare voce ai dissidenti iraniani è in ogni caso sempre più difficile. Come riporta il network di attivisti Global Voices, infatti, negli scorsi giorni si è appreso che il regime ha iniziato a servirsi anche del servizio di videochiamata di Skype per condurre un interrogatorio di un giornalista della Bbc, minacciando rappresaglie ad amici e familiari già preventivamente detenuti. Dopo l’interrogatorio, la sorella è stata rilasciata. Ma non prima di averla costretta a una falsa confessione alla tv di Stato. Blogger e giornalisti, come Parastou Dokouhaki, Mazieh Rasouli e Sahmoldin Borghani, hanno subito la stessa sorte.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/hacker-iran-internet#ixzz1m4Z1N6Cb

Iran/ Blogger condannati a morte: Ministro Terzi “inaccettabile”


Roma 01 Febbraio 2012 – Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha nuovamente espresso oggi la sua forte preoccupazione per la sistematica violazione del diritto alla libertà di espressione in Iran. “Le condanne a morte emesse dalle autorità giudiziarie iraniane nei confronti dei blogger Vahid Ashgari, Mehdi Alizadeh Fakhrabad, Saeed Malekpour e Ahmad Reza Hashempour sono inaccettabili” ha affermato il Ministro Terzi, che ha lanciato un appello alle autorità iraniane affinché ne venga immediatamente fermata l’esecuzione. Sul tema più generale dei diritti umani il Ministro Terzi ha inoltre auspicato che Teheran riprenda in maniera costruttiva il dialogo sui diritti umani con l’Unione Europea.