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Bari/ Zviozdnyj. Nikolaj Rybkin, il Sindaco della città russa vista la Puglia per la prima volta.


Bari – La mattina del 4 maggio 2012 l’assessore al Marketing territoriale Gianluca Paparesta ha incontrato, a Palazzo di Città, il primo cittadino di Zviozdnyj (Star City) Nikolaj Rybkin, accompagnato dalla moglie, Galina Rybkina, da Vladimir Ostashkevich.

La delegazione russa è in visita ufficiale per la prima volta a Bari dopo la sottoscrizione del gemellaggio tra i due Comuni, siglato lo scorso 13 dicembre nella città russa.

“Siamo lieti di ospitare nella nostra città il sindaco Rybkin – ha dichiarato l’assessore Paparesta – vogliamo ricambiare la straordinaria ospitalità che ci hanno riservato in occasione della sottoscrizione del nostro gemellaggio. Contiamo di intraprendere molto presto delle iniziative comuni e di avviare una preziosa collaborazione tra le nostre amministrazioni”.

Fonte: Comunicato stampa Ufficio Comunicazioni di Bari

Giordania/ Palestinesi fuori dal Regno


Ringrazio Marianna Costa Weldon, una lettrice di RSM che ha tradotto per noi l’articolo di Khaled Abu Toameh, ovviamente lo pubblichiamo volentieri. L’autore è un noto giornalista Arabo Mussulmano ed i suoi servizi sono stati pubblicati dalla testate più importanti, come il Wall Street Journal e US News & World Report and The Sunday Times of London. Trovate una breve biografia in fondo alla pagina.

Perché la Giordania tiene fuori i rifugiati palestinesi?

di Khaled Abu Toameh – April 17, 2012 at 4:45 am

Fonte: http://www.gatestoneinstitute.org/3019/jordan-palestinian-refugees – Testo italiano a cura di MCW

Il trattamento che la Giordania riserva ai rifugiati palestinesi è piuttosto comune nei paesi arabi. In passato, ai palestinesi è stato rifiutato l’ingresso in Iraq, Siria, Libano, Egitto e Libia. I palestinesi vengono detenuti in tende, in condizioni igieniche disastrose.

Oltre mille palestinesi, fuggiti dalla violenza in Siria e speranzosi di trovare rifugio temporaneo in Giordania, dalla scorsa settimana si trovano bloccati lungo la frontiera siro-giordana. Le autorità giordane hanno rifiutato loro ingresso nel regno. Le stesse autorità hanno piazzato un accampamento improvvisato lungo la frontiera con la Siria, dove i palestinesi vengono detenuti, in condizioni igieniche pessime.

Il trattamento che la Giordania riserva ai rifugiati palestinesi non è fuori dal comune per un paese arabo. Il Libano e l’Egitto hanno anch’essi rifiutato di dare asilo ai palestinesi in fuga. Non è neppure la prima volta che uno stato arabo faccia aspettare i palestinesi alla frontiera. In passato, ai palestinesi venne negato l’ingresso in Iraq, Siria, Libano, Egitto e Libia.

Nel ventennio appena trascorso, il supporto arabo ai palestinesi è stato soprattutto retorico, costringendo i palestinesi a dipendere quasi interamente da finanziamenti dei contribuenti americani ed europei (n.d.t. versati dai rispettivi governi). Intanto, 100.000 siriani, fuggiti dal proprio paese durante lo scorso anno, sono stati accolti in Giordania [n.d.t. meglio espresso: la Giordania ha accolto, nel frattempo, 100.000 siriani fuggiti dal proprio paese lo scorso anno.

I giordani si preoccupano che, permettendo a poche centinaia di palestinesi di stanziarsi nel regno, questo creerebbe un precedente, spianando quindi la strada per i 500.000 palestinesi residenti in Siria, a fuggire in Giordania.

Poiché il re Abdullah ha già un problema con 80% della maggioranza palestinese del suo regno, non vuole (altri) palestinesi nel regno. Questi pongono una minaccia demografica ai giordani.

La decisione, di vietare l’ingresso in Giordania ai rifugiati palestinesi, è coincisa con segnalazioni che le autorità giordane hanno cominciato a revocare la cittadinanza giordana a palestinesi ai quali l’avevano concessa. Poiché i palestinesi sono una minaccia demografica per i giordani, centinaia di migliaia palestinesi che vivono in Giordania perderanno la cittadinanza giordana.

Il governo Giordano, second fonti di Amman, ha persino deciso di revocare la cittadinanza giordana ai capi della autorità palestinese, incluso Mahmoud Abbas. Il re Abdullah è tanto preoccupato dai discorsi, soprattutto a Israele, sulla necessità di stabilire uno stato palestinese in Giordania, che ha ordinato al suo governo di presentare una nuova legge elettorale che tenesse i palestinesi completamente fuori dal parlamento e dalla maggior parte delle istituzioni governative.

Related Topics:  Khaled Abu Toameh

Why Is Jordan Keeping Out Palestinian Refugees?

by Khaled Abu Toameh April 17, 2012 at 4:45 am
http://www.gatestoneinstitute.org/3019/jordan-palestinian-refugees

Jordan’s treatment of Palestinian refugees is not uncommon for an Arab country. In the past, Palestinians have also been denied entry into Iraq, Syria, Lebanon, Egypt and Libya. Palestinians are being held in tents, with poor sanitary conditions.

Khaled Abu Toameh – Journalist

Khaled Abu Toameh, an Arab Muslim, is a veteran award-winning journalist who has been covering Palestinian affairs for nearly three decades. He studied at Hebrew University and began his career as a reporter by working for a PLO-affiliated newspaper in Jerusalem. Abu Toameh currently works for the international media, serving as the ‘eyes and ears’ of foreign journalists in the West Bank and Gaza Strip.

Abu Toameh’s articles have appeared in numerous newspapers around the world, including The Wall Street Journal, US News & World Report and The Sunday Times of London. Since 2002 he has been writing on Palestinian affairs for The Jerusalem Post. Abu Toameh has also been working as a producer and consultant for NBC News since 1989.

Difesa/ Italia. L’8 marzo delle donne in uniforme


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[ Difesa ] – In Afghanistan sono circa 150 e sono tutte operative, con ruoli che vanno da Comandante di plotone a pilota di elicottero o fuciliere.

Compiti prevalentemente operativi anche per la nutrita rappresentanza di donne con le stellette, circa 50, presente in Libano nell’ambito della missione UNIFIL.

Altre 25 militari sono impegnate nell’operazione Ocean Shield a bordo di Nave Grecale, 12 in Kosovo e una ad Al Bateen (Emirati Arabi) con la Task Force Air (TFA).

Da quando, dodici anni fa, le prime donne entrarono a far parte delle Forze Armate, di strada ne è stata fatta tanta. A confermarlo è proprio il loro impiego  in tutti gli ambiti che vedono impegnati i colleghi uomini, sia nelle missioni internazionali sia in Patria.

Attualmente il personale femminile di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, tra Ufficiali, Sottufficiali e Volontarie, supera quota 11.770 unità (quasi il 4% del totale dell’organico). La presenza più corposa si registra nell’Esercito, dove le donne rappresentano il 7% della consistenza della Forza Armata. Una percentuale che si attesta al 4,3% nella Marina, al 2% nell’Aeronautica e all’1,3% nell’Arma dei Carabinieri.

Numeri a parte, tanto è cambiato da quando, nel  2000, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adottò la Risoluzione 1325 su ‘Donne, Pace e Sicurezza’ che, per la prima volta, riconosceva la specificità del ruolo e dell’esperienza delle donne in materia di prevenzione e risoluzione dei conflitti.

In sintesi, la conferma che le donne militari rappresentano un valore aggiunto per la Difesa.

Kosovo/ Vetevendosje! RTK unilaterale e tendenziosa


Per la foto si ringrazia http://vetevendosje.org

Vetevendosje! ) (tradotto con il translate di Google) 28 Febbraio 2012 – Martedì 04:47 – Radio Televisione del Kosovo edizione del Central News (19:30) del 2012/02/27 ha trasmesso una storia falsa, professionale e di parte. Cronaca in questione tenta di dimostrare che Vetevendosje! ha organizzato un boicottaggio di classi delle scuole superiori a Pristina in realtà a scuola, “Sami Frashëri” allegata alla manifestazione di ieri organizzata dal movimento di auto-determinazione.

News “autodeterminazione attraverso social network” Facebook “ha invitato gli studenti a boicottare le lezioni e di partecipare in segno di protesta di oggi” è tendenziosa. In primo luogo, in ogni strumento di comunicazione ufficiale Vetevendosje! non vi è alcuna chiamata per quella materia. In secondo luogo, la notizia è parziale e prende in considerazione solo un commento che è stato fatto nel virtual social network “Facebook” da un cittadino che non è nemmeno un membro del Movimento per l’autodeterminazione. In terzo luogo, Myanmar non ha ritenuto di prendere la posizione ufficiale del Movimento per l’autodeterminazione! prima di trasmettere notizie.

Allo stesso tempo, Myanmar dà quasi lo stesso spazio di tempo questa notizia, come la notizia della manifestazione! Tale notizia è distorto, soprattutto sapendo che è la televisione pubblica RTK. RTK con tali atteggiamenti non sono al servizio del pubblico ma il potere.

Vetevendosje! su questo tema farà un reclamo scritto alla Commissione indipendente per i mezzi (IMC).Questa non è la prima volta che Myanmar viola apertamente i principi di informazione del pubblico in modo corretto e veritiero. Lo stesso è accaduto con l’introduzione di conferenze stampa, presentazione delle attività e, in particolare, la segnalazione delle proteste e manifestazioni del movimento di auto-determinazione. In IMC e precedenti si lamentano della RTK, ma pare che il personale del reparto notizie o direttori di pubblico obbedire alle leggi e l’etica professionale, ma le linee guida del governo.

Dardan Molliqaj 
Segreteria Organizzativa Vetevendosje!
Site: http://vetevendosje.org 

Caricato da  in data 27/feb/2012 – REPUBBLICA Durante la dimostrazione, dal momento che la polizia aveva bloccato uno spazio pubblico dove potranno dimostrare, attivisti, e rimosse le barricate di ferro sono stati istituiti contro il governo, al monumento di Scanderbeg.

Lëvizja VETËVENDOSJE! Demonstrata 27 shkurt 2012

Croazia/ Gasdotto. Il progetto di South Stream non attraverserà lo Stato


Zagabria – L’Ambasciatore della Federazione Russa in Croazia, Robert Vartanovich Markaryan, in un’intervista per Tportal di questo martedì 14 febbraio, ha dichiarato che la Croazia, in via definitiva, non sarà un Paese di transito al gasdotto South Stream, ma potrà accedere ad esso. Questo è il risultato dello studio della fattibilità che è stato effettuato dalla Gazprom e Plinacro e che è stata consegnata alla Gazprom.

“Nel marzo del 2010, durante la visita dell’ex Primo Ministro Jadranka Kosor a Mosca, è stato firmato l’accordo intergovernativo sull’adesione della Croazia al progetto del South Stream. Le società Gazprom e Plinacro hanno stabilito i contatti di lavoro attivi. L’accordo detto oggi viene considerato come parte del progetto di South Stream e in tal senso la Croazia è la parte del South Stream.

Il problema è che essa non sarà un Paese di transito, ma dal gasdotto principale verrà costruito un accesso solo per le sue necessità”, ha detto l’ambasciatore. Ha aggiunto che sarebbe stato tutto differente se la parte croata avesse reagito in tempi  rapidi alla loro offerta.

“Ricordo che già nel giugno del 2007, l’ex Presidente Vladimir Putin, nel corso del Summit dell’Energia a Zagabria, per la prima volta ha parlato di questo e ha proposto ai tutti Paesi di partecipare a questo progetto. Tutti i paesi vicini hanno reagito rapidamente e hanno dato il loro consenso. Solo Zagabria ha taciuto. Da questo si è giunti alla conclusione che la Croazia non è interessata. La costruzione del South Stream dovrebbe iniziare il prossimo anno”, ha detto Vartanovich Markaryan.

L’Ambasciatore ha parlato anche dei problemi che le società croate hanno in Croazia, menzionando il gruppo Adria come progetto eccellente che sarebbe assolutamente conveniente per la Croazia. In riferimento alla visita della delegazione di società Zarubezhneft, annunciando ufficialmente che vuole investire più di un miliardo di euro nel settore energetico croato,  ha notato che vi sono stati molti commenti nei media croati che accusano questa società e mettono in dubbio le sue intenzioni. E infatti si tratta di una società di fama mondiale, e sappiamo quanto valgono questi investimenti in Croazia in condizioni di crisi.

La gente che lavora in Russia monitorano attentamente quello che viene scritto in questi Paesi. Sono convinto che dietro questa campagna non ci sono i funzionari della Croazia. Ma qualcuno a cui fa comodo per scrivere questi articoli permettendo così di distorcere i fatti, ha concluso l’ambasciatore.

http://www.osservatorioitaliano.org/read.php?id=97621