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Libano/ Media Tour. 4-12 Novembre 2012. Reportage di Fabia Martina


Joint Task Force Libano – Settore Est –Hq
Operation “Leonte XII” – 132° BRIGATA CORAZZATA “ARIETE”

Attività del Media Tour
testi e foto di Fabia Martina

Domenica 04 Novembre 2012

  • Partenza da Roma, da Pratica di Mare con scalo all’Aeroporto di Bologna, atterraggio a Beirut, Aeroporto di Rafic Hariri
  • Atterraggio a Beirut, Aeroporto di Rafic Hariri e trasferimento dal porto di Beirut al porto di Naqoura.

Lunedì 05 Novembre 2012

  • Ore 08:30 arrivo al porto di Naqoura a sud di Shama e trasferimento nella base “Millevoi” presso Shama. Sistemazione agli alloggi del Contingente Nazionale Italiano composto da militari della 132° Brigata Corazzata “Ariete”
  • Briefing PIO: presentazione Media Tour e distribuzione kit ed equipaggiamento stampa, GAP ed elmetto (giubbotto antiproiettile)
  • Briefing del Generale di Brigata Gaetano Zauner del 132° Brigata Corazza “Ariete”

Martedì 06 Novembre 2012

  • Da base di Shama UNP 2-3 sopralluogo del WADIs e visita ai punti di osservazione del territorio Libanese, passando dal villaggio Al Mansouri
  • Visita alla tomba di un soldato francese caduto a causa di uno scoppio di una mina il 25 luglio 2007
  • Incontro con ITALBATT descrizione delle principali attività del 3° Reggimento Savoia Cavalleria

Mercoledì 07 Novembre 2012

  • Da base di Shama UNP 2-3 trasferimento nel villaggio di Al Bazuryh per visitare il Mosan Center e seguire le funzioni di Medical care nell’ambito delle attività CIMIC svolte da ITALBATT
  • Incontro con il sindaco di Al Bazuriyh, Ali Srour. Questa municipalità è gemellata con il Comune di San Cesario in Provincia di Lecce
  • Rientro nella base di Shama UNP 2-3
  • Visita istituzionale del Sottosegretario agli Esteri Stafan De Mistura ai soldati della missione in Libano
  • Intervista al Sottosegretario agli Esteri Stafan De Mistura il quale ha espresso stima e apprezzamento nei confronti dell’opera svolta nel sud del Libano dai militari italiani

Giovedì 08 Novembre 2012

  • Da base di Shama UNP 2-3 trasferimento nel villaggio di Qana, nel Libano meridionale, dove secondo il Vangelo di Giovanni è avvenuto il primo miracolo di Gesù Cristo. Il villaggio biblico è al centro del dibattito accademico sulla sua effettiva individuazione in quanto anche Israele rivendica la paternità del primo miracolo di Gesù
  • Incontro con il vicesindaco di Qana, Mohamed Izmail
  • Rientro nella base di Shama UNP 2-3 e visita del contesto operativo del Team K9 che si occupa della delicata attività di sminamento nel sud del Libano

Cordenons/ Schede. La storia del 132° Reggimento Fanteria Carrista


di Esercito –  Il suo motto è “In hostem ruit” Il 132° Reggimento Fanteria Carrista viene costituito nel settembre 1941 in Africa Settentrionale su tre battaglioni carri M 13/40; destinato alla Divisione Corazzata “Ariete” (132^) ove sostituisce il 32°, partecipa alle alterne vicende della campagna d’Africa Settentrionale per essere poi sciolto il 20 novembre 1942 al termine della battaglia di El Alamein.

Il 5 dicembre del 1942 i supersiti di “Ariete”, “Littorio” e dell’XI battaglione carri della “Trieste” costituiscono il 132° reggimento controcarri che termina la sua breve esistenza il 18 aprile 1943 in Tunisia.

Il 1° aprile 1949 viene ricostituito il 132° Reggimento Carristi, poi denominato 132° Reggimento Carri, assegnato alla Divisione corazzata “Ariete” e sciolto il 1° novembre 1975 a seguito della ristrutturazione dell’Esercito. Ne tramanda le tradizioni rimanendo in vita l’VIII battaglione carri che prende il nome di 8° Battaglione Carri “M.O. Secchiaroli”, assegnato con il 10° “M.O. Bruno” alla neocostituita 132^ Brigata Corazzata “Manin”. All’8° sono affidate Bandiera e tradizioni reggimentali. Il 27 luglio 1992 viene nuovamente ricostituito il 132° Reggimento Carri.

Attualmente è inquadrato nella 132^ Brigata Corazzata “Ariete” e dipende dal 1° Comando delle Forze di Difesa.

Il Reggimento ha preso parte alle missioni in Somalia (Op. Ibis), con un’unità a livello compagnia dal dicembre 1992 al giugno 1993 ed in Kosovo (Op. Joint Guardian) dal novembre 2000 – febbraio 2001.

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Pordenone/ Cronaca del Messaggero Veneto. Mercoledì 17 Ottobre 2012, di Lieta Zanatta


Il Comandante/ «Il ricordo più bello? I miei bersaglieri e il loro impegno»

di Lieta Zanatta – (scarica il pdf) Bisogna proprio dirlo: il colonnello Alfonso Cornacchia, di Aviano, è comandante amatissimo da tutti i ragazzi dell’11º Reggimento Bersaglieri di stanza alla “Leccis” di Orcenico. Lo si vede dall’affetto e dal rispetto con cui gli parlano. Lui, d’altronde, la cosa più bella che ricorda del Kosovo, sono proprio i ragazzi.

«Non è retorica. – dice – Con i miei bersaglieri ho vissuto 24 ore su 24 sul terreno. Mi hanno trasmesso tanto. Il mio ricordo più bello sono proprio loro, uomini e donne, che non mi hanno mai fatto sentire solo. La situazione nella provincia di Mitrovica è ancora difficile, soprattutto a Zubin Potoc. Ma conosco le loro autorità e sono fiducioso che continueranno a relazionarsi anche con il contingente austro-tedesco a cui abbiamo passato il testimone, anche se gli approcci con loro sono leggermente diversi».

Cornacchia ricorda i momenti difficili passati durante lo spiegamento, quando i Bersaglieri hanno dovuto affrontare una folla che impediva il passaggio dei loro mezzi che scortavano i funzionari Eulex per il Kosovo, non riconosciuti dalla popolazione serba di Mitrovica.

«La massima criticità è stata il 23 agosto proprio tra le barricate a Zubin Potoc, ma siamo riusciti a gestire la situazione. Abbiamo dovuto essere determinati per garantire la libertà di movimento senza azioni di forza che, grazie a Dio, non abbiamo mai applicato».

Ma ci sono stati anche momenti positivi e persino divertenti: «A un certo punto abbiamo avuto l’arrivo di un team dei lagunari, che ha portato un valore aggiunto al nostro lavoro aumentandone la capacità operativa, scatenata da una sana competizione con i bersaglieri, con il risultato di cementare lo spirito di corpo». Ad Alfonso Cornacchia resta invece nel cuore un grande dispiacere: «Michele Padula, il caporal maggiore di Montemesola (Taranto) mancato in Kosovo. La sua scomparsa ha toccato profondamente me e
tutto il reggimento, aumentandone ancor più l’unità».

Brigata Ariete, due medaglie al valore/ Consegnate ieri alla Leccis, al rientro dal Kosovo, a due caporal maggiori feriti durante scontri gestiti con professionalità

di Lieta Zanatta – Due medaglie “al valor dell’esercito” per celebrare il ritorno dal Kosovo dell’11 reggimento bersaglieri di Orcenico Superiore. Le ha consegnate personalmente il generale di corpo d’armata Roberto Bernardini, comandante delle Forze Operative Terrestri, intervenuto ieri alla cerimonia che si è tenuta alla caserma “Leccis” per salutare i fanti piumati al rientro dalla missione “Joint Enterprise” che li ha visti per sei mesi impegnati nella zona più calda dei Balcani.

A ricevere le medaglie d’argento e di bronzo sono stati rispettivamente i caporal maggiore scelto Alessio Riccardelli di Casarsa della Delizia e Nicola Mura di Azzano Decimo che, nel 2009, durante la permanenza in Libano dell’11esimo, si sono trovati a Khirbat Silim all’interno di un blindato durante alcuni disordini provocati dalla popolazione locale. I due bersaglieri erano stati colpiti da una violenta sassaiola, tanto da provocare loro profonde ferite al volto.

Eppure, nonostante il momento drammatico, hanno entrambi conservato sangue freddo, sparando per aria per disperdere i dimostranti, per evitare di travolgere con il mezzo cingolato la folla dove vi erano donne e bambini. Le tensioni per questi seicento ragazzi non sono mancate neanche in Kosovo, “paese fortemente instabile dalle tensioni etniche latenti”, come ha voluto ricordare lo stesso generale Bernardini.

«Quando si arriva in Kosovo per la prima volta, sembra tutto tranquillo – ha dichiarato il generale – Ci sono negozi, ipermercati, la gente sembra vivere una vita normale. Eppure dopo un po’ ci si accorge della latente difficoltà che emerge tra la popolazione. Lo sanno bene i bersaglieri dell’11 che sono stati coinvolti in episodi causati dalle varie etnie che per motivi diversi non vogliono andare d’accordo».

Il Kosovo si è autoproclamato indipendente nel 2008, ma la provincia nord di Mitrovica, a maggioranza serba, non vuole riconoscersi dentro i confini di questo neo stato a maggioranza albanese, e mantiene strutture parallele con Belgrado. Proprio qui i bersaglieri si sono trovati a dover fronteggiare dei tumulti con i locali, che avevano innalzato delle barricate sulle strade principali, per impedire il passaggio di funzionari Eulex, la struttura che sta aiutando il Kosovo a costruire lo stato di diritto. Una situazione delicata per permane anche adesso che il trasferimento di consegne è stato passato al contingente austro-tedesco.

Durante la cerimonia, il comandante dell’11º, il colonnello Alfonso Cornacchia, ha voluto ricordare due bersaglieri che ora non ci sono più: Michele Padula, trovato morto in una delle postazioni avanzate, e Paolo Fiorindo, scomparso giusto una settimana fa a seguito di un grave incidente motociclistico.

Ciriani al rientro dal Medio Oriente

Si è conclusa ieri la missione del presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, dai soldati dell’Ariete impegnati in Libano. Prima di rientrare in patria, Ciriani ha visitato i reparti carristi guidati dal comandante Ferdinando Frigo, e poi ha incontrato il suo omologo locale, il presidente delle municipalità di Tiro, Abdel Al Husseini. «Mi ha colpito l’apprezzamento degli amministratori locali libanesi nei confronti dei militari dell’Ariete – ha riferito – e nell’ambito delle forze internazionali che operano in questo teatro gli italiani sono di gran lunga i più amati e rispettati dalla popolazione».

Ciriani e Al Husseini stanno  ipotizzando possibili collaborazioni nel campo economico e degli scambi culturali e scolastici. In arrivo a Pordenone anche un’autorità libanese che opera in Italia per approfondire eventuali progetti comuni.

Ma in Libano si rischia ancora/ Parlano i nostri militari. «Ci manca casa, le vere missioni le fanno a casa le mogli»

di Lieta Zanatta – Sta seduto, assorto, accanto a un tavolino sulla terrazza del bar della base di Al-Mansouri, davanti al mare. Guarda la luna calante che riluce incipriata dal rosa del tramonto, il colore che in questa parte del Paese dei Cedri spolvera tutto, strade, case, campi e pietre. Hai capelli grigi, ne ha tante di missioni alle spalle.

Parla quasi imbarazzato, si giustifica con un mezzo sorriso. «Anche se oggi è semplice telefonare, o con un click via Skype vedere e parlare con i propri cari, la famiglia manca tanto – dice lentamente, con pudore -. Non potrei stare qui né da nessun’altra parte, se non avessi a casa una moglie che si è fatta carico di seguire i figli, farli crescere, aspettarmi ogni volta. Le vere missioni, le ha fatte tutte lei». Si prende una pausa, si volge di nuovo verso la luna. «Qui in Libano molto meno, ma in Afghanistan, negli avamposti, dove si sta giorni e giorni isolati, guardavo la luna intensamente. Sapevo che mia moglie la stava osservando anche lei, in quel preciso momento. Ci parlavamo, comunicavamo così».

Ad Al-Mansouri in Libano, dov’è dislocato Italbatt, il 32º reggimento carri di Tauriano sotto il comando del colonnello Ferdinando Frigo, il calar del sole è uno spettacolo che non lascia indifferente nessuno, e predispone gli animi. «Sono entrato nell’esercito 11 anni fa come volontario – dice Dario Del Fabbro, 31 anni, tenente che vive a Spilimbergo una scelta che mi ha permesso di fare una vita molto varia e intensa. La possibilità di fare delle missioni poi, come questa in Libano, riesce a dare più consapevolezza personale che non restare a casa».

Luca Gesualdi, caporal maggiore 26enne, viene dalla Basilicata, ma vive a Basagliapenta. «In Friuli vivo da 4 anni emi trovo molto bene. Qui in Libano sono alla seconda missione, come addetto alla ralla e conduttore». «Sono contento di fare questo mestiere – chiosa Fabio Zulian, capitano che vive a Codroipo perché mi dà la possibilità di mettere in pratica gli studi fatti, muovermi, andare all’estero».

Nell’avamposto 1-31 ai confini di Israele, situato tra i campi minati di un paesaggio riarso e polveroso lungo la Blue Line, c’è una squadra dell’11º bersaglieri di Orcenico Superiore, reggimento inquadrato nell’Ariete. Tra loro Antonella Lala, 26enne caporal maggiore. «Fiera e contenta di essere un soldato» dice sorridendo. Truccata e curata, la mimetica non le ha tolto la femminilità. «Prima stavo nei paracadutisti. A casa siamo un po’ tutti in grigio-verde. Mio fratello si è arruolato prima di me. Anche il mio fidanzato è un para’ di stanza a Legnano. E’ una bella sfida essere donna e fare questo mestiere, perché il nostro genere ha delle potenzialità che vanno valorizzate. Non solo gli uomini hanno forza».

A Shama Alberto Bruno, sergente maggiore addetto alla sicurezza, non si ferma un attimo. Esegue i comandi dell’ufficio della pubblica informazione, coordina gli ospiti che arrivano nella base a vario titolo, si occupa dei loro alloggi e necessità, è fotografo gentile e instancabile. Mostra con orgoglio la foto della moglie Valentina, che sembra una miss, e dei due figli che lo aspettano a Cordenons, dove abita dal 2000. Dal 1997 è con la Brigata Ariete. Kosovo, Iraq, Bosnia, Afghanistan, Libano: questa è la sua decima missione. Anche lui, come tutti dell’Ariete, sta lasciando a questo Paese, un pezzetto della sua professionalità e passione, piccoli mattoni che contribuiscono al grande lavoro per la pace. Tutto Made in Friuli. (l.z.)

Libano/ Il Generale Abrate sulla “Blue Line”


Difesa – l Generale Biagio Abrate, Capo di Stato Maggiore della Difesa, si è recato in Libano in visita ai militari italiani impegnati nella missione UNIFIL.

Prima di raggiungere la base di Shama, sede del comando italiano nel sud del paese, ha incontrato il Comandante delle Forze Armate libanesi, Generale Jean Kahwaji, con il quale ha una solida conoscenza personale.

Nel corso dei colloqui il Generale Kahwaji ha espresso il proprio apprezzamento e la propria gratitudine per il lavoro svolto dai militari italiani nel sud del paese. Il Capo delle Forze Armate libanesi ha sottolineato, inoltre, il proprio compiacimento per la riassegnazione del comando di UNIFIL ad un Ufficiale Generale italiano (Generale di Divisione Paolo Serra).

Giunti a Shama, il Generale Abrate è stato ricevuto dal Comandante di UNIFIL e dal Comandante del contingente italiano nel settore ovest del Libano, su base Brigata corazzata Ariete (Generale di Divisione Gaetano Zauner).

Nel corso dei colloqui con il Comandante di UNIFIL sono stati discussi i risultati conseguiti dalla missione di pace sul piano della sicurezza, gli scopi della stessa, i possibili sviluppi nell’area nonché gli sforzi, molto apprezzati dalla popolazione e dalle autorità, compiuti dai militari italiani.

Presso le basi avanzate 1-31 ed 1-32A, il Generale Abrate, oltre ad aver incontrato i militari, è stato aggiornato sugli sviluppi delle complesse attività di sminamento e controllo del territorio condotte dai nostri militari sulla blue line.

Prima di lasciare la terra dei cedri il Generale Abrate ha voluto rinnovare al Generale Zauner il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dai nostri uomini e dalle nostre donne con le stellette.

Con la visita al contingente italiano di UNIFIL si conclude un fine settimana dedicato ai nostri militari impegnati nei principali teatri operativi. Un impegno importante ed esemplare, come ha ricordato anche ieri in Afghanistan il Generale Abrate: ” …ai fini del conseguimento dell’obiettivo principale per il Paese e per gli afgani, della responsabilità ed autonomia nei settori della sicurezza, dello sviluppo e della governance…”.

Comunicato

Rassegna Stampa Militare

Gradisca di Isonzo/ Strade Sicure. Il Gen. Danilo Errico, C.te del 1° FOD in visite al CIE


News Esercito – Il Comandante del 1° Comando delle Forze di Difesa, Generale Danilo Errico, ha fatto ieri visita al Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) di Gradisca d’Isonzo, nel quale operano militari della Brigata corazzata Ariete impiegati nell’ambito dell’Operazione “Strade sicure”.

Ricevuto dal Comandante del 132° reggimento carri e responsabile areale dell’Operazione, Colonnello Mario Nicola Greco, il Generale Errico ha ricevuto un aggiornamento sulle attività di sicurezza svolte dal personale dell’Esercito in concorso con le altre Forze dell’Ordine e visitato l’infrastruttura, incontrando gli uomini e le donne in uniforme impegnati nel servizio di sorveglianza.

Alla visita hanno preso parte anche i responsabili della Prefettura e della Questura di Gorizia, i quali hanno espresso al Generale Errico l’apprezzamento per il contributo del personale dell’Esercito.

Fonte: Esercito