Archivi categoria: Dossier “Rep. di Gibuti”

da Nave Zeffiro/ Gibuti. Sosta strategica


di Alberto Alpozzi Fotoreporter – Nave Zeffiro. Golfo di Aden, Gibuti – Dopo 15 giorni di navigazione, 312 ore di moto e 1823 miglia percorse, lo Zeffiro questa mattina ha attraccato al porto di Gibuti per una sosta strategica schedulata come da programma, anche se soggetto a possibili variazioni per esigenze operative, della missione Atalanta.

L’ultimo scalo fu fatto a Salallah in Oman quando la nave proveniva già da Gibuti, che è un centro nevralgico per l’antipirateria dove sono presenti diversi distaccamenti delle nazioni impegnate nella missione e dove gli Ufficiali possono incontrarsi per la raccolta e lo scambio di informazioni. Precedentemente al canale di Suez vi fu una sola sosta a Souda, in Grecia, per un corso di antipirateria, in aggiunta a quello già effettuata in Italia, che ha compreso degli incontri teorici per gli Ufficiali di Zeffiro ed infine due esercitazioni per l’intero Equipaggio.

L’attuale sosta rientra in quelle strategiche, poichè oltre ad imbarcare gasolio e viveri e sbarcare immondizia e liquami vi sarà il cambio di equipaggio degli elicotteristi e loro tecnici, più l’imbarco di pezzi di ricambio per la nave e gli elicotteri per la manutenzione ordinaria e straordinaria.

Durante la sosta, prevista fino al 13 luglio, la nave provvederà ad una più approfondita pulizia dei locali di vita, degli interni e degli esterni, che spesso in navigazione non è possibile effettuare, così come manutenzioni meccaniche ed elettroniche possibili solo in porto quando vi è la possibilità di spegnere alcuni sistemi, cosa non possibile durante la navigazione.

Terminata la sosta a Gibuti lo Zeffiro, con i suoi 234 uomini e donne a bordo, proseguirà la  missione in direzione di Dar Er Salaam in Tanzania, successivamente per Port Victoria alle Seychelles, per far rotta nuovamente verso l’Oman prima nella capitale Muscat, poi ancora a Salallah ed infine per ritornare il 4 ottobre a Gibuti da dove prenderà la rotta verso Taranto con data prevista per il rientro in patria il 17 ottobre.

da Nave Zeffiro/ Operazione Atalanta. Le attività del Gruppo Operativo Subacqueo (GOS)


di Alberto Alpozzi Fotoreporter – Nave Zeffiro. Golfo di Aden, Somalia – L’ultimo grave caso registrato di attacco ai danni di navi militari risale al tragico evento del 2000 che colpì la USS Cole causando la morte di 17 uomini e il ferimento di 47 durante la guerra in Iraq.

Questi sono rari ma possibili casi che devono essere sempre tenuti in considerazione e scongiurati durante la navigazione in missioni operative.

Nel caso della missione Atalanta per l’antipirateria le navi della Marina Militare, come attualmente lo Zeffiro impiegato nel golfo di Aden a nord delle coste della Somalia, imbarcano un team composto da 3 uomini di Palombari della Marina Militare in servizio presso Comsubin “Comando Subacquei ed Incursori” di La Spezia per la ricerca, l’identificazione e l’inutilizzazione di ordigni esplosivi.

Il team Gos “Gruppo Operativo Subacqueo” è impiegato come team EOD “Explosive Ordenance Disposal” e IEDD “Improvised Explosive Device Disposal” e possono essere integrati con il team del San Marco per boarding o eventuali bonifiche su imbarcazioni.

Gli uomini del GOS come team operante su nave in missione di antipirateria sono consulenti specialisti per Eod e Iedd e per la Force Protection; sono abilitati alla ricerca e alla disattivazione di ordigni e mettono in atto misure preventive di allerta, come in questi giorni a causa dei disordini in Egitto, controllano i mezzi sottobordo, le merci che vengono imbarcate e il personale esterno. Durante le soste in porto provvedono alla bonifica delle banchine, dei fondali e al controllo dello scafo intervenendo sempre con apparrecchiature amagnetiche per non attivare eventuali ordigni esplosivi.

Per interventi esterni alla nave, come su mercantili colpiti da razzi RPG inesplosi (ultimo caso un anno fa), sono abilitati al rilascio tramite fast rope e al tuffo da elicottero.

A bordo della nave inoltre provvedono all’indottrinamento dell’Equipaggio ad un comportamento mirato per prevenire l’introduzione a bordo di ordigni esplosivi.

Gibuti/ Missioni operative. La visita dell’Amm. Binelli Mantelli, Capo di Stato Maggiore della Difesa


I militari italiani impegnati nella missione “Multinational Forces and Observers” a Sharm el Sheik e nella “Missione Addestrativa Italiana” a Gibuti ricevono la visita del Capo di Stato Maggiore della Difesa.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, nelle giornate di domenica 14 aprile e lunedi 15 aprile 2013, ha visitato i militari italiani impegnati nella missione internazionale MFO (Multinational Force and Observers ) a Sharm el Sheik, ed i Carabinieri della “MIADIT ” (Missione Addestrativa Italiana) di stanza a Gibuti.

In Egitto, nella base di Sharm el Sheik, l’Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli è stato accolto dal comandante del Decimo Gruppo Navale Costiero, Capitano di Fregata Massimo Tiberi, il quale ha illustrato i compiti assegnati ai tre equipaggi delle navi della classe Esploratore a cui e’ devoluto il pattugliamento dello Stretto di Tiran e degli accessi marittimi al Golfo di Aqaba per il rispetto dell’accordo di pace firmato tra la Repubblica Araba di Egitto e lo stato di Israele.

cartinagibutiParlando al personale della Marina Militare l’Ammiraglio Binelli Mantelli ha riconosciuto la professionalita’ che ha contraddistinto l’operato di quanti sono stati nel tempo impegnati in quella missione che, “in atto dal 1982, è una delle più longeve tra le attività svolte all’estero dalle Forze Armate italiane. Missione che, nel tempo, ha sempre più assunto un importante ruolo politico per il mantenimento della pace e la stabilità dell’area, ricoprendo anche un ruolo duale per la sicurezza marittima della popolazione egiziana”.

Nel corso della visita presso la “Missione Addestrativa Italiana” a  Gibuti, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, dopo aver incontrato i 32 istruttori dell’Arma dei Carabinieri diretti dal Tenente  Colonnello Guido Ruggeri,  ha assistito ad una dimostrazione pratica di “Close Protection”, “investigazioni sulla scena del crimine” e “controllo della folla”, effettuata dai 200 poliziotti somali frequentatori del corso che domani ritorneranno in Patria al termine del ciclo addestrativo.

Il personale somalo ha successivamente incontrato l’Ammiraglio Binelli Mantelli a cui ha espresso il proprio orgoglio, la propria riconoscenza e soddisfazione per essere stato addestrato dagli istruttori italiani di cui riconoscono l’altissima professionalità.

Proseguendo la visita alla sede del contingente nazionale, l’Ammiraglio Binelli Mantelli ha incontrato, poi, 12 Fucilieri di Marina del “San Marco” appartenenti agli NMP (Nuclei Militari di Protezione) in procinto di essere imbarcati nei prossimi giorni.

La visita è proseguita con un incontro con il Ministro della Difesa e con il Capo di Stato Maggiore della Difesa gibutini, nel corso del quale è stata confermata la collaborazione bilaterale. L’Ammiraglio Binelli Mantelli ha ringraziato e dato atto “dell’importanza del ruolo di Gibuti nel supporto fornito all’Italia ed all’Europa nella lotta al terrorismo internazionale.”

Pirateria/ Savina Caylyn. Soddisfazione del Ministro Terzi per la liberazione della nave


Roma 21 Dicembre 2011 – Il Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha espresso viva soddisfazione per la liberazione della nave Savina Caylyn, avvenuta oggi dopo mesi di un intenso lavoro svolto dalle competenti articolazioni del Governo italiano, e caratterizzato dal costante coordinamento fra Ministero degli Esteri e Ministero della Difesa. Le ultime, cruciali fasi dell’ operazione sono state personalmente seguite dal titolare della Farnesina, che ha chiesto di essere tenuto costantemente informato sugli sviluppi del caso dall’ Unità di Crisi del Ministero. Il Ministro Terzi ha altresì espresso la sua più viva gratitudine a tutti gli attori istituzionali la cui abnegazione ed intelligente dedizione alla vicenda hanno portato al felice risultato odierno.

Nel corso dei mesi di sequestro della nave Savina Caylin, catturata l’8 febbraio 2011 nell’Oceano Indiano, il Ministero degli Esteri, attraverso l’Unità di Crisi, ha mantenuto stretti contatti con i familiari dei marittimi sequestrati e con la Società Armatrice di proprietà del Cav. Luigi D’Amato, tenendo entrambi informati dell’intensa e articolata azione diplomatica attivata per la soluzione del caso e liberazione dell’equipaggio. Tale attività si è sviluppata peraltro in un quadro in costante evoluzione, che ha visto il sequestro di decine di navi di tutte le nazionalità, compresa l’ italiana “Rosalia D’Amato”, recentemente liberata.

Nei confronti delle Autorità somale è stata esercitata in questi mesi una costante pressione per mettere in atto ogni possibile sforzo volto alla positiva risoluzione del caso ed alla liberazione dell’equipaggio. Tale attività si è fra l’ altro sostanziata in missioni nell’ area dell’ allora Sottosegretario Mantica, che ha incontrato il Presidente del Governo somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed ed il Presidente del Puntland, Abdurahman Mohamed, e della Rappresentante Speciale dell’ allora Ministro Frattini per le Emergenze Umanitarie, Margherita Boniver, per sensibilizzare le Autorità della Tanzania e di Gibuti, noti per il loro impegno nella lotta alla pirateria, allo scopo di rafforzare l’azione svolta direttamente sulle Autorità somale.

Il caso della “Savina Caylin” è stato inoltre costantemente sollevato dai diplomatici italiani in tutte le possibili occasioni ed incontri internazionali, per addivenire ad una soluzione positiva e il più possibile rapida, sollecitando l’aiuto di ogni utile interlocutore. L’Italia ha anche ottenuto che il tema della lotta alla pirateria venisse discusso a New York, in un summit sulla Somalia promosso congiuntamente da Italia, Gran Bretagna e Uganda a margine dell’ Assemblea Generale dell’ONU nel settembre scorso.

Il Governo italiano ha inoltre attivato a più riprese, attraverso il Ministero della Difesa, le unità della Marina Militare impegnate nelle missioni “Atalanta” e “Ocean Shield”, per un monitoraggio della nave al fine di raccogliere informazioni sulla situazione dell’equipaggio.

Anche alla luce dell’esplicita richiesta dei familiari degli ostaggi,è stata altresì evitata qualsiasi azione di tipo militare che potesse mettere in pericolo la sicurezza ed incolumità degli ostaggi stessi.

A fronte di tale azioni volte alla soluzione del caso, il Governo italiano non ha mai contemplato la possibilità di una trattativa diretta con i pirati e tanto meno il pagamento di riscatti per la liberazione degli ostaggi, come espressamente vietato dalla normativa – a cominciare da quella riflessa nelle Risoluzioni ONU, che esclude qualsiasi forma di favoreggiamento delle attività di pirateria da parte degli Stati.

La linea del massimo riserbo, tenuta dalla Farnesina e da tutti gli attori istituzionali coinvolti, sino a queste ore, si è rivelata di fondamentale importanza per la positiva soluzione della vicenda.

Fonte: Esteri

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Somalia, Corno d’Africa/ Caritas Italiana. “Fame di pane e di futuro”. GLI AIUTI E LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE DI


ROMA\ aise\ – La Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domenica 18 settembre una raccolta straordinaria in tutte le chiese d’Italia a sostegno delle iniziative di solidarietà della Caritas Italiana, da mesi mobilitata nel Corno d’Africa e nei Paesi limitrofi colpiti da siccità e carestia.

Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime di questa emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo ad altre aree della regione. Sono più di 13 milioni le persone colpite soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia e sono 750.000 le persone a rischio di morte nei prossimi quattro mesi.

Intanto continua l’afflusso di profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove nelle ultime settimane si sono riversati anche 20.000 rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti scoppiati in alcune aree del Paese. Secondo Abba Agos Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), la carestia rischia già di essere una grande tragedia dimenticata. “Gli aiuti sono arrivati dopo l’appello che abbiamo lanciato, soprattutto dalla rete delle Caritas“, spiega. “Il problema non è la quantità, ma la tempestività con cui giungono le risorse. Un ritardo, in questo momento, può essere fatale per interi villaggi“.

Proprio per non dimenticare i fratelli africani nella sofferenza, la CEI ha indetto la raccolta di domenica prossima. Caritas Italiana finora ha inviato 700.000 euro per sostenere le azioni delle Caritas dei Paesi colpiti che proseguono incessantemente. Oltre agli aiuti concreti ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Fame di pane e di futuro“, mettendo a disposizione delle Caritas diocesane strumenti per l’approfondimento e l’animazione. Le somme raccolte nella colletta di domenica saranno utilizzate per tutte le vittime della siccità soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania.

In Kenya ed Etiopia l’ambito principale di azione, su cui verranno canalizzati i fondi raccolti è l’aiuto alimentare con la distribuzione di razioni alimentari e l’assistenza nutrizionale e sanitaria a persone vulnerabili (soprattutto bambini, donne incinte o che allattano, malati, disabili, anziani, sfollati). Per l’immediato futuro è necessario agire sulla conservazione dell’acqua (pozzi, cisterne e ripristino di sorgenti; realizzazione di dighe e terrazzamenti), ma bisogna anche dare sostegno alla ripresa dell’allevamento e dell’agricoltura (distribuzione di animali e foraggio; fornitura di sementi più resistenti alla siccità e di attrezzi agricoli, cure veterinarie).

Quanto alla Somalia, Caritas Italiana sostiene, pur nella precarietà della situazione politica, le attività di Caritas Somalia in varie zone del Paese: distribuzione di viveri a favore di 515 famiglie particolarmente colpite nelle zone circostanti la città di Brava, viveri ed aiuti d’urgenza anche nel Basso Giuba, a favore di 2730 bambini sotto i 5 anni, 945 donne incinte o che allattano, 670 anziani. È prevista anche la costruzione di un ambulatorio nella zona di Boqoley e la distribuzione di aiuti in circa 8 campi profughi a Mogadiscio.

Caritas Italiana, nel rinnovare l’appello alla solidarietà, ricorda che la colletta è anche occasione per un impegno che, oltre l’aiuto d’urgenza, interpelli le coscienze e faccia riflettere sulle cause strutturali e sulle concause della crisi: meccanismi perversi del sistema economico-finanziario mondiale, politiche agricole adottate dai paesi colpiti e da quelli più ricchi, incuranza per l’ambiente e il riscaldamento globale, ma anche il commercio delle armi che alimenta i conflitti e rende ancora più catastrofico l’impatto delle emergenze naturali.

Per approfondimenti e per sostenere la Caritas si può visitare il sito Internet www.caritasitaliana.it(aise)