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Altamura/ 7° Reggimento Bersaglieri. Cambio al vertice


Fanfara del 7° Reggimento Bersaglieri (Archivio 2009) Foto di Antonio Conte
Fanfara del 7° Reggimento Bersaglieri (Archivio 2009) Foto di Antonio Conte

Altamura 24 gennaio 13 – Venerdì 25 gennaio 2013  alle ore 11.00 nella Caserma “Felice Trizio” in Altamura (BA), si svolgerà la cerimonia di cambio del Comandante del 7° Reggimento Bersaglieri, alla presenza del Comandante della Brigata Corazzata “PINEROLO”, Generale di Brigata Carlo Lamanna. Il Colonnello Domenico d’Isa cederà il comando al Colonnello Arcangelo Marucci.

Il Colonnello Domenico d’Isa, da settembre 2010 alla guida del 7° Bersaglieri, lascia il comando per assumere un incarico di prestigio al 2° Comando Forze di Difesa Sud ed Isole di stanza a San Giorgio a Cremano (NA).

Numerose le attività addestrative e operative condotte nei 24 mesi di comando, tra le quali l’approntamento del Reggimento per il successivo impiego in Libano e la partecipazione all’Operazione “Strade Sicure” in Puglia ed in Campania. A corollario di tali attività il Colonnello d’Isa ha completato nel mese scorso il trasferimento del reggimento dalla vecchia sede di Bari a quella di Altamura.

Il subentrante/successore, Colonnello Arcangelo Marucci, nel corso della sua carriera ha ricoperto diversi incarichi presso le unità operative ed i comandi di vertice, tra cui responsabile della Branca “Analisi Strategica” presso lo Stato Maggiore della Difesa, III reparto Politica Militare e PianificazioneUff. Direzione Strategica e Politica delle Operazioni e Capo “Sezione Regolamentazione” del Comando delle Scuole dell’Esercito, Stato Maggiore – Ufficio Formazione e Regolamentazione, in Roma. 

Bari/ Esercitazioni. Il Capo di SME visita la Brigata “Pinerolo”


Bari 17 gennaio 2013  – Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, ha completato nei giorni scorsi  la sua visita ai reparti della brigata meccanizzata “Pinerolo” in Puglia.

Accompagnato dal Generale di Corpo d’Armata Vincenzo Lops, Comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa, il Generale Graziano ha visitato il Comando Brigata dove il Generale Carlo Lamanna, Comandante dell’Unità, ha illustrato le principali attività addestrative e operative in corso.

Al termine del briefing, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha incontrato il personale militare e civile della Brigata e del dipendente Reparto Comando e Supporti Tattici al quale ha espresso parole di soddisfazione per le numerose attività condotte all’estero e sul territorio nazionale.

Nel corso della visita, il Generale Graziano ha incontrato, al “Palazzo di Città”, il Sindaco della Città Bari, dott. Michele Emiliano, con il quale sono state discusse possibili ulteriori sinergie tra l’Esercito e la Città di Bari.

Ad Altamura, il Generale Graziano, dopo aver salutato i bersaglieri del 7° Reggimento e visitato le infrastrutture del reparto, ha assistito, presso il poligono di Tor di Nebbia, a un’esercitazione condotta dal personale del reggimento che ha in dotazione il Veicolo Blindato Medio “Freccia”.

La visita è poi proseguita a Foggia, dove sono di stanza il 21° reggimento artiglieria terrestre “Trieste” e l’11° reggimento genio guastatori e a Barletta, presso l’82° reggimento di fanteria “Torino” da poco rientrato dall’Afghanistan.

La Brigata meccanizzata Pinerolo, rientrata recentemente dal Libano, è attualmente impegnata nell’Operazione “Strade Sicure” in Campania, con il 9° Reggimento di Fanteria “Bari” nelle città di Napoli e Caserta e in Afghanistan, dove opera una compagnia equipaggiata con i veicoli blindati “Freccia”. 

Salerno/ 19° Reggimento Cavalleggeri Guide. Finita la missione in Afghanistan


I militari delle Guide a Salerno dopo sei mesi in Afghanistan

di La Città di SalernoCerimonia nella caserma di via Pietro del Pezzo per celebrare il ritorno dalla missione: «Esperienza difficile e delicata»

Sono tornati a casa dopo sei mesi in Afganistan i militari del 19° Reggimento Cavalleggeri Guide, questa mattina alla caserma di Via Pietro del Pezzo gioia e commozione per un ritorno quanto mai atteso. Nei mesi passati, infatti, commilitoni, parenti ed amici avevano vissuto momenti di grande apprensione a causa degli attentati che avevano colpito proprio la zona in cui era di stanza il Reggimento salernitano.

“Le truppe, inserite all’interno della brigata Garibaldi – ha spiegato il Colonnello Maurizio Caso hanno supportato l’esercito afgano nella provincia di Farah, una delle più calde. Nel corso di questi mesi i militari hanno subito anche due attentati, impegnandosi in numerose operazioni di sequestro di armi e di messa in sicurezza dei territori e dei convogli delle forze internazionali. Quest’avventura finisce nel migliore dei modi e con un gran lavoro avviato. Chi li sostituirà avrà ancora tanto da fare, l’Afghanistan è una nazione difficile ma i nostri se la sono cavata benissimo”.

“Una missione difficile e delicata – hanno commentato i militari ancora frastornati dalla calda accoglienza – abbiamo scelto di servire il Paese e lo abbiamo fatto con tutta l’abnegazione possibile. Partire è una gioia perché lo si fa per lavorare ma tornare è sempre un’emozione bellissima”.

Kosovo/ Serbia rilascia i poliziotti, ma gli arresti incrociati non si fermano


Kosovo/ Eulex. Two people arrested for alleged corruption

Kosovo
Kosovo (Photo credit: AudreyH)

02 April 2012 – Two people have been arrested by Kosovo Police in connection with an investigation into corruption. The offences being investigated are: Abusing of Official Position or Authority and Trading in Influence.

These charges are in connection with the alleged misconduct of a local Kosovo Special Prosecutors Office (SPRK) prosecutor and two others who, allegedly, extorted sums of money from a suspect in a case.

The investigation is being carried out by the EULEX Prosecution Office in Prizren together with the EULEX Prosecution Office in Peja/Pec.

Vedi anche questo

Kosovo/ Rilasciati due poliziotti arrestati da gendarmeria serba

Per Belgrado hanno sconfinato armati, per Pristina è rapimento (vedi)

Albanian: Logo e Policisë së Kosovës English: ...
Albanian: Logo e Policisë së Kosovës English: Kosovo Police Logo (Photo credit: Wikipedia)

Inserito da TMNews – Sono stati liberati e consegnati alla missione Ue in Kosovo, Eulex, i due poliziotti kosovari arrestati sabato scorso in Serbia con l’accusa di aver sconfinato illegalmente in territorio serbo mentre erano in servizio ed armati. Lo ha confermato il ministro degli Interni kosovaro, Bajram Rexhepi, citato dai media locali. L’omologo di Belgrado, Ivica Dacic, ha detto, da parte sua, che “verranno emessi capi di accusa” nei confronti dei due”. I quali, secondo la ricostruzione serba e le immagine fornite dell’arresto, erano in possesso di pistole, fucili automatici ed equipaggiamenti speciali per operazioni notturne e misurazioni a distanza. Per Pristina, però, i due agenti non si trovavano in territorio serbo e l’episodio andrebbe ritenuto un rapimento. Prosegue così il cosiddetto duello degli ‘arresti incrociati’ tra Belgrado e Pristina, legati alla disputa sulla volontà serba di tenere le proprie elezioni del 6 maggio in territorio kosovaro. Una decina di serbi – tra funzionari pubblici e del ministero degli Interni di Belgrado – sono stati arrestati in Kosovo nelle ultime settimane con l’accusa di “minaccia all’ordine costituzionale”. Anche questi sono stati rilasciati. Maja Kocijancic, portavoce del Alto rappresentante Ue, Catherine Ashton, ha rinnovato alle parti il monito di “risolvere i problemi politici con il dialogo, non con l’applicazione selettiva della legge”.

Comune di Napoli, presentazione “Progetto Kosovo”, martedì 3 (ore 11) con sindaco De Magistris

02/04/2012, ore 13:51 – Si terrà domani, martedì 3 aprile – ore 11,00 – nella sala Giunta del Comune di Napoli di Palazzo San Giacomo (piazza Municipio, Napoli), la presentazione del Progetto “Corpi Civili di Pace in Kosovo”.

È, in Italia, la prima sperimentazione da parte di un’amministrazione locale, della costruzione dei Corpi Civili di Pace.

L’iniziativa vede la collaborazione di due associazioni italiane, Operatori di Pace – Campania Onlus e Ipri – Rete dei Corpi Civili di Pace insieme ad associazioni balcaniche.

Alla presentazione parteciperanno l’on. Luigi de Magistris, sindaco di Napoli e il dott. Gian Marco Pisa, presidente dell’associazione Operatori di Pace – Campania onlus.

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Leggi anche l’articolo del Corriere della Sera sui grattacieli più brutti al mondo, trovato uno anche in Italia ed in Kosovo.

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Kosovo/ Soldati austriaci via da nord, italiani al loro posto

ROMA – Un reparto di circa 150 soldati austriaci giunti nel nord del Kosovo la scorsa estate come rinforzo al contingente della Kfor (Forza Nato in Kosovo) per i ripetuti scontri con gli estremisti serbi, partiranno entro oggi e saranno sostituiti da militari italiani. Ne ha dato notizia il ministro della difesa austriaco, Norbert Darabos, citato dalla Tanjug. L’Austria mantiene poco più di 400 soldati nel contingente della Kfor. Gli austriaci facevano parte, unitamente a 550 soldati tedeschi, di un battaglione supplementare della Kfor costituito per il deterioramento della situazione nel nord del Kosovo. Una decina di soldati austriaci, insieme ad altri militari tedeschi, erano rimasti feriti in ripetuti scontri con i serbi per la rimozione delle barricate da loro erette a ridosso della linea di confine con la Serbia. I serbi, che non riconoscono l’indipendenza del Kosovo e che contestano l’esistenza di una regolare linea di confine, protestano per la presenza di poliziotti e doganieri kosovari albanesi ai posti di frontiera. Nelle ultime settimane, anche dopo le intese raggiunte da Belgrado e Pristina con la mediazione della Ue, la tensione nel nord del Kosovo è calata, anche se la situazione non si è del tutto normalizzata.

Inbox #06 Marzo 2012/ Kosovo-Italia. I Ministri omologhi degli Esteri Terzi e Hoxhaj in una interessante convergenza di intenti.


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di Antonio Conte – Non che io centri qualcosa con lo scambio di mani tra Terzi ed il suo collega omologo Hoxhaj, ma dal mio Reportage in Kosovo del luglio scorso sono cambiate molte cose nelle relazioni tra Italia e Kosovo, prima di partire le uniche note di attualità disponibili erano davvero poche, molte notizie riportavano fatti di guerra di dieci anni prima riguardanti storie di uccisioni di massa o di repressioni NATO al suon di bombe all’uranio impoverito, sembrava davvero che il Kosovo fosse una terra proibita e inquinata, inaccessibile e pericolosa.

Vedendo partire le navi dal porto di Bari verso l’altra costa dell’Adriatico mi chiedevo cosa spingesse quella gente ad andare a Tirana, a Dubrovnik o a Corfù: verso il pericolo dell’oriente. Le tre città di levante, quelle più vicine e più citate nei racconti qui a Bari, forse per via dei loro porti. Da parte mia, i motivi per andare in Kosovo erano davvero pochi, come pochi sarebbero stati per la maggior parte degli italiani: ho conosciuto alcuni preti cattolici andati in missione sui Balcani, conosciuto storie di alcuni imprenditori che ci andavano per piazzare con la vendita elettrodomestici e generatori di elettricità, ed altri per il turismo a Corfù: che tra l’altro rimane in Grecia. Ma niente o poco più di questo.

Per me invece, andare in Kosovo è stato uno stage o poco più. Oggi dire che si fa uno stage non fa più effetto, da quando in Italia è sfruttato dalle aziende per coprire il lavoro non pagato. Qualche anno fa invece fare un master col lo stage significava un lavoro certo. Ma nel mio caso si trattava di una applicazione pratica ad un programma teorico esperienziale del mio secondo corso di Giornalismo in aree di crisi. Dunque per superare la frontiera del levante ho dovuto fare un corso di Giornalismo in Aree di Crisi, imbarcarmi nello stage e quindi ecco come ho conosciuto quella barriera psicologica e che mi appariva invalicabile e terribilmente spessa che si incontra nell’andare verso il Levante. Ma ora si trattava di superarla.

E, per questo varco devo ringraziare l’Esercito e la Difesa, ed in particolare il Ten. Col. Legrottaglie per avermi dato il modo, a suo tempo, di coltivare la mia vena nella fotografia militare, indicandomi questo interessante percorso di ricerca. La seconda persona che ringrazio è appunto il direttore dei due corsi, la giornalista G. Ranaldo, per i contenuti, che oggi direi basici ma estremamente interessanti e per avermi indicato alcune varianti nei soggetti nelle mie foto. Ma direi che buon merito sia che del Prof. Gallotta, docente dell’Università di Bari e magistrale relatore. Le sue catene di argomentazioni e le sue analisi dal vivo sono un esempio professionale molto avvincente.

I miei reportage svolti durante i corso – non solo, ma qui parlo dalla mia prospettiva – fatti durante il corso hanno favorito un clima cordiale, vincente e direi stimolante, e se non fosse così difficile essere giornalista, direi di aver conosciuto anche molti amici. Li stimo tutti, ho davvero imparato molto da loro. Ma essere giornalista può non essere difficile quanto invece è poter esercitare la professione – che a me non è mai parso un lavoro – per via della burocrazia che ancora vige in Italia, in un retaggio del secolo scorso.

Ma parlare del Kosovo mentre si si mette in piedi un sito giornalistico come questo, ed al contempo riuscire ad essere un cronista, sia con i testi che con la fotografia, con la creazione delle pagine web e mi riferisco all’impegno necessario per imparare davvero il mestiere, ci vuole molta tenacia, dedizione e costanza, e molto altro! Ma oggi leggendo dell’incontro tra i ministri degli esteri omologhi di Italia e Kosovo, delle intese raggiunte e dell’urgenza degli scambi culturali, penso che seguire la pista per mesi abbia pagato. Ma non lo si sarebbe detto.

E’ su questo terreno mediatico-giornalistico che già dall’agosto del 2009, nascevano le premesse per queste colonne. Cercavo in effetti delle pagine digitali su cui appoggiare i miei testi. Avevo lasciato le colonne a stampa della Gazzetta del Mezzogiorno nel 2000, in seguito al mio trasferimento a Bari, e la cronaca di Venosa non era più possibile curarla da qui. Oggi RSM, dopo quasi tre anni di lavoro, mi sembra dunque un valido sostituto, in quanto sento, percepisco la presenza, sia pure virtuale del lettore, e mi sembra che scrivere non valga più al nulla.

Il mio racconto riprende dal giugno del 2011, si era alla fine del corso di Giornalismo e Comunicazione in Aree di Crisi e ci aspettava infine lo stage in un Teatro Operativo, in uno cosiddetto “tranquillo”. Il “Villaggio Italia” appunto. Ma mi risuonava come un ossimoro. Per molte persone comuni era considerato pericoloso ma per i militari era “tranquillo”, mi incuriosii molto. Poi ho scoperto che molti qui a Bari, e direi sbagliando, pensano che “Villaggio Italia” sia una sorta di villaggio turistico per militari, un luogo dove si va per trascorrere un po di tempo lontano da casa a fronte di un po di soldi in più, una sorta di pacchia. Ma non è così. A “Villaggio Italia” anche noi italiani abbiamo avuto dei caduti. Inoltre, molti soldati in effetti decidono di andare in missione, e prima ancora, decidono di fare il soldato per mestiere anche per ragioni economiche, per un lavoro, e perché no per un certo prestigio. Ma non è il solo motivo, molti vivono la vita militare come con la sola vita possibile, ma in realtà ciò che cercano è l'”azione“, e non necessariamente nel senso militare. Ma molti ne fanno coincidere i significati.

Per molti il prestigio è venuto solo dopo la fine della leva, con l’Esercito di professionisti insieme all’impegno ed al lavoro serio. Ma che centra tutto questo con il Kosovo si dirà. C’entra. Sì perché molto del lavoro, quello più impegnativo e difficile sul piano umano e militare lo hanno fatto proprio questi soldati che per poco più di uno stipendio hanno rischiato – e rischiano – la vita tutti i giorni in quella che per la Serbia ed il Kosovo è stata una nuova guerra mondiale. Molti di quei soldati erano di leva con una ferma breve e pochi si sono poi raffermati. Questi nostri soldati hanno lavorato sodo già nei primi anni del 2000, e molti lo stanno ancora facendo. Ora in Teatro ci sono vari reparti, come quello del CIMIC, ovvero della cooperazione tra militari e civili, ed ancora risolvono questioni cruciali. O reparti del COI, per il coordinamento interoperativo tra le Forze Armate. Per questo ed altro, io non me la sento, per rispetto della verità e del lavoro che ho visto fare direttamente, di liquidare la questione militare Kosovo come una vacanza pagata. Anche perché non si comprende come mai un soldato debba esclusivamente rischiare la vita per guadagnare uno stipendio, o poco più. Si potrebbe dire molto sull’impiego alternativo delle Forze Armate in Italia in soccorso delle popolazioni in difficoltà, abbiamo visto ad esempio nelle ultime nevicate o nei terremoti del Friuli, della Basilicata-Campania e dell’Aquila. Le varie inondazioni avvenute in Campania e in Liguria. Ma non solo.

Dunque alla fine del corso di Giornalista embedded, si chiama così il giornalista che va in missione con i nostri compound militari, organizzato da SME e dall’Ordine dei Giornalisti di Puglia con la Direzione della Giornalista Giovanna Ranaldo, avevo deciso di partecipare anche io. Così iniziai a dirlo a qualche mio amico e a vari conoscenti, nonché ai miei familiari. Beh la percezione ricevuta dalla loro reazione alla notizia non era delle migliori. Era forte anche in loro la percezione di quella barriera se sorgeva sulla frontiera. Mentre in me iniziava a diradarsi qualcuno mi ha dato anche del folle, e non che avesse poi tutti i torti.

Ma, mi chiesi anch’io quindi, ancora una volta, se era abbastanza sicuro. Lo chiesi ai vari responsabili, anche a delle conoscenze come il Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie che nel frattempo stava preparando il suo viaggio nello stesso luogo, l’avrei infatti ritrovato proprio a “Villaggio Italia”, e così fu. Dopo alcune ricerche fui più tranquillo, e continuai a dire in giro a pochi altri conoscenti della mia partenza. Notai con maggiore consapevolezza che quel muro, quella barriera psicologia era in realtà molto più estesa della mia iniziale percezione: coinvolgeva molta parte del nostro paese. Ancora oggi vediamo al levante con una certa diffidenza, non è come quando parliamo della Francia, della Spagna o anche della Germania, eppure quest’ultima è stata molto temuta da noi italiani nel secolo scorso. Tale percezione in me, originario lucano, meno abituato alle cose che qui a Bari si danno per scontante, è ravvisabile anche nel folklore della “Fiera del Levante”. Ma, anche nella sola dizione del nome “Fiera del Levante” , il termine “levante” si fa notare in quanto così denso di significati, di richiami, se ne ha quasi un timore reverenziale. In esso è percepibile cioè il confine culturale, quel diaframma invisibile e resistente che sostiene tutto il peso della storia non solo recente.

Andare in Kosovo dunque, ed anche nei preparativi del viaggio, è stato come oltrepassare un gate temporale. Ma oggi mi chiedo, ci sarei mai andato? Sarei mai stato nella condizione di decidere se andare verso il levante se non fosse stato per il mio corso di giornalismo? Probabilmente sarei tornato in Grecia, forse. Ma non nel Kosovo. Eppure questo breve viaggio ha cambiato molte cose, in solo sette giorni, insieme alle mie competenze in comunicazione e suoi strumenti che hanno reso possibile questo blog, che qualcuno dice sia una realtà consolidata, piena di autorevolezza. Altri non nascondo la loro approvazione, anzi. Qualcuno chiede asilo. Direi che sono molto soddisfatto di questo mio lavoro. Sono consapevole delle visite che queste colonne ricevono, anche dall’estero, ormai tutti i giorni. E, con profonda umiltà mi chiedo cosa sarebbe successo se fossi rimasto un mese in Kosovo, o tre mesi. E se ne fossi rimasto sei? Il giornalista militare della KFOR, il Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie, pugliese di San Vito, un piccolo paese vicino Brindisi si è fermato per ben nove mesi. Quanta conoscenza ha prodotto? Si potrà perdere così tanto lavoro e passione? Tutte quelle relazioni pubbliche sul territorio con molte popolazioni: chi sapeva dell’esistenza dei Gorani, o di certe minoranze ROM? Sono sei le stelle sulla Bandiera del Kosovo, come le etnie presenti sul territorio. Chi ne mantiene le relazioni anche personali? Abbiamo saputo di loro dalla narrativa militare di Legrottaglie, che con l’entusiamo di un giovane esploratore ha risvegliato l’attenzione sulla frontiera ad est.

E, mi chiedo ancora cosa è successo in questo periodo che va da Luglio 2011 a Marzo 2012? Ovvero dal giorno nel quale ho postato il primo articolo del Dossier sul Kosovo? Direi molto. Molto per me che ho dovuto a lungo scansare molti articoli diversi tra cui quelli di un certo folklore politico. Molto è successo per il Ten. Col. Legrottaglie, a giudicare dai suoi comunicati pervenuti qui in redazione, ma che ormai ha chiuso il suo periodo in Kosovo. Molto è cambiato per la Serbia, il Kosovo e l’Italia stessa, queste ultime ora si scambiano la mano fiduciosi in uno scoperto interesse reciproco, rompendo quella barriera. Ma molti studenti del kosovo devono ancora imparare l’italiano e molti studenti italiani potrebbero imparare anche l’albanese od il Serbo. I giovani albanesi sotto i 25 anni rappresentano il 50% della popolazione del Kosovo. A me sembra una ragione molto interessante per la costruzione di una nuova economia e soprattutto di una “pace perpetua”.

Con l’ufficiale dell’Esercito, Ten. Col. Legrottaglie, nel mediatuor organizzato da SME e KFOR, siamo stati anche a Pristina proprio nell’Università dal Decano. Ma la cosa più bella è stato un incontro con gli studenti, è venuta fuori tanta energia. Questi ragazzi sono gente volenterosa. A turno ci siamo presentati e tutti abbiamo potuto parlare, e mentre ciascuno prendeva la parola gli altri, tutti gli altri ascoltavano in silenzio. Un silenzio che ascolta, direbbe il mio prof. Augusto Ponzio, dell’Università di Bari, docente in Filosofia del Linguaggio. Sì, anche io sono uno studente, per la precisione un insegnante-studente. La prima cosa che ho capito da docente, è che avrei dovuto continuare a studiare, per cui… proprio per questo posso dire, e confermare da docente, che le nostre aule universitarie sono decisamente più rumorose, manca quel silenzio che ascolta. Manca quella tensione emotiva in aula, quella brama, quel dono di attenzione. I Kosovari, ma anche i serbi, ci danno attenzione. E, tanta! Sono li, oltre quella invisibile frontiera così temuta.

Eppure noi liquidiamo il nostro “Villaggio Italia” come una base turistica di cui disfarcene. Potrebbe ospitare i nostri studenti in gemellaggio. Eppure noi ignoriamo gli sviluppi culturali possibili, ma anche più squisitamente economici che già ci stanno dando tanta soddisfazione. Eppure si da del “folle”, quando qualcuno dice di voler andare a fare giornalismo embedded in Kosovo. Oppure si dice che in Kosovo si muore di amianto impoverito, altro mito tenuto in piedi da gente disinformata, il cui unico interesse è quello proprio, quello privato non certo quello pubblico.

Ho letto molti articoli sul Kosovo, sulla Serbia nei loro rapporti con l’Italia, per esempio stanno nascendo anche degli osservatori politico-economici sui Balcani nelle ultime settimane. Nuove istituzioni economiche fresche di inaugurazione. Segno che qualche cosa si muove, anzi tanto ed anche molto velocemente. Era tutto molto diverso solo nel Giugno 2011, di questo passo sono certo che presto anche il Kosovo sarà candidato per entrare in Unione Europea.

Antonio Conte

Kosovo/ Terzi, sosteniamo rapido accoro di associazione con UE

28 Marzo 2012 – ( MAE ) L’Italia auspica che si “concluda rapidamente” l’iter per l’accordo di associazione tra Kosovo e Unione Europea. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Giulio Terzi al termine di un incontro alla Farnesina con il suo omologo kosovaro Enver Hoxhaj.

Tale accordo costituirebbe per Pristina “un legame solido e strutturato” con l’Ue, ha aggiunto Terzi, che poi ha rimarcato le “intense” relazioni bilaterali con l’Italia sin dall’indipendenza, con rapporti “economici e culturali a tutto campo che speriamo si intensifichino”.

Da parte sua Hoxhaj ha ringraziato l’Italia, “ai suoi cittadini, i suoi soldati”, per il suo “massimo supporto” negli ultimi dieci anni per arrivare ad un Kosovo “libero, democratico e indipendente”. Quanto all’Ue, il Ministro ha auspicato quanto prima la liberalizzazione dei visti per i kosovari, aggiungendo che “non c’é futuro per i Balcani fuori dall’Europa”.

Fonte: MAE

Ministri Hoxhaj merr mbeshtetje te fuqishme nga Italia per proceset integruese te Kosoves

Prishtinë, 28 mars 2012 – Ministri i Punëve të Jashtme i Republikës së Kosovës, Enver Hoxhaj, u takua sot në Romë me ministrin e Punëve të Jashtme të Republikës së Italisë, Giulio Terzi.

Gjate takimit, ministri Hoxhaj ka marre perkrahje te fuqishme te shtetit dhe diplomacise italiane per perspektiven evropiane te Kosoves dhe proceset tjera ne drejtim te forcimit te shtetesise dhe subjektivitetit nderkombetar te Republikes se Kosoves.

Sa! i perket proceseve integruese te Kosoves, ministri Terzi ka ofruar ndihmen konkrete te shtetit italian ne kete proces, perfshire edhe ndikimin te pese vendet e BE-se, qe ende nuk e kane njohur Kosoven, qe te mos pengojne ne asnje forme rrugen e Kosoves drejt integrimit te plote ne Bashkimin Evropian.

Dy ministrat kane biseduar per forcimin e metutjeshem te marredhenieve bilaterale, duke theksuar faktin se brenda ketij viti pritet te nenshkruhen gjashte marreveshje per bashkepunim ekonomik, tregtar, kulturor dhe arsimor.

Ministri i Jashtem i Kosoves, Enver Hoxhaj, ka falenderuar ministrin Terzi per perkrahjen e vazhdueshme te Romes per Kosoven, ne te gjitha drejtimet.

Hoxhaj e ka njoftuar ministrin e Jashtem te Italise per hapat e ndermarre nga Kosova ne drejtim te permbushjes se kritereve per avancimin e shpejte ne proceset integruese evropiane, duke vleresuar rendesine e perkrahjes italiane ne kete proces.

Ministri Hoxhaj ! tha se pas lansimit te studimit te fizibilitetit, Kosova ka ne! voje qe sa me pare te marre udherrefyesin per liberalizimin e vizave, dhe proceset tjera kontraktuale me BE-ne.

“Lansimi i studimit te fizibilitetit eshte nje faze e pare drejt nenshkrimit te marreveshjes se Stabilizim-Asocimit, i cili eshte nje relacion i ri kontraktual mes Kosoves dhe institucioneve ne Bruksel”, tha ai.

Ndersa, gjate nje konference per medie te dy ministrave, pas interesimit te gazetareve, ministri i Jashtem i Kosoves, Enver Hoxhaj, ka sqaruar gjendjen ne veri te vendit, duke potencuar se mbajtja e zgjedhjeve serbe ne tri komunat e veriut, rrezikon gjendjen ne Kosove dhe me gjere ne rajon.

\”Jemi kunder mbajtjes se zgjedhjeve lokale serbe ne tri komunat ne veri dhe qendrimi i Qeverise se Kosoves tashme eshte i qarte per kete ceshtje. Nese mbahen zgjedhjet, kjo do te vinte ne pikepyetje tere arkitekturen e sigurise ne rajon”, tha ministri Hoxhaj.

Ndersa, shefi i diplomacise italiane, Giulio Terzi, kerkoi r! espektimin e sovranitetit te Kosoves kur behet fjale per zgjedhjet lokale serbe.

\”Ceshtja e zgjedhjeve lokale duhet te zgjidhet duke respektuar pergjegjesine dhe sovranitetin e Kosoves mbi te gjitha aspektet elektorale per organizimin e zgjedhjeve lokale ne Kosove\”, ka thene Terzi, ne konferencen e perbashket per medie.

Hoxhaj, gjate takimit, ka informuar homologun italian edhe per hapjen se shpejti te nje departamenti per gjuhen dhe kulturen italiane ne Universitetin e Prishtines, gje qe eshte mirepritur nga ministri Giulio Terzi.

Gjate dites se pare te vizites zyrtare ne Itali, ministri Hoxhaj, i shoqeruar nga zevendesministri i Jashtem, Ibrahim Gashi, ka pasur takime me personalitete te jetes publike ne Itali dhe ka mbajtur nje ligjerate ne Universitetin “La Sapienza” te Romes.

Me tutje, ministri Hoxhaj do te zhvilloj takime me personalitete te tjera politike dhe diplomate te vendeve te ndryshme te akredituar ! ne Rome.

Traduzione del testo con Traslate di Google – Durante l’incontro, il Ministro Hoxhaj ha ricevuto un forte sostegno della diplomazia dello Stato e italiana alla prospettiva europea del Kosovo e altri processi, il rafforzamento della cittadinanza e la soggettività internazionale della Repubblica del Kosovo. Per quanto riguarda il processo di integrazione del Kosovo, il Ministro Teresa ha fornito assistenza concreta dello stato italiano in questo processo, compreso l’impatto di cinque paesi dell’UE che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo, a non ostacolare in alcun modo la piena integrazione forma del Kosovo nell’Unione europea. due ministri hanno parlato rafforzare ulteriormente i rapporti bilaterali, sottolineando il fatto che quest’anno ci si aspetta a firmare sei accordi di cooperazione economica, il commercio, la cultura e l’istruzione.Kosovo il ministro degli Esteri Enver Hoxhaj, ha ringraziato il Ministro Teresa ha continuato il supporto per il Kosovo a Roma in tutte le direzioni.Hoxhaj ha informato il ministro degli Esteri italiano sulle misure adottate dal Kosovo verso l’adempimento dei criteri per l’avanzamento rapido di processi di integrazione europea, valutando l’importanza del sostegno italiano in questo processo. Hoxhaj ha detto il ministro dopo aver lanciato lo studio di fattibilità, il Kosovo deve essere presa non appena la tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti, e altro processo contrattuale con l’UE. “Il lancio dello studio di fattibilità è un primo passo verso la firma dell’accordo di stabilizzazione e di associazione , che è un nuovo rapporto contrattuale tra il Kosovo e le sue istituzioni a Bruxelles “, ha detto. Mentre, nel corso di una conferenza stampa i due ministri, dopo l’interesse dei giornalisti, il ministro degli Esteri del Kosovo, Enver Hoxhaj, ha spiegato la situazione nel nord il paese, sottolineando che elezioni serbe in tre comuni del nord, mettendo in pericolo situazione in Kosovo e nella regione. “Siamo contro le elezioni serbe locali in tre comuni del nord e l’atteggiamento del governo è già chiaro questo problema. Se l’elezione si svolge, si metterebbero in discussione l’intera architettura della sicurezza nella regione “, ha detto il Ministro Hoxhaj. mentre l’italiano FM, Giulio Therese, ha chiesto il rispetto della sovranità quando si tratta di elezioni locali serbe. ” questione elettorale locale dovrebbe essere risolto rispetto della responsabilità e la sovranità su tutti gli aspetti di organizzazione l’elezione delle elezioni locali in Kosovo “, ha detto Teresa, in una conferenza congiunta dei media. Hoxhaj, nel corso della riunione, ha informato la controparte italiana per ben presto l’apertura di un reparto per la lingua e cultura italiana presso l’Università di Pristina, che è stato accolto dal ministro Giulio Teresa. Durante la prima visita ufficiale di giorni in Italia, Hoxhaj, accompagnato dal vice ministro degli Esteri, Ibrahim Gashi, è stato incontri con la vita pubblica in Italia e ha tenuto una lezione presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Inoltre, Hoxhaj effettuerà incontri con altri dignitari politici e diplomatici di diversi paesi accreditati a Roma.