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Etiopia/ Emigrazioni da record verso lo Yemen. Ma non mancano le violenze.


GINEVRA\ aise\ – Ha raggiunto la cifra record di 103mila il numero di rifugiati, richiedenti asilo e migranti che nel 2011 dal Corno d’Africa hanno affrontato la pericolosa traversata del Golfo di Aden e del Mar Rosso per arrivare nello Yemen, nonostante la crescente instabilità e il peggioramento delle condizioni di sicurezza nel paese della Penisola Arabica. Lo scorso anno ha fatto dunque registrare un aumento quasi del 100% rispetto al 2010, quando 53.000 persone avevano attraversato gli stessi tratti di mare. Il precedente record risaliva al 2009, con 78.000 persone. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) raccoglie dati sui flussi migratori misti dal Corno d’Africa dal 2006.

Tra coloro che hanno compiuto la traversata lo scorso anno, sono oltre 130 le vittime accertate per annegamento. La maggior parte dei nuovi arrivati raggiunge le coste dello Yemen in condizioni disperate: disidratati, malnutriti e spesso in stato di choc. Coloro che attraversano il Mar Rosso e il Golfo di Aden devono infatti affrontare enormi rischi e sfide in ogni fase del viaggio: nei loro paesi d’origine, durante il transito, all’arrivo in Yemen e dopo l’arrivo. Sono oggetto anche di violenza fisica, sessuale e tratta. Una volta in Yemen, poi, devono affrontare nuove difficoltà, come l’inadeguato accesso a servizi di base come l’alloggio, l’acqua, il cibo, le cure mediche d’emergenza, limitazioni alla libertà di movimento e mancanza di accesso a mezzi di sostentamento.

Gli ultimi dati inoltre mostrano un significativo aumento nel numero di cittadini etiopici che arrivano nello Yemen: attualmente i tre quarti del totale degli arrivi. Fino al 2008 la maggioranza delle persone che affrontava la traversata era costituita da rifugiati somali in fuga dalla violenza e dagli abusi dei diritti umani nel proprio paese. La tendenza è mutata nel 2009, quando gli etiopi sono diventati la maggioranza.

Al loro arrivo nello Yemen i somali sono automaticamente riconosciuti come rifugiati. Ciò garantisce loro l’accesso alla documentazione e una relativa libertà di movimento. Nel solo 2011 circa 25.500 somali sono arrivati nel paese arabico, portando il totale a oltre 202.000. In collaborazione con le agenzie partner, l’UNHCR gestisce una rete di centri d’accoglienza lungo la costa, nei quali vengono fornite protezione e assistenza.

Molto più difficile e pericolosa è invece la situazione nello Yemen per gli etiopi. Dei circa 76.000 arrivati nel 2011, circa un quinto ha chiesto asilo. Per un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

Molti etiopi affermano ancora di aver lasciato le proprie case per la mancanza di opportunità economiche e di sostentamento. In quanto migranti economici, considerano lo Yemen un paese di transito. Nel timore di essere sottoposti a detenzione e deportati i migranti etiopici evitano il contatto con le autorità, cercando di raggiungere altri stati del Golfo. È la norma per loro subire furti, abusi ed estorsioni per mano di contrabbandieri e trafficanti.

Desta particolare preoccupazione nell’UNHCR un episodio avvenuto il 13 gennaio nel governatorato di Taiz, in cui 3 etiopi sono stati uccisi da trafficanti attivi lungo le coste yemenite del Mar Rosso. Agli etiopi – dicono le prime informazioni – sarebbe stato sparato mentre tentavano di fuggire dai trafficanti che stavano cercando di estorcere loro del denaro. I corpi sono stati lasciati alle porte del villaggio di Al-Dhubai. Le tragiche morti evidenziano i gravi rischi che i rifugiati, i potenziali richiedenti asilo e i migranti africani corrono nell’attraversare il Golfo di Aden o il Mar Rosso. L’UNHCR auspica che le autorità yemenite trovino i perpetratori del crimine e li assicurino alla giustizia.

Ma nello Yemen l’instabilità e la ridotta presenza della polizia danno ai trafficanti di esseri umani e ai contrabbandieri ancora più margine di azione. Ciò spesso impedisce anche i pattugliamenti lungo le coste yemenite da parte dei team di operatori umanitari che cercano di raggiungere i nuovi arrivi prima dei trafficanti. Continuano ad arrivare, poi, notizie di rapimenti di migranti o rifugiati – al loro arrivo nello Yemen – soprattutto per fini di riscatto o estorsione. L’obiettivo principale sembrano essere gli etiopi ma è stato registrato anche il rapimento di alcuni rifugiati somali.

L’incidenza di abusi violenti fisici e sessuali su rifugiati e migranti da parte dei trafficanti – in mare o sulla terraferma – costituisce un’ulteriore tendenza preoccupante. Nel 2011 l’UNHCR ha registrato casi di stupro, aggressione sessuale e abusi fisici perpetrati contro rifugiati e migranti. Insieme alle agenzie partner, l’UNHCR garantisce alle vittime assistenza medica e sostegno psicologico. (aise)

Fonte: AISE

Somalia, Corno d’Africa/ Caritas Italiana. “Fame di pane e di futuro”. GLI AIUTI E LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE DI


ROMA\ aise\ – La Conferenza Episcopale Italiana ha indetto per domenica 18 settembre una raccolta straordinaria in tutte le chiese d’Italia a sostegno delle iniziative di solidarietà della Caritas Italiana, da mesi mobilitata nel Corno d’Africa e nei Paesi limitrofi colpiti da siccità e carestia.

Alla vigilia della colletta, Caritas Italiana ricorda l’urgenza della solidarietà verso i milioni di vittime di questa emergenza; una catastrofe ambientale che, trascurata alle prime avvisaglie, si sta estendendo ad altre aree della regione. Sono più di 13 milioni le persone colpite soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia e sono 750.000 le persone a rischio di morte nei prossimi quattro mesi.

Intanto continua l’afflusso di profughi dalla Somalia in Kenya e Etiopia dove nelle ultime settimane si sono riversati anche 20.000 rifugiati dal Sud Sudan in fuga dai conflitti scoppiati in alcune aree del Paese. Secondo Abba Agos Hayish, segretario generale dell’Ethiopic Catholic Secretariat (Caritas Etiopia), la carestia rischia già di essere una grande tragedia dimenticata. “Gli aiuti sono arrivati dopo l’appello che abbiamo lanciato, soprattutto dalla rete delle Caritas“, spiega. “Il problema non è la quantità, ma la tempestività con cui giungono le risorse. Un ritardo, in questo momento, può essere fatale per interi villaggi“.

Proprio per non dimenticare i fratelli africani nella sofferenza, la CEI ha indetto la raccolta di domenica prossima. Caritas Italiana finora ha inviato 700.000 euro per sostenere le azioni delle Caritas dei Paesi colpiti che proseguono incessantemente. Oltre agli aiuti concreti ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Fame di pane e di futuro“, mettendo a disposizione delle Caritas diocesane strumenti per l’approfondimento e l’animazione. Le somme raccolte nella colletta di domenica saranno utilizzate per tutte le vittime della siccità soprattutto in Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Eritrea e anche in Sud Sudan, Uganda, Tanzania.

In Kenya ed Etiopia l’ambito principale di azione, su cui verranno canalizzati i fondi raccolti è l’aiuto alimentare con la distribuzione di razioni alimentari e l’assistenza nutrizionale e sanitaria a persone vulnerabili (soprattutto bambini, donne incinte o che allattano, malati, disabili, anziani, sfollati). Per l’immediato futuro è necessario agire sulla conservazione dell’acqua (pozzi, cisterne e ripristino di sorgenti; realizzazione di dighe e terrazzamenti), ma bisogna anche dare sostegno alla ripresa dell’allevamento e dell’agricoltura (distribuzione di animali e foraggio; fornitura di sementi più resistenti alla siccità e di attrezzi agricoli, cure veterinarie).

Quanto alla Somalia, Caritas Italiana sostiene, pur nella precarietà della situazione politica, le attività di Caritas Somalia in varie zone del Paese: distribuzione di viveri a favore di 515 famiglie particolarmente colpite nelle zone circostanti la città di Brava, viveri ed aiuti d’urgenza anche nel Basso Giuba, a favore di 2730 bambini sotto i 5 anni, 945 donne incinte o che allattano, 670 anziani. È prevista anche la costruzione di un ambulatorio nella zona di Boqoley e la distribuzione di aiuti in circa 8 campi profughi a Mogadiscio.

Caritas Italiana, nel rinnovare l’appello alla solidarietà, ricorda che la colletta è anche occasione per un impegno che, oltre l’aiuto d’urgenza, interpelli le coscienze e faccia riflettere sulle cause strutturali e sulle concause della crisi: meccanismi perversi del sistema economico-finanziario mondiale, politiche agricole adottate dai paesi colpiti e da quelli più ricchi, incuranza per l’ambiente e il riscaldamento globale, ma anche il commercio delle armi che alimenta i conflitti e rende ancora più catastrofico l’impatto delle emergenze naturali.

Per approfondimenti e per sostenere la Caritas si può visitare il sito Internet www.caritasitaliana.it(aise)