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Kosovo/ Si era dimesso anche il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi. A rischio la libertà di stampa


President of the Republic of Kosovo, Atifete Jahjaga


di Antonio conte – In un articolo non molto recente, ma noi riteniamo ancora di attualità, di Rodolfo Toè (vedi box biografico) apparso su L’Inkiesta lo scorso 27 giugno, si poneva in evidenza il rischio che correva la libertà di stampa in Kosovo.

“La libertà di stampa in Kosovo – scriveva il giovane giornalista ora residente in Sarajevo e corrispondente portale francese ‘Le Courrier des Balkans‘ – è fortemente a rischio dopo la decisione del parlamento del 22 giugno di non modificare due articoli del nuovo Codice Penale che prevedono la reclusione per i giornalisti colpevoli di ‘diffamazione’ e per quelli che si rifiutano di rivelare le proprie fonti“.

“Il Codice, approvato ad Aprile, – si legge ancora nel suo articolo – è stato duramente criticato per queste disposizioni. La Presidentessa della Repubblica, Atifete Jahjaga, ha deciso di accogliere le proteste di giornalisti ed associazioni per la libertà di stampa: dopo aver dichiarato che “il Codice non rispetta la Costituzione” del Paese, Jahjaga ha rinviato il provvedimento al Parlamento, affinché fosse modificato. L’assemblea non è però riuscita ad emendare gli articoli incriminati, per l’opposizione della maggioranza dei votanti”.

“Il Ministro della Giustizia Hajredin Kuçi – secondo il racconto di Rodolfo Toè – ha rassegnato le dimissioni dopo il risultato della votazione, nonostante la legge sia stata scritta direttamente dal Ministero da lui presieduto: ‘ho deciso di dimettermi perché voglio continuare a guardare i giornalisti negli occhi: non voglio essere responsabile della riduzione della libertà di stampa nel mio paese’, ha dichiarato. Mentre il Premier Thaçi si è detto ‘rattristato dal voto’, ed ha confermato ‘di non poter appoggiare, come Primo Ministro, una legge di questo tipo’ “.

“La libertà di stampa resta un tema molto delicato a Priština. – Sentenzia il giovane l’articolista, – Nel 2011 un rapporto dell’UNHCR denunciava ‘la debolezza del potere giudiziario e della società civile’, gli ostacoli maggiori allo sviluppo di una stampa indipendente nel paese. ‘Uno dei principali problemi che i Media devono affrontare in Kosovo’ ha dichiarato Skëmb Qavdarbasha dell’Institute for Policy Development ‘è la pressione di cui i giornalisti sono vittime. Solo lo scorso anno la associazione dei giornalisti in Kosovo ha registrato 27 attacchi, di cui 9 fisici, e 7 casi di minacce gravi. Questi dati sono impressionanti anche perché dimostrano la scarsa volontà delle istituzioni di perseguire i responsabili di questi atti, un fatto indegno per una nazione che vorrebbe dirsi democratica”.

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Bosnia/ Minacce alla Jolie per il film su guerra.


Minacce alla Jolie per il film su guerra in Bosnia.
È IL SUO DEBUTTO DA REGISTA. LA PELLICOLA PRESENTATA LUNEDÌ AL FESTIVAL DI BERLINO

Auto rovinate e messaggi offensivi anche al resto del cast di «In the Land of Blood and Honey»

MILANO – Angelina Jolie ha ricevuto delle minacce per il suo primo film da regista «In the Land of Blood and Honey» (Nella terra del sangue e del miele), che ricorda al mondo gli orrori della guerra in Bosnia cominciata vent’anni fa. Invece di scatenare un dibattito tra i bosniaci su quanto accaduto e perchè, la pellicola è riuscita a far tornare a galla le profonde divisioni del paese balcanico, che, secondo molti, si sta allontanando dallo spirito di riconciliazione per piombare nuovamente nell’instabilità, scrive The Guardian.

Da quando il film è stato presentato, lunedì al Festival di Berlino, dove ha ricevuto un premio per la pace, e alla premiere a Sarajevo davanti a 5mila spettatori martedì sera, l’attrice americana e diversi attori serbi del cast sono stati minacciati. «Mi sono state spedite delle cose, altre sono state postate online», ha rivelato al Guardian la star 36enne a Sarajevo. «Il cast non mi ha mai riferito di queste minacce, ma ho saputo da altre persone cosa stava accadendo – ha proseguito – uno di loro si è ritrovato i finestrini dell’auto in frantumi, un altro ha avuto un problema con il telefonino nel mirino degli hacker, con l’invio di e-mail offensive». «Erano pensieri terrificanti, quelli finiti in quelle righe», ha aggiunto Jolie, spiegando di avere dato agli attori l’opportunità di lasciare la regione, ma nessuno di loro ha accettato.

English: Angelina Jolie and Brad Pitt at the C...
Image via Wikipedia

NIENTE PRIMA – La compagna di Brad Pitt – scrive il Guardian – ha rinunciato a partecipare alla prima nella capitale serbia, Belgrado, smentendo che ciò abbia a che fare con le minacce. «Non sono tanto le minacce fisiche a disturbarmi – ha spiegato – il fatto è che non voglio che un film come questo sia usato in modo strumentale, soprattutto in questo anno elettorale (sono in programma le amministrative, ndr), mentre la gente ha deciso di etichettarlo senza averlo visto, per incitare alla violenza e alle aggressioni». «Nel paese del sangue e del miele» è un ritratto brutale, spesso scioccante della guerra nella ex Jugoslavia. Racconta la storia d’amore tra una donna bosniaca e un militare serbo, ma mostra anche le esecuzioni sommarie e gli stupri sistematici di donne croate e musulmane da parte dei militari serbi (fonte: TmNews).

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MarieClaire.it/ Intervista esclusiva ad Angelina Jolie

Il volto più iconico del cinema racconta il suo film a una giornalista che sotto le bombe di Sarajevo c’era davvero.

INTERVISTE – Venerdì 27 Gennaio 2012 – Seduta in un ristorante del centro di Budapest, mi sembrava di trovarmi in compagnia di uno di quei giornalisti o cooperanti che ho incontrato nel corso degli anni, anziché accanto a una megastar del cinema. Angelina Jolie è appena tornata dalla città libica di Misurata, teatro di una delle più sanguinose battaglie della guerra civile, eppure, malgrado quello che ha visto laggiù, non sembra scossa. Mi racconta, saltando da un argomento a un altro, della sua prima esperienza come regista, dello stupro sistematico delle donne bosniache, dei viaggi in Darfur, del flusso dei rifugiati nel Corno d’Africa. «Quando vado da qualche parte voglio sempre imparare qualcosa», dice. «Mi informo, leggo, parlo con la gente. Voglio tornare a casa con la consapevolezza di cosa succede lì, in modo da poter prendere il telefono, chiamare qualcuno e cercare di fare qualcosa». Lo stesso approccio diretto e scrupoloso che ha adottato per la regia del suo primo film, In the Land of Blood and Honey, uscito a dicembre nelle sale Usa e ora in quelle europee (ma non ancora in Italia). «Molti dei miei attori hanno vissuto in prima persona la guerra», mi dice. «Ho ascoltato le loro storie e ho cercato di incorporarle nel mio lavoro». Il film racconta la storia d’amore tra un soldato serbo e una ragazza bosniaca, sullo sfondo del conflitto nella ex Jugoslavia. È difficile non ammirare Jolie dopo averlo visto.

Alle tre del mattino, dopo aver parlato soprattutto degli orrori della guerra serbocroata – scoppiata nel ’91 con lo smembramento della Jugoslavia e finita nel ’95 lasciando sul campo quasi centomila morti – è spuntata la sua guardia del corpo per ricordarle gentilmente che si era fatto tardi. Avevamo bevuto e chiacchierato per otto ore di fila; Jolie ha insistito per accompagnarmi all’hotel: «Voglio assicurarmi che arrivi sana e salva».Quando ero inviata di guerra, durante l’assedio di Sarajevo, ho visto musulmani, serbi e croati, da sempre amici, prendersela brutalmente l’uno con l’altro. Ho visto la pulizia etnica, le case incendiate, i rifugiati che fuggivano dal paese, per strada ho visto un cane correre con in bocca la mano di un uomo. Ammetto di essere andata a vedere il film con un velo di diffidenza, pronta a scoprire eventuali dettagli inautentici. Altre pellicole sulla Bosnia mi avevano irritato e infastidito: perché il regista non si era documentato più a fondo? Perché non si riusciva a raccontare la storia vera di quella guerra crudele?

Sono uscita dalla proiezione davvero impressionata. Nell’aprile del ’92, quando il conflitto ha travolto la Bosnia, Angelina Jolie aveva appena 17 anni: come ha fatto a catturare così perfettamente l’orrore di una guerra che ha colpito in modo brutale e indiscriminato soprattutto i civili? «All’epoca non avevo idea delle dimensioni dell’atrocità», ammette con onestà Jolie. Ma il suo lavoro come ambasciatrice di pace dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati l’ha esposta alla difficile situazione dei bosniaci e alle sue perduranti conseguenze. Le donne violentate negli infami “campi di stupro” in Bosnia ancora soffrono le ricadute emotive del trauma; questo punto l’ha toccata nel profondo. Così Jolie, che ha sempre interpretato i suoi personaggi con spaventosa intensità, si è messa a leggere tutto ciò che poteva sulla guerra nell’ex Jugoslavia.Ha ricostruito la città di Sarajevo, vittima del più lungo assedio della storia moderna, esattamente come la ricordavo: i convogli umanitari abbattuti dai miliziani croati, la giovane vittima di stupri che impazzisce lentamente, i cecchini che mirano al padre e al figlio che attraversano un ponte. Il film descrive l’isolamento di quella guerra. Ricordo i bombardamenti intensi, il freddo e la fame, le passeggiate con la paura dei cecchini.

Ho visto bambini colpiti per aver costruito un pupazzo di neve. Ho visto anziani abbandonati nelle case di riposo sul confine morire nei loro letti. All’inizio della guerra gli Stati Uniti si tenevano alla larga, lo consideravano un mero problema dell’Europa, una lotta maledettamente complicata tra fazioni in eterno conflitto (cristiani contro musulmani, serbi contro croati). Quando la guerra si è allargata a Croazia, Bosnia e Serbia, sono entrate in gioco le Nazioni Unite. Ma è stato solo dopo l’intervento della Nato nel ’94 che le parti sono state fatte sedere al tavolo dei negoziati, dove gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo importante nel riportare la pace. Eppure la gente aveva da subito messo la bandiera americana alla finestra: «Verranno a salvarci? Quando arrivano gli americani?», mi chiedevano tirandomi per la manica. Era straziante. Il film mostra che cosa significa essere uno di loro – un poeta, un bancario, un’insegnante, una madre – e trovarsi di colpo trasformati dalla crudeltà della guerra. «Si sentivano come se il mondo li avesse dimenticati», dice Jolie. «È stato un periodo di grande dolore e io ho voluto descrivere quanto sia stata coraggiosa quella gente. Spero serva a tutti per ricordare, ma solo pochi capiranno veramente». È per questo, forse, che ha deciso di far uscire il film prima in bosniaco, con sottotitoli in inglese.L’autenticità di In the Land of Blood and Honey è merito di un cast di attori dell’ex Jugoslavia, un misto di serbi, musulmani e croati, tutti bravissimi. Molti hanno visto i combattimenti da vicino. Alma Terzich ha perso ventotto membri della sua famiglia, Vanesa Glodjo è stata ferita più volte. L’attore protagonista, Goran Kostic, viene da una nota famiglia di militari. Ermin Bravo, che all’epoca dell’assedio era ancora bambino, durante le riprese ha indossato i calzoni logori che portava il fratello combattendo per Sarajevo.

Le sfumature narrative sono importanti quanto l’autenticità degli attori. In una scena si vede una bottiglia di Slivovitz sulla scrivania del comandante: Jolie conosceva l’importanza di questo liquore di prugne con il quale gli artiglieri si prendevano solenni ubriacature, rendendo così il mattino presto, mentre dormivano, il momento migliore per attraversare la strada da loro presidiata. Descrive anche l’impotenza degli operatori di pace, obbligati per mandato a proteggere solo gli operatori umanitari e non i civili (ma ci fu chi trasgredì alle regole). «Metà è sceneggiatura, metà improvvisazione», mi spiega. «La maglietta bianca che indossa il protagonista rimaneva bianca anche durante le scene nei campi di stupro, e questo m’infastidiva». Il film non è stato esente da controversie. Nel luglio 2010, quando ero a Sarajevo per il 15esimo anniversario del massacro di Srebrenica, si sparse la notizia che Angelina Jolie e Brad Pitt fossero a Foca, nella Bosnia orientale. Quello era il teatro degli agghiaccianti “campi di stupro” dove le bosniache venivano radunate e violentate dai soldati serbi; alcune vittime mi hanno raccontato di essere state stuprate anche dieci volte al giorno. I giornali riferirono impropriamente che la Jolie voleva fare un film su una donna che si innamora del suo stupratore (per questo le fu inizialmente negato di girare a Sarajevo, ndr). In realtà è molto più complicato. È la storia d’amore di una coppia che s’incontra prima della guerra e di una donna che viene mandata nei campi. Ma è anche una storia di tradimento, di passione e, talvolta, di speranza.

I viaggi umanitari hanno dato a Jolie l’esperienza necessaria per scrivere la sua sceneggiatura, che ha richiesto «un mese di lavoro, varie revisioni, poi l’ha letta Brad, poi altre persone», ma fare anche la regia dev’essere stato un impegno non invidiabile. Con sei bambini, Jolie riesce ancora a visitare questi paesi. Viaggia leggera, senza troppa sorveglianza, usando le stesse strade accidentate, gli stessi aerei inaffidabili che prendevo come inviata di guerra. Non c’è red carpet in Libia o in Sudan. Ha realizzato Blood and Honey con 13 milioni di dollari e molta umiltà. E con lo stesso atteggiamento con cui svolge la sua missione di Ambasciatrice per le Nazioni Unite, come una studentessa. «Ho studiato. Ho osservato, ascoltato. Volevo solo raccontare la verità. Volevo rispettare la gente. Se non sapevo, chiedevo».Jolie è diversa dalle altre celeb, ha una disinvoltura naturale, un calore che trasmette anche agli attori. Durante la cena mi parla dell’amore che nutre per la sua famiglia, di come cerchi di educare i figli nella loro cultura. Di quando, single 27enne «che non aveva neppure mai fatto la babysitter», riuscì comunque a prendersi cura di Maddox. «Non sapevo se dargli un biberon o trenta – ride, – Allora chiamai mia madre». Marcheline Bertrand, attrice e produttrice morta nel 2007 a 58 annni, era molto importante per lei. Jolie l’adorava. In punto di morte le disse che aveva vissuto esattamente come aveva voluto, prendendosi semplicemente cura dei figli. «La sua bontà ha avuto un grande impatto su di me. A volte negli alberghi i fattorini mi chiedono di lei. Mia madre aveva l’abitudine di scrivere loro due righe per la nascita o il battesimo dei loro figli. Era fatta così, tutti la adoravano».Il suo film ti rimane addosso. In una scena vivida e terribile una madre lascia il figlio per correre a cercare medicine in una farmacia bombardata. Quando torna a casa lo trova morto, ucciso dai colpi di un cecchino. Le sue grida di dolore non sono recitazione: in quei giorni i bambini che uscivano per giocare nella neve venivano uccisi. Ma il cuore del film è la storia d’amore. La coppia si incontra prima della guerra, in una Sarajevo piena d’arte, musica e poesia. Attraverso i loro occhi vediamo il disintegrarsi di una società, e il male che gli uomini sono in grado d’infliggersi a vicenda.

Janine di Giovanni > Fonte: Marie Claire

Bosnia/ Processo a Mladic si aprirà il 14 marzo


E’ accusato di genocidio e crimini di guerra

Roma, 15 feb. (TMNews) – Il processo presso il Tribunale Penale Internazionale per i crimini di guerra nell’ex Jugoslavia (Tpi) nei confronti dell’ex capo militare dei serbi di Bosnia Ratko Mladic s’aprirà il 14 marzo. L’ha annunciato oggi il Tpi.

Il procedimento inizierà il 14 marzo 2012 con la dichiarazione preliminare dell’accusa“, hanno ordinato i giudici del Tpi in una decisione. “La procedura – continua il comunicato – prevede poi la dichiarazione preliminare della difesa, se vi sarà“.

Mladic è accusato di molti reati, tra i quali quello di genocidio e crimini di guerra, per gli atti commessi dai soldati serbo-bosniaci ai suoi ordini nella guerra di Bosnia del 1992-1995. E’ stato arrestato il 26 maggio 2011 in Serbia, dopo 16 anni di latitanza. (Fonte Afp)

San Remo/ Goran Bregovic impazza l’Ariston con ovazione tu-tu al passo della foca di Rocco Papaleo


Mentre Goran Bregovic incanta con il folk gitano, Rocco Papaleo sfodera il tu-tu e inquadra l’Ariston al passo della foca

di Antonio Conte, Bari – Ormai in scena sul palco dell’Ariston Goran Bregovic e Samuele Bersani, nonostante le gaffe di Morandi sul nome del cantante gitano accade di tutto. a cominciare dai saluti. passati di competenza del lucano Papaleo.

E’ stato davvero commovente la stretta di mano con bacio prolungato di Rocco Papaleo che ha così omaggiato il maestro Goran Bregovic del folk gitano d’oltre Adriatico, che canta una versione arrangiata inedita di “Romagna mia” con Samuele Bersani. Samuele ha detto che non si aspettava davvero di cantare proprio questa canzone tradizione della romagna, anche se tradotta in molte lingue compreso il cinese e l’ebraico. E’ stata apprezzata. Emozioni? Tante. E’ proprio Bersani a dire che fa sentire come se il Mare Adriatico fosse prosciugato, quasi a dire che tra Italia e i Balcani non ci sono più barriere, e si è come uniti in un unico luogo.

La versione folk suona contaminata dalla verve del grande musicista, ha trascinato applausi al ritmo gitano, fatto di un sound misto, unico e particolare. Il musicista gitano ha poi spiegato – sintetizzando il suo impegno – che la sua è una nazione che ha moltiplicato la sua identità in molti Stati, ognuno è adesso alla ricerca delle tradizioni, dei propri suoni e musiche.

Pare inoltre che il maestro e la sua band abbiano un particolare successo con i matrimoni in cui sono chiamati ad esibirsi. Stranezze del genere folk?

Ma la contaminazione ormai è partita, e subito dopo il co-presentatore tecnico, Rocco Papaleo, insistendo un po’ trascina prima Gianni Morandi e poi tutto l’Ariston al ritmo del Tu-Tu, inquadrando tutti i presenti in un esilarante  passo della foca, e questo basterebbe per consegnare alla storia la 62° Edizione del Festival.

Antonio Conte


Concerti, Goran Bregovic: una data a Padova l’11 febbraio

13 gen 2011 – Goran Bregovic sarà in Italia a febbraio per una data del suo tour. Il musicista balcanico si esibirà con la sua Wedding & Funeral Band l’11 febbraio al Gran Teatro Geox di Padova. Il concerto sarà un’anteprima dello Sherwood Festival, manifestazione che si svolgerà dal 16 giugno al 17 luglio presso lo Stadio Euganeo della città veneta. I biglietti per assistere al live sono disponibili presso tutti i circuiti autorizzati al prezzo di 20 euro più diritti di prevendita ed eventuali commissioni addizionali. Goran Bregovic, musicista e compositore serbo, ha esordito nel 1976 con un album eponimo; il suo ultimo disco si intitola “Alkohol” ed è stato pubblicato nel 2008. Bregovic ha preso parte anche ad alcune pellicole cinematografiche come attore, tra le quali ” I giorni dell’abbandono” di Roberto Faenza.


Goran Bregovic a Sanremo: «Ma da vecchio tornerò a vivere a casa di mio padre»

26 feb 2000 – Il suo più recente album, “Ederlezi”, ha raggiunto il disco d’oro in Italia, segno di una popolarità che va ben oltre il fenomeno ‘gitano’. Goran Bregovic è amato e apprezzato, da noi, e la sua presenza nella giuria di qualità del Festival è un’ulteriore dimostrazione d’affetto, che lui ricambia sfoderando un italiano fluente. «A Sanremo non si può dire di no, e così eccomi qua. Del resto i miei ricordi dell’Italia, sin da bambino, sono legati a Sanremo, al Festival che veniva trasmesso sempre in tutti i paesi comunisti. E il giorno dopo, tutti i ristoranti avevano registrato dalla televisione le canzoni e le suonavano in continuazione. Quello di Sanremo è un kitsch molto diverso dal mio, ma è comunque qualcosa che simboleggia un’Italia a cui tengo molto».

E’ stato di recente a Sarajevo? «Arrivo adesso proprio da lì. E’ ancora una situazione molto triste, quella che si respira a Sarajevo. I giovani vogliono partire, andare via. La democrazia è arrivata all’improvviso, e quando la democrazia arriva in un posto dove la gente muore di fame, ci si ammazza subito per qualsiasi cosa».

Ti pesa vivere lontano da dove sei nato? «Io e mia moglie viviamo a Parigi, dove vogliamo che crescano i nostri figli. Mi dispiace l’idea che mio figlio sarà francese, ma penso che il suo futuro sia tutelato meglio, in questo modo. Comunque io lavoro a Belgrado, e ho di recente recuperato la mia casa di Sarajevo, che era stata data in prestito ai rifugiati della guerra. Inoltre, mio padre morendo mi ha lasciato una piccola casa in montagna, in Croazia, dove c’è una bella vigna. Ecco, quando mi immagino a 65 anni, è lì che vorrei essere. Nella vigna di mio padre, e parlare ancora la mia lingua».


Goran Bregovic a Sanremo e a un matrimonio nel sud

05 gen 2000 – ( www.rockol.it ) Goran Bregovic, dividerà il palco del Palasport di Firenze coi Csi. «In Italia mi stanno succedendo cose strane. Mi hanno invitato a suonare con la mia orchestra per un matrimonio al Sud». Ci vogliono molti soldi per avere Bregovic alle nozze? «Meno di quel che pensate. (…) Sarò ospite al Festival di Sanremo. Anche negli ex Paesi comunisti le strade si svuotavano per Sanremo, ha influenzato la musica leggera dell’Est. (…) Tra poco escono due miei dischi, una compilation. Poi suonerò con musicisti della mia terra, il disco lo chiamerò “Il sound dei Balcani”».


Biografia

Goran Bregovic nasce a Sarajevo il 22 marzo 1950. Incomincia la sua carriera musicale nel 1966 come bassista in una rock band locale chiamata Bestije. Dopo alcuni anni passati a suonare con altri gruppi, forma nel 1974 i Bijelo Dugme, una delle band più importanti e significative del Paese fino alla rottura, avvenuta nel 1988.

Compone la prima colonna sonora nel 1978 per il film di Mica Milosevic “Nije Nego”, ma la sua collaborazione più prolifica è quella con Emir Kusturika, per il quale realizza le musiche per esempio di “Dom Za Vesanje”(1989), “Arizona Dream” (1993) e “Underground” (1995).

Nel 1996 realizza invece l’album solista P.S. a cui fanno seguito EDERLEZI, del 1999 e SONGBOOK del 2000. Nel 2004 è la volta di MUSIC FOR FILMS, che precede MUSIC INSPIRED AND TAKEN FROM UNDERGROUND (2005) e KARMEN (WITH AN HAPPY END) del 2007. L’ultimo lavoro in studio – GORAN BREGOVIC – è del febbraio 2008 ed è seguito dal disco dal vivo ALKOHOL! Del 2009.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE

  • EDERLEZI 1998 Mercury
  • KAYAH – BREGOVIC (con Kayah) 2000 Bmg
  • SONGBOOK 2000 Universal
  • MUSIC FOR FILMS 2004 Polygram International
  • MUSIC INSPIRED AND TAKEN FROM UNDERGROUND 2005 Mercury
  • KARMEN (WITH AN HAPPY END) 2007 Mercury
  • GORAN BREGOVIC 2008 FM
  • ALKOHOL! [live] 2009 Wrasse Records

Balcani/ Trilaterale Bosnia-Serbia-Croazia, Cooperazione regionale al centro incontro su monte Jahorina


ANSAmed ) – SARAJEVO, 3 FEB – I membri della presidenza tripartita bosniaca – Bakir Izetbegovic, Zeljko Komsic e Nebojsa Radmanovic – si sono riuniti stamane sul monte Jahorina in un incontro informale con i presidenti di Croazia e Serbia, Ivo Josipovic e Boris Tadic, arrivati ieri sera nella stazione sciistica a est di Sarajevo. Al centro della trilaterale la cooperazione regionale e il rafforzamento dei rapporti fra i tre paesi della ex Jugoslavia. La temperatura a Jahorina e’ di meno 17 gradi e il manto di neve e’ alto 115 centimetri, cosa questa che ha provocato a diversi giornalisti difficolta’ nel raggiungere la stazione distante 25 chilometri dalla capitale bosniaca. I principali argomenti dei colloqui, secondo quanto annunciato, saranno il coordinamento delle attivita’ nella lotta alla criminalita’ organizzata, la rappresentazione reciproca in materia consolare in paesi terzi, possibili candidature comuni per l’organizzazione di eventi sportivi e l’adeguamento al cambiamento del regime di frontiera al momento dell’ingresso della Croazia nell’Unione europea, fissato al primo luglio 2013.

La prima trilaterale informale Bosnia-Croazia-Serbia si e’ tenuta lo scorso luglio sull’isola Brijuni, in Croazia.

Fonte: ANSAmed