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Kosovo/ Si era dimesso anche il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi. A rischio la libertà di stampa


President of the Republic of Kosovo, Atifete Jahjaga


di Antonio conte – In un articolo non molto recente, ma noi riteniamo ancora di attualità, di Rodolfo Toè (vedi box biografico) apparso su L’Inkiesta lo scorso 27 giugno, si poneva in evidenza il rischio che correva la libertà di stampa in Kosovo.

“La libertà di stampa in Kosovo – scriveva il giovane giornalista ora residente in Sarajevo e corrispondente portale francese ‘Le Courrier des Balkans‘ – è fortemente a rischio dopo la decisione del parlamento del 22 giugno di non modificare due articoli del nuovo Codice Penale che prevedono la reclusione per i giornalisti colpevoli di ‘diffamazione’ e per quelli che si rifiutano di rivelare le proprie fonti“.

“Il Codice, approvato ad Aprile, – si legge ancora nel suo articolo – è stato duramente criticato per queste disposizioni. La Presidentessa della Repubblica, Atifete Jahjaga, ha deciso di accogliere le proteste di giornalisti ed associazioni per la libertà di stampa: dopo aver dichiarato che “il Codice non rispetta la Costituzione” del Paese, Jahjaga ha rinviato il provvedimento al Parlamento, affinché fosse modificato. L’assemblea non è però riuscita ad emendare gli articoli incriminati, per l’opposizione della maggioranza dei votanti”.

“Il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi – secondo il racconto di Rodolfo Toè – ha rassegnato le dimissioni dopo il risultato della votazione, nonostante la legge sia stata scritta direttamente dal Ministero da lui presieduto: ‘ho deciso di dimettermi perché voglio continuare a guardare i giornalisti negli occhi: non voglio essere responsabile della riduzione della libertà di stampa nel mio paese’, ha dichiarato. Mentre il Premier Thaçi si è detto ‘rattristato dal voto’, ed ha confermato ‘di non poter appoggiare, come Primo Ministro, una legge di questo tipo’ “.

“La libertà di stampa resta un tema molto delicato a Priština. – Sentenzia il giovane l’articolista, – Nel 2011 un rapporto dell’UNHCR denunciava ‘la debolezza del potere giudiziario e della società civile’, gli ostacoli maggiori allo sviluppo di una stampa indipendente nel paese. ‘Uno dei principali problemi che i Media devono affrontare in Kosovo’ ha dichiarato Skëmb Qavdarbasha dell’Institute for Policy Development ‘è la pressione di cui i giornalisti sono vittime. Solo lo scorso anno la associazione dei giornalisti in Kosovo ha registrato 27 attacchi, di cui 9 fisici, e 7 casi di minacce gravi. Questi dati sono impressionanti anche perché dimostrano la scarsa volontà delle istituzioni di perseguire i responsabili di questi atti, un fatto indegno per una nazione che vorrebbe dirsi democratica”.

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Presidenza della Repubblica/ Napolitano. Discorso di fine Anno 2011


“L’Italia può e deve farcela. La nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa”

“Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell’Italia unita e i suoi 150 anni di vita”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a reti unificate, di fine anno.

“Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell’Italia. Che fa tutt’uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un’economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un’eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi nascondo, certo, che nell’animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d’animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l’Italia si dibatte. Ora, è un fatto che l’emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno”.

Per il Presidente della Repubblica “lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell’ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l’economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale. Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi – nessun gruppo sociale – può sottrarsi all’impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell’Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive”.

Per il Capo dello Stato è necessario impegnarsi “a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale. E’ un’opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità: ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio. Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative”.

Quindi, “per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall’esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro”.

Il Presidente ha ricordato i tanti incontri con le maestranze delle fabbriche: “Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell’Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale”.

Il Paese ha davanti grandi prove. “L’Italia può e deve farcela – ha detto il Presidente – la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa. Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all’investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E’ a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne”.

Per il Capo dello Stato “i sacrifici sono inevitabili per tutti: ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E’ questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l’impegno cui non possiamo sottrarci. Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E’ comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l’Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l’integrazione europea: solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee – in condizioni di parità – il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell’Unione”.

“E’ importante ora che l’Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica”, ha sottolineato il Presidente Napolitano. “Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c’è futuro per l’Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica. Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all’altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l’emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti”.

Occorre “una nuova ‘forza motivante’ perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto ‘con speranza fondata verso il futuro'”, ha detto il Presidente Napolitano riprendendo “alte voci spirituali” levatesi nei giorni natalizi. E ha concluso: “La fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci così al nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l’Italia”.

Caricato da in data 31/dic/2011 – Dal Palazzo del Quirinale il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – Capodanno 31 dicembre 2011. GUARDA TUTTI I VIDEO RAI SU: http://www.rai.tv

New York/ Trade World Center, 10 anni dopo.


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New York, 11 settembre 2001 – 2 Boeing 767, 10 anni fa, abbattevano le due torri gemelle del Trade World Center, passato il dolore gli americani sentirono il dovere di fare qualcosa, di reagire. Ma il vuoto lasciato da quelle torri è incolmabile anche dopo 10 anni, migliaia di persone sono letteralmente scomparse, consapevolmente. Esse sapevano cosa stava accadendo, erano consapevoli che le torri stessero, come implose, cadendo su se stesse, verticalmente, altre persone si stimano da 50 a 200, si sono buttati nel vuoto, alcune tenendosi per mano, da centinaia di metri, l’altezza delle torri, infatti era di 415 mt. Continua a leggere New York/ Trade World Center, 10 anni dopo.

Alpini/ I muli del 7° Reggimento Alpini saldi nella tradizione


Il video è stato caricato da antennatre su Youtube in data 04/ago/2011 – I muli sono tornati in Caserma. E’ successo a Belluno alla Salsa D’angelo sede del 7° Reggimento Alpini dove per una cerimonia quasi di arruolamento accompagnata da chi li ha salvati.

Interviste a Antonio De Luca, dell’ANA di Vittorio Veneto, ad Gen. Alberto Promicerj, Comandante delle Truppe Alpine e ad Angelo Biz, Presidente ANA di Vittorio Veneto.

Puglia ed Esercito: Il Presidente Vendola allo Stand del “Soldato Futuro”


Bari, 73° Fiera del  Levante – Cosa sia il “Soldato Futuro” lo si può vedere in Fiera. Nell’area 81 è in bella mostra un carro “freccia” con tanto di torretta rotante ed un prototipo di veicolo da trasporto truppa con elevati sistemi di protezione balistica. Cosa ci farà alla Campionaria barese un carro armato di tutto punto? In molti se lo sono chiesto e, anche il Presidente della Regione Puglia Niki Vendola non è stato da meno. Così non ha perso tempo e si è recato anche lui allo Stand 81, a due passi dall’ingresso Italo-Orientale, dove si è insediata una parte della prima “Compagnia del  Futuro Esercito Italiano”. Il processo di ammodernamento degli equipaggiamenti, infatti, e la digitalizzazione è già cominciato:  l’82° Reggimento Fanteria “Torino” di Barletta sta ricevendo i primi materiali, con l’obiettivo di completarne la trasformazione entro i prossimi tre anni. Si tratta di una tecnologia tutta Nazionale. Si chiama FORZA NEC (Network Enabled Capability) ed è la risposta italiana all’esigenza di modernizzare dell’Esercito con equipaggiamenti di ultima generazione. Sicurezza portata agli estremi, soldati connessi in una rete informativa e sistemi robotizzati che consentono di intervenire a distanza senza esporre il personale ne sono gli ingredienti principali.

Alla visita del Presidente Niki Vendola allo Stand 81 dell’Esercito non poteva mancare il Presidente della Fiera del Levante Dott. Cosimo Lacirignola che ha elevato – se ce ne fosse stato bisogno – il tono dell’incontro. A ricevere le alte figure istituzionali sono stati il Colonnello dell’Esercito Italiano Salvatore Calcagno del Comando Logistico dell’Esercito e il Tenente Colonnello Vincenzo Legrottaglie Responsabile della Sezione Pubblica Informazione del Comando Militare Esercito Puglia”, oltre al Colonnello Raffaele Laviola Comandante del Distaccamento della Brigata “PINEROLO”.

Il segreto del “Soldato Futuro” è stato quindi svelato a partire dalla Puglia che è stata la prima ad essere interessata dal cambiamento. D’altronde l’attuale società dell’iPhone e delle Play Station o delle lavagne informatiche a scuola, e che ha visto, quindi, il boom tecnologico da un lato e l’implosione dei suoi costi dall’altro non poteva non aspettarsi che tale sviluppo interessasse anche il settore della Difesa (e ormai) della Sicurezza Nazionale.

A tal proposito ci si chiede se ci siano cittadini che si sono accorti che le stazioni ferroviarie non pullulano più di soldati della naja in procinto di tornare a casa per il fine settimana con i famosi 48 o 36 ore. O, che viaggiando da Lecce a Bologna si trova più facilmente posto, proprio per l’assenza di tali migrazioni dei soldati in stile Gianni Morandi o Alvaro Vitali.

Oggi a distanza di alcuni anni le cose sono davvero cambiate, e qualora scorgiamo quei pochi soldati che vediamo a volte davanti al porto di Bari in procinto di lasciare il suolo d’Italia ci fa percorrere la pelle dal un brivido, perché sappiamo che quel ‘nostro ragazzo’ il soldato lo fa per davvero. E, quindi tale e degno deve essere il suo armamento. Nuovi fucili, nuovi carri armati, nuove divise e nuovi sistemi d’arma in sintonia con le esigenze del territorio.  Tuttavia in Fiera sembra che il nuovo equipaggiamento non sia mostrato al fine di “mostrare i muscoli” quanto la volontà di dimostrare che il soldato italiano con il nuovo equipaggiamento sarà tra i primi al mondo ad aumentare la sua difesa e il suo potenziale di efficienza e successo in azione.

Per esempio alcune protezioni sono offerte dalla possibilità di poter tirare da una distanza maggiore o da dietro l’ostacolo grazie a telecamere poste sull’arma. E ancora con il potenziamento del tiro di notte senza rinunciare alla precisione grazie ad un nuovo sistema di puntamento laser ed infrarosso a fianco del tradizionale ‘a barilozzo’. Oppure la nuova mimetica sarà tecnologicamente sviluppata per un maggior grado di difesa dall’osservazione, e da altre tecniche di offesa non ultima quella balistica. E ancora telecamere integrate nel casco e GPS, ecc.

Motivo di orgoglio è anche il carro “freccia” un carro armato veloce fino ai 110 km/H e dotato di sistemi moderni e tecnologicamente avanzati. Per esempio riceverà i dati dai soldati della propria cellula via wireless mantenendo i collegamenti tra il personale in una rete punto a punto. Ognuno  saprà la distanza dei propri compagni e la loro posizione grazie al sistema di posizionamento digitale GPS integrato, nonché la conoscenza dei dati vitali come temperatura corporea, pressione arteriosa, ecc…

E ancora una serie di robot che saranno in grado di sostituire l’uomo nelle fasi e nelle zone più rischiose. Uno scenario del genere può forse essere fonte di preoccupazione se non altro come novità mostrate per la prima volta in Italia in una Fiera Campionaria come quella barese. Tuttavia, al di la di ogni preoccupazione, l’attualità esige nuove e adeguate risposte ai pericoli  a cui potrebbero essere esposti i nostri soldati all’estero.

Quanti dopo l’undici settembre 2001 pensano ancora che la naja in stile anni ’70-90 possa essere un utile difesa dalle emergenze imposte dalle eventi moderni? Il Progetto Forza NEC, quindi, cerca di essere la risposta italiana, e viene partecipata alla Campionaria della 73° Fiera del Levante di Bari.

Antonio Conte

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In foto da sx: Cosimo Lacirignola presidente Fiera del Levante, Col. EI Salvatore Calcagno del Comando Logistico dell’Esercito, Niki Vendola presidente regione Puglia, Ten. Col. EI Vincenzo Legrottaglie del Comando Militare Esercito “PUGLIA” e Col. EI Raffaele Laviola comandante del Distaccamento della Brigata “PINEROLO”.

Approfondimenti su: http://www.esercito.difesa.it/root/equipaggiamenti/aa_futuro.asp