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Dossier "Serbia"

Serbia/ Lavoro e Impresa. La competizione serba con l’Italia preoccupa la Fornero.


di Antonio Conte – Voci discordanti tra agenzie di stampa, come ad esempio la Agenzia Nova di cui di seguito riportiamo la nota circa presunti accordi tra i serbi del nord ed Eulex, la polizia europa di supporto alla Kosovo Police. E’ la stessa Eulex e negare la presenza di simili accordi con i serbi nel regolamentare il transito dei “veicoli bianchi”. Lo si legge infatti, in una nota pubblica sul loro sito e disponibile di seguito.

Interessante il recente varo di un nuovo osservatorio abruzzese sui Balcani, pare, per agevolare le imprese agli investimenti in area serba. Di seguito un articolo coi i link per raggiungere il sito. Abbiamo ritenuto interessante e metterlo in rassegna altri articoli. Uno riguardante una disamina di Roberto Battaglia della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti, del quale in diversi passaggi non coincide con la nostra prospettiva, ed anzi da alcuni di essi si prendono decise distanze, e tuttavia il fenomeno delle delocalizzazione italiana delle imprese risulta evidente proprio da simili articoli. In altri emerge anche la preoccupazione del Ministro Fornero per la questione, ed è tangibile. Il fenomeno è ormai noto alle aziende italiane e non solo, ma dei politici solo il Ministro ne parla. Nei dettagli dei singoli articoli sono riportati dati interessanti, se risultano veri, come la defiscalizzazione di utili, contributi a fondo perduto, e salari bassi, si parla di 400 euro mensili. Agevolata, pare, Fiat, Ikea e chi investe molto.

Cosa resterà delle imprese italiane in Italia? Poco se le cose non cambiano alla svelta. Ma intanto lo scenario che sembra apparire è che si sta litigando per scatole vuote. Ovvero mentre si dibatte per l’art. 18 e la riforma del lavoro, le aziende italiane falliscono, chiudono o vanno in Serbia, in Polonia e altri luoghi simili. Un fenomeno inarrestabile che lascia immaginare una unica soluzione: defiscalizzare le imprese e le industrie, magari attiriamo in italia quelle Serbe. Ma al di la della battuta dovrebbe essere compito dei “tecnici” risolvere la questione.

Antonio Conte

EULEX statement on movement in the north

22 March 2012, Pristina – ( Eng ) The EULEX Rule of Law mission would once again like to clarify the fact that we have not been involved in any agreement which conditions the movement of EULEX staff and vehicles in northern Kosovo. There have been reports in some quarters that EULEX has been involved in some such agreement. This is untrue. The mission insists on free, unconditional and permanent access for its staff and vehicles. This is non-negotiable and is an absolute prerequisite for the mission to pursue its rule of law mandate in this part of Kosovo.

(IT) La Regola della missione EULEX legge ancora una volta teniamo a precisare il fatto che non siamo stati coinvolti in qualsiasi accordo che condiziona la circolazione di veicoli e del personale EULEX in Kosovo settentrionale. Ci sono state segnalazioni in alcuni ambienti che l’EULEX è stata coinvolta in alcuni tale accordo. Questo è falso. La missione insiste sul libero accesso incondizionato e permanente del proprio personale e dei veicoli. Questo non è negoziabile ed è unprerequisito assoluto per la missione di perseguire la sua regola di diritto mandatoin questa parte del Kosovo.

Kosovo: i serbi del Nord annunciano accordo con Kfor ed Eulex per mantenere la pace nell’area (2)

Belgrado, 22 mar 12:24 – (Agenzia Nova) – In precedenza, Eulex aveva smentito la possibilità di un accordo con rappresentanti dei serbi del nord, sostenendo in un comunicato che “la libertà di movimento non è negoziabile”. I serbi, dal canto loro, avevano più volte ribadito che nei valichi di frontiera di Jarinje e Brnjak lasceranno passare un massimo di tre veicoli di Eulex al giorno, accompagnati da Kfor, a condizione che i mezzi della missione dell’Unione europea non abbiano a bordo agenti delle forze dell’ordine kosovare. (Seb)

UNA FINESTRA APERTA SU COOPERAZIONE E SVILUPPO

E’ on line da oggi, giovedì 22 marzo, il sito dell’Osservatorio Abruzzo Balcani, gestito da Abruzzo Sviluppo S.p.A., nell’ambito della Convenzione stipulata con la Regione Abruzzo per il coordinamento con le linee di programmazione regionale in tema di internazionalizzazione e cooperazione, che hanno individuato i Balcani quale area fondamentale su cui focalizzare le azioni, sviluppare i progetti e intensificare gli accordi di collaborazione.

L’Osservatorio è uno strumento che ha lo scopo di favorire l’attivazione di politiche di vicinato e le azioni di sostegno alla penetrazione commerciale e alla creazione di joint venture italo – balcaniche e rivestirà, contemporaneamente, il ruolo di laboratorio di cooperazione, erogatore di servizi, generatore di informazioni e notizie. Il progetto si focalizza maggiormente su quelle realtà dell’area balcanica che nell’immediato futuro aderiranno all’Unione Europea: Croazia, Macedonia e Serbia (tra i candidati all’adesione), Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro (che attualmente afferiscono allo status di candidati potenziali).
Il nuovo sito internet www.osservatorioabruzzobalcani.it è una piattaforma multimediale che consentirà agli utenti di essere aggiornati sulle opportunità imprenditoriali attive nell’Area balcanica, attinenti lo sviluppo economico e la cooperazione con l’Abruzzo, ma sarà possibile anche monitorare lo stato dell’arte dei rapporti di questi Stati con l’Unione europea.
Sul sito sono state inserite le schede  di presentazione dei Paesi di riferimento, le gare attive (nella sezione“Opportunità”) e gli elenchi delle Agenzie di sviluppo presenti in quei territori. Accessibili anche i Protocolli d’intesa e Progetti e Programmi europei riferibili alla cooperazione con il Balcani.
In homepage una serie di news aggiornate, riguardanti politica estera, imprenditoria e sviluppo economico, avranno lo scopo di informare tempestivamente gli utenti sulle ultime novità concernenti l’Area balcanica e, più in generale, le politiche comunitarie.
Una mediagallery ospita le immagini e i video degli eventi più significativi nell’ambito delle relazioni Abruzzo-Balcani (Forumed, Meeeting del Mediterraneo, Fiera di Mostar).
Se si è interessati a partecipare agli eventuali programmi e progetti di cooperazione e di sviluppo, poi, è possibile iscriversi alla sezione “Ricerca partner”, un’opportunità per le aziende abruzzesi e a quelle dell’area balcanica che vogliono creare Joint venture ed avviare contatti e scambi commerciali.
Presente anche una sezione dedicata agli eventi: in cima a tutti, attualmente, la Fiera internazionale dell’economia di Mostar, quindicesima edizione del principale evento espositivo dei Balcani che si svolgerà nella città bosniaca dal 27 marzo al 1 aprile, con la partecipazione attiva della Regione Abruzzo.

L’Abruzzo, attraverso Protocolli d’intesa e Lettere d’intenti, ha stabilito legami solidi e fruttuosi con alcuni di questi Stati, spesso avvalendosi di progetti e programmi europei; ad oggi, infatti, è tra le regioni italiane che considerano l’Area balcanica una zona strategica e ricca di opportunità per lo sviluppo economico.
Tutto ciò anche alla luce del ruolo chiave che svolge come Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Transfrontaliera IPA Adriatico. Attraverso l’Osservatorio si percorrerà un iter propedeutico ad altre attività previste dalla Giunta regionale nell’ambito del Programma Promozionale Unico Regionale 2011 per l’internazionalizzazione delle imprese.
Infine, l’Osservatorio mira ad essere “cassa di risonanza” delle politiche intraprese dalla Giunta regionale d’Abruzzo per la creazione e lo sviluppo della Macroregione Adriatico – Ionica, una delle priorità programmatiche individuate di recente dal Patto per lo Sviluppo dell’Abruzzo.

Nasce l’Osservatorio Abruzzo-Balcani. PESCARA – FINESTRA APERTA SU COOPERAZIONE E SVILUPPO

PESCARA – E’ on line da oggi, giovedì 22 marzo, il sito dell’Osservatorio Abruzzo Balcani, gestito da Abruzzo Sviluppo S.p.A.

Il nuovo sito internetwww.osservatorioabruzzobalcani.it è una piattaforma multimediale che consentirà agli utenti di essere aggiornati sulle opportunità imprenditoriali attive nell’Area balcanica, attinenti lo sviluppo economico e la cooperazione con l’Abruzzo.

Il progetto “Osservatorio Abruzzo Balcani” si focalizza maggiormente su quelle realtà dell’area balcanica che nell’immediato futuro aderiranno all’Unione Europea:Croazia, Macedonia e Serbia (tra i candidati all’adesione), Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro (che attualmente afferiscono allo status di candidati potenziali).

L’Abruzzo, attraverso Protocolli d’intesa e Lettere d’intenti, ha stabilito legami solidi e fruttuosi con alcuni di questi Stati, spesso avvalendosi di progetti e programmi europei. Tutto ciò anche alla luce del ruolo chiave che svolge come Autorità di Gestione del Programma di Cooperazione Transfrontaliera IPA Adriatico.

Sul sito sono state inserite le schede  di presentazione dei Paesi di riferimento, le gare attive e le opportunità finanziarie, gli elenchi delle Agenzie di sviluppo presenti in quei territori, una media gallery e una sezione per la ricerca di partner per la presentazione di Progetti comunitari.  Accessibili anche i Protocolli d’intesa,  i Progetti ed i Programmi europei riferibili alla cooperazione con il Balcani.

In homepage è presente una sezione dedicata agli eventi e news aggiornate, riguardanti politica estera, imprenditoria e sviluppo economico, che avranno lo scopo di informare tempestivamente gli utenti sulle ultime novità concernenti l’Area balcanica e, più in generale, le politiche comunitarie.

Infine, l’Osservatorio mira ad essere “cassa di risonanza” delle politiche intraprese dalla Giunta regionale d’Abruzzo per la creazione e lo sviluppo della Macroregione Adriatico – Ionica.

Relazioni tra Serbia e Kosovo/ UE e ONU all’ultimo ricatto sulle elezioni a Belgrado

www.ilmanifesto.it ) il manifesto 2012.03.24 – 09 INTERNAZIONALE – Per il 6 maggio sono previste le elezioni in Serbia. Belgrado non riconosce l’indipendenza del Kosovo e prevede urne elettorali anche nelle enclave serbo-kosovare. Del resto la Croazia non ha forse fatto votare per venti anni i croati di Bosnia a tutte le tornate elettorali di Zagabria? Già una settimana fa il «mediatore» Ue Robert Cooper ha detto no: «Danneggerebbe il dialogo»: un altro diktat, oltre a quello anche Usa, che impone alla Serbia di riconoscere l’indipendenza di Pristina altrimenti «niente adesione all’Ue». Ieri il capo dell’Unmik, Farid Zarif ha detto che l’Onu non può organizzare in Kosovo le prossime elezioni serbe, come chiede Belgrado, «per la situazione sul terreno». Un altro ricatto – oltre all’invenzione delle frontiere – che già pesa sul risultato elettorale. I sondaggi danno i nazionalisti moderati al primo posto e i democratici di Tadic solo al secondo. (t.d.f.)

Lavoro: Fornero, riforma perche’ imprese non investano in Serbia

Cernobbio (Co), 24 mar. ( Adnkronos ) – La ”scommessa” sul mercato del lavoro, lanciata con la riforma approvata dal governo, e’ finalizzata ”a rendere la nostra economia piu’ attrattiva”, anche ”rispetto ai disinvestimenti delle imprese italiane nel nostro Paese. Molte imprese stanno chiudendo qui e magari aprendo in Serbia, per esempio. E questo e’ un disinvestimento preoccupante e noi vorremmo che queste uscite non fossero piu’ giustificate dalla realta’ del nostro Paese”.

Tadic/ ‘Un crimine’ i raid Nato del 1999. Il Presidente serbo condanna bombardamenti Alleanza di 13 anni fa

ANSA ) – BELGRADO, 24 MAR – Il presidente serbo Boris Tadic ha condannato i bombardamenti Nato del 1999 contro la Serbia, definendoli un crimine contro il suo paese e la sua popolazione.

”Preservando la memoria delle vittime innocenti, bisogna operare al meglio per fare in modo che la Serbia non venga mai piu’ coinvolta in una guerra”, ha detto Tadic parlando oggi a una cerimonia per il 13/mo anniversario dell’inizio dei raid aerei della Nato contro la Serbia, il 24 marzo 1999.

Politica/ Riforma, Elsa difende la creatura “Peccato che non piaccia a tutti”. Il ministro parla al Forum di Confcommercio: con le nuove regole le aziende non lasceranno più l’Italia

Elsa Fornero difende la riforma, lo fa al Forum di Confcommercio a Cernobbio, esprime il suo rammarico perché la riforma non è condivisa da tutta, spiega le sue ragioni: “Questa è una scommessa sul mercato del lavoro per rendere l’economia italiana maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti, ad aziende che magari chiudono qui per aprire in Serbia. Non ci sembra che questo sia un cambiamento che stravolge i diritti. Non ci sembra di calpestare i diritti, nè di creare motivi per gravi tensioni sociali. Vorrei che gli imprenditori dicessero: ‘In Italia si può investire, non è più un Paese che erige cittadelle, è un Paese nel quale si può competere e scommettere nel riconoscimento del merito”. Il ministro del Lavoro e del Welfare spiega che la riforma approvata dal governo è finalizzata a «rendere più dinamico il mercato italiano e ad aumentare strutturalmente l’occupazione». Poi frena: “Nel 2013 sarà difficile creare nuovi posti di lavoro, perchè saremo ancora in crisi. Inoltre la riforma, ha spiegato il ministro, punta a migliorare la produttività dell’economia italiana. Il lavoro ‘usa e gettà non può essere produttivo”

L’appello agli imprenditori  “La durata del contratto può essere di 36 mesi e cercate di farli di quasi 36 mesi dove è   possibile”. E’ l’appello che il ministro del Lavoro Elsa Fornero ha  rivolto oggi ai datori di lavoro riuniti a Cernobbio.   “E’ chiaro – ha precisato il ministro – che, se uno ha bisogno per un mese, lo farà per un mese, ma non può essere generale”. Il   governo ritiene che ci siano “flessibilità buone da preservare. Qui abbiamo adottato il concetto che la flessibilità è un fattore produttivo per l’impresa, e i fattori produttivi hanno un costo: se   vuoi un pò più di flessibilità rispetto al contratto dominante,   paghi qualcosa in più”.   “Di qui – ha concluso il ministro – il contributo che è stato   lungamente contrastato e che contiene anche un premio alla   stabilizzazione. Se dopo il contratto di lavoro a tempo determinato   stabilizzi, avrai una restituzione parziale, non totale, di quello che  hai pagato prima. Questo è un buon principio che tiene il contratto   in vita, lo rende un pò più lungo di quanto non sia attualmente”. Il ministro è convinta che la mobilità morirà nel 2017 “se non stravolgono le cose che abbiamo fatto”.

Riepilogo/ Il punto. “Due passi a est dell’Italia: in Serbia”

di Roberto Battiglia (Commissione internazionale della Rete dei Comunisti) – ( www.contropiano.org ) La conquista dei Balcani vede come protagonista anche l’Italia. Tredici anni fa i bombardamenti sulla Serbia, oggi gli investimenti per accaparrarsi le risorse e l’economia del paese. Guerre “umanitarie” a fini speculativi.

Cade oggi, 24 marzo il tredicesimo anniversario dei bombardamenti su Belgrado e della guerra “umanitaria” scatenata dalla Nato, contro l’ultimo pezzo rimasto della ex Jugoslavia (la Serbia ai tempi ancora unita al Montenegro). L’Italia partecipò all’ infame impresa in prima persona, effettuando bombardamenti con aerei della propria aviazione. La criminale autorizzazione, è bene non dimenticarlo perché la storia non si cancella, fu data dall’allora Premier Massimo D’Alema, a capo di una coalizione di centro-sinistra che vedeva fra gli altri la presenza dell’attuale Segretario del Pdci, Oliviero Diliberto,in qualità di Ministro della Giustizia.

Per giustificare i bombardamenti “umanitari”, l’allora segretario alla difesa americana William Cohen affermò che in Kosovo erano stati uccisi dai serbi 100.000 Kosovari, e D’Alema a cui non piace essere secondo a nessuno alzò la cifra nei giorni del conflitto e parlò di 200.000 vittime. Al pari delle vittime delle torri gemelle -che son passate da 50.000 (200.000 secondo la Fallaci) a 3.000 vittime- anche le vittime della “pulizia etnica” nel Kosovo furono poi ampiamente ridimensionate (670 secondo i servizi segreti croati non certo vicini ai serbi, 187 secondo il rapporto dei medici del Tribunale dell’Aja per i crimini di guerra in Jugoslavia).

Lo stesso copione e la stessa manipolazione mediatica, sono stati usati di recente per preparare l’invasione coloniale della Libia, così come nelle provocazioni armate in atto contro la Siria.
Ma tornando sull’altra sponda dell’Adriatico, molte cose sono cambiate dalla primavera del 1999:  Milosevic è morto nel carcere internazionale dell’Aja, i cosiddetti criminali di guerra serbi (Radovan Karadzic e Ratko Mladic) sono stati assicurati alla “giustizia” grazie all’impegno dell’attuale presidente Boris Tadic, e a seguito di un referendum nel giugno del 2006, il Montenegro si è staccato dalla Serbia. Mancherebbe ancora qualcosa, ma ci arriviamo qualche riga più avanti.

Tornando al presente, lo scorso 8 marzo una delegazione di sei ministri italiani, guidata dal tecno-premier Mario Monti, ha incontrato a Belgrado il presidente Boris Tadic alla guida di una consistente rappresentanza dell’esecutivo serbo.

Il “sobrio” Monti aveva già dichiarato di essere “particolarmente lieto” per l’ottenimento da parte di Belgrado dello status di candidato all’ingresso nell’UE, annunciato dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy al termine del summit dei “27” del 1 marzo scorso.

Così l’8 Marzo in terra serba, durante  l’incontro bilaterale che ha visto la discussione e la firma di importanti accordi fra i dicasteri degli Esteri, Interno, Ambiente, Agricoltura, Sviluppo Economico e Difesa, ha voluto ribadire la propria felicità nell’ “unirsi alla gioia” di Tadic nel “poter esibire, solo da una settimana, la bandiera UE” nel proprio paese.

Belgrado quindi è candidato con tanto di bandiera UE, gli affari con l’Italia vanno a gonfie vele, ma manca appunto qualcosa: che fine hanno fatto i profughi Kosovari?

Nei mesi scorsi una parte dell’Ue e in particolare la Germania, con l’intervento di Angela Merkel in persona hanno posto ripetutamente come condizione alla Serbia per accedere allo status di candidato, il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Una condizione considerata inaccettabile anche per il filo-occidentale Boris Tadic che ha fatto inserire nella nuova Costituzione serba la frase che il Kosovo, terra
fondativa della storia e della religione dei serbi, «è irrinunciabile». Del resto anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu l’indipendenza del Kosovo non l’ha mai riconosciuta; Russia e Cina sono contrarie, così come Spagna, Grecia, Romania e Cipro nord.

Non è che la questione sia definitivamente chiusa, ma è probabile che l’ingombrante presenza dei criminali dell’UCK (organizzazione armata della minoranza albanese di stampo mafioso, supportata dagli Stati Uniti) che hanno nelle loro  mani la direzione del governo di Pristina (Kosovo) e hanno fatto diventare questa regione grande quanto il Molise, una zona franca per il traffico di armi, droga e base logistica per la criminalità organizzata internazionale- possa cominciare a disturbare gli interessi dei  tecnocrati dell’UE, dediti anch’essi alla rapina, ma con altri mezzi.

L’apertura quindi del sobrio Monti al governo di Belgrado e l’indifferenza nei confronti dello slancio umanitario dimostrato con 78 giorni di bombardamenti (nel 1999) dai suoi “sinistri” predecessori per difendere la minoranza albanese in terra serba, potrebbe dunque trovare una spiegazione in queste difficoltà di carattere internazionale, ma ci viene il sospetto (diciamo pure la certezza) che la motivazione vera sia un’altra e molto più legata agli “affari” concreti che alle più o meno “nobili ed umanitarie”
ragioni.

La Serbia, già a partire dalla sua collocazione geografica, rappresenta uno snodo strategico nella circolazione delle merci del continente europeo.

A Belgrado si incrociano i corridoi paneuropei VII e X. Il primo è il collegamento fluviale che percorre tutto il corso del Danubio, che partendo dalla Germania e attraversando Austria, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Serbia, Bulgaria, Romania e Moldavia, arriva fino in Ucraina.

Il secondo invece parte da Salisburgo (Austria) e arriva fino a Salonicco (Grecia), passando per Lubiana, Zagabria, Belgrado e Skopje. L’Italia si è fatta inoltre promotrice del corridoio XI, per collegare Belgrado al porto di Bar (Montenegro), facilitando così le relazioni commerciali con i porti di Ancona e Bari.
Sappiamo bene come la circolazione delle merci (e la velocità di circolazione come per la TAV in Val di Susa) soprattutto dentro una crisi economica di questa portata, sia di vitale importanza per il modo di
produzione capitalistico, ma la Serbia di oggi, così come gran parte dei paesi dell’Europa dell’est, rappresenta una frontiera “avanzata” (non certo per i lavoratori), in primo luogo per la produzione delle merci.

Le ragioni principali possono essere indicate in cinque punti:

1) Gli incentivi alla imprese straniere: tramite un apposito strumento legislativo, il “Decreto sulle condizioni e i modi per attrarre gli investimenti diretti” rinnovato anche per il 2012, lo Stato può dare un contributo cash che va da 2mila a 10mila euro per posto di lavoro. Una soglia che può crescere in casi speciali. Ad esempio nei grandi progetti che prevedano un investimento di almeno 200 milioni di euro e mille posti di lavoro (come nel caso della Fiat)  le sovvenzioni possono raggiungere anche il 20% del totale.

2) Regime fiscale: 1. imposta sugli utili societari del 10% (Croazia e Polonia 19%, Romania 16%, fonte Siepa, Serbia Investment and Export Agency); 2. imposta sul reddito da lavoro dipendente del 12% (Bulgaria 20%, Romania 16%, Polonia 18-32%), 3. aliquote Iva ordinaria 18% e ridotta 8% (Polonia 23%, Croazia 23% e Romania 24%), 4. esenzione dal pagamento dell’imposta sugli stipendi e sui contributi a carico del datore di lavoro per 2 o 3 anni, 5. esenzione per 10 anni dalla tassa sugli utili per investimenti superiori a 8 milioni di euro e con 100 nuovi assunti, 6. credito d’imposta sugli utili che può essere ridotto dal 20 all’80%.

3) Zone franche: le imprese possono stabilirvisi  godendo di fatto di una condizione di extraterritorialità: una su tutte l’esenzione dall’Iva. Attualmente ne sono attive sette, e l’ottava è in via di realizzazione.

4) Accessi privilegiati: la possibilità per le merci prodotte in Serbia di accedere a paesi terzi senza dazi doganali, grazie a una serie di accordi stipulati per favorire il commercio. L’ingresso privilegiato ad esempio in paesi come la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan e la Turchia.

5) Bassi salari: la disponibilità di manodopera qualificata e con salari medi netti nell’industria manifatturiera inferiori ai 400 euro mensili. Ecco spiegato perché negli ultimi anni il numero delle aziende italiane che hanno delocalizzato la produzione in Serbia è triplicato e il nostro paese è diventato il secondo partner commerciale con la Serbia a livello europeo, dietro solo alla Germania.

Un giro d’affari stimato intorno ai 2,5 miliardi di euro l’anno per le 400 compagnie italiane (le fonti non ufficiali parlano di 1.100) che operano dall’altra parte dell’Adriatico impiegando all’incirca 20.000 dipendenti
principalmente nel settore tessile, metallurgico, automobilistico, bancario e assicurativo.
Con i suoi 3.000 dipendenti e una rete di 207 filiali, Intesa-San Paolo è laprima banca della Serbia. Assieme a Unicredit (940 dipendenti per 71 filiali) possono contare oggi su una quota di mercato di circa il 25% del settore. Un valore che sale addirittura al 44% nelle assicurazioni, grazie alle acquisizioni fatte tra il 2006 e il 2007 dal Gruppo Generali e da Fondiaria-Sai.

Ma la parte del leone spetta alla Fiat che con la creazione di Fas – Fiat automobili Serbia, al 67% proprietà della Fiat e al 33% dello Stato Serbo, progetto del valore di un miliardo e 86 milioni di euro, ha perfezionato
l’operazione industriale più importante conclusa in Serbia negli ultimi anni. Gli accordi siglati e perfezionati tra il 2008 e il 2009 hanno portato all’acquisizione da parte della nuova società degli impianti Zastava di
Kragujevac.

Non se ne abbiano a male i profughi kosovari e i criminali dell’UCK che li rappresentano, ma la torta serba da spartire relega decisamente in secondo piano  i loro destini.
Possono comunque sempre sperare di tornare protagonisti come alleati della NATO in una prossima guerra umanitaria che, vista la fame capitalista di questi tempi, è sempre dietro l’angolo e che come la storia ci ha insegnato, dopo i bombardamenti e le distruzioni, rappresenta per molti (e per Monti) un ottimo affare, almeno fino a quando a prevalere non saranno le ragioni dei lavoratori in Serbia come in Italia, in Grecia come in tutta Europa.

Fonti:

  • Lupi nella nebbia – Kosovo: ONU ostaggio di mafia e USA di Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano Jaca Book editore
  • UE-Balcani /Il si dopo i ricatti, di Tommaso Di Francesco il Manifesto 3.3.2012
  • Inchieste.Repubblica.it -Industria, fuga nei Balcani- di Pasquale Notargiacomo e Pietro Calvisi del 12.3.2012
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