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Dossier "Kosovo"

Kosovo/ Ambasciata in Italia, 2012 inizia nostra integrazione in Ue


Prenkaj, noi garantiamo diritti serbi secondo standard europei

(ANSAmed) – ROMA, 27 GEN – “L’anno 2012 per il Kosovo è l’anno dell’inizio del processo di integrazione della Repubblica del Kosovo nell’UE. Il Kosovo, ormai, ha iniziato il processo di negoziazione per la liberalizzazione dei visti e sono fiducioso che i cittadini kosovari, a partire dal 2013, si muoveranno liberi. Come membro del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, il Kosovo è entrato in rapporti commerciali con l’UE ma diventerà anche membro della Bers – Banca Europea per Ricostruzione e Sviluppo”: è questa la prospettiva per il futuro tracciata dall’ambasciatore del Kosovo in Italia, Albert Prenkaj, in un’intervista ad ANSAmed.

“Per il Gruppo Direttivo Internazionale, composto da 25 Stati che sorvegliano la realizzazione del piano di Ahtisaari (per lo status definitivo del Kosovo, ndr) – spiega – il 2012 sarà un anno in cui questo piano verrà implementato nella sua interezza. Quella sarà l’occasione per elaborare una roadmap allo scopo di uscire da questa situazione e per far continuare il percorso del Kosovo verso i meccanismi dell’UE”.

L’ambasciatore ricorda quindi le difficoltà della trattativa con Belgrado. “I negoziati per lo statuto del Kosovo hanno avuto luogo a Vienna per due anni consecutivi (2006-2008) tra le delegazioni dei due Paesi – ricorda l’ambasciatore – Nessun compromesso offerto dalla comunità internazionale e nemmeno dalla delegazione del Kosovo è stato accettato dalla parte serba. Il Kosovo, essendo un caso particolare (sui generis), offre diritti alla pari dei più alti standard europei verso la comunità serba e verso la Chiesa Ortodossa Serba in Kosovo. Sono state promulgate oltre 140 leggi che derivano dal Piano di Ahtisaari, leggi che fanno parte della Costituzione della Repubblica del Kosovo. Esse regolano principalmente l’integrazione della comunità serba in Kosovo. In altre parole, si tratta dell’istruzione in lingua e cultura serba, dell’uso della lingua serba come seconda lingua ufficiale, anche se questa comunità costituisce solo il 5% della popolazione.

Queste leggi riguardano, inoltre, delle particolari zone intorno alle Chiese e ai monasteri ortodossi gestiti dai clerici serbi e che godono di una responsabilità estesa di gestione e di diritti illimitati di comunicazione con la Chiesa Autocefala Serba e con la Serbia. Noi siamo interessati affinché l’intera comunità serba possa integrarsi completamente in Kosovo come è avvenuto per una parte di loro nei cinque nuovi comuni in cui sono stati eletti i capi dei comuni che sono serbi. Mi permetta di ricordare che nel Governo del Kosovo abbiamo 2 Ministri serbi, un vice ministro serbo e su un Parlamento di 120 seggi, 20 sono riservati ai rappresentanti delle minoranze, 10 dei quali sono riservati alla comunità di minoranza serba. Inoltre, essi possono candidarsi per ciascuno degli altri 100 seggi del Parlamento. Anche nei comuni di maggioranza albanese, laddove vivono i serbi, i vicecapi dei comuni sono serbi”.

Il 14 e il 15 febbraio i cittadini di Kosovska Mitrovica, Zubin Potok, Zvecan e Leposavic – quattro città a maggioranza serba – sono chiamati a decidere se accettare l’autorità’ del governo di Pristina. Una consultazione estremamente delicata che in caso di vittoria del «no» – eventualità, stando ai sondaggi, più che probabile – promette di destabilizzare l’intera regione.

“Sempre, basandosi sui diritti fondamentali, garantiti dalla Costituzione della Repubblica del Kosovo, quale contratto dello Stato con i suoi cittadini, e tenendo presente il Piano di Ahtisaari, che è stato applicato ormai nella misura del 90% per le comunità di minoranza e con particolare attenzione alla comunità serba, il Primo Ministro Thaci fa appello affinché nei comuni del Nord si inizi a rispettare la legge e l’ordine, si organizzino delle libere elezioni democratiche comunali, come parte costitutiva della politica di integrazione, come patto sociale per una vita pacifica e di benessere. Logicamente possiamo constatare che l’interesse dei serbi in Kosovo e l’interesse della casta politica in Serbia siano diametralmente contrari.

La risposta adeguata a questi eventi regressivi è l’integrazione della Regione nell’UE, nel blocco. Dunque tutti i Paesi della Regione devono integrarsi seguendo il modello della Romania e della Bulgaria. Mi esprimo in questa maniera partendo dalla mentalità di questa regione che procura preoccupazioni all’UE e che in questo modo senza sviluppo e prospettiva, segna il passo, come lo sono i casi: Grecia-Macedonia, il caso di Cipro e fino a ieri il caso Slovenia-Croazia. Partendo da questi fatti, l’offerta della data per l’adesione della Serbia sarebbe precoce e causerebbe malcontento nei Paesi dei Balcani Occidentali, i quali in termini di standard e contributi meritano di essere integrati prima della Serbia”. (ANSAmed).

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