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Marina Militare/ 151° Anniversario. Messaggio del Capo di Stato Maggiore al suo “equipaggio”


Pubblicato in data 07/giu/2012 da 

In occasione della celebrazione del 151 anniversario della Marina Militare, che quest’anno si svolgerà a Venezia, il Capo di Stato Maggiore, Ammiraglio di Squadra, Luigi Binelli Mantelli, ha voluto rivolgere un messaggio di augurio alla famiglia “Marina”. L’Ammiraglio nel ricordare l’impresa di Luigi Rizzo a Premuda e i 50 anni della Scuola Navale Militare Francesco Morosini, ha commemorato le vittime del sisma in Emilia Romagna e rivolto il proprio pensiero ai fucilieri del Reggimento San Marco “ingiustamente — ha detto — trattenuti in India”. Il Capo di Stato Maggiore ha quindi ringraziato uomini e donne, personale militare e civile impegnato quotidianamente a sostenere la Forza Armata con spirito di sacrificio e abnegazione.

Libano del sud/ Il Presidente del Consiglio in visita ai militari italiani


7 aprile 2012, Shama. – Oggi, il Presidente del Consiglio Mario Monti, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa Generale Biagio Abrate, si è recato in visita ai baschi blu italiani stanziati nel Libano del sud per portar loro il saluto del Governo. Nel discorso rivolto ai nostri militari, commentando la recente assunzione del comando di UNIFIL, ha ribadito come questo evidenzi il ruolo strategico che l’Italia ha nella regione.
Facendo riferimento alle attività di cooperazione civile e militare condotte dai militari italiani guidati dal Gen. B. Carlo Lamanna, ha raccolto il plauso delle autorità libanesi “per le eccellenti qualità operative messe in campo e per la perizia e la dedizione con cui i nostri militari hanno saputo coniugare il presidio del territorio, con l’assistenza alla popolazione e con il sostegno alla ricostruzione e alla ripresa delle attività economiche.”
In conclusione ha sottolineato come tutto ciò avvenga non senza sacrifici, esprimendo quindi la propria vicinanza e quella del Paese, ai familiari dei militari scomparsi e feriti nel corso della lunga missione UNIFIL.

COMUNICATO STAMPA 19/12

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Kosovo/ Pristina, nessuno ci chiami ‘Risoluzione 1244’ come richiede la Serbia per le riunioni internazionali


(ANSAmed) – PRISTINA, 20 GEN – Il Kosovo non accettera’ di partecipare a forum e riunioni internazionali sotto la sigla ‘Risoluzione 1244 dell’Onu‘, come esige la Serbia. Lo ha detto il capo negoziatore kosovaro ai colloqui con Belgrado, Edita Tahiri, che ha accusato la parte serba di ostacolare la trattativa insistendo su tale richiesta.

In dichiarazioni al giornale di Pristina ‘Epoka e re’, Tahiri ha detto chiaramente che il Kosovo‘non accettera’ mai di essere rappresentato sotto la Risoluzione 1244 dell’Onu” o con la sigla Unmik (la missione Onu in Kosovo).

L’insistenza serba non ha alcuna base politica ne’ legale, ha ancora detto Tahiri, poiche’ nella regione esiste una nuova realta’. Il Kosovo e’ un paese indipendente, cosa questa confermata dalla Corte internazionale di giustizia, ha sottolineato, confermando al tempo stesso la volonta’ di Pristina di continuare il dialogo con Belgrado alla fine di gennaio, come previsto.

La Serbia non riconosce l’indipendenza del Kosovo, e boicotta tutte le riunioni internazionali e regionali alle quali partecipano esponenti del Kosovo in rappresentanza di uno stato sovrano e indipendente. La partecipazione del Kosovo a tali forum e’ l’argomento principale del prossimo round di trattativa fra Pristina e Belgrado, dialogo che si tiene con la mediazione della Ue (ANSAmed)

Esercito/ Cambio del Capo di SME, subentra il Gen. C.A. Claudio Graziano


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La cerimonia per il cambio al vertice della Forza Armata fra il Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Valotto, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito cedente, e il Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, subentrante si è svolta il 6 dicembre 2011 a Roma, presso il Centro Ippico Militare “Pietro Giannattasio” di Tor di Quinto, sede dell’8° Reggimento “Lancieri di Montebello”.

Antonio Conte

CONTENUTI CORRELATI

INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA DIFESA
AMMIRAGLIO GIAMPAOLO DI PAOLA

IN OCCASIONE DELL’AVVICENDAMENTO DEL CAPO DI
STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO

(Roma, 06 dicembre 2011)

Generale Abrate, Generale Valotto, Generale Graziano, Autorità, Signore e Signori, donne e uomini dell’Esercito Italiano, in occasione di questa cerimonia desidero portare a tutti voi il caloroso saluto del Governo e mio personale.

Oggi siamo testimoni di un passaggio di consegne che è un evento di rilevante significato, per la vita della Forza Armata ma, anche, per l’intero mondo della Difesa di cui l’Esercito è componente essenziale.

Proprio ai militari dell’Esercito, desidero rivolgere il mio messaggio di saluto e di cambiamento.

In questi anni di profondi e  radicali  mutamenti che hanno interessato l’intero contesto internazionale geostrategico, l’Esercito si è evoluto mettendo in atto importanti trasformazioni sia strutturali  che  organizzative, come il passaggio dal servizio di leva al modello professionale e la razionalizzazione degli organici e della struttura organizzativa.

Al contempo in misura crescente, la Forza Armata è stata protagonista delle missioni internazionali e sicurezza con l’impiego  di Task force operative  in vari Teatri di operazione anche a grande distanza.

Un impegno oneroso portato avanti con grande professionalità e dedizione e che è costato un alto prezzo in termini di vite umane.

Quello che rivolgo a voi uomini e donne dell’Esercito, è quindi  in primis  un messaggio di  riconoscenza per quanto fatto finora ma, anche, un messaggio  di cambiamento  volto a far comprendere la necessità, odierna, di una  ulteriore improcrastinabile revisione dello strumento militare.

E’ requisito basilare di ogni Esercito efficiente e capace, quello di saper conseguire i propri compiti con efficacia e in coerenza al quadro delle risorse.

Oggi, ci troviamo di fronte a una grande sfida, una sfida difficile ma ineludibile e quando le sfide sono ineludibili vanno affrontate con coraggio e visione del futuro,  senza nostalgia per un passato che non è più e che non tornerà.

Nella vita che è essa stessa continuo mutare di tutte le cose da uno stato all’altro, non vince il più  grande ma il più intelligente, cioè quello che meglio e con intelligenza sa interpretare  i cambiamenti  del tempo nel quale si vive.

Perché il vincitore è un visionario che non vive di illusioni e non si arrende alle difficoltà.

Sapere innanzitutto leggere e quindi  interpretare questi cambiamenti è sempre stata la grande forza del sistema Difesa che, così facendo, è riuscito a progredire, rimanendo al passo con i tempi, anche grazie all’azione di direzione e guida di chi mi ha preceduto in questo incarico.  Oggi si richiede di avere  una visione nuova del futuro, proprio per saper risultare vincitori.

L’attuale congiuntura economica internazionale, che ha coinvolto il nostro Paese e mette a rischio la stessa costituzione dell’Unione Europea, richiede un’assunzione di responsabilità da parte  di tutti ed in tale contesto le Forze Armate sono chiamate a fare la propria parte.

Come ha detto il Presidente MONTI nel suo intervento alla Camera e al Senato questo è il momento di salvare l’Italia in un contesto europeo. E’ il momento questo di comprendere il presente e costruire il futuro mediante coraggiose e nuove riforme.

A fronte delle risorse finanziarie che  oggi e in prospettiva il Paese può  destinare alla Difesa, lo strumento militare, così come  è strutturato, non è più sostenibile.

L’ineludibile stava arrivando da tempo ma tutti insieme non abbiamo saputo o voluto vederlo.

La  revisione  deve, quindi, partire dal dimensionamento complessivo dello strumento con uomini e mezzi, andando ad incidere sulla struttura e sull’organizzazione, e salvaguardando  al meglio possibile  la componente operativa.

Il compito mio e dei vertici militari, in questo particolare momento, è quello di indicare la strada da seguire e di dare il via a questa indispensabile trasformazione. Una trasformazione che va affrontata con coraggio nella piena consapevolezza che è l’unica strada possibile per mantenere l’efficacia e l’efficienza di quello strumento militare che è garanzia di sovranità ed indipendenza di ogni Nazione.

Non è la dimensione che garantisce l’utilità bensì la sua efficacia operativa. Questa, l’efficacia operativa, gli italiani hanno il diritto di pretenderla, questa la Difesa e le FF.AA. hanno il dovere di assicurarla.

Generale Valotto, oggi, siamo qui per salutarTi, dopo 45 anni di brillante carriera, in cui sei stato  protagonista  della storia recente della  Forza Armata, prima in qualità di Comandante ai vari livelli, poi ricoprendo, per più di due anni, la carica di vertice dell’Esercito.

Anni, quest’ultimi, non certo facili, come abbiamo già detto, perché caratterizzati  sia da una forte crisi economica internazionale sia da rilevanti impegni operativi dentro e fuori i confini nazionali.

Ed è in questo contesto generale che si è svolta la Tua azione di comando  di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito responsabile dell’approntamento, dell’addestramento e  del mantenimento in efficienza della Forza Armata.

Oggi, con quasi 7.000 militari impiegati in operazioni all’estero, l’Italia è tra le prime Nazioni contributrici nelle missioni internazionali di pace e di sicurezza. Di questi militari impegnati all’estero,  una gran parte  è rappresentata da personale dell’Esercito.

Un Esercito che ha messo il proprio coraggio, le proprie capacità, la propria forza al servizio della pace, della sicurezza collettiva, del diritto internazionale, della civile convivenza, pagando talvolta con l’estremo sacrificio l’impegno dei propri uomini. Ad essi va il nostro deferente ed affettuoso  ricordo, ai feriti l’augurio di una pronta  e duratura guarigione.

E voglio  anche  ricordare  gli impegni sul territorio nazionale oltre alle missioni internazionali, nei quali i nostri Soldati sono stati e continuano ad essere fortemente coinvolti, come nel  caso di “Strade Sicure”, operazione in concorso con le Forze di polizia.

In questi anni, l’Esercito si è dimostrato una Istituzione flessibile in grado di adattarsi ai nuovi scenari d’impiego e capace di proiettare a distanza le sue Forze per operare in contesti operativi interforze e multinazionali sempre più complessi.

Uno strumento moderno e tecnologicamente avanzato, che però, in ossequio al detto “non vi è ricchezza all’infuori dell’uomo”, fa dell’elemento umano, con le sue motivazioni, le sue giuste ambizioni,  i suoi sentimenti,  la sua professionalità, il perno attorno al quale ruota e si regge l’organizzazione.

Ed è proprio conquistando la fiducia e la stima di questi uomini e donne che  Tu,  caro Giuseppe, hai dimostrato le Tue qualità di Comandante. Uno spontaneo riconoscimento legato alla  Tua leadership, basata sull’approfondita conoscenza che hai dei Tuoi uomini e del loro impiego, conoscenza che ti deriva dall’essere anche stato, prima Comandante delle Forze Nato in Kosovo e poi Comandante del Comando  Operativo di vertice Interforze.

Generale Valotto, caro Giuseppe, è, infine, giunto, il momento del congedo; essendoci già passato ritengo di poter ben comprendere i sentimenti che provi in questa particolare circostanza.

L’aspettativa del legittimo riposo è dominata dal vortice dei ricordi, dai richiami alle tante cose fatte e dal rammarico di non aver potuto compiere  tutte  quelle che  avresti voluto fare.

Ma quello che oggi più conta è  proprio  la sincera testimonianza di affetto di quanti hanno riconosciuto in  Te una guida sicura: il loro Comandante.

A Te e alla Tua famiglia l’augurio di un futuro sereno e ricco di emozioni, perché le emozioni sono la vita.

Generale Graziano, caro Claudio, oggi  assumi il comando in un contesto  professionale caratterizzato  dalle difficoltà economiche degli  ultimi  anni, nel quale  Ti troverai ad assolvere il difficile compito  di ulteriore razionalizzazione della Forza Armata. Un quadro difficile da governare e da portare a sintesi.

Ma è questa la sfida che Ti attende, che ci attende. Le risorse disponibili in corso sono contenute ma proprio per questo ci impongono di adottare, con intelligenza, scelte difficili, spesso dolorose ma indispensabili,  scelte che devono premiare l’efficacia e l’operatività dello strumento militare anche a discapito del suo dimensionamento, quando quest’ultimo non è più sostenibile, come è oggi di tutta evidenza.

L’obiettivo da raggiungere è quello di accrescere flessibilità,  proiettabilità, mobilità, professionalità, interoperabilità delle nostre Forze operative nel contesto multinazionale che Tu ben conosci essendo stato, tra l’altro, per tre anni Comandante della Forza e Capo Missione Unifil, in Libano.

E’ una difficile prova, Generale Graziano, una prova che affronteremo insieme, ben sapendo io di poter contare sulle Tue doti di Soldato e di Uomo, sulle Tue conoscenze e sulle Tue esperienze di “Generale con gli anfibi”.

A  Te i migliori auspici per un incarico ricco di soddisfazioni e di successi, perché i tuoi successi saranno i nostri successi, i successi dell’Italia.

A tutti  gli intervenuti  rivolgo un riconoscente ringraziamento  per aver voluto presenziare a questa significativa cerimonia di avvicendamento nell’incarico di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Questa è la stagione del cambiamento, un cambiamento serio, equo, trasparente, efficace. Non né abbiate paura, al contrario sappiate dominarlo ed indirizzarlo, insieme.

Viva l’Esercito!
Viva le Forze Armate!
Viva l’Italia!

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