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Roma/ “Chod’s Meeting 5+5 Iinitiave”: Operazioni “Mare Nostrum” al centro del dibattito


Roma, 22 ottobre 2013 – Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha partecipato, dal 21 al 22 ottobre a Lisbona, al meeting “5+5 INITIATIVE”, foro di collaborazione volto a promuovere il dibattito sulle problematiche di sicurezza tra i 5 Paesi della sponda Nord (Francia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna) ed i 5 Paesi della sponda Sud (Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia) del Mediterraneo Occidentale, attraverso manifestazioni concrete di cooperazione e condivisione di esperienze e conoscenze dei Capi di Stato Maggiore della Difesa.

Per la prima volta la riunione ha visto la partecipazione quasi totale dei Capi di Stato Maggiore della Difesa delle Nazioni aderenti all’iniziativa.

La riunione, foro privilegiato per le azioni comuni, è stata incentrata, su iniziativa italiana, sulla problematica relativa alla sicurezza marittima ed al contrasto dei traffici illeciti sul mare.

Il Capo di SMD italiano ha illustrato le finalità e le modalità dell’operazione umanitaria nazionale “MARE NOSTRUM”, denominazione che non indica possesso secondo l’accezione dell’antica Roma ma è intesa come risorsa fondamentale per tutti i Popoli che si affacciano sul Mediterraneo che devono concorrere attivamente alla libertà ed alla sicurezza nella navigazione.

L’Operazione è volta alla salvaguardia della vita umana con il compito di localizzare ed identificare eventuali navi madre utilizzate dagli scafisti e di contrasto al fenomeno criminale del traffico di esseri umani.

Tali aspetti sono stati pienamente condivisi sia dai rappresentanti europei che da quelli della sponda sud, ponendo le basi per una futura crescita della collaborazione tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

L’Ammiraglio Binelli, nel proprio intervento ha sottolineato come “l’iniziativa 5+5 unisce i Paesi europei della sponda nord con i Paesi africani della sponda sud e costituisce un elemento fondamentale per imprimere forza alla EU Maritime Strategy”.

La cooperazione, rivelatasi sinora un importante polo di congiunzione tra le due sponde del Mediterraneo e un efficace strumento di dialogo di medio lungo periodo, si sviluppa su quattro aree di interazione: sorveglianza marittima contributo delle Forze Armate alla Protezione Civile, sicurezza aerea e formazione\addestramento.

Malta/ Esercitazione “Canale 2013”: un programma ventennale utile alla costruzione della Pace Mediterranea


L'Ammiraglio di Squadra Filippo Maria Foffi, Comandante CINCNAV nell'intervista congiunta con il Comandante delle Forze Armate di Malta (AFM), Brigadier Martin G. Xuereb.
L’Ammiraglio di Squadra Filippo Maria Foffi, Comandante CINCNAV nell’intervista congiunta con il Comandante delle Forze Armate di Malta (AFM), Brigadier Martin G. Xuereb.

Bari, 23 Giugno 2013. Reportage e foto a cura dell’inviato Antonio Conte – L’Esercitazione annuale multinazionale “CANALE 2013” è riuscita molto bene, è stata messa quindi a dimora la diciannovesima “boa” lungo la rotta della Pace tra gli stati del “5+5” del Mediterraneo, ma la “boa” è la metafora del lungo percorso temporale ormai giunto ai venti anni. Si ritiene quindi a ragione che questa Esercitazione abbia tutte le carte in regola per dare un importante contributo alle relazioni di cooperazione e sinergia tra le marine, le forze armate e le forze di polizia degli stati bagnati dal “Mediterraneo”.

Nel dettaglio “Canale” è un’interessante esercitazione condotta nel Sud del Mar Mediterraneo, ed è giunta ormai alla sua 19° Edizione con accordi bilaterali tra Italia e Malta. Questa edizione è stata curata dalle Forze Armate Maltesi (AFM). L’evento ha richiesto una collaborazione militare a livello strategico con il coinvolgimento di 10 Stati che si affacciano sul Mar Mediterraneo. Un luogo comune, pensato insieme per risultati che non sono possibili senza la partecipazione di tutti. La formula del Combined è quindi determinante, così come la necessità di lavorare in Joint, ovvero in stretta collaborazione; quello che in questa esercitazione è mostrato rappresenta quello che accade ogni giorno e soprattutto ogni notte nel controllo delle attività e dei transiti marittimi nel Mediterraneo.

In foto: Antonio Conte, Fotoreporter per "Rassegna Stampa Militare" ha partecipato alla Giornata VIP Media Day del 21 Giugno 2013 dell'Esercitazione "Canale 2013"
In foto: Antonio Conte, Fotoreporter per “Rassegna Stampa Militare” ha partecipato alla Giornata VIP Media Day del 21 Giugno 2013 dell’Esercitazione “Canale 2013”

La formula di collaborazione ormai nota con la denominazione “5+5” fonde le attività aeronavali in uno sforzo tecnico militare unitario di Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Malta, per la sponda europea, e Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia, per la sponda dei paesi del Maghreb arabo. Si tratta di una straordinaria occasione, in cui però non mancano le difficoltà, di conoscenza reciproca tra uomini e tra istituzioni: di fatto è un momento concreto dal quale continuare il discorso di “Peace Support” nel Mediterraneo.

Alla Conferenza con i Media italiani ed esteri, tenuta il 21 Giugno scorso nell’ultimo giorno dell’Esercitazione, erano presenti l’Ammiraglio di Squadra Filippo Maria Foffi, Comandante del Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) per le Forze Armate Italiane ed il Brigadiere Generale Martin G. Xuereb, Comandante delle Forze Armate di Malta (AFM).

Hanno anche partecipato Amm. D. Alessandro Piroli, Controammiraglio Vincenzo De Luca, Capo III Rep. Comando Gen. CP. e Gen. B. Sebastiano Comitini, Comandante 2° Brigata Mobile Carabinieri. Tra gli addetti militari il Col. Bensmaine Ali per l’Algeria, il Col. Jimenez Garcia Jose per la Spagna, il C.F. Ortolo Laurent per la Francia, il Senior Cap. Ameur Khaled per la Tunisia.

In foto: Nave "Comandante Cigala Fulgosi", al comando del Capitano di Fregata Massimiliano Lauretti a La Valletta, Malta, Porto "Grand Harbour". Foto di Antonio Conte. 21 Giugno 2013
In foto: Nave “Comandante Cigala Fulgosi”, al comando del Capitano di Fregata Massimiliano Lauretti a La Valletta, Malta, Porto “Grand Harbour”. Foto di Antonio Conte. 21 Giugno 2013

“Le difficoltà delle prove da affrontare durante la “Canale” sono molteplici – ha detto l’Amm. S.Q. Filippo Maria Foffi durante l’intervista – se guardiamo anche agli aspetti tecnici del recupero di uomini e donne spesso svolto in difficili condizioni di mare e di notte, che di per se aumentano anche il pericolo di vita. Credo sia stato raggiunto, in questa area, un buon coordinamento tra le marine interessate a questa esercitazione, e ciò consente di parlare di operazioni efficaci, soprattutto se pensiamo che questo risultato è al netto delle garanzie di sicurezza assicurate alle persone soccorse, ovvero con l’esclusione del pericolo di vita durante le operazioni di soccorso. Dopodiché le persone soccorse vengono sistemate a bordo di unità e vengono trasportate a terra dove viene garantita loro adeguata accoglienza ed ancora dove vi è la necessità di verifica dei diritti necessari al raggiungimento delle destinazioni che essi dichiarano. Tali, spesse volte non facili procedure, ovviamente sono di competenza di altre Istituzioni”.

“Quello che io ho rappresentato – ha aggiunto l’Amm. Foffi, rispondendo alle domande dei giornalisti – nel discorso fatto a nome del Capo di Stato Maggiore della Difesa Italiana è nella direzione di un coinvolgimento delle forze civili non governative. Perché queste occasioni devono servire a coinvolgere il maggior numero di attori Governativi e Non Governativi e Agenzie che sono importantissime, una per tutte la Protezione Civile dei nostri paesi che interviene già e che è estremamente coinvolta, ma è importante che il livello di interoperatività raggiunga i livelli massimi”.

Le alte Autorità Istituzionali Civili e Militari di Malta
Le alte Autorità Istituzionali Civili e Militari di Malta

Altro aspetto interessante dell’Esercitazione Militare Multinazionale è che vede unite, come si è potuto supporre, e grazie alla pianificazione ed al Coordinamento del Comando Operativo Interforze (COI) le varie Forze Armate Italiane e i diversi reparti e specialità come i Carabinieri, la Guarda Costiera e la Guardia di Finanza. L’occasione di manovrare congiuntamente e in sintonia con un comando multinazionale rappresenta un momento di arricchimento reciproco per i partecipanti. Parte attiva è stato dunque il Comando delle Forze da Pattugliamento per la Sorveglianza e la Difesa Costiera di Augusta (COMFORPAT).

Tra gli aspetti tattici le operazioni di salvataggio e soccorso, inizialmente organizzate tra Italia e Malta ora vede la partecipazione complessiva di 10 stati. L’Amm. Foffi, ha anche altre aspettative in merito, ovvero che   dopo la presa in carico di Malta delle operazioni organizzative sia ora la volta delle altre Forze Armate del “5+5”, magari del versante magrebino del Mediterraneo. Infatti una cosa è partecipare altra è organizzare, il livello di partecipazione e collaborazione è certamente più alto e significativo.

Il calendario delle attività svolte a Malta e nei suoi mari e negli spazi aerei è stato il seguente. Il 16 e 17 Giugno le navi e poi gli aerei militari sono arrivati a Malta. Il 17 Giugno, dopo la conferenza iniziale, ha avuto luogo l’Esercitazione EOD (Explosives Ordinance Disposal, cioè la Bonifica di Ordigni Esplosivi): attività subacquee e di unità nella condotta di operazioni di Ispezione a bordo di navi mercantili. Attività che favoriscono ed incoraggiano la cooperazione e integrazione tra le forze partecipanti nelle operazioni di controllo di naviglio mercantile sospettato di svolgere attività illegali. Le attività hanno visto la partecipazione dei Palombari della Marina Militare e dei Fucilieri della Brigata Marina “San Marco”.

Il 18 e 19 Giugno i mezzi aerei e navali hanno lasciato La Valletta effettuando diverse manovre ed attività che hanno consentito di accrescere lo scambio di esperienze attraverso l’addestramento del personale nell’uso di procedure standard comuni, di allerta e  il corretto uso delle tecniche di SAR, ovvero la Ricerca e Soccorso in mare (SAR) di persone e navi in situazioni di pericolo. Le attività hanno previsto anche la sorveglianza degli spazi marittimi ed il controllo dei traffici mercantili (LME – Maritime Law Enforcement Operations) per il contrasto alle  attività illecite e criminali. L’esercitazione ha previsto fasi distinte finalizzate al mantenimento della sicurezza ed ha come obiettivo principale il miglioramento della cooperazione ed interoperabilità delle capacità operative delle forze aero-navali nelle operazioni di “Peace Support”.

Durante l'intervista internazionale a bordo di Nave "Comandante Cigala Fulgosi". Porto "Grand Harbour" a La Valletta, Malta. 21 Giugno 2013 - Foto di Antonio Conte
Durante l’intervista internazionale a bordo di Nave “Comandante Cigala Fulgosi”. Porto “Grand Harbour” a La Valletta, Malta. 21 Giugno 2013 – Foto di Antonio Conte

Il 21 Giugno ha avuto luogo il “Distinguished Visitor e Media Day” a Malta, presso il Porto “Grand Harbour”, a bordo di Nave “Comandante Cigala Fulgosi”, della Marina Militare, comandata da Capitano di Fregata Massimiliano Lauretti. Tra le varie attività di controllo e vigilanza svolte in Mediterraneo, si può aggiungere che nel 2006 l’Unità ha preso parte all’operazione NATO Active Endeavour, condotta nel Mediterraneo Orientale, con compiti di presenza, sorveglianza, controllo traffico mercantile e contrasto al terrorismo internazionale.

La “Canale 2013” è stata anche il banco di prova di un nuovo velivolo in dotazione alle Forze Armate Italiane, il elicottero HH139A in dotazione al 15° Stormo dell’Aeronautica Militare e dislocato presso l’82º Centro C.S.A.R. di Trapani.

Dopo la conferenza a bordo di Nave “Comandante Cigala Fulgosi” le autorità, le rappresentanze militari e i media presenti si sono spostati presso il Comando delle Forze Armate di Malta dove si è tenuto un rinfresco per la chiusura dei lavori dell’Esercitazione con le più alte autorità Militari e civili di Malta. Evento che si è svolto in un clima di grande collaborazione e calore; le relazioni interpersonali costruite nelle varie fasi delle operazioni hanno favorito un clima di reale amicizia. E’ stato insomma, un grande momento di solidarietà e di convivenza multinazionale, ingrediente davvero necessario se si pensa alle continue migrazioni che partono dal litorale magrebino per andare verso nord sbarcando sulle coste europee. E’ di certo un punto da cui partire ed a cui tornare nella ricerca di uno spazio culturale condiviso.

Le operazioni di volo a Malta sono state assicurate dal 2° Gruppo del 46° Stormo dell’Aeronautica Militare.

Antonio Conte

Il video è stato prodotto e pubblicato da Armed Forces of Malta (AFM Presso Office) ed è disponibile dal sito http://www.afm.gov.mt.

Malta/ Canale 2013. Esercitazione multinazionale e interforze italo-maltese “Canale 13”


Esercitazione "Canale"
Esercitazione “Canale”

La “Canale 13”, esercitazione aeronavale congiunta italo-maltese, avrà luogo nelle acque e nello spazio aereo limitrofo l’isola di Malta da lunedì 16 fino a venerdì 21 giugno 2013. Lo scopo della “Canale” è quello di “promuovere la cooperazione, la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo”, con particolare enfasi all’area interessata dai Paesi aderenti all’Iniziativa “5 + 5” (Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Malta, per la sponda mediterranea europea, e Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia, per la sponda mediterranea dei paesi del Maghreb arabo).

L’esercitazione, giunta alla 19esima edizione, è stata pianificata, organizzata e coordinata dalle Forze Armate maltese ed italiane, e coinvolge anche unità navali e mezzi aerei di altri Paesi rivieraschi.

In particolare, anche all’edizione di quest’anno e per rafforzare il dialogo e la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo, sono stati invitati a partecipare Paesi membri dell’Iniziativa “5+5” e Algeria, Francia, Libia, Marocco e Tunisia hanno accettato l’invito a partecipare con unità aeree, navali e personale con incarichi di Staff.

La Canale 13 si configura come un’esercitazione internazionale bilaterale italo-maltese, ad alta caratterizzazione interforze, orientata all’impiego strategico e operativo. Le attività addestrative saranno focalizzate ad incrementare le capacità e la flessibilità nei più ampi interventi di cooperazione ed integrazione in operazioni di soccorso in mare, Maritime Law Enforcement e sicurezza nel Mar Mediterraneo.

Venerdì 21 giugno avrà luogo un “VIP e Media Day” a bordo di Nave “Cigala Fulgosi” nel porto di Malta e alla presenza di Autorità maltesi ed italiane. Per l’occasione, i rappresentanti dei media preventivamente accreditati potranno assistere ad un briefing di presentazione sul livello di interoperabilità e capacità raggiunte durante l’esercitazione e alla “Post Exercise Conference”.

Siria/ Il gesuita padre D’all’Oglio: “Sogno una terra di Pace e di Giustizia”


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Lieta Zanatta
Lieta Zanatta
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padre Paolo Dall’Oglio

Lieta Zanatta – Intervista a padre Paolo Dall’Oglio dal Messaggero di Sant’Antonio, numero di gennaio 2013.

Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, racconta la Siria di Assad. Per trent’anni attivo tessitore del dialogo, è stato espulso dal Paese mediorientale nel giugno scorso, per il suo impegno a favore del cambiamento.

Era cominciata in sordina agli inizi di febbraio 2011. Poche dimostrazioni pacifiche in piazza per chiedere riforme e più democrazia al governo di Bashar al-Assad. La “primavera araba”, che aveva scosso violentemente le vicine Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto, non sembrava aver contaminato la Siria. Ma, dopo un mese, il 18 marzo, le grandi manifestazioni di piazza, partite nel Sud del Paese, sono state soffocate nel sangue da parte dell’esercito governativo. Ne è scaturita una rivolta popolare che ha portato alla nascita di un’opposizione formata da tutti i gruppi identitari che formano la Coalizione nazionale siriana. 

La rivolta è divenuta, poi, una vera e propria guerra civile dalle sorti ancora incerte: da una parte, il regime di Damasco, appoggiato da Cina, Russia, Iraq e Iran sciita; dall’altra, i ribelli, sostenuti da Usa, Turchia, Francia, Gran Bretagna, Giordania. Il conflitto ha finora causato più di 40 mila vittime, soprattutto fra i civili, e la fuga di oltre un milione e mezzo di persone verso i campi profughi di Libano, Turchia, Giordania e Kurdistan. 

Tra le tante voci che chiedono la fine di ogni violenza e la riconciliazione nazionale, c’è quella autorevole di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita che, dopo aver rifondato, nei primi anni ’80, il monastero interreligioso di San Mosè l’abissino, nel giugno del 2012 è stato espulso dalla Siria per aver rivolto un appello a Kofi Annan, inviato speciale di Lega Araba e Nazioni Unite in Siria.

Padre Dall’Oglio, da grande conoscitore della Siria qual è, ci tratteggia la situazione odierna del Paese?

Comincio dall’aspetto ecclesiale. Sono molto turbato dagli eventi, perché la situazione dei cristiani in Siria è disastrosa. Due i motivi: il primo è che la guerra è di per sé disastrosa; il secondo è che le autorità ecclesiastiche si sono schierate per lo più con il regime di Assad, negando la richiesta di libertà e democrazia da parte della popolazione. Una richiesta che è stata repressa dal regime in modo sistematico e disumano.

Che cosa ha comportato tutto questo per la comunità cristiana di Siria?

Ci troviamo in una situazione in cui i cristiani non solo perdono le case e tutto quello che hanno, ma vengono addirittura considerati nemici di quel movimento democratico che ha avviato il cammino verso l’emancipazione di una maggioranza sunnita nei confronti di una dittatura che si basava sull’intesa di minoranze.

Sono i risultati della guerra civile?

Nella guerra civile siriana si innesta un conflitto in più: quello tra mussulmani sciiti e sunniti. Dalla parte sciita c’è l’Iran, con ambizioni geo-strategiche legate ad una serie di Paesi. Accanto si colloca l’Iraq a maggioranza sciita, che appoggia esplicitamente Damasco con uomini e mezzi economici. Poi c’è il Libano meridionale, con il movimento politico Hezbollah di Hassan Nasrallah. Dalla parte opposta stanno l’Arabia Saudita insieme con Hariri-figlio in Libano, già schierati contro Assad fin dalla prima rivoluzione. Il Qatar e la Turchia speravano in un’evoluzione del regime di tipo riformista. Delusi dalla repressione furiosa, hanno iniziato ad appoggiare la trasformazione rivoluzionaria. Con la “primavera araba” si sono aggiunti i Fratelli mussulmani, sempre più attivi e organizzati. 

Chi appoggia la Coalizione nazionale siriana che si oppone al presidente Assad?

Il movimento di rivolta è stato possibile anche perché l’Occidente, pressato dal presidente Obama, ha appoggiato le richieste di democrazia che vengono da parte di numerosi Paesi arabi e nordafricani. Ma questo per gli Usa non può non implicare un’emergenza del soggetto politico islamista, perché i mussulmani rappresentano il popolo, o almeno una sua larga fetta. Da qui nasce il problema per l’Occidente.

Gli islamisti scesi in piazza per chiedere libertà, combattono per la democrazia?

In passato gli USA, gli Stati europei e Israele hanno spesso preferito supportare i regimi, con la loro mole di corruzione e depravazione, anche a scapito dei cittadini e della correttezza nelle relazioni internazionali. Ne abbiamo avuto un esempio anche in Italia, con i rapporti instaurati con il regime di Gheddafi. Nei paesi il cui da più lungo tempo sono insediati i cristiani, la paura del soggetto islam è stata comprensibilmente usata per stabilizzare i regimi e per attirare su di essi la protezione dell’Occidente, facendo presa sulla solidarietà tra cristiani. Ma questo, a lungo andare, si è rivelato un disastro.

Perché?

E’ stato un disastro in Iraq, è stato poco felice in Egitto, del tutto inopportuno in Siria, non porterà bene in Giordania, e neanche in Palestina. Il fatto è che le famiglie cristiane affrontano queste situazioni di conflitto in un modo semplicissimo: emigrando.

Qual è la situazione che si profila all’orizzonte in Siria?

L’enorme peccato di omissione di soccorso verso i democratici in Siria, tanto islamisti quanto semplicemente mussulmani, o cristiani o altro, ha già provocato tutti i danni possibili: la distruzione del Paese e l’emigrazione delle élite economiche e culturali. E non basta. Ha causato anche una polarizzazione delle varie comunità siriane. Gli alawiti del clan di Bashar al-Assad, così come i curdi, tendono a farsi un loro Stato; i sunniti lasciano le zone controllate dagli alawiti, i cristiani tendono a emigrare.

Le prospettive, allora, quali sono?

Più che disastrose se si continua a non far nulla, disastrose se si fa qualcosa adesso. Stiamo piangendo lacrime di coccodrillo. Tutto sta spingendo perché la rivoluzione non abbia successo. La mancanza di una presa di posizione chiara di gran parte dell’Occidente farà in modo che gli islamisti più accesi vadano al potere. Assisteremo a quanto già accaduto in Somalia o in Afghanistan. E, comunque, i cristiani emigreranno tutti.

Il 13 novembre, in Qatar, la Coalizione nazionale siriana, che raccoglie tutti i movimenti di rivolta nel Paese, è stata riconosciuta dalla Lega araba quale opposizione al regime di Assad. A guidarla è l’ex imam della grande moschea di Damasco, Ahmad al-Khatib Moaz, assieme a un cristiano, George Sabra, nominato leader del Consiglio nazionale siriano, principale tra i partiti di opposizione.

L’ultimo incontro, che ha prodotto questa nuova alleanza tra siriani, sembra promettere bene, perché accoglie una rappresentatività larga e pluralista. I siriani (che stanno resistendo eroicamente) continuano ad esprimersi in modo democratico, nonostante gli enormi sacrifici affrontati in questi mesi. La loro fedeltà all’ideale democratico si scontra con la mancanza di risposta da parte dell’Occidente che pur rappresenta questi stessi ideali. Sono stati aiutati, invece, dagli islamisti.

Qual è la sua esperienza personale in questa guerra?

Faccio parte di quel settore della società che vuole la riforma democratica. Sono stato per anni tra coloro che hanno spinto per lo sviluppo sostenibile, la trasparenza politica e la lotta alla corruzione. Ma il regime mi ha tolto la residenza. Sono stato espulso e ho intrapreso un’intensa attività, soprattutto pubblicistica, che peraltro sento come un aspetto del mio apostolato. Perché si tratta di operare per la salvezza della gente siriana, non solo con gli uomini e le donne che hanno avviato questa rivoluzione, a con tutte le persone di buona volontà. Si tratta di evitare che finisca in un modo terribile, che un popolo venga massacrato – magari con le armi chimiche – per zittirlo definitivamente. 

Ha un sogno per questa terra?

Noi non vogliamo che la Siria sia il luogo del conflitto tra islamici e Occidente, ma il luogo di riconciliazione di radici mediterranee e identità arabo-mussulmane. I nostri cristiani sono cristiani arabi, una fusione a caldo di civiltà essendo mediterranei, bizantini, siriaci e maroniti. Penso che potremmo tornare a essere i protagonisti di una cultura che è stata per secoli arabo-mussulmana-cristiana-ebraica. In questo modo potremmo costruire e vedere la pace nel Medio Oriente, con Gerusalemme città simbolo di una pace finalmente avvicinabile. Dipende dal nostro implicito impegno. Ovviamente questo è il mio punto di vista: nella Chiesa c’è anche chi la pensa diversamente. (Lieta Zanatta)

APPELLO DI TUENNO

Iniziativa della gente democratica di solidarietà coi democratici siriani.

Nessuna paura e nessun interesse possono giustificare l’omissione di soccorso da parte della collettività internazionale nei confronti del popolo siriano che da venti mesi esige la mutazione civile ed è straziato dalla repressione di regime.

Abbiamo dunque attivato questa catena popolare di istituzioni, rappresentanti e cittadini per chiedere ai governi di agire immediatamente e operosamente al fine di contrastare le diverse e trasversali complicità col regime liberticida.

È ora d’intervenire sul piano diplomatico con più vigore e inclusività, sul piano dell’assistenza umanitaria con più efficacia e coerenza, sul piano dell’azione non-violenta con più inventiva e coraggio, sul piano della lotta partigiana con più incisività e competenza e sul piano dei diritti umani con più rigore e lungimiranza.

Proponiamo in particolare all’Unione europea di favorire il dialogo tra tutte le componenti identitarie siriane, al fine di promuovere un largo ed equo accordo costituzionale che consenta l’uscita dalla violenza e ottenga la riconciliazione nazionale nella prospettiva della pace nella giustizia che è da perseguire caparbiamente in tutta la regione vicino-orientale.

Biografia di padre Paolo Dall’Oglio

padredall'oglio.gifNato nel 1954, il gesuita padre Paolo Dall’Oglio entra a far parte della Compagnia di Gesù nel 1975. Si stabilisce in Oriente nel 1977.

Laureato in Lingue e civiltà orientali a Napoli, ottiene un dottorato all’università Gregoriana con la tesi “Speranza dell’Islam”. E’ ordinato prete siriaco nel 1982, anno in cui scopre le rovine del monastero Deir Mar Musa al-Habashi, San Mosè l’abissino, dove si ritira in romitaggio. Lo rifonda qualche anno dopo, insediando una comunità interreligiosa mista, per favorire un dialogo al servizio dell’armonia islamo-cristiana. Allo scoppio delle proteste popolari siriane, propone una soluzione pacifica che preveda un largo accordo di tutte le componenti identitarie siriane, denominata “Appello di Tuenno”. Il regime di Assad lo espelle dal Paese, dopo che egli ha presentato un appello a Kofi Annan. Dall’Oglio è costretto a lasciare la Siria il 12 giugno 2012.

Ultimamente padre Dall’Oglio è stato accolto nella nuova fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra, iniziata da pochi mesi a Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno.

Mediterraneo/ Conferenza Osce, l’Italia per rafforzare il partenariato


Mar Mediterraneo
Mar Mediterraneo

(Mae) – “Oggi c’è bisogno di un ponte tra le due sponde del Mediterraneo” per favorire il processo democratico in Nord Africa ed in questo “l’Osce ha un ruolo da giocare, insieme con l’Italia”. Lo ha detto il sottosegretario Staffan De Mistura aprendo i lavori della conferenza “mediterranea” dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, alla Farnesina.

L’Osce, ha sottolineato De Mistura, può fornire alle giovani democrazie del Mediterraneo la “propria esperienza nella transizione democratica” maturata negli anni Novanta dopo il crollo del muro di Berlino. E l’Italia, per “naturali ragioni geografiche e politiche”, ritiene che il partenariato mediterraneo dovrebbe essere “rafforzato per sostenere il percorso verso la stabilità e la democratizzazione, coerentemente con l’approccio sulla sicurezza patrimonio dell’Osce”. De Mistura ha poi ricordato che l’ultima conferenza dell’Osce sul Mediterraneo, lo scorso maggio alla Farnesina, “ha aperto la strada alla creazione di nuovi modelli di cooperazione multilaterale accademica”, attraverso la proposta del ministro Giulio Terzi di un progetto Osce-Med: una piattaforma di discussione tra esperti Osce, i maggiori think tank e centri accademici europei e rappresentanti della società civile per realizzare iniziative che consolidino i rapporti con la sponda sud del Mediterraneo.

Su impulso del Ministro Giulio Terzi, l’Italia svolge un ruolo di primo piano nel promuovere i rapporti fra Osce e i sei Paesi del Mediterraneo – Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Giordania, Israele – che, dal 1996, ne sono partner. È forte convinzione dell’Italia che, dopo la stagione delle primavere arabe, la storia, l’esperienza e gli strumenti dell’Osce possano essere particolarmente efficaci per favorire la stabilizzazione dei processi democratici nella regione.

“Conferenza Mediterranea” alla Farnesina

Nel contesto dell’azione italiana per lo sviluppo del partenariato mediterraneo dell’Osce, si è svolta nei giorni scorsi alla Farnesina, la “Conferenza Mediterranea” dell’Organizzazione, il cui incarico più alto, quello di Segretario Generale, è rivestito, dal luglio dello scorso anno, da un diplomatico italiano, Lamberto Zannier. La “due giorni” è stato il più importante appuntamento annuale della partnership, dedicato alla cooperazione economica con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, fattore fondamentale per consolidare gli assetti dei Paesi in transizione, e favorire sia lo sviluppo dell’area, che la coesistenza fra tutte le componenti di quei popoli. All’evento hanno preso parte i rappresentanti dei 56 Stati membri dell’OSCE, i sei partner mediterranei, la Libia, il Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia Tarek Mitri, l’Autorità Nazionale Palestinese, istituzioni finanziarie e organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, ed esponenti del mondo accademico e della società civile.

Fonte: Europuglia – MAE