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Kenia/ Centro commerciale Westgate Mall. L’ombra di Al-Shabaab


Il Campo profughi kenyano Dadaab Fonte: http://www.flickr.com/photos/oxfam/6302151099/in/set-72157627052351725#
Il Campo profughi kenyano Dadaab Fonte: http://www.flickr.com/photos/oxfam/6302151099/in/set-72157627052351725#

Nairobi. Il centro commerciale Westgate Mall rimane per quattro lunghi giorni sotto l’assedio di terroristi affiliati al movimento estremista Al-Shabaab e, in poche ore, da ambita destinazione turistica per le sue spiagge paradisiache, per i parchi nazionali e le riserve naturali, il Kenya si trasforma in un teatro di scontri tra forze di governo e attentatori. Numerose sono le vittime, un centinaio i feriti sopravvissuti alla tragedia, alla missione di eliminare chiunque non professi la religione di Maometto.

Harakat Al-Shabaab Al-Mujahidin, più comunemente noto come Al-Shabaab, che in arabo significa “la gioventù”, è un movimento insurrezionale che nasce, nel 2006, come braccio armato dell’Unione delle Corti Islamiche (UCI), un’organizzazione militare che recluta soldati tra la popolazione somala al fine di mantenere l’ordine e risolvere eventuali conflitti sociali, in assenza di un forte e stabile governo centrale a capo della Somalia. Il paese è dilaniato dalla guerra civile e il gruppo terroristico si costituisce, sotto spinte nazionaliste in opposizione all’invasione dell’Etiopia in Somalia, per porre fine alle ripetute violenze che si consumano a danno della popolazione dal 1991, anno della caduta del Presidente Siad Barre per mano di clan avversari. Gli Shabaab puntano al controllo di Mogadiscio e a minare le basi delle istituzioni federali. A sostegno del governo di transizione, l’esercito etìope varca la frontiera e libera il territorio dalle Corti islamiche, mentre gli Shabaab, al contrario, sono ben radicati nel tessuto sociale somalo. La consolidata presenza terroristica consente alla formazione salafita-jihadista, ormai indipendente dall’Unione delle Corti Islamiche e sempre più vicina ad Al-Qaeda, di conquistare Mogadiscio, Baidoa, sede del Parlamento somalo, il centro portuale di Kismajo e di imporre la Sharia, la legge islamica. Il movimento estremista musulmano controlla un’area territoriale particolarmente estesa: otto regioni su nove della Somalia centro meridionale sono sottoposte al regime Shabaab. La carestia che interessa, nel 2011, il sud della Somalia, però, destabilizza il potere dei mujaheddin. La decisione di respingere gli aiuti umanitari, per il sostentamento dei civili colpiti, incrina pesantemente la credibilità territoriale degli Shabaab, i quali vengono espulsi dalla Capitale somala grazie all’intervento del contingente dell’Unione africana, durante l’operazione di peacekeeping (Amisom) approvata dalle Nazioni Unite, che dal 2007 ha gradualmente sostituito le truppe etìopi, ritiratesi definitivamente nel 2009. Soldati provenienti dall’Uganda, dal Burundi e dal Kenya riescono nell’impresa di piegare le forze integraliste, benché l’ombra di cellule terroristiche su molte aree rurali della Somalia, da cui sono coordinate incessanti attività di guerriglia contro il governo di Mogadiscio, resti tuttora una seria minaccia per la stabilità del paese e dell’intero Corno d’Africa.

Il gravissimo attentato non è il primo compiuto fuori dai confini della Somalia. Gli Shabaab hanno più volte colpito il Kenya, accusato di aver scatenato, nelle regioni meridionali della Somalia, una controffensiva contro i ribelli. L’attacco al cuore di Nairobi assume quindi i tratti di una vera e propria vendetta, una punizione inflitta in nome di Allah, ma che in realtà ha ben poco di religioso. È l’ingerenza del Kenya nelle vicende politiche interne della Somalia a irritare i terroristi, a spingerli a programmare un’altra aggressione, questa volta al simbolo del consumismo occidentale di proprietà, per altro, di un imprenditore ebreo. Secondo le agenzie d’intelligence del globo, l’impegno del Kenya a espugnare la città portuale di Kismajo dai terroristi, a fine settembre 2012, ha privato gli attivisti di una fonte di guadagno molto redditizia: il carbone. Un commercio illegale da cui dipende la sopravvivenza economica del gruppo, un’attività fiorente che frutta milioni di dollari investiti nelle operazioni che indeboliscono gli sforzi a incoraggiare la crescita di un paese in cui, per altro, non sono in vigore leggi che condannino fermamente il finanziamento del terrorismo.

Non si esclude, però, che l’attentato sia stato scatenato da dinamiche che abbiano origine all’interno dell’organizzazione, una lotta al potere, e il disaccordo interesserebbe la strategia e gli obiettivi da perseguire nella contesa. Da un lato, i più estremisti, fervidi sostenitori della strategia del terrore internazionale di Al-Qaeda; dall’altro, i “moderati” che restringono il campo di azione alla Somalia. Nell’attacco al Westgate Mall pare sia prevalsa la prima corrente, quella guidata dall’attuale capo, Ahmed Abdi Godane, che ha vinto la battaglia sul controllo del gruppo sbaragliando Hassan Dahir Aweys, favorevole a uno scontro più locale. La natura terroristica del movimento appare rigenerata e se Bin Laden prediligeva i videomessaggi, tra le tecniche appurate della strategia del terrore, Godane è al passo con i tempi e rivendica la paternità della strage tramite il social network Twitter, una tattica comunicativa che lega indissolubilmente Al-Shabaab ad Al-Qaeda. Il Corno d’Africa è un’area appetibile per entrambe le organizzazioni e lo conferma la diaspora jihadista in Yemen e Somalia, il cui obiettivo è creare un ponte tra i due paesi e allungare i propri tentacoli sul Golfo di Aden. Gli Shabaab contribuiscono attivamente all’attuazione di questo progetto e sono disposti a eliminare qualunque impedimento, come il Kenya, che ne ostacoli la realizzazione. Nell’ipotesi estrema in cui Al-Shabaab e Al-Qaeda riuscissero insieme a occupare il Golfo, la popolazione ebraica sarebbe praticamente isolata. Attraverso lo Stretto di Bab al-Mandeb, che congiunge il Golfo di Aden al Mar Rosso, non solo gli Stati Uniti inviano aiuti a Israele, ma in quel tratto di mare si concentra, soprattutto, gran parte del traffico di greggio che dall’Arabia Saudita e dal Golfo Persico raggiunge Suez e Aqaba. Lo stretto sodalizio tra Al-Shabaab e Al-Qaeda, senza trascurare l’elemento pirateria che contribuisce all’intesa tra i due gruppi terroristici, è la conferma che la morte di Bin Laden non ha assolutamente seppellito il terrorismo internazionale, anzi, ha rafforzato l’ossatura di un soggetto politico che cresce e attinge a frange sempre più estreme e pericolose che, facendo leva su dogmi religiosi e convinzioni ideologiche fortemente nazionalistiche, è già ampiamente penetrato nelle zone più povere dell’Africa.

Federica Fanuli

Note/

  1. Cfr. http://www.corriere.it/esteri/13_settembre_05/g20-san-pietroburgo_8ca00e76-1608-11e3-a860-3c3f9d080ef6.shtml
  2. Cfr. http://www.repubblica.it/esteri/2013/09/06/news/g20_ultimo_giorno_grandi_divisi_su_siria-65992034/
  3. Cfr. http://osservatorioiraq.it/approfondimenti/siria-assad-tortura-e-uccide-anche-i-bambini
  4. Cfr. http://www.sarkaritel.com/syria-crisis-why-india-voted/
  5. Cfr. http://www.eastasiaforum.org/2012/03/08/indias-position-on-syria-a-tight-balancing-act/
  6. Cfr. http://www.isn.ethz.ch/Digital-Library/Articles/Detail/?id=151242
  7. Cfr. http://www.firstpost.com/world/syria-crisis-why-india-is-wary-of-us-military-intervention-1065713.html
  8. Cfr. http://blogs.wsj.com/indiarealtime/2013/06/04/india-should-help-syria/
  9. Ibid.
  10. Cfr. http://www.geopolitica-rivista.org/23409/liran-di-hassan-rohani-conseguenze-per-la-regione-e-per-lindia/
  11. Cfr. http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/israel/10119393/Pakistan-military-technology-row-threatens-Israels-strategic-relationship-with-India.html

Somalia/ EUTM–Somalia: Un team Italiano preposto alla sicurezza raggiunge la base di Mogadiscio


Cartina della Somalia
Cartina della Somalia

Questa mattina, (ndr.: 2 Giugno 2013), alle ore 06:00 italiane, un team della Security Support Element – SSET composto da 23 militari italiani ha raggiunto la base di Mogadiscio dove si trova il Quartier Generale del Monitoring Advisoring Training Element (MATE-HQ) della missione europea in Somalia.

Il team, proveniente dalla base di Gibuti, si è rischiarato nella capitale somala per svolgere il compito di forza di pronto impiego (Quick Reaction Force) della missione europea preposta all’addestramento delle Forze Armate e di sicurezza locali.

Tra le iniziative assunte dalla comunità internazionale per la stabilizzazione del Corno d’Africa, con particolare riguardo alla situazione della Somalia e alle relative implicazioni a livello regionale, nel gennaio 2010 il Consiglio Europeo ha approvato l’invio di una missione militare per contribuire all’addestramento delle Forze di sicurezza somale, denominata European Union Training Mission to contribute to the training of Somali security forces (EUTM Somalia).

La missione, è schierata in Uganda, con il Mission HeadQuarters (MHQ) presso la capitale Kampala, una base addestrativa (Training Camp) a Bihanga (250 km a ovest di Kampala) ed un ufficio di collegamento a Nairobi, in Kenia.

Somalia/ European Union Training Mission. Gli Addestratori italiani in Uganda


Difesa – Lo scorso 23 Agosto sono giunti a Kampala (Uganda) i team italiani di addestratori M&IEDA (Mines and IED awarness) e CLS (Combat Life Saving).

Accolti dal Comandante della missione, il Colonnello Micheal BEARY (IRL ARMY), i militari italiani hanno ricevuto l’induction training e saranno presto operativi presso il campo di addestramento di Bihanga, circa 250 km ovest di Kampala, dove contribuiranno all’addestramento di oltre 500 soldati delle forze di sicurezza somale.

Con l’arrivo dei due team di specialisti in teatro sale a 10 uomini il contributo nazionale alla missione per la stabilizzazione del Corno d’Africa.

I nostri specialisti forniranno alle reclute conoscenze e tecniche utili a contrastare la minaccia delle mine e degli ordigni esplosivi improvvisati (IED) unitamente a nozioni di primo soccorso tattico sul campo di battaglia (Combat Life Saving).

La missione, istituita dall’Unione Europea nel 2010, si colloca nell’ambito delle attività afferenti alla Common Security and Defense Policy, e si è rivelata importante per il suo contributo alla stabilizzazione della Somalia, dove lo scorso 20 Agosto sono stati eletti 215 nuovi membri parlamentari.

Vulture/ La (ri)scoperta di uno stile italiano tra ‘il fare solidale’ ed ‘espedienti meschini’.


di Antonio Conte – Il tempo si sà, è sempre poco e scorre in fretta, ma ieri in sala attesa ad osservare il Vulture innevato, da quello che mi sembra un avveniristico Ospedale sulla Ricerca del Cancro in Rionero in Vulture – cioè mi meraviglia il fatto che si trovi in Basilicata, e benché noto mi vantavo di non averci mai messo piede – mi scopro ad avere alcune ore di tregua, benché l’ansia non fosse cessata per ciò che coinvolge alcune persone a me note. E, dunque ripongo una enorme speranza in questa struttura in quanto mi sembra un grande esempio di vera missione medica, contro una malattia sempre più diffusa in Basilicata.

Guardia di Finanza/ Il Dossier sull’evasore fiscale di Repubblica

Prendo comodamente posto su una poltrocina della sala di attesa e leggo un libro, o almeno ci provo, ma non si riesce ad assimilare nulla. Raggiungo il bar, consumo un caffè e sfoglio la copia di Repubblica, bello il Dossier sulla tipologia di evasioni del fisco: la Guardia di Finanza sta affinando le arti penso: bene. Sembra anche riscuotere un certo consenso dagli italiani, o almeno parte di essi. Mi piace pensare che questa cosa dovrebbe piacere a molti, ma anche che non dovrei scommetterci molto. Pare che siano stati tipizzati certi comportamenti degli evasori, ne citiamo uno per tutti: hanno notato che nei giorni precedenti la data della dichiarazione IVA ci sia un aumento del gettito IVA ed un aumento del numero di scontrini e fatture emesse. Indici che presuppongo ad una scarsa costanza nell’emissione, per cui può essere considerato un indizio di evasione. E, giù controlli, a ragion veduta.

Il tema del contrasto all’evasione fiscale piace molto alla gente, e l’opinionista del TG di Rai3, di solito un docente universitario, ma oggi era l’editorialista del Corriere della Sera, avverte: “Si passi al concreto“. Pare che la propaganda, pure necessaria nel lungo periodo come deterrenza, non basti.

Oltre alla mia copia di Repubblica sfoglio una rivista dedicata a “Le Scienze”. Ma solo oggi leggo anche la copia de “Famiglia Cristiana”, non sono un accanito lettore, anzi a volte la compravo in parrocchia, ma solo oggi la copro in edicola. Il segno dei tempi. Sto cambiando, i miei gusti in fatto di lettura si evolvono preferendo la cronaca e la politica estera, di quella più dura e difficile.

Per cui curo la mia inerzia professionale alimentando l’orrido ed il senso di crudeltà per quanto accade contro la gente in Africa, nei Balcani ed in Asia per mano di simili. Uno strano fenomeno che rende, però docili. Magari certi nostri parlamentari ne fossero anche loro consapevoli. Detto questo, credo che forse si tratti di una fuga dal teatro dei fatti nazionali, sebbene ultimamente si sia ritornati ad un livello più decente dei contenuti e rassicurati dal calo dello Spread.

Kenya/ La nostra prossima sfida: il bacino idrico

Tra le prime pagine de “La Famiglia Cristiana” leggo la pagina 15. E’ dedicata ad un progetto, si tratta di una informazione pubblicitaria. “Seminiamo per l’Africa” di CEFA. Promuove un progetto con Cannamela raggiungibile dal sito www.seminiamoperlafrica.it ed in particolare promuove un nuovo progetto per realizzare un Bacino Idrico. Ben poca cosa per le necessità del Kenia. Ma almeno è concreto. Percorro i link, leggo qualcosa, mi convince.

Come partecipare a questa iniziativa, mi chiedo. Credo che queste poche righe sia il minimo che io possa fare. Il mio seme, con questo articolino, l’ho messo a disposizione, e non che ora mi passa sentire a posto, beninteso! Ma, sarebbe davvero bello se ciascuno ne mettesse uno, sia pur modesto, magari iniziando pagare regolarmente le tasse.

Antonio Conte

Pirati somali/ Sequestrate 2 petroliere in 2 giorni nel Corno d’Africa


Caricato da euronewsit in data 09/feb/2011 – Pirati di nuovo in azione nell‘Oceano Indiano. Al largo del sultanato dell’Oman hanno sequestrato la Irene, superpetroliera battente bandiera greca, per dirottarla verso la Somalia. Proveniente dal Kuwait e diretta negli Stati Uniti, con un carico di due milioni di barili di greggio, è stata attaccata da uomini armati. A bordo 25 membri dell’equipaggio. Ieri nelle mani dei pirati somali era finita la ‘Savina Caylyn‘ petroliera di 105 mila tonnellate di proprietà degli armatori napoletani Fratelli d’Amato.

Fonte: http://it.euronews.net/