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Brindisi/ A Palazzo Nervegna. Su Italia e Albania, il Ministro de Mistura ed Ettore Sequi a confronto.


Staffan de Mistura (Sonderbeauftragter des Gen...
Staffan de Mistura (Sonderbeauftragter des Generalsekretärs der Vereinten Nationen für Afghanistan) (Photo credit: Wikipedia)

di Lieta Zanatta – Il caso dei fucilieri della Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, le aperture commerciali dell’Albania, le “mission impossible” delle Nazioni Unite, assieme a tanti aneddoti e storie di vita.

L’opportunità di discuterne in maniera ampia ed esaustiva viene con la conferenza che si terrà venerdì 27 luglio alle 19:30 a Palazzo Nervegna a Brindisi, con il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura e il Capo della delegazione UE in Albania Ettore Sequi.

Sotto la conduzione dell’inviato speciale del TG1, Duilio Giammaria, i due diplomatici racconteranno del loro non comune percorso che li ha portati dall’ONU alla Farnesina quale tecnico del governo Monti il primo, e dagli Esteri all’Unione Europea il secondo, scelto proprio da Bruxelles per far volare il Paese delle aquile verso l’Europa.

Un compito di ampio respiro nazionale e internazionale il loro, che coincide e si sovrappone al motto “servire al di sopra di ogni interesse personale”, l’ideale dei Rotary che hanno organizzato l’importante convegno, che sono: Club Rotary Brindisi, Brindisi Appia Antica, Brindisi Valesio, Ceglie Messapica, Francavilla Fontana e Lecce, assieme al Club Interact Brindisi Valesio e ai club Inner Wheel Brindisi e Lecce e Club Unesco Brindisi.

Lieta Zanatta

Lecce/ Corpo Forestale. Sicurezza Agroalimentare: numerose confezioni di pesce sequestrate nel Salento


Il Corpo Forestale. (Foto indicativa. si ringrazia http://blogalladeriva.blogspot.com/2009_05_01_archive.html)

GLI ILLECITI ACCERTATI VANNO DAL CATTIVO STATO DI CONSERVAZIONE, ALL’ETICHETTATURA IN DIFFORMITÀ CON LA NORMATIVA VIGENTE. SANZIONATO E DENUNCIATO IL COMMERCIANTE

Il Comando Provinciale del Corpo Forestale di Lecce rende noto che il 19 gennaio 2012,  nel corso di alcuni controlli finalizzati alla tutela della salute del cittadino da parte del personale del Nucleo Agroalimentare e Forestale (NAF) di Lecce sono state sequestrate circa cento confezioni di pesce posto in vendita presso un esercizio commerciale, specializzato nella vendita di prodotti esteri.

Il sequestro, avvenuto nel capoluogo salentino, è scattato poiché tutte le confezioni poste in vendita si presentavano in cattivo stato di conservazione, con una lastra di ghiaccio che ricopriva gli alimenti, indicativa di uno scongelamento e ricongelamento del prodotto dovuto al mal funzionamento del congelatore, e per mancanza di etichettatura, per etichette incomplete o non tradotta in lingua italiana.
Il valore commerciale della merce sequestrata dal personale del Corpo forestale dello Stato si aggira intorno ai 2000 euro. Il titolare dell’esercizio commerciale, un uomo originario dello Sri Lanka, oltre ad essere stato denunciato per cattiva conservazione di alimenti, è stato sanzionato con due ammende di circa 4500 euro totali per incompleta o mancata etichettatura e per non aver apposto le etichette in lingua italiana sui prodotti in vendita.

Fonte: Corpo Forestale 

Italia/ Lecce. Tavola rotonda: “Kosovo, un nuovo Stato. Le sfide euro-atlantiche”


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Foto 1 e 2: Tavola rotonda a Lecce: Kosovo, un nuovo Stato. Le sfide euro-atlantiche

Tra le attività culturali della manifestazione “Città del Libro”, nei Campi Salentini nella Provincia di Lecce, il Consigliere dell’Ambasciata Avni Hasani ha partecipato, in qualità di relatore principale, alla tavola rotonda “Kosovo, un nuovo Stato. Le sfide euro-atlantiche”. Questa tavola è stata realizzata sotto la cura della giornalista Fabia Martina che, insieme ad altri giornalisti, in collaborazione con il KFOR italiano, aveva visitato, una settimana prima, il Kosovo per conoscerne più da vicino l’eredità culturale, le tradizioni del suo popolo, l’etnologia e il potenziale turistico che offre questo Paese.

Di fronte ad un auditorium composto da alunni, studenti, autorità locali e da diversi membri delle Forze Armate Italiane che hanno prestato servizio  in Kosovo, il Consigliere Avni Hasani nel suo discorso si è concentrato sugli ultimi sviluppi nella Repubblica del Kosovo e sulla visione politica di integrazione euro-atlantica.

Ha fornito inoltre una breve esposizione della storia del Kosovo, della guerra del suo popolo per la formazione dello Stato Indipendente del Kosovo.

Nel suo discorso il Colonnello Biagio Paluscio, il quale aveva prestato servizio per 9 mesi nella Repubblica del Kosovo nelle forze del KFOR italiano, ha offerto ai presenti la propria esperienza durante il servizio in Kosovo, sottolineando con orgoglio che i kosovari hanno apprezzato con ammirazione l’impegno del KFOR italiano e al tempo stesso ha lodato la collaborazione tra il KFOR e le istituzioni della Repubblica del Kosovo.

Il relatore di turno, il giornalista Paolo Inno, che era stato in Kosovo poche settimane prima, si è concentrato nella sua discussione sul modo di informare l’opinione pubblica italiana, ed in particolare quella pugliese, sugli eventi in Kosovo e intorno ad esso. A suo avviso, questo modo di informare ha fatto si che il Kosovo venga purtroppo associato alla guerra e alla pulizia etnica. Esso ha sottolineato il fatto che i media italiani mostrano interesse solamente per quelle questioni che nella loro immaginazione sono ritenute pericolose per l’Italia (ad esempio zona del pericolo economico, zona invasiva, zona del pericolo degli immigrati ecc). Inoltre, ha aggiunto che i giornalisti devono dare luce all’altra realtà del Kosovo, quella di un Paese dotato di uno straordinario potenziale grazie alla sua eredità culturale, etnologica e spirituale nonché quella di un Paese dalle innumerevoli possibilità per il turismo, senza dover associare ad ogni costo il Kosovo alla guerra e alle scene della pulizia etnica. Il dottor Inno ha portato di fronte all’auditorium la propria esperienza eccezionale, della durata di una settimana e ha ribadito che il Kosovo ha una serie di tradizioni e religioni, un fatto che lo rende straordinario.

Fabia Martina giornalista e al tempo stesso Assistente Professore in Archeologia all’Università di Salento, nella sua discussione ha parlato delle impressioni sulla visita in Kosovo, mostrando all’auditorium anche le foto dei monumenti culturali e religiosi della Repubblica del Kosovo. Essa, tra l’altro, ha ribadito che il Kosovo, oltre alle moschee, alle chiese, ai monasteri e alle principali opere tutelate dall’UNESCO, è ricco di un patrimonio culturale di straordinaria importanza.

Infine i giornalisti hanno espresso la loro disponibilità ad offrire all’opinione pubblica italiana la vera faccia della Repubblica del Kosovo e hanno ribadito che i kosovari dovranno sfruttare  la ricchezza della loro eredità culturale per sviluppare diversi tipi di turismo. Essi hanno inoltre promesso che la tavola rotonda di oggi sarà solo un preludio del lavoro che seguirà grazie alle loro attività,  attraverso le quali presenteranno il patrimonio culturale, spirituale ed etnologico della Repubblica del Kosovo e del suo Popolo.

Fonte: Ambasciatore della Repubblica del Kosovo a Roma


L’accoglienza dei minori immigrati venuti dal mare.


L'arrivo di migranti minori non accompagnati. Un fenomeno in crescita.
L'arrivo di migranti minori non accompagnati. Un fenomeno in crescita.

Si è svolto giovedì 19 Maggio 2011 il seminario “Un tema di demografia sociale: L’accoglienza dei minori immigrati in arrivo dal mare” presso l’Auditorium dell’Università di Bari, sito in Via De Rossi, 233. Ad organizzare l’evento il Direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca “Popolazione, Ambiente e Salute” (CIRPAS), Prof.ssa Giovanna Da Molin e l’Università degli Sudi di Bari “Aldo Moro” Facoltà di Scienze della Formazione e Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione. L’evento ha dato agli studenti presenti anche un credito di 0,25 pt.

Al tavolo dei responsabili, oltre alla Prof.ssa G. Da Molin, Docente di Demografia del corso di Laurea, il Consulente Legale Lorenzo Leotardi e la Dott.ssa M.C. Pellicani.

Dopo una breve introduzione della professoressa Da Molin, ed una presentazione della Onlus “Save the Children” da parte della Dott.ssa Pellicani, la parola è passata al consulente legale dell’organizzazione, Avv. Lorenzo Leotardi.

Una disamina, la sua, molto articolata ed interessante, in difesa del minore non accompagnato che sbarca sulle rive italiane. Arrivano da lontano, a piedi e con mezzi di fortuna, dopo mesi di viaggi anche dall’Afganistan, Iran, Siria, ed ora anche dalla Libia, e molti altri paesi medio asiatici ed africani. Lunga l’esperienza del dott. Leotardi che ha presentato uno spaccato normativo sul fenomeno con dovizia di dati. E’ evidente la professionalità e l’impegno profuso.

Guardia Costiera
Guardia Costiera

Nella sua relazione ha fatto spesso riferimento a dati statisti sui flussi di arrivo. Tuttavia dal “Rapporto di Monitoraggio delle Comunità alloggio per minori in Sicilia, Puglia e Marche” si apprende che le politiche adottate dal Governo nel respingimento dei flussi migratori non hanno dato risultati sperati che anzi i flussi sono cambiati andando ad interessare le coste leccesi con maggiore affluenza. I dati sono estratti dal documenti citato ed aggiornati al Novembre 2010.

Sbarchi a seguito dei quali è stato necessario identificare, con molte difficoltà, i minori soprattutto quelli di età tra i 15/17 anni che sono al limite della maggiore età. E’ ovvio che non hanno documenti con se, e qual’ora lo avessero non si ha la certezza di veridicità dello stesso. Ragion per cui è spesso necessario ricorrere, dopo le indagini possibili e varie domande, alla datazione tramite Raggi X, metodo che non accerta con molta precisione. L’approssimazione è di due anni, ecco che non si può essere del tutto certi nell’uso di questo metodo. Si ha spesso a che fare con minori che dichiarano la maggiore età, per scarsa informazione o per paura di un respingimento nel paese di provenienza. Ma anche che il maggiore di età tenta di abbassarsi gli anni alla minore età. In questi casi l’associazione e le autorità sono orientate alla salvaguardia del minore o del presunto tale.

Una volta identificati si procede con la prassi, e quindi il collocamento di questi minori in comunità specializzate e monitorate dalle Autorità, ma anche dalle associazioni come Save the Children. In particolare in Puglia sono state identificate 38 alla data del Rapporto e 21 monitorate con questionari, telefonate e visite di approfondimento. Sembra che vi sia ancora molto da fare.

Il rintraccio di immigranti è spesso casuale, per strada, ma anche per mare a bordo di barche e di zattere. Nel 2010 fino ad agosto ecco i dati: 566 Uomini, 111 Donne, 158 minori non accompagnati, e 240 minori in famiglia. Altri dati sono tuttavia interessanti per comprendere la portata del problema. Nello stesso periodo in Puglia sono sbarcati 1075 persone di cui il 60% Afgani, poi Curdi, Siriani, Iracheni per il 23% ed Iraniani per il 10%. Ma vediamo in dettaglio i dati che interessano i 158 Minori non accompagnati: sono 93% di Afgani tra i 12 e i 17 anni. Se invece la fascia è tra i 15 e i 17 anni abbiamo una incidenza del 86%. L’anno precedente, secondo il Ministero dell’Interno i minori non accompagnati erano stati del 98 per tutto il 2009. E nel 2008 i minori accompagnati e non erano soltanto 40. Un fenomeno in ascesa rapidissima, tanto da far temere problemi come la tratta, lo sfruttamento, ecc. La stagionalità del dato è interessante e quasi scontato, nella rilevazione 2010 tra gennaio e agosto, quest’ultimo ha visto 91 arrivi di minori non accompagnati, quindi ben oltre la metà.

Toccante la storia di M. che compie un’avventura di oltre un anno per arrivare a Gallipoli dall’Afganistan a soli 16 anni al suo arrivo in Italia. Un viaggio di molte peripezie, prigionie, nascondimenti, e nuovi tentavi. M. ora è in Italia ed ha raccontato la sua storia ai consulenti di Save The Children. Ma quanti altri lo hanno fatto? Quanti invece non ce l’hanno fatta? Triste, molto triste. Bisognerebbe fare qualche cosa. Ma cosa? Certamente intanto, bisogna conoscere meglio il fenomeno.

Save the Children Italia Onlus

Dalla dispensa consegnata durante l’evento si fa riferimento al “Progetto Praesidium V”. Riportiamo un estratto.

PUGLIA
Al fine di avere un quadro di partenza delle strutture presenti sul territorio che ospitano minori stranieri non accompagnati, si è fatto riferimento a diversi elenchi, frutto di censimenti effettuati principalmente dal Sistema Informativo Sociale Regionale (SISR), dalle singole Prefetture, dai Servizi sociali, dai Tribunali per i minorenni nonché dalle informazioni avute da associazioni presenti sul territorio. Incrociando le varie informazioni ricavate si è giunti alla compilazione di un elenco di 38 comunità. Al 31 agosto le comunità con cui è stato completato il percorso di rilevazione descritto sono state 21, ubicate nelle province di Bari, Foggia, Lecce e Brindisi, e sono quelle che nel periodo oggetto di rilevazione hanno accolto la maggioranza dei minori giunti in Puglia. Con il resto delle comunità inizialmente individuate non è stato ancora portata a termine la seconda fase dell’indagine

La ‘novità’ degli sbarchi Afgani sulle coste pugliesi salentine, come Otranto ha colto impreparate le istituzioni che in un primo momento hanno utilizzato per le operazioni di identificazioni i parcheggi della Questura ed i Garage della Guardia di Finanza), spazi, ovviamente inadatti e senza servizi per una certa quantità di persone. Ma sulle richieste delle organizzazione del Progetto Praesedium le istituzione hanno risposto rapidamente ed è stato riaperto il Centro “Don Tonino Bello” di Otranto in sole due settimane. La struttura pur non avendo a disposizione ambienti separati per minori stranieri non accompagnati dispone di brande, bangi e docce. Qui in media le procedure di identificazione durano circa 10 ore,successivamente gli immigrati vengono inviati ai CARA ed ai CIE in base alla nazionalità.

Al rintraccio e identificazione agli immigrati è servito del latte, biscotti ed un pasto caldo (riso, pollo e patate) che viene consumato sul posto in piedi per mancanza di sedie. Tuttavia poter disporre di una struttura ha reso molto agevole le operazioni sia delle organizzazioni per l’accoglienza, anche al fine di una corretta informazione reciproca, utile a ben incanalare il migrante nei vari percorsi di accoglienza, e a capire come sia arrivato (singolo, in famiglia, con bambini, parenti, ecc.) . Dall’altro ha aiutato il migrante stesso mettendolo al riparo da intemperie e da altri pericoli presenti sul territorio o evitando che esso stesso diventi a sua volta pericoloso per la popolazione, nella ricerca di un lavoro, cibo, vestiti, ecc. Le operazioni di controllo e di sicurezza svolte dalle forze dell’ordine sono quindi più facili, riducendone anche i tempi per il fotosegnalamento svolto presso il Commissariato di Otranto.

Save the Children svolgendo le operazione dopo gli sbarchi, e soprattutto, sui minori ha anche evitato controlli a Raggi X del polso, da parte delle strutture sanitarie leccesi per l’accertamento dell’età. Si è quindi affermato che nel dubbio un diciannovenne possa essere ancora considerato e trattato come un minore.

Tuttavia qualche osservazione da Save the Children è stata sollevata. Non si accelerano le pratiche di minori prossimi alla maggiore età e il collocamento dei minori stranieri non accompagnati spesso viene fatto in base alla vicinanza delle strutture alla base di accoglienza e non in base ai posti effettivamente disponibili in altre strutture più distanti. Save the Children sembra chiedere anche un maggiore coinvolgimento delle procedure relative all’accompagnamento dei minori nelle altre strutture, compito che viene ora svolto esclusivamente dalle forze dell’ordine e senza il coinvolgimento della Prefettura o dei Servizi Sociali.

Infine vorrei riportare la storia di M. e del suo viaggio da Kabul a Gallipoli.

Antonio Conte

Da Kabul a Gallipoli, il viaggio di M.

Save the Children Italia OnlusM. ha appena compiuto 15 anni quando parte dall’Afghanistan. A causa della guerra, ha dovuto lasciare il suo Paese, i suoi genitori e sua sorella per trasferirsi con suo fratello minore di 13 anni in Pakistan dove per molto tempo hanno vissuto a casa degli zii. Con amarezza racconta che questi non gli volevano bene e che per tutto il tempo lo hanno trattato male. Per questo decide di ritornare in Afghanistan con suo fratello dove però non ritrova né la sua famiglia, né la sua casa, ormai distrutta dalla guerra. Va ad abitare dal fratello di suo padre ma ha già maturato la decisione di partire lasciando suo fratello in Afghanistan (come garanzia del futuro pagamento), con l’intenzione poi di farsi raggiungere in Europa. Il viaggio è lungo e difficile: M. parte in macchina dall’Iran, dove ha dei parenti, verso la Turchia; attraversa le montagne a piedi. Cammina di notte, insieme ad altri migranti, il giorno accendono un fuoco per riscaldarsi. Per dissetarsi mangiano la neve. Poi chiuso dentro un camion attraversa la Turchia ma viene scoperto vicino alla frontiera greca e portato in un carcere perché senza passaporto. Rimane più di un mese in questo luogo che lui chiama carcere e dove ci sono più di cento persone tra ragazzini come lui e uomini afghani, iraniani e iracheni. Quando viene liberato i poliziotti lo mettono su un autobus e lo rimandano ad Istanbul dove rimane nascosto per settimane in una casa sottoterra prima di ritentare la sorte. M. sogna l’Europa, la Germania, ed in Grecia prova ad arrivarci su un piccolo gommone insieme ad una famiglia hazara come lui con due bambini, ad una giovane coppia di curdi e a due ragazzini come lui afghani, pure loro hazara, che ha conosciuto “sottoterra”. I militari greci li fermano in mare e li portano in un campo dove per fortuna lui ed altri afghani rimangono solo 3 giorni. Dall’isola dove si trova il campo prende un traghetto per Atene insieme alla famiglia che ha fatto il viaggio con lui in mare. Continuerà il resto del viaggio insieme a loro fino a Patrasso e poi in “Yacht” fino a Gallipoli in tempo per festeggiare in comunità il suo sedicesimo compleanno.

Formazione/ Corso di Giornalismo e Comunicazione in Area di Crisi. I Partecipanti, … in breve!


Foto dei partecipanti al Corso (Ed. 2011)
Gli ardimentosi Giornalisti e Fotografi del 2° Corso di “Giornalismo e Comunicazione in aree di crisi” (Ed. 2011) – Direttore Dott.ssa Giornalista Giovanna Ranaldo – La foto è stata gentilmente concessa per il Blog “Rassegna Stampa Militare” dal 82° Reggimento Fanteria “TORINO”. Si ringrazia sentitamente.
 

2° Corso di giornalismo e Comunicazione in Area di Crisi
Direttore Giornalista Dott. Giovanna Ranaldo

Edizione 2011 

In breve!

Quelli che seguono sono articoli brevi che alcuni partecipanti hanno redatto, in quanto giornalisti, durante il 2° Corso Nazionale di “Giornalismo e Comunicazione in Aree di Crisi”. Un corso tenuto sotto l’egida dello SMD ed organizzato e diretto dalla giornalista Giovanna Ranaldo con la collaborazione dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia a Bari. Si segnalano gli interessanti seminari esterni presso le Forze Armate di stanza in Puglia ed la Conferenza sul tema L’IMPATTO MEDIATICO NELLA CONDOTTA DELLE OPERAZIONI MILITARI” in programma per il 28 Aprile 2011.


Un Corso per dare coraggio alla lettura!

di Antonio Conte

Antonio Conte

Con sentimenti divisi, inchiodati in un passato ormai remoto, non avrei mai creduto di poter marciare nel tempo con la scrittura e dar vita ai miei ricordi riconoscibili nelle storie dei nostri giovani militari, di illuminare le loro giornate epiche e quelle quotidiane. Ecco le loro valigie maculate alla stazione, come un tempo, le colonne di auto verdi o blu sulle strade, la cronaca televisiva recente, a volte triste, con le piazze gremite e silenziose. Sono le storie che non si spegneranno mai, ma che mostrano tutta la cruda verità: il volto ed il nome.

Con sentimenti divisi, inchiodati nel presente, non avrei mai creduto di solcare così, con questo corso, il mare digitale, per raccontare i fatti di cronaca e le gesta memorabili di questi prodi moderni. E’ la scrittura, che fa volare, e che solleva fino al punto d’altura per la riflessione che da coraggio alla lettura. Mentre intrepida è la solitudine di quegli amici lontani, dei quali, si spera nessuno sappia mai il nome, e dei quali ignoto si vorrebbe restasse il volto.

Curriculum Vitae
Fotografo, Giornalista, appassionato studioso delle Scienze della Comunicazione e di Psicologia della Comunicazione Mediata dal Computer (CMC). Sono stato Corrispondente da Venosa tra il 1996 ed il 2000 per “La Gazzetta del Mezzogiorno” e scrivo per www.ambienteambiente.it, Le Orme dei Dinosauri , di Tecnologia ed Informatica, di Lim Lavagne multimediali Interattive dedicato ai Dirigenti Scolastici ed ai docenti e professori.


Nient’altro che uomini sotto la divisa.

di Paolo Inno

Paolo Inno

“L’errore più ricorrente che si compie al cospetto di un ragazzo in divisa è di dimenticare l’uomo e di vedere solo la divisa. E invece, la plancia e la stiva di una nave militare, gli abitacoli infuocati di un Lince e di un Caccia sgomitano di umanità, di umori, odori, di sorrisi e storie sudate. Il berretto abbondante sul capo del giovanissimo Capasso, i ricordi «della prima raccata con il mare forza sette» dell’esperto e rotondo comandante, gli occhi bruni e azzurri dei ragazzi in mimetica che svuotano lattine di ravioli al ragù o fagioli sono impronte di un’esistenza “terrena” assai più simile alle nostre di quanto possiamo immaginare. Anche a questo – soprattutto a questo – è servito il secondo “Corso di Giornalismo e Comunicazione in aree di crisi”: a spiare dalla serratura e ad accorgerci che là, dietro la porta imponente e ingombrante, ci sono uomini e donne. Nient’altro che uomini e donne.”

Biografia
Dottore in Scienze Politiche
, collaboro con il quotidiano tarantino “Corriere del Giorno” dal 2009. Già radiocronista e telegiornalista per “Radio Manbassa” e “TeleRama”, lavoro adesso allo start up di una web radio e di una web tv nel Borgo Antico di Taranto. Nel febbraio 2011, ho ricevuto il PremioMichele Campione Giornalista di Puglia 2011” per la sezione carta stampata.


Servitù e grandezza della vita militare

di Carlo Bosna

Carlo Bosna

Una lettura che ha segnato mio percorso di formazione giornalistica è stata “Servitù e grandezza della vita militare” di A.de Vigny, Generale dell’Esercito Francese post napoleonico, forse perchè avvenuta a ridosso della mia esperienza militare. Nelle sue duecento pagine de Vigny cercava – tra l’altro – di comunicare l’Esercito non più come “una nazione nella nazione”.
Gli stessi spunti di riflessione rifioriscono, rafforzati da circostanze decisamente più attuali e fortemente stimolati da questa esperienza formativa, una specie di portale attraverso cui poter riuscire a far convivere diverse anime e darle voce univoca.
E’ una lettura che consiglio a tutti i colleghi… e non.

Biografia
Ho cominciato a scrivere verso la fine degli anni ’80, dal 1993 sono iscritto all’Albo. Ufficiale dei Carabinieri in congedo, Capitano del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana con incarico di responsabile della comunicazione per l’XI Centro di Mobilitazione, mi sono specializzato nella comunicazione sul web e da ormai cinque anni coordino la redazione del portale di promozione turistica della Regione Puglia, http://www.viaggiareinpuglia.it


L’uomo in una riflessione militare

di Andrea Tedeschi

Andrea Tedeschi

Vivere anche solo per alcune ore in mezzo ai militari è un po’ come passare attraverso uno specchio. Quello specchio che da sempre riflette l’immagine di una macchina da guerra (appunto) pronta ad uccidere e distruggere. Poi imiti Alice, passi la frontiera, e ti accorgi che dietro ci sono uomini e donne. Come ovunque. Con la loro passione, la loro dedizione, spesso tante fragilità che però, senza filtro, vanno a comporre il grande mosaico di ogni microcosmo. Né assassini né eroi, dunque. Ma esseri umani. Questo basta, per arricchirsi a vicenda. E magari, per scardinare qualche pregiudizio.

Biografia
Andrea Tedeschi, classe 1978, è un giornalista orgogliosamente livornese e molto felicemente emigrato a Bari un paio di anni fa. Ha fatto il cantante, ha provato a diventare ingegnere (con scarso successo) e poi si è dato prima alla carta stampata, poi agli uffici stampa e infine alla televisione (dicesi videomaker, cioè quello che
scrive gira e monta. Quindi lavora per tre e guadagna per uno). Lavora per Antenna Sud e per tutti quelli che glielo chiedono.


Le FF.AA. in relazione trasparente con il mondo estero

di Maurizio Lorangno

Maurizio Loragno

“Giornalismo e Comunicazione in aree di crisi” racchiude in se tre concetti che fanno parte del mio modo di essere. Al Giornalismo mi sono avvicinato a fine 2007. Sommessamente e umilmente, tento di carpire i segreti da chi è più bravo di me, sapendo che in questo settore non ci si deve mai sentire arrivati. Sono “l’uomo alla ricerca”. Per una persona “malata” di rapporti interpersonali, poi, la Comunicazione è tutto. Crescere grazie al confronto con gli altri, suscitare interesse, alimentare passioni e informare mettendosi al servizio della comunità. Le Aree di crisi sono le zone in cui operano tanti miei colleghi, tanti miei amici, con alta professionalità e con senso del dovere. Servizio svolto pur sapendo che in tanti non ne condividono la necessità. Ed ecco perché è giusto che le FF.AA. abbiano imparato a porsi in “relazione trasparente” con il mondo esterno, abbattendo parte di quel “filo spinato” che, talvolta, le allontana dalla gente comune.
E allora perché non frequentare un corso che mi dava la possibilità di sintetizzare il tutto?

Biografia
Dottore in Scienze Organizzative e Gestionali, collaboro con la testata giornalistica telematica http://www.bitontotv.it, prima webtv della città di Bitonto. Sono iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Puglia come pubblicista ma, sopratutto, sono un “uomo in divisa”. Sono, infatti, Primo Maresciallo dell’Aeronautica Militare con 20 anni di servizio. Ho 40 anni, sono sposato con Marilena Vacca e ho due splendidi figli: Francesco, 12 anni, e Marco, 3 anni.


Un corrispondente di guerra vivo racconta, uno morto no

di Nicola Lorusso

Nicola Lorusso

Ho sempre pensato che la guerra sia la più grande tragedia che l’uomo abbia potuto inventare. E che scegliere la via della pace, del dialogo e del disarmo sia l’unica scappatoia da quando l’uomo ha inventato le armi nucleari. Ma se si calcola che il solo kalashnikov, un’arma semplice e a buon mercato, abbia causato più morti delle bombe atomiche sganciate sul Giappone, allora qualcuno deve raccontare l’assurdità della guerra. Documentare le guerre, gli uomini e le donne che le combattono è quindi un dovere per i giornalisti. Il corso SMD-ODG è anche un’opportunità per insegnare ai giornalisti come riportare a casa la pelle dopo una visita in T.O. Perché un giornalista che non riporta a casa la pelle, non può fare il suo mestiere: narrare le storie che vede.

Biografia
Nico Lorusso, giornalista professionista classe 1974, racconta la politica e l’amministrazione dal punto di vista della Regione Puglia dal 2005. Prima si è occupato del Comune di Bari per conto delle cronache locali di Quotidiano e Repubblica.


Dietro le quinte della notizia

di Maria Brigida Langellotti

Maria Brigida Langellotti

Raccontare dal di dentro una storia che spesso si conosce solo in superficie. Documentare senza infingimenti anche gli angoli che passano inosservati,  ma che racchiudono un’anima. Infiammata da questi impulsi ho scelto con determinazione questa professione: giornalista per passione e convinzione. E a tratti anche per necessità: non credo che diversamente potrebbe essere soddisfatta la mia insaziabile fame di ‘mondo’. Una ‘pretesa’ che mi sprona continuamente a volgere lo sguardo verso varie direzioni e a conoscere altre realtà. In questi casi, certamente, con la consapevolezza che non basta avere con sé solo penna e taccuino. ‘Addestrarsi’ più o meno come un soldato: ecco l’imperativo che credo dovrebbe guidare il giornalista nei teatri operativi ‘più caldi’.  Per ‘raggiungere’ le notizie senza ostacolare il lavoro di chi è in quei posti per pace o conflitti e per tornare a casa con la pelle salva, testimoniando i fatti e accorciando così le distanze con un mondo che altrimenti appare lontano. Un mondo dove non ci sono più giornalisti da una parte e militari dall’altra: le due categorie si trovano coinvolte negli stessi eventi perciò diventa fondamentale comunicare e capirsi al fine di riuscire a bilanciare le reciproche esigenze. Queste, riflessioni rafforzatesi nel corso nazionale di ‘Giornalismo e comunicazione in aree di crisi’ organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Puglia con la collaborazione dell’ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa italiana e diretto dalla giornalista Giovanna Ranaldo. Le lezioni teoriche e le esercitazioni presso le più importanti strutture militari pugliesi – dalla caserma ‘Stella’ di Barletta alla nave ‘Euro’ a Taranto – hanno fornito ai corsisti sicuramente un assaggio di quella che può essere la quotidianità dei tanti soldati impegnati nelle aree di crisi. Perché le missioni non implicano solo numerosi rischi, ma anche tanta fatica. Come quella di ‘friggere’ sotto un elmetto arroventato, ‘resistere’ alla ferocia delle esplosione e ‘sfuggire’ al fischio dei proiettili vaganti. Ed è proprio dietro queste considerazioni che si palesa il lato più umano dei militari:  spaccati  di emozioni ed esperienze che vanno al di là del rigore di un’uniforme.

Biografia
Maria Brigida Langellotti è una giornalista professionista nata in Basilicata. Ha lavorato in varie redazioni del panorama editoriale nazionale, spostandosi in numerose città. Ha svolto attività giornalistica nella redazione bolognese della testata nazionale online ‘Quotidiano.net’, nelle redazioni di Firenze, Prato, Pisa de ‘La Nazione’, passando per le redazioni de ‘La Repubblica.it’ (Roma), ‘Il Secolo XIX’ (Genova), ‘Agi’ (Roma) e ‘Telenorba’ (Conversano-Bari).


Scrivo per me e non so dove mi porterà.

di Tullio Iaria

Tullio Iaria

Scrivo soprattutto per me, per avere un diario che segna il percorso di una strada che non so ancora dove mi porterà. Avere la possibilità di raccontare esperienze che sono al di fuori della quotidianeità per me è sempre stata una necessità di vita.
Esperienze come questa, che ti permettono di stare dall’altra parte della barricata sono fasi di un percorso di crescita verso una maggiore comprensione del mosaico che è composto dalle umane gesta e poterlo raccontare, diventa un momento di confronto tra ciò che ero e ciò che sono diventato.

Biografia
è un giornalista pubblicista nato a Reggio di Calabria. Svolge attività giornalistica su Jamboree Magazine e sta raccogliendo in giro per il mondo materiale per un libro documentario.


Battesimo del fuoco sul fronte del giornalismo

di Lucia Cristina Larocca

Lucia Crisitina Larocca
Lucia Cristina Larocca

Alla luce degli attuali scenari bellici internazionali, la parola d’ordine diventa “comunicare”. Embedded, ovvero in guerra per difesa e per amore dell’informazione, senz’altro quella militarmente impegnata. Questa la nota di fondo che ha accomunato noi 24 partecipanti al corso nazionale in Giornalismo e comunicazione in aree di crisi, autorevolmente diretto e coordinato da una veterana del giornalismo embedded, Giovanna Ranaldo. Fra noi giornalisti, fotografi, cameramen, militari, studenti, operatori della comunicazione, esperti nell’informazione digitale, reporter e aspiranti tali. Una sorta di task force del “quarto potere” immersa fra notizie di guerra e guerra di notizie. Prima prova da superare per i “reporter a cinque stelle” è stata quella dell’addestramento al seguito delle truppe, dando così vita ad un confronto con se stessi senza esclusione di colpi, dove l’emozione non è di certo mancata negli animi.

Stratega dell’informazione, l’embedded si pone come una sorta di mediatore mediatico tra opinione pubblica e Difesa, al servizio di una corretta e veritiera notizia. Giornalismo e militarità appaiono subito due campi insieme affini e dissimili, stretti da una fitta rete di connessioni e contaminazioni.

Otto incontri attraverso i quali diverse tematiche e strategie comunicative sono state accuratamente affrontate, procedendo fra le coulisses mediatiche delle varie forze armate: dall’Esercito all’Aeronautica, passando per l’Arma dei Carabinieri (- che un tempo stoicamente giurava di “ubbidir tacendo e tacendo morir”-) e dando persino voce alla cosiddetta “Grande Silenziosa” (arcaico appellativo della Marina Militare). Prontamente guidati, a partire dalla caserma Stella sino ad approdare sulla fregata missilistica Euro (-le cui denominazioni appaiono avvolte da un’aureola di insolito romanticismo-), siamo stati protagonisti – in questa esperienza formativa – di una nuova dimensione giornalistica, vissuta in reciproca sinergia con uomini e donne in uniforme. Briefing, riunioni mirate a chiarire compiti, indicazioni circa organismi e specialità operative, nulla è mancato alle tante lezioni impartite dalle prestigiose autorità.

L’innovazione è evidente: da un atteggiamento censorio univoco si è passati ad un moderno assetto cooperativo. L’attuale apertura mediatica delle nostre forze armate è diventata di fatto una prerogativa essenziale per la Difesa, inaugurando così una proficua fase di collaborazione e convergenza operativa.

“Temo di più tre giornali che 100.000 baionette”, affermava scrupolosamente l’imperatore francese Napoleone Bonaparte. Come dargli torto? Oggigiorno non più timori, ma certezze condivise. Si assiste ad un rinnovato approccio media-forze armate, dove è fondamentale non solo l’interazione con gli organi di stampa, ma soprattutto una più stretta vicinanza all’opinione pubblica. Comunicare e farlo in armonia è indispensabile per un futuro professionale sempre migliore, sia in ambito giornalistico che militare. In particolare, sono tre le condizioni fondamentali da rispettare perché si instauri un solido connubio fra giornalisti e ufficiali di Pubblica Informazione: reciproca stima e fiducia, saper trasferire ciò che realmente si fa e sicurezza per ambo le parti, il tutto in un’osmosi comunicativa e mediatica senz’altro vincente.

“La storia esiste solo se qualcuno la racconta”, scriveva Tiziano Terzani, acuto cronista del proprio tempo. Affinché un reportage sia autentico, occorre che i giornalisti siano in grado e abbiano l’opportunità di raccontarlo dal di dentro, vivendone i momenti in prima persona. Alcuna censura della notizia, piuttosto una chance in più per proiettare lettori ed ascoltatori verso drammatici spaccati di guerra, che altrimenti non potrebbero scorgere. Un privilegio basato quindi sull’intesa, sia per i media che per i militari, al fine di cooperare in tutta sicurezza.

A tal proposito, non va dimenticato che osservare la realtà in prima linea comporta anche il rispetto di precisi vincoli, volti a preservare l’operato dei nostri soldati e l’incolumità di tutti gli operatori. Ne scaturisce una visione per alcuni versi circoscritta e parziale, ma che di certo non limita. Come si può ben capire, diventare dei caschi blu della notizia non è un’impresa semplice, si presenta piuttosto come un delicato compito. Il segreto da tenere in sordina? Trasparenza, chiarezza e tempestività devono essere sempre il sigillo delle interazioni.

È proprio il caso di dirlo, è stata un’équipe “trattata con i guanti”, nel senso letterale e metaforico dell’espressione. Insomma, un assalto all’informazione, foriero di originali elaborazioni, che consiglio vivamente a quanti intendano specializzarsi in questo settore. Prospettive per il futuro? Rispondo sulle note di una tradizionale canzone patriottica: il sacco è preparato, la piuma l’ho con me, “e se non partissi anch’io sarebbe una viltà”.

Biografia
Lucia Cristina Larocca è dottoranda di ricerca in Scienze Eurolinguistiche, Letterarie e Terminologiche presso l’Università degli studi di Bari, con una tesi dal titolo Paroles de guerre et guerre de paroles. La militarité au miroir de la langue française et italienne. Già Cultore della materia di Lingua francese presso la stessa Università, si occupa del trattamento lessicografico riguardante la terminologia militare nei dizionari bilingue francese/italiano. Durante il suo percorso di studi ha conseguito inoltre un Master francese presso la facoltà di Lettere dell’Università di Cergy-Pontoise.

Le sue pubblicazioni e le sue ricerche riflettono l’intrecciarsi di diverse tematiche linguistiche attinenti al lessico della guerra francese/italiano. Appassionata di scrittura creativa e di comunicazione mediatica in contesti internazionali, è un’aspirante giornalista.


Coprotagonisti in aree di crisi

di Pierluigi Calò

Pierluigi Calò
Pierluigi Calò

Aree di crisi. Sono tante nel Mondo, alcune fin troppo comunicate, altre non conosciute, perché non raccontate. Quanta informazione c’è nel trattare l’argomento “crisi periferiche”, in un Mondo che si vorrebbe ed appare sempre più trasparente alla comunicazione? Capirci di più, parlando con alcuni degli attori di rilievo, impegnati nei vari “teatri operativi” delle aree critiche, rappresenta uno dei motivi per frequentare il “corso di giornalismo e comunicazione in aree di crisi”, arrivato alla seconda edizione. Un punto di vista maturato contestualmente all’esprimersi dell’iter formativo del corso. Un’esperienza utile a chi volesse non accontentarsi di quanto legge, ma partecipare all’evento o perché strumento d’informazione (il giornalista) o perché lettore “qualificato” di un articolo di qualità, scritto cioè da chi, scevro da condizionamenti, racconta quel che vede. Questo si può fare in tanti modi, farlo da giornalista “embedded” (al seguito di un contingente militare operativo) è uno di questi. Il corso permette di capire quanto sia difficile e rischioso operare in tali contesti oltre a far apprezzare quanto fanno le nostre Forze Armate.

Biografia
Pierluigi Calò, nato in “un paese gettato a mezza strada fra Brindisi, Lecce e gli ulivi, poco lontano dal mare”, mentre altri cercavano di allunare, è un giornalista pubblicista dal 2007, ma scrive da molto prima su qualunque superficie. Eterno studente, momentaneamente convinto di studiare per diventare un bravo giornalista, si onora d’indossare le stellette a cinque punte.


La parola per comunicare

di Valentina Catanese

Valentina Catanese
Valentina Catanese

Immagino questa bacheca come un diario di viaggio su cui scrivere appunti, riflessioni, stati d’animo. Spinti dalla necessità di conoscere e comunicare, di condividere i propri interessi, socializzare. Ad esperienza ultimata la sinergia che ci accomuna è palpabile. Ogni individuo, sia esso uomo, donna, vecchio o bambino, possiede il dono della Comunicazione, frutto di gesti, sguardi, silenzi o parole, ma ciò che differenzia gli Operatori dell’Informazione è l”universalità del linguaggio”, l’uso della Parola come mezzo di diffusione capillare in ogni ambito ed in ogni tessuto sociale. Ed ecco che in virtù di ciò il Corso si è proposto come finestra su uno degli ambienti, un tempo non molto lontano, più inaccessibili, il mondo militare. Il risultato è stato all’altezza delle aspettative, con uno scambio reciproco di esperienze e nozioni. Consci del fatto che non può che essere un punto di partenza, con rinnovato vigore e ritrovata energia ognuno di noi riprenderà la sua strada, sperando un giorno di poterci ritrovare…

Biografia
Giornalista pubblicista. Dal 2006 collaboratrice del Nuovo Quotidiano di Puglia. Arruolata dal 2006 nel corpo della Marina Militare Italiana. Attualmente imbarcata su Nave Aliseo, sede Taranto. Addetta stampa dal 2009 della Protezione Civile di Castrignano de’ Greci (Le). Animalista ed ambientalista convinta, interessata a qualsiasi espressione artistica, poiché l’Arte è comunicazione. Orgogliosamente salentina.


Orizzonti di realtà

Giuseppe Marrone

La fondamentale problematicizzazione della realtà e del nostro stesso essere reali riguarda, questione non da poco, il sentire; ora, se è vero che la visione è già abitata da un senso che le assegna una funzione nello spettacolo del mondo così come nella nostra esistenza, appare evidente che la percezione stessa che abbiamo di un medesimo piano di realtà risulterà essere sempre inficiata da un organo che ci precede e che ci succede come entità finite. L’aspetto personale è costituito dalla soggettività percettiva ed esperienziale che produce di volta in volta il nostro accedere al mondo per se stessi che è, però, immediatamente inficiato e corroborato di realtà dalla alterità della percezione dell’altro, l’individuo non-io. Due piani di realtà incrociati costituiscono l’esperienza dell’esistere, uno solo sarebbe solipsismo, l’altro soltanto annientamento della soggettività. Così, come persone diverse ci siamo incontrati in questo corso, ognuno con la propria soggettività percettiva e fondante mondi diversi uniti per caso in un’attività sociale, di gruppo. Entità divise per costituzione e carattere, una perfetta biodiversità sintetizzata dalla bellezza dell’altro e di una umanità cercata, fortemente voluta.

Biografia
Amante della letteratura, fin da bambino legge gli autori classici e partecipa a diversi concorsi. Al liceo vince il Certamen Internazionale Bruniano, competizione internazionale di filosofia, produce un saggio in collaborazione con l’Università di Foggia dal titolo “Violenza e sacro” e consegue il titolo di Addetto all’ufficio stampa ed alla comunicazione istituzionale con l’Università San Pio V.
All’università, studente in filosofia, entra a fare parte della Società Filosofica Italiana producendo seminari in giro per le scuole di Foggia e pubblica il libro “I racconti di Timeo” che riceve il patrocinio dell’Università di Bari e della Provincia di Foggia. Laureando, inizia a collaborare per diverse testate: “Il Provinciale”, “Capitanata.it” e “Voce di Popolo”. È addetto stampa per realtà dell’associazionismo foggiano.


The fog of war

di Sergio De Mitri

Sergio De Mitri
Sergio De Mitri

Conflitti senza regole, dove gli schieramenti si fronteggiano lungo frontiere imprecise, senza alcuna distinzione tra soldati e “altri”. Per la nostra generazione i nostri padri avevano previsto un avvenire lontano dalle angosce e dalle privazioni di una guerra – e chissà se quel grigio muro berlinese non fosse stato messo su per uno scopo ben preciso -.

Grazie a qualche strana alchimia abbiamo mutato la cortina di ferro in un qualcosa di impalpabile che, di riflesso, ha pervaso anche il modo in cui oggigiorno si narrano le cronache di una qualsiasi “operazione diversa dalla guerra”. Ora l’informazione è l’arma più importante di una qualsiasi schermaglia, conquistare il consenso dell’opinione pubblica è diventato l’obiettivo primario di tutte le operazioni belliche.

Ma non c’è nulla di nuovo – si potrebbe sussurrare a denti stretti -; in un modo o nell’altro i popoli sono sempre stati parti in causa, belligeranti a modo loro, capaci di lasciarsi influenzare dai racconti dei cronisti di guerra o dalla retorica dei cinegiornali.

Piuttosto che aggiungersi al lavoro del giornalista le nuove tecnologie nate dalle ceneri del “secolo breve” hanno finito per rimpiazzarlo fino al punto che ora migliaia di occhi spiano tutto ciò che avviene, le miriadi di opinioni si confrontano creando, a volte, l’illusione di un’informazione oggettiva e inattaccabile. Ma non è solo una questione di “upgrade” degli strumenti tecnologici o di “società duepuntozero” e non tutti, dall’oggi al domani, possono improvvisarsi cronisti del finto reality che accade nei paraggi del proprio cortile per poi diventare stupide prede della loro stessa morbosa curiosità.

Le perverse logiche dei mercati editoriali hanno fatto si che lettori e spettatori siano attratti dalle guerre spettacolo, laddove è semplice trasformare informazione e conoscenza in beni di consumo che allontanano il reporter dalla realtà. Nonostante l’immensa mole di documentazione, foto e filmati non si riesce a capire nulla e niente ed il racconto degli avvenimenti che ognuno di noi è impegnato a fare precipita nella “fog of war”. Neppure chi partorì questo termine ne fu immune e lo stesso Robert McNamara si trovò avvolto dalla nebbia di guerra, in una no men’s land capace di mascherare le reali intenzioni dei belligeranti.

Ecco perché, ora più che mai, il dovere di chi racconta è quello di essere testimone diretto e credibile di qualsiasi narrazione della realtà. Un dovere spesso attaccato dalla disinformazione o dalle elucubrazioni delle teorie del complotto, così tanto di moda in questi tempi, ai danni della conoscenza, essa stessa facilmente raggirata dalle nuove guerre-spettacolo.

Al vero cronista spetta il compito non semplice di discernere gli accadimenti tra le nebbie del presente. Solo così le nostre società potranno maturare proprie opinioni, serie e credibili, qualunque esse siano.

Biografia
Giornalista pubblicista, da sempre appassionato di fotografia, di aeronautica e di…“stellette”, ha iniziato a scrivere raccontando gli eventi e le tradizioni della propria provincia per poi diventare direttore responsabile del free press Tribuna del Salento. Ha partecipato ad attività addestrative con l’Esercito Italiano e l’Aeronautica Militare, in Italia ed in Europa; tra le collaborazioni giornalistiche ci sono quelle con le testate mensili specializzate JP4 Aeronautica & Difesa e Panorama Difesa. Gli piace definirsi un “defence geek”, l’iper-appassionato che racconta di “fatti e cose in grigioverde” pur senza dimenticare che nell’abitacolo di un caccia o ai comandi di un cingolato ci sono sempre degli uomini.


Giornalisti in “Area di Crisi”

di Valeria Fornarelli

Valeria Fornarelli
Valeria Fornarelli

Tra Guerra e Pace. Storie e luoghi che vediamo attraverso occhi sconosciuti, che leggiamo da penne altrui, o che restano sopiti in qualche angolo, ma che vorremmo toccare con mano. Per curiosità, carriera, passione, strategia o esperienza di vita. Ognuno mosso dalle sue ragioni. Tutti avvicinati dal Corso di Giornalismo in Aree di Crisi. Le aree di crisi, appunto, i cosiddetti teatri operativi. Mondi più vicini di quanto possiamo immaginare. Solo pochi di noi ci sono già stati. Altri ci sperano. Per ora abbiamo solo avuto un assaggio dell’addestramento di un embedded, il giornalista al seguito delle Forze Armate. Un giorno in caserma con elmetto e giubbino antiproiettile, sopportando, solo per poche ore, il peso che tanti soldati sostengono quotidianamente insieme a responsabilità e coraggio, barcollando tra un Lince e un Freccia, e arrivando all’ora di pranzo ad accanirci sulle razioni K.

Un altro ondulando con la tramontana su una nave da guerra nella Stazione Navale di Taranto, un altro ancora a Gioia del Colle tra i piloti e i caccia più prestanti che esistano. Abbiamo respirato aria di autorità, ma anche di umanità, entrando nel complesso universo delle Forze Armate italiane e del loro rapporto con i media.

Siamo stati guidati e “briefingati” dalla direttrice del corso, Giovanna Ranaldo, embedded di professione, e dagli esperti di comunicazione di Esercito, Marina, Carabinieri e Aeronautica, districandoci tra acronimi, gradi e catene gerarchiche.

Professionisti dell’informazione, studenti e ricercatori universitari, fotoreporter, operatori della comunicazione, free lance e alcuni giovani militari. Per due mesi, tutti i corsisti sono stati “linkati”, grazie all’OdG della Puglia e alla Difesa, non da un semplice corso, ma da un PERcorso di formazione e amicizia e dalla voglia di essere sempre più pronti ad affrontare l’oggi e il domani.

Biografia
Valeria Fornarelli, giornalista pubblicista. Specializzata in editoria e giornalismo multimediale e consulente di marketing e comunicazione. Lavora presso il MaeMultimedia, unità multimediale del Servizio Stampa del Ministero Affari Esteri a Roma. Collabora con varie testate, dall’online al cartaceo, perseguendo svariati interessi, sempre in movimento, ma restando legata alle sue radici pugliesi.