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Parigi/ Sfilata del 14 Luglio. La partecipazione croata dopo il suo ingresso nella Comunità Europea


Storia
La sfilata el 14 Luglio 2013 è l’occasione di ridare valore alla Difesa dell’Europa attraverso le partecipazioni tedesche, belghe, ma anche croate.

La Croazia ha già testimoniato il  suo impegno nella politica della sicurezza e della difesa comune con la sua partecipazione alle Missioni EUFOR Tchad, Atalanta, EUPOL, Afghanistan ed EULEX Kosovo, anche attraverso il suo ruolo attivo per la stabilità dei Balcani. La Croazia è diventata, il primo Luglio, il 28 Paese membro dell’Unione Europea.

Detachement interarmées croate Bastille Day French army military parade –
Défilé militaire 14 July 2013 / 14 juillet 2013

Historique
Le défilé du 14 juillet 2013 est l’occasion de mettre en valeur l’Europe de la défense à travers les participations allemande, belge mais également croate.
La Croatie a déjà témoigné de son implication dans la politique de sécurité et de défense commune avec sa participation aux missions EUFOR Tchad, Atalante, EUPOL Afghanistan et EULEX Kosovo ainsi qu’au travers de son rôle actif pour la stabilité des Balkans. Elle est devenue, le 1er juillet, le 28e pays membre de l’Union européenne.

Missions
Directement subordonné au chef d’état-major des forces armées de la République de Croatie, le bataillon de protection et d’honneur est en charge du protocole et du cérémonial pour le Président de la République, le Gouvernement de la République de Croatie et le ministère de la Défense ainsi que la protection du commandant suprême des forces armées.
Composé de 3 uniformes représentant ses 3 armées (le vert pour l’armée de terre et l’armée de l’air, le bleu pour la marine et le sable pour les unités qui ont servi en Afghanistan), le contingent croate compte 75 militaires.
Le colonel Dragan Basic, commandant le détachement, ouvre le défilé, suivi de la garde au drapeau en tenue traditionnelle, de 4 sous-chefs d’échelon et d’un carré composé de 64 militaires.

A noter
Le bataillon de protection et d’honneur (Pocasno-Zaštitna bojna) stationné à Zagreb représente les forces armées de la République de Croatie dans le défilé.

Fonte: http://www.armyrecognition.com/14_july_juillet_2013_french_army_military_parade/detachement_interarmees_croate_french_army_military_parade_14_july_juillet_2013_d_fil_militaire.html

Udine/ DEFENCE COOPERATION INITIATIVE (DECI). Secondo Meeting internazionale dei Capi di Stato Maggiore della Difesa


Si è tenuto quest’oggi ad Udine, presso la sede della Brigata alpina “Julia”, il secondo Meeting internazionale dei Capi di Stato Maggiore della Difesa dei Paesi che aderiscono alla Defence Cooperation Initiative (DECI). Lo scopo di tale iniziativa, promossa dall’Italia ed alla quale partecipano oltre al nostro Paese anche l’Austria, la Croazia, la Slovenia e l’Ungheria, è quello di promuovere, su base regionale e tra Nazioni europee che condividono gli stessi interessi nel campo della difesa, un progetto di cooperazione finalizzato ad incrementare la stabilità della Regione attraverso la partecipazione comune ad operazioni internazionali ovvero ad attività addestrative e formative, da sviluppare nel prossimo futuro.

L’Ammiraglio Binelli, dopo aver dato il benvenuto alle altre delegazioni  e rivolto un messaggio augurale a quella croata per il recentissimo ingresso del proprio Paese nell’Unione Europea, ha sottolineato come l’attuale momento di recessione economica imponga una razionalizzazione delle risorse ed un’esigenza sempre più stringente di cooperazione internazionale finalizzata alla condivisione delle capacità e delle strutture.

Nel corso dell’incontro, i rappresentanti dei citati Paesi hanno manifestato la volontà di supportare pienamente, anche in futuro, la DECI e di esplorare da subito gli ulteriori margini di crescita dell’iniziativa stessa, sottolineando il reciproco interesse a condividere le capacità delle rispettive Forze Armate ed evidenziando l’opportunità di continuare assieme a favorire ogni progetto ritenuto utile ai fini della sicurezza e dello sviluppo regionale, nel più ampio contesto della dimensione continentale europea.

In particolare, è stato raggiunto il pieno accordo sulle principali questioni in agenda; fra tutte: la possibilità di offrire all’EU un Battle Group nel 2017 a framework DECI e la necessità di aumentare il numero degli eventi addestrativi congiunti.

A termine dei lavori, è stata quindi sottoscritta dai Capi di Stato Maggiore una dichiarazione congiunta con cui si suggellano gli impegni assunti in tale circostanza e si creano le premesse per le prossime attività ed iniziative.”

Oltre l’Adriatico/ Il VI corso di Cesforia, intervista al prof. Franco Botta, Università di Bari


di Vincenzo Legrottaglie – Bari. Si è concluso da poco il VI corso di relazioni interadriatiche promosso dall’Università degli Studi “Aldo Moro”, Regione Puglia Assessorato al Mediterraneo e alla Cultura. Per quasi due settimane docenti e studenti italiani e dei Balcani Occidentali si sono confrontati nel capoluogo pugliese sull’avvincete tema: “Raccontare e costruire un’Europa Adriatica”. A conclusione dell’evento la redazione di “Rassegna Stampa Militare” ha voluto approfondire le tematiche di oltre Adriatico con l’organizzatore principale del corso, il professor Franco Botta, docente di economia e politica del lavoro presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Bari e attualmente presidente del CESFORIA (centro di studi e formazione nelle relazioni interadriatiche).

Il corso è stato realizzato anche grazie all’impegno profuso dal comitato organizzativo composto da: Vito Buono, Antonella Strisciuglio, Marco Di Sapia, Giovanni Calabrese, Natale Parisi e M. Irene Paolino.

1) D. (Legrottaglie) Come nasce il Cesforia?

R. (Prof. Botta) Sono un docente di politica economica. Ho dedicato particolare attenzione alle questioni dello sviluppo ed ho molto lavorato sulla Puglia. Ho pensato che la fine della separazione tra le due rive potesse essere una buona occasione per fare sviluppo. Quando i nostri vicini sono tornati si è intensificata la possibilità di fare scambi e di andare in quei paesi, a partire dall’Albania, e per loro di tornare in Italia.  Mi è sembrato che potesse essere una buona occasione, perché ho molto lavorato sull’idea che la prossimità possa essere una risorsa. Quando si è vicini ci si conosce. Si possono avere rapporti di buon vicinato o rapporti più intensi. Da questo nasce l’idea. Ne ho parlato con i presidi di due facoltà dell’Università di Bari: quello di scienze politiche e di lingue e letterature straniere che sono i soggetti promotori di Cesforia. Sono loro che mi hanno dato una mano sulla possibilità di un centro che lavorasse proprio sulle relazioni interadriatiche per creare un luogo di incontro, di scambio di idee.

2) D. Come si concretizza in realtà l’incontro tra le due sponde dell’Adriatico?

R. Una delle prime idee che ci è venuta è quella di offrire in Italia uno spazio per gli studenti che lì facevano fatica a parlarsi. Lei sa che gli albanesi e i serbi non si parlano, ma anche i croati e i serbi, idem i macedoni e gli albanesi. Abbiamo pensato di organizzare un corso di  due settimane in Italia usando la nostra lingua, la lingua italiana per incontrare studenti, per parlare e per fare in modo che loro si parlassero e questo ha funzionato benissimo. Siamo già al sesto anno di questo corso. E’ un corso riservato agli studenti della riva orientale che conoscono l’italiano. Aver scelto l’italiano è una risorsa, ma nel contempo un limite. E’ una rete che si costruisce in primo luogo con gli istituti di italianistica di quei paesi e loro ci aiutano a selezionare gli studenti. Noi chiediamo studenti che non siano solo studenti di facoltà letterarie, economia, scienze politiche, giornalismo. Ogni anno c’è sempre un’apprendista giornalista. Progressivamente abbiamo capito che non si trattava di far conoscere loro la nostra cultura, ma che sempre di più avremmo potuto lavorare sulle relazioni interadriatiche.

3) D. Da quanti anni è nato il Cesforia?

R. Siamo partiti come facoltà di scienze politiche e di lingue e letterature straniere poi progressivamente è nato il Cesforia. Il centro è nato da due anni. Poi, finalmente siamo riusciti ad avere l’adesione della Regione Puglia che ci aiuta a finanziare l’iniziativa. Agli studenti che vengono qui noi offriamo vitto e alloggio, ma chiediamo loro di pagarsi il viaggio.

4) D.. Quali sono stati i punti di forza del VI corso di relazioni interadriatiche?

R. Ogni corso ha un tema monografico; ha una questione che sta al centro del lavoro che svolgiamo. Quest’anno era costruire e raccontare l’Adriatico. E’ stato molto interessante poiché abbiamo colto una minore tensione verso le questioni nazionali e come se sull’altra sponda si avesse più voglia di parlare di Europa, di relazioni tra le due sponde. In alcuni anni abbiamo avuto un po’ di difficoltà: le questioni albanesi, le questioni del Kosovo, della Serbia creavano tensione dentro. La novità è che questo nostro corso attira sempre di più anche studenti italiani. Ormai abbiamo una forte domanda di uditori, di giovani studenti che sono incuriositi dalle questioni adriatiche.

5) D. Se avete percepito minori tensioni interetniche e statali non crede che questo sia dovuto al ricambio generazionale? A vent’anni dell’inizio delle guerre nei Balcani i giovani di oggi possono non avere ricordi di quegli avvenimenti tragici?

R. Si, certamente. Questo lo si coglie negli studenti che provengono dalla ex Jugoslavia. Quest’anno era molto bello. I serbi, i croati, i macedoni parlavano tra di loro facilmente in quella lingua che ormai non esiste più: il serbo-croato. Adesso c’è un grande impegno affinché il Montenegro abbia il montenegrino e la Croazia usi  la sua lingua. Malgrado questi sforzi per creare una separazione gli studenti erano lì tutti insieme e chiacchieravano in una lingua che li unisce ancora. Con gli albanesi è un po’ più complicato. Loro devono parlare necessariamente in italiano se vogliono intendersi con gli slavi.

6) D. Le edizioni Besa Controcorrente divulgano in italiano gli scrittori balcanici. Questo vi aiuta nella vostra missione?

R. Livio Muci, che è editore di Besa, ha una storia più lunga della nostra. Lui è un editore avventuroso. Livio è stato in Albania in anni difficili. Ha molto lavorato ed ha messo su una casa editrice prima nel Paese delle Aquile e poi in Italia; si è sempre occupato in modo particolare di letteratura albanese. La sinergia nasce dal fatto che da qualche anno lavoriamo anche insieme. Lui prima di noi aveva dedicato attenzione l’Albania e a quei paesi. Abbiamo fatto spedizioni insieme nella penisola balcanica. Muci è davvero una persona di grande fascino e uomo intelligente e curioso. E’ un imprenditore vero che scopre talenti.

7) D. La sorpresa di quest’anno è stata la presentazione di un’antologia sulla letteratura macedone. Come è stato divulgare la letteratura macedone ai pugliesi?

R. Non è stata la prima volta. L’anno scorso per esempio abbiamo presentato la letteratura montenegrina e Besa ne sta preparando altre. Non c’è stata l’emozione della prima volta. C’è stata invece una conferma della bontà di questa operazione. Io credo che per essere buoni vicini bisogna conoscersi. Queste antologie che Besa promuove sono ottime occasioni per conoscere una letteratura che è molto intrigante ed interessante.

8) D. I paesi della ex Jugoslavia si presentano ancora nell’immaginario collettivo come un luogo di sofferenza, un luogo pericoloso in cui forse è meglio non andare con riferimento a questioni internazionali ancora non risolte. Invece, si scopre che oltre Adriatico ci sono poeti, scrittori, registi e un grande fermento culturale. Non crede che questo vostro corso contribuisca ad abbattere i pregiudizi?

R. C’è una scarsa attenzione nei confronti di questi paesi. Noi con il nostro corso contribuiamo a fornire informazione e quindi facciamo un lavoro utile. La verità è che gli scambi tra le due rive sono ormai molto intensi e miglior, rispetto al passato. Chi fa turismo nautico racconta che i rapporti con i croati siano in qualche modo più distesi rispetto a qualche anno fa. Io conosco parecchia gente che prima preferiva andare in Grecia con la propria barca anziché in Croazia, perché diceva che i greci erano più cordiali, ma ora ha cambiato idea. Forse perché ci si conosce meglio, forse perché l’Italia ha rinunciato a qualunque ambizione territoriale, certo è che  i rapporti tra i croati e gli italiani sono molto migliorati. Chi poi frequenta quei paesi scopre come la situazione è interessante, piacevole sia per vacanza che per fare impresa. I dati economici dicono che il commercio estero, le importazioni e le esportazioni sono davvero molto significative. Per un paese come l’Albania, la Puglia è certamente ai primi posti per la presenza di imprese e tutti raccontano che si lavora bene con gli albanesi.

9) D. L’autovettura Fiat 500 Lounge viene prodotta in Serbia. Lei come vede lo sviluppo serbo alla luce della delocalizzazione di imprese italiane e internazionali?

R. La delocalizzazione delle imprese e gli investimenti esteri, la presenza italiana in tutti quei paesi è ormai una realtà consolidata. La novità di questi anni sta nel rilancio di una forte presenza che c’era già nel passato. Quindi non è una novità assoluta. Credo che sia una cosa interessante che si intensifichino le relazioni economiche con questi paesi. I problemi ci sono, ma sono legati non tanto agli investimenti in Serbia ma al fatto che bisognerebbe fare investimenti anche in Italia. Cosa che la Fiat in questi anni non ha fatto. Penso che bisogna costruire buone relazioni con i nostri vicini. Gli economisti vedono da sempre i mercati di quei paesi e i mercati italiani come complementari. Essere complementari significa che in qualche modo i mercati e le economie possono integrarsi facilmente. I paesi balcanici hanno materie prime che noi non abbiamo ed hanno competenze che possono esserci utili. Si può lavorare bene insieme. Quando le cose hanno funzionato, quando non c’erano ostacoli politici la complementarietà ha dato il meglio di sé, ha portato buoni risultati sia da noi che nei paesi vicini.

10) D. I Balcani quindi sono un’opportunità per l’economia italiana. A Bari si è conclusa non da molto la Fiera del Levante. La 76^ edizione è stata caratterizzata dall’assenza dei paesi di oltre Adriatico. Lei in questo non vede una contraddizione?

R. La Fiera del Levante sta attraversando un periodo difficile, come tutte le fiere. Spero che la Fiera torni ad svolgere il ruolo di essere un buon ponte. Si è progettata sempre come una fiera del Levante,  guardando più al Mediterraneo che ai paesi balcanici. Io che auspico un’Europa adriatica, un pezzo di Europa che aiuti il resto della Unione a misurarsi con il Mediterraneo, auspico che la Fiera possa svolgere un ruolo in questa costruzione. Abbiamo bisogno di portare in Europa quei paesi europei che sono nei Balcani, ma che non sono ancora nella Unione. L’Europa ha bisogno di quel pezzo di Europa che sta nell’Adriatico e che guarda al Mediterraneo. Spero veramente che la Fiera del Levante possa contribuire a questo nostro progetto.

Vincenzo LEGROTTAGLIE

Bari/ Croazia. L’assessore Losito riceve una delegazione di studenti.


Venerdì 4 maggio, l’Assessore Losito riceve una delegazione di studenti croati ospiti dell’Istituto Zingarelli

Bari – Oggi, venerdì 4 maggio, alle ore 12, l’assessore alle Politiche educative e giovanili Fabio Losito ha ricevuto a Palazzo di Città una delegazione di studenti e docenti dell’Istituto comprensivo Pujanke di Spalato, in questi giorni ospiti dell’Istituto comprensivo Zingarelli di Bari.

La visita degli studenti croati si colloca nell’ambito delle attività di un progetto di gemellaggio con la scuola barese finalizzato a promuovere un confronto sui temi legati alla cittadinanza europea (la Croazia, come noto, è di recente entrata a far parte della UE) e alle competenze interculturali.

Croazia/ Gasdotto. Il progetto di South Stream non attraverserà lo Stato


Zagabria – L’Ambasciatore della Federazione Russa in Croazia, Robert Vartanovich Markaryan, in un’intervista per Tportal di questo martedì 14 febbraio, ha dichiarato che la Croazia, in via definitiva, non sarà un Paese di transito al gasdotto South Stream, ma potrà accedere ad esso. Questo è il risultato dello studio della fattibilità che è stato effettuato dalla Gazprom e Plinacro e che è stata consegnata alla Gazprom.

“Nel marzo del 2010, durante la visita dell’ex Primo Ministro Jadranka Kosor a Mosca, è stato firmato l’accordo intergovernativo sull’adesione della Croazia al progetto del South Stream. Le società Gazprom e Plinacro hanno stabilito i contatti di lavoro attivi. L’accordo detto oggi viene considerato come parte del progetto di South Stream e in tal senso la Croazia è la parte del South Stream.

Il problema è che essa non sarà un Paese di transito, ma dal gasdotto principale verrà costruito un accesso solo per le sue necessità”, ha detto l’ambasciatore. Ha aggiunto che sarebbe stato tutto differente se la parte croata avesse reagito in tempi  rapidi alla loro offerta.

“Ricordo che già nel giugno del 2007, l’ex Presidente Vladimir Putin, nel corso del Summit dell’Energia a Zagabria, per la prima volta ha parlato di questo e ha proposto ai tutti Paesi di partecipare a questo progetto. Tutti i paesi vicini hanno reagito rapidamente e hanno dato il loro consenso. Solo Zagabria ha taciuto. Da questo si è giunti alla conclusione che la Croazia non è interessata. La costruzione del South Stream dovrebbe iniziare il prossimo anno”, ha detto Vartanovich Markaryan.

L’Ambasciatore ha parlato anche dei problemi che le società croate hanno in Croazia, menzionando il gruppo Adria come progetto eccellente che sarebbe assolutamente conveniente per la Croazia. In riferimento alla visita della delegazione di società Zarubezhneft, annunciando ufficialmente che vuole investire più di un miliardo di euro nel settore energetico croato,  ha notato che vi sono stati molti commenti nei media croati che accusano questa società e mettono in dubbio le sue intenzioni. E infatti si tratta di una società di fama mondiale, e sappiamo quanto valgono questi investimenti in Croazia in condizioni di crisi.

La gente che lavora in Russia monitorano attentamente quello che viene scritto in questi Paesi. Sono convinto che dietro questa campagna non ci sono i funzionari della Croazia. Ma qualcuno a cui fa comodo per scrivere questi articoli permettendo così di distorcere i fatti, ha concluso l’ambasciatore.

http://www.osservatorioitaliano.org/read.php?id=97621