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Balcani/ Irruzioni. I due/Terzi del referendum per l’Europa. Anche Montenegro e Serbia presto nell’Ue


Per la foto si ringrazia http://www.spazioso.net/zagabria.html

Di Massimiliano Santalucia (http://affaritaliani.libero.it) – La grande crisi che sta attanagliando l’Europa non fa poi necessariamente così paura. Almeno questo sembra essere il parere dei cittadini croati i quali hanno votato in massa per l’entrata di Zagabria nell’Unione Europea in occasione di un referendum nazionale lo scorso 23 Gennaio. Non era un esito scontato, oltre al timore suscitato dalla crisi del debito di alcuni stati membri vi era la concreta possibilità che il sempre forte sentimento nazionalista croato alla fine prevalesse. Alcuni esponenti politici avevano descritto l’adesione a Bruxelles come una perdita dell’indipendenza conquistata 20 anni prima con la guerra nella ex-Jugoslavia e avevano sottolineato il ruolo secondario che Zagabria avrebbe potuto avere in un contesto dominato da Francia e Germania. Tali discorsi, uniti alla retorica nazionalista ereditata dal periodo post-bellico, sembrava potessero mettere in discussione l’adesione. Invece no, alla fine i croati hanno scelto l’Europa e lo hanno fatto con una schiacciante maggioranza di due terzi.

L’appuntamento con Bruxelles è stato preparato con cura, prima di veder accettata la sua candidatura Zagabria ha dovuto mostrare maggior cooperazione con il Tribunale penale dell’Aja per i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia e ha dovuto riformare il suo sistema giudiziario così da renderlo compatibile con il diritto europeo. Tuttavia tali cambiamenti sono stati effettuati in tempi brevi, troppa era la voglia di Zagabria di riunirsi all’Europa a cui si è sempre sentita maggiormente legata rispetto ai suoi vicini nella regione. Benché la Croazia non sia il primo paese della ex-Jugoslavia ad aderire all’UE, il suo ingresso è un evento carico di significato. La precedente adesione della Slovenia è passata quasi inosservata in quanto il paese rappresentava la periferia della vecchia federazione jugoslava ed era stato toccato in modo marginale dalla guerra. Ma la Croazia è diversa; essa ero uno dei pilastri del sistema messo in piedi da Tito ed il suo ruolo (ancor oggi molto ambiguo) nella guerra civile fu di primo piano. Ora invece Zagabria è il primo paese balcanico ad aderire all’UE aprendo un nuovo capitolo sul tema dell’allargamento, recentemente messo in secondo piano dalla crisi.

Dopo la Croazia altri paesi della regione potrebbero entrare a far parte dell’Unione. La Serbia, che appena 13 anni fa combatté una guerra con i principali paesi europei, otterrà lo status di paese candidato a Marzo, il Montenegro dovrebbe avviare i colloqui preliminari a Giugno e la Bosnia potrebbe fare lo stesso entro la fine dell’anno. Anche in questi paesi il sentimento europeista è molto forte; la voglia di lasciarsi alle spalle l’eredità della guerra e di entrare a far parte dell’Europa più ricca esercita un forte magnetismo sulle opinioni pubbliche balcaniche. Basti pensare come, per realizzare tale progetto, la Serbia si stia impegnando in sforzi notevoli soddisfacendo molti dei requisiti richiesti e preparandosi a trattare anche sulla delicata questione del Kossovo. Ma non si tratta solo di superare il passato, ad Affaritaliani.it la professoressa Nida Gelazis esperta di Balcani ed analista presso il Woodrow Wilson International Center for Scholars di Washington ha spiegato anche come alcune dinamiche sociali ed economiche abbiano il loro peso. “Larghi strati della società civile nei paesi della regione si sono attivati per favorire l’adesione all’UE e alla NATO. Tali istituzioni sono viste come l’unico mezzo attraverso il quale avviare vere riforme democratiche, aprire nuovi mercati  e superare l’impasse politica che ha caratterizzato il periodo post-bellico.”

Un ruolo importante in tale determinazione potrebbe giocarlo anche la prospettiva di beneficiare degli aiuti-europei per le aree depresse, gli stessi che negli anno ottanta favorirono il boom economico in Irlanda. Tale processo di allargamento si annuncia però lento e non privo di difficoltà. Se Belgrado è sulla buona strada gli altri paesi dell’area sono ancora indietro; Macedonia, Montenegro e Albania hanno fatto dei progressi ma sono tuttora lontani dai risultati raggiunti dalla Croazia e dalla Serbia. Altri  paesi come Bosnia e Kossovo invece devono ancora risolvere le questioni legate alle loro divisioni interne le quali impediscono la creazione di un apparato statale funzionante. Tuttavia il percorso che dovrebbe portare a inglobare gran parte della regione balcanica nell’Unione Europea non sembra doversi arrestare e i potenziali vantaggi dell’allargamento a est potrebbero contribuire a superare le perplessità. “L’adesione dei paesi della ex-Jugoslavia all’UE può ripercuotersi positivamente sotto vari aspetti portando benefici reciproci sia per i vecchi stati membri che per i nuovi” aggiunge ancora la professoressa  Gelazis. “Per quelli che sono già dentro l’Unione si aprirebbero ulteriori opportunità di scambio e d’investimento in una serie di nuovi paesi. Gli ultimi arrivati, invece, verrebbero integrati in un sistema legale in cui vi sono inediti organi istituzionali grazie ai quali sarà possibile contrastare un’eventuale rinascita del nazionalismo e  risolvere le tensioni fra i paesi in modo pacifico.” E’ ancora presto per affermare se simili scenari si realizzeranno effettivamente e se l’allargamento nei Balcani sarà un successo così come lo fu quello che coinvolse ad est gli ex-membri del patto di Varsavia. L’unico dato certo per ora è che in un’Europa flagellata da una crisi che, secondo alcuni, ne metterebbe in dubbio perfino la sopravvivenza l’Unione Europea non perde ancora pezzi. Anzi, addirittura s’ ingrandisce.

Fonte: Di Massimiliano Santalucia (http://affaritaliani.libero.it)

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