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Pakistan/ Avaaz. Attivati per salvare Rimsha, firma la petizione


di Antonio Conte, Bari – In questa battaglia di civiltà, ci sembra importante stare al fianco di Misrek Masih in difesa della vita della figlia disabile, attualmente in pericolo di morte. Giriamo la sua lettera inviata per tramite di Avaaz, per la raccolta di firme in suo soccorso. La nostra l’abbiamo inserita.

Non far mancare la tua!

AC

Tra 24 ore mia figlia si presenterà di fronte a un tribunale in Pakistan, sulla base di leggi sulla blasfemia che prevedono la pena di morte. La mia bambina innocente ha lottato tutta la vita contro il suo ritardo mentale e non dovrebbe essere punita. Ti chiedo di aiutarci a salvare mia figlia. Firma questa petizione al Presidente Zardari per dare sostegno alla mia richiesta di protezione delle minoranze religiose:

Firma la petizione

Cari amici,

La scorsa settimana una folla inferocita ha minacciato di bruciare viva mia figlia, e tra 24 ore un giudice deciderà se potrà tornare in libertà o restare in carcere. Rimsha è una minore che soffre di ritardo mentale e spesso non controlla le sue azioni. Nonostante ciò la polizia locale in Pakistan l’accusa di aver dissacrato il Corano, e abbiamo paura per la sua vita.

Adesso è rinchiusa in un carcere di massima sicurezza, e tra qualche ora siederà in un tribunale che sulla base delle leggi del Pakistan contro la blasfemia potrebbe condannarla a morte Siamo una povera famiglia cristiana che assiste alla furia della folla sul caso di mia figlia, e molte altre famiglie hanno affrontato simili intimidazioni che le hanno costrette a fuggire o a vivere nella paura. Mal’attenzione internazionale sul caso di Rimsha ha dato forza ai leader musulmani in Pakistan per pronunciarsi contro questa ingiustizia e costretto il Presidente Zardari a considerare il caso.

Vi prego di aiutarmi a tenere viva la protesta mondiale sul caso di mia figlia. Vi chiedo di firmare la mia petizione al Presidente Zardari per salvare Rimsha e chiedere che la nostra e le altre famiglie appartenenti alle minoranze in pericolo siano protette. Avaaz farà arrivare questa campagna ai media locali e internazionali, che qui sono seguiti con grande attenzione da tutti i politici:

http://www.avaaz.org/it/pakistan_save_my_daughter/?bjaucdb&v=17479

Una folla inferocita ha chiesto l’arresto di mia figlia dopo che un imam locale ha iniziato a incitare le persone contro di lei, affermando che aveva dissacrato il Corano. Alcuni l’hanno minacciata di morte e hanno bruciato case di cristiani nella nostra comunità. Prego che alla sua deposizione questo sabato il caso contro di lei sia abbandonato e possa tornare a vivere con noi. 

La nostra famiglia è in grave pericolo, e addirittura parlare delle leggi sulla blasfemia in Pakistan può essere fatale: l’anno scorso il Ministro pakistano per le minoranze è stato ucciso dopo aver chiesto che fosse tolta la pena di morte per il reato di blasfemia. La situazione è talmente grave che molti dei vicini cristiani del nostro quartiere popolare di Islamabad hanno dovuto abbandonare le loro case.

Rispettiamo i diritti religiosi degli altri. Chiediamo solo la sicurezza di nostra figlia e della nostra comunità e vorremo che tutto ciò non fosse mai accaduto. Siamo lieti che il Consiglio degli Ulema, una rete di ecclesiastici ed eruditi musulmani qui in Pakistan, abbia dichiarato: “Non vogliamo vedere ingiustizie commesse contro alcuno. Faremo di tutto affinché si possa mettere fine a questo clima di paura”. Con il tuo aiuto possiamo non solo liberare Rimsha ma fare di questo incidente l’inizio di una più ampia comprensione tra comunità in Pakistan. Ti chiedo di firmare questa petizione e di condividerla con i tuoi amici.

http://www.avaaz.org/it/pakistan_save_my_daughter/?bjaucdb&v=17479

Con speranza e determinazione,

Misrek Masih con il team di Avaaz

P.S.: Questa petizione è stata creata sul nuovo sito delle Petizioni della Comunità di Avaaz, che permette a chiunque, in qualsiasi luogo, di lanciare una petizione su un tema che ritengono importante. Per far partire la tua, clicca qui: http://www.avaaz.org/it/petition/start_a_petition/?bv17479

ULTERIORI INFORMAZIONI

Pakistan: aggiornato a sabato processo contro Rimsha Masih (Agenzia ASCA)
http://www.asca.it/news-Pakistan__aggiornato_a_sabato_processo_contro_Rimsha_Masih-1191012-ATT.html

Leader musulmani: “Rimsha va rilasciata, lo dice la sharia” (Agenzia Fides)
http://www.fides.org/aree/news/newsdet.php?idnews=39727&lan=ita

Pakistan, il presidente interviene per salvare Rimsha dalla pena di morte (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/esteri/12_agosto_20/bimba-down-cristiana-interviene-presidente-pakistan_dcd12610-eac0-11e1-844e-2ddbe2183fb0.shtml

Pakistan: nuovo rinvio per la sentenza su Rimsha, si teme per la sicurezza (Radio Vaticana)
http://it.radiovaticana.va/news/2012/08/30/pakistan:_nuovo_rinvio_per_la_sentenza_su_rimsha,_si_teme_per_la_sicur/it1-616888

Cosa c’è dietro l’arresto della bambina cristiana disabile (Panorama)
http://mondo.panorama.it/Pakistan-cosa-c-e-dietro-l-arresto-della-bambina-cristiana-disabile

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PS/ E’ un po come giocare barando, ma come una prova, ho inserito i TAG: Torino, Juventus e calcio. Vediamo se fusi con il mio nome riescono a far decollare questa pagina a vantaggio della causa perorata in questa pagina. Perdonatemi, ma spero che i tifosi ed il mio omonimo comprendano l’urgenza di questa azione.

Congo RD/ L’ONU denuncia il reclutamento di bambini soldato nel Kivu


Kinshasa (Agenzia Fides) – La Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUSCO) ha denunciato il reclutamento forzato di civili, tra i quali vi sono diversi bambini, da parte dei gruppi di guerriglia (e in particolare l’M23) che operano nel Kivu (est della Repubblica Democratica del Congo).

“Più di 100 casi di reclutamento forzato di civili da parte dell’M23, tra cui 26 bambini, sono stati documentati da aprile 2012” recita un comunicato diffuso il 7 agosto a Kinshasa. “Alcuni rapporti affermano che il numero potrebbe essere molto superiore”. Secondo la MONUSCO dall’inizio del 2012 “più di 150 bambini sarebbero stati reclutati nell’est del Paese, sia dall’M23, sia da altri gruppi armati, come i combattenti Mayi Mayi, le Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDLR) e l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA)”.
L’M23 si è attestato a circa 30 km da Goma, capoluogo del Nord Kivu. Secondo fonti di agenzie a pochi km dalle posizioni ribelli nel villaggio di Kanyaruchinya, la popolazione dell’area che fugge dai combattimenti ha trovato rifugio in una chiesa cattolica e in una scuola.

Sul piano politico-diplomatico, si è aperto in Uganda il vertice della Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), per discutere l’invio di una “forza neutrale” per dare la caccia ai gruppi armati presenti nell’est della RDC e controllare la frontiera con il Rwanda. Quest’ultimo Paese è accusato da più parti di appoggiare l’M23 e di sfruttare illegalmente le risorse naturali congolesi. Secondo il quotidiano congolese “Le Potentiel”, sotto la copertura dell’M23, il Rwanda ha installato una proroga amministrazione a Rutshuru (Nord Kivu).

Nella riunione di Kampala sono emerse inoltre posizioni differenti sulla composizione della “forza neutrale”: il governo di Kinshasa la vorrebbe costituita anche da soldati di Paesi al di fuori della CIRGL mentre il Rwanda la vuole formata solo dai membri della Conferenza. (L.M.) (Agenzia Fides 8/8/2012)

RD CONGO/ La comparsa di un nuovo movimento ribelle accentua l’instabilità nel Kivu


Kinshasa ( Agenzia Fides ) – Nel Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, la situazione è ancora precaria per la presenza di centinaia di militari disertori che sono rimasti fedeli a Bosco Ntaganda, ex Capo di Stato Maggiore del CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), un movimento ribelle che ha formalmente sottoscritto un accordo di pace con Kinshasa ma che in realtà prosegue l’azione di destabilizzare queste parte del Paese.

Secondo un’analisi inviata all’Agenzia Fides da “Rete Pace per il Congo”, un gruppo di militari disertori fedeli al generale Bosco Ntaganda ha costituito un nuovo movimento ribelle, chiamato M23, in riferimento all’accordo di pace firmato il 23 marzo 2009, un accordo che aveva permesso ai ribelli del Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo (CNDP) di integrare le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC). L’ala militare di questo nuovo movimento sarebbe l’Esercito Nazionale Congolese/CNDP (ANC/CNDP). Il suo capo sarebbe il colonnello Sultani Makenga, che ha disertato il 4 maggio.

Secondo i suoi fondatori, l’obiettivo del movimento M23 è quello di rinforzare l’accordo di pace firmato nel 2009 tra il governo congolese e il CNDP. Secondo loro, l’accordo di pace negoziato con il governo il 23 marzo 2009, non è stato ben applicato, quindi, in un comunicato del 6 maggio, sostengono che occorra “rivitalizzarne l’applicazione”.

Alcuni membri della società civile del Nord Kivu ritengono che il nuovo movimento ribelle sia stato creato da Ntaganda e dai suoi collaboratori più stretti, con l’obiettivo di riposizionarsi sulla scena politica, in un momento in cui le istituzioni sorte dalle ultime elezioni stanno prendendo forma.

Secondo il parere di molti osservatori, il generale Bosco Ntaganda, perseguito dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, sta preparando un nuovo scenario che gli potrebbe permettere di tornare con forza alla ribalta politica congolese.

Con la creazione di questo movimento, il generale Bosco Ntaganda vuole probabilmente dimostrare che è ancora una personalità importante con cui il governo congolese deve negoziare e collaborare. Pertanto le autorità congolesi si vedranno costrette a non consegnarlo alla CPI.

I calcoli del numero due dell’ex CNDP sono rafforzati anche dai legami che egli mantiene da diversi anni con molti politici e militari congolesi. Bosco Ntaganda e molti suoi collaboratori sono diventati potenti perché coinvolti anche nello sfruttamento illegale delle ricchezze minerarie dell’Est della RDC. È questo commercio illegale dei minerali che alimenta i diversi gruppi armati e i signori della guerra che dettano legge all’Est. (L.M.) (Agenzia Fides 10/5/2012)

RD Congo/ L’offensiva “invisibile” dell’esercito congolese contro i civili, con la scusa di proteggerli


kony joseph, Leader dell'Esercito del Signore. http://www.sancara.org/2011/12/anime-nere-dellafrica-joseph-kony.html

Kinshasa (Agenzia Fides)- “Non si sa praticamente nulla dell’operazione ‘Pace Perfetta’, avviata da alcune settimane nel sud Kivu ed ora estesa al nord Kivu” riferisce all’Agenzia Fides una fonte della Chiesa locale dall’est da Bukavu, capitale del Sud Kivu. I due Kivu sono province orientali della Repubblica Democratica del Congo, situate al confine con Burundi, Rwanda e Uganda, dove da almeno 20 anni agiscono diversi gruppi armati, alcuni locali, altri di origine straniera. Tra questi vi sono l’FDLR (Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda), i Mai-Mai e l’Esercito di Resistenza del Signore (LRA) di Joseph Kony.

Periodicamente le forze armate congolesi (FARDC) lanciano delle offensive militari allo scopo ufficiale di dare la caccia a questi gruppi, riuniti sotto l’appellativo di “forze negative”. Le FARDC sono appoggiate di volta in volta dai Caschi Blu della Missione ONU nella RDC (Monusco) e dagli eserciti dei Paesi vicini. Nel caso dell’operazione “Pace Perfetta” sembra che le FARDC stiano operando da sole, con l’appoggio logistico delle truppe ONU.

“Non c’è nessun giornalista che segua direttamente queste offensive militari che ormai avvengono periodicamente. In mancanza di notizie indipendenti le autorità congolesi e dell’ONU ci raccontano quello che vogliono” afferma la fonte di Fides. “Non si hanno notizie di scontri tra le forze congolesi e i ribelli, ma è certo che queste operazioni militari svuotano la popolazione dell’area, probabilmente per installare qualcun altro al loro posto”. Secondo quanto riporta una corrispondenza del quotidiano britannico “The Guardian”, l’operazione “Pace Perfetta” ha costretto alla fuga dai loro villaggi circa 100.000 civili. Una cifra che la nostra fonte ritiene credibile.

“L’esercito congolese fa del ‘teatro’ con la complicità della Missione ONU nella RDC (Monusco): con la scusa di reprimere i gruppi ribelli come quello delle FDLR, si sta portando avanti il disegno strategico di svuotare i due Kivu della popolazione per mettere altri al suo posto” conclude la fonte di Fides. (L.M.) (Agenzia Fides 17/3/2012)

Anime nere dell’Africa: Joseph Kony

da Sancara – Blog sull’Africa di  – Joseph Kony è un’anima nera che non ha ancora terminato la sua devastante azione nel continente africano. Nato nel 1962 (secondo altri fonti nel 1961) a Oduk, un villaggio nel nord dell’Uganda, da padre catechista cattolico e madre anglicana, la sua carriera di macellaio (perchè oggi altro non è che questo) inizia nel 1987 quando entro’ in uno dei gruppi “millenaristi” che si formarono nella “terra degliAcholi” (etnia di cui egli fa parte) in Uganda e che seguivano l’Holy Spirit Movement della “profetessa” Alice Auma, una sua cugina, in lotta contro il governo di Yoweri Museveni.

Ma andiamo con ordine, naturalmente con una massiccia semplificazione.

Nel gennaio 1986 Yoweri Museveni (attuale presidente dell’Uganda) e il suo National Resistence Army  entrarono a Kampala defenestrando il presidente Bazlio “Tito” Okello, di etnia Acholi (militare che era subentrato a Milton Obote con un golpe il 27 luglio 1985). In agosto del 1986 nacque l’Holy Spirit Movement, che fino al novembre 1987 si oppose con le armi al governo di Museveni. La nascita del movimento – guidato da Alice Auma – è un misto tra leggenda, misticismo e follia religiosa. continua a leggere sul sito esterno Sancara – Blog sull’Africa

Lord's Resistance Army (LRA) soldiers

In foto:
Lord’s Resistance Army (LRA) soldiers

Usa: arrestato creatore video ‘Kony’, si masturbava in pubblico

(AGI) – San Diego (Ca., Usa), 17 mar. – E’ stato arrestato per essersi masturbato in pubblico Jason Russell, l’autore di ‘Kony 2012’, il video che chiede l’arresto del guerrigliero ugandese, Joseph Kony, e che ha avuto una diffusione ‘virale’ su Internet (oltre 100 milioni di utenti su YouTube da quando e’ stato immesso sulla rete, il 5 marzo). Il giovane cineasta 33enne e’ stato arrestato giovedi’ perche’ ‘pizzicato’ a correre completamente nudo a San Diego, vicino la spiaggia a Pacific Beach. Un filmato su Tmz, lo ritrae mentre batte con i pugni a terra maniacalmente e completamente nudo. Il co-fondatore dell’organizzazione ‘Invisible Children’, “vandalizzava auto e si masturbava, probabilmente sotto l’effetto di qualcosa”, ha detto un portavoce della polizia. Il giovane e’ stato ricoverato in un ospedale per essere sottoposto a test di salute mentale. Il Ceo di Invisible Children, Ben Kessey, ha diffuso un comunicato sulla pagina web della ong, per dire che Russell e’ stato ricoverato perche’ sofferente di “esaurimento, disidratazione e malnutrizione”. “Le ultime due settimane hanno comportato un grosso peso emotivo per tutti noi, e in special modo per Jason, e questo peso si e’ manifestato in uno sfortunato incidente. La passione di Jason e il suo lavoro hanno fatto tanto per aiutare cosi’ tante persone, e siamo devastati nel vederlo affrontare questo problema di salute personale”. Russell e’ stato uno degli autori della fortunatissima campagna a favore dell’arresto di Joseph Kony, l’uomo piu’ ricercato in Uganda e leader dell’Esercito di Resistenza del Signore, accusato di assassini e stupri di massa e anche del sequestro e della riduzione in schiavitu’ di migliaia di bambini trasformati in bambini-soldato e oggetti sessuali. (AGI) .

Sud Sudan/ Instabilità politica e attriti economici non giovano ai bambini sempre in pericolo di vita


Sud Sudan, smobilitazione bambini soldato

Campo di transito vicino la città di Rumbek, capitale della provincia di Lakes nel Sud Sudan. Durante una cerimonia di smobilitazione questi ragazzini, dopo essere stati evacuati dall’UNICEF da una zona di guerra, si lasciano dietro i fucili che hanno utilizzato come bambini soldato.
Il 23 febbraio 2001 nel Sud Sudan, l’UNICEF, con l’aiuto del World Food Programme (WFP) ha liberato più di 2.500 ex bambini soldato da zone di conflitto.

©UNICEF/NYHQ2001-0093/ Mann > http://www.flickr.com/photos/unicefitalia/5430577507/in/photostream/

Sud Sudan pone condizioni al Sudan per la ripresa della produzione di petrolio

Pubblicato in data 29/gen/2012 da  – http://it.euronews.net/ Il Sud Sudan riprenderà la produzione di petrolio soltanto quando sarà raggiunto un accordo globale sul greggio e sulla sicurezza alla frontiera. L’annuncio irrompe nell’aspra disputa con il Sudan – da cui il Sud Sudan si è reso indipendente a luglio – dopo che Khartoum ha annunciato attraverso un rappresentante a margine di un vertice in Ethiopia – la liberazione dei cargo che erano stati bloccati al nord per non avere pagato i dazi di transito imposti al sud.

Aumentano i bambini abbandonati a causa degli scontri nel Sud Sudan

Juba (16/2/2012 Agenzia Fides) – Oltre 2 mila presone sono morte e 250 mila sfollate a causa dei conflitti tra le comunità etniche dei Lou Nuer e dei Murle a Likuangole e in altre zone della regione di Jonglei, nel Sud Sudan. Si tratta prevalentemente di donne e bambini. Inoltre, oltre 170 mila persone hanno visto bruciare le loro case. Per decenni, gli scontri tra le due etnie per la proprietà del bestiame hanno causato un inasprimento della violenza e oggi costituiscono una delle sfide principali per la stabilità di questo nuovo paese. Dallo scorso mese di dicembre gli abusi tra le etnie si sono radicalizzati con furti di bestiame e incendi dei campi e delle case lasciando la popolazione totalmente indifesa. Manca acqua e cibo, ci sono 40° all’ombra e le abitazioni sono completamente bruciate, ovunque si vedono bambini che piangono soli per le strade, si legge in una dichiarazione del direttore del Piano di Emergenza Internazionale attuato sul terreno. Ogni giorno si vedono piccoli orfani, abbandonati o separati dalle rispettive famiglia come pure madri in gravi difficoltà. Quando si realizza uno spostamento di massa di popolazione purtroppo capita spesso che i bambini perdano il contatto con i genitori. A Likuangole, uno dei villaggi più colpiti, dove si registra una temperatura media di 40º, non c’è acqua potabile e l’elettricità è limitata a tre ore al giorno. (AP) (16/2/2012 Agenzia Fides)


Assicurata la protezione ai rifugiati sudanesi nel campo profughi a Pariang

19 Gen 2012 [ INTERSOS ] – Oggi, 18 gennaio, e’ stata una giornata intensa al transit camp di Pariang. La strada che collega Yida al luogo in cui INTERSOS gestisce un campo di accoglienza temporanea per rifugiati in fuga dal Sud Kordofan, e’ stata finalmente resa agibile dall’UNMACC, agenzia delle Nazioni Unite per lo sminamento.

L’UNHCR, l’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati, ha allestito oggi il primo convoglio organizzato per trasferire le circa 20,000 persone bloccate sull’instabile confine tra Sudan e Sud Sudan.

322 giovani ragazzi tra i 16 ed i 25 anni si sono aggiunti ai 523 rifugiati che nelle scorse settimane hanno raggiunto autonomamente Pariang affrontando circa 10 ore di cammino, principalmente donne e bambini piccoli.

INTERSOS continua a sostenere la popolazione in fuga fornendo tende, ad oggi 180, beni di prima necessita’: come coperte e contenitori per l’acqua e identificando le persone bisognose di assistenza medica o psicologica specializzata.

Parte dei beneficiari di Pariang verra’ trasferita sabato alla loro destinazione finale, il campo rifugiati di Nyeel, che INTERSOS sta costruendo per ospitare in via definitiva circa 9,000 persone.

Data la alta presenza di bambini e ragazzi in eta’ scolare (circa il 50 percento della popolazione totale), INTERSOS sta costruendo a Pariang due scuole temporanee (4 classi), dove, con l’aiuto degli insegnanti della comunita’ locale, si riattiveranno nei prossimi giorni i corsi di educazione primaria e secondaria, interrotti dalla guerra.
Nel frattempo gli operatori sociali di INTERSOS intrattengono i bambini con attivita’ ricreative quotidiane.

Si attendono nuovi arrivi organizzati nei prossimi giorni, ora la strada e’ aperta.

Domani sara’ un’altra giornata intensa.
Andrea Paiato, operatore umanitario Unity State-Sud Sudan


“Sui Monti Nuba è in corso una strage dimenticata” denuncia a Fides il Vescovo di El Obeid. Sacerdoti e religiose non abbandonano il campo

Khartoum (Agenzia Fides) – “Sui Monti Nuba la gente sta morendo di fame e per i bombardamenti” denuncia all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Macram Max Gassis, Vescovo di El Obeid, la diocesi che si trova a cavallo tra Sudan e Sud Sudan. Nel suo territorio sono compresi pure i Monti Nuba, appartenenti al Sud Kordofan, Stato del Sudan al centro di scontri tra l’esercito di Khartoum e gli uomini dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese, settore Nord (SPLA/N). Questo movimento è legato all’SPLA, che si è battuto per l’indipendenza del Sud Sudan, ed è ora al potere nel neo Stato (indipendente dal luglio 2011).
Mons. Gassis ricorda che “la popolazione locale si sente parte del Sud Sudan, tanto è vero che usano la moneta sud-sudanese e non quella di Khartoum. I soldati dell’SPLA dei Monti Nuba si sono battuti per l’indipendenza del Sud Sudan: lo Stato di West Equatoria (ora parte del Sud Sudan) è stato liberato da loro. Il sud è quindi in debito con i combattenti dei Monti Nuba”.

Sul piano ecclesiale, Mons. Gassis sottolinea che “nessun sacerdote, religioso e religiosa, oltre al personale medico, ha lasciato il proprio posto. Sono lì a dimostrare che, come afferma Gesù, ‘non c’è amore più grande che dare la propria vita per gli amici’. Non è una cosa facile rimanere lì, sotto i continui bombardamenti e vedere i corpi maciullati dei civili, specie dei bambini” sottolinea il Vescovo.

Tra Sud Sudan e Sudan la tensione sta crescendo, al punto che si teme un conflitto aperto tra i due Stati (vedi Fides 9/2/2011). “Ma il neonato Sud Sudan non vuole la guerra” afferma Mons. Gassis. “Il problema è il Presidente Omar Bashir, che si trova in un angolo e spera di uscirne con una nuova guerra. Dopo aver perso il sud, il Presidente sudanese cerca di mantenere il controllo sulle aree del Sudan che mirano a liberarsi dal potere centrale” spiega il Vescovo. “Le forze di Khartoum – continua Mons. Gassis – sono entrate nel Nilo Azzurro ma sono circondate dai ribelli. Poi ci sono le situazioni critiche dei Monti Nuba, di Abyei e del Darfur, che si aggravano di giorno in giorno. Adesso che il sud ha chiuso il rubinetto del petrolio, il carovita inizia a farsi sentire nel nord Sudan. Gli ufficiali dell’esercito hanno inviato un memorandum al Presidente Bashir, al Ministro della Difesa ed al Capo di Stato Maggiore, nel quale si lamentano le condizioni dei militari”.

“Ci sono quindi una serie di segnali che preoccupano il Presidente, il quale cerca quindi di risolvere i problemi con nuove guerre” afferma il Vescovo di El Obeid. “L’occupazione di Abyei gli è riuscita perché si tratta di un’area pianeggiante. Ma l’occupazione dei Monti Nuba è un’altra cosa. Ci sono montagne con caverne, dove i guerriglieri locali possono nascondersi per attaccare all’improvviso i militari di Khartoum. I guerriglieri dei Monti Nuba sono inoltre disciplinati e ben armati. Questo purtroppo non impedisce che la popolazione civile soffra. Anche la Chiesa ha avuto le sue vittime, come il rappresentante della Caritas diocesana ucciso a Kadugli (capitale del sud Kordofan) 5 mesi fa, un laico che è stato fucilato dalle truppe sudanesi” conclude Mons. Gassis. (L.M.) (Agenzia Fides 10/2/2012)


Venti di guerra tra Sudan e Sud Sudan

Khartoum (Agenzia Fides) – “A Khartoum la popolazione segue sui media la guerra di parole tra il governo del Sudan e quello del sudSudan. Per il momento quindi la situazione è calma, ma non si sa se alle parole poi seguiranno i fatti” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa dalla capitale del Sudan, che per prudenza chiedono l’anonimato.
Il Sud Sudan e il Sudan hanno infatti annunciato di aver schierato le rispettive truppe lungo il confine. La tensione tra i due Stati si è acuita dopo che il Sud Sudan ha deciso di bloccare le sue esportazioni di petrolio attraverso il territorio del Sudan, come ritorsione alla confisca da parte delle autorità di Khartoum di un carico di greggio sud-sudanese, ritenuta una forma di risarcimento di tasse doganali non pagate (vedi Fides 16/1/2012).

Il Sud Sudan inoltre sta cercando vie alternative per esportare il proprio greggio, in modo da evitare il territorio sudanese. Una società texana è stata incaricata di uno studio di fattibilità per un oleodotto che sfoci a Gibuti, mentre rimane sul tavolo il progetto per costruire un’altra pipeline che passi per Lamu in Kenya, al confine con la Somalia. E proprio per proteggere questa futura infrastruttura che l’esercito keniano, secondo alcuni osservatori, ha invaso il sud della Somalia, nella speranza di creare condizioni di stabilità al confine tra i due Paesi. La questione del petrolio sembra quindi essere un elemento comune a queste due importanti aree di crisi africane, al di là di altri fattori, che non vanno comunque sottovalutati. (L.M.) (Agenzia Fides 9/2/2012)


A maggio i primi laureati dell’Università Cattolica del Sud Sudan

Juba (Agenzia Fides) – “L’Università Cattolica del Sud Sudan è al suo quarto anno di vita e conta più di 500 studenti. Il 12 maggio è la data fissata per la laurea dei primi studenti” informa p. Mike Schultheis, SJ. A Juba circa 400 studenti studiano nella Facoltà di Belle Arti e Scienze Sociali; a Wau, 350 miglia a Nord-Ovest, altri 120 studenti sono iscritti alla Facoltà di Scienze Agrarie e Ambientali. Nonostante la tensione e gli scontri, soprattutto nelle aree al confine tra Sudan e Sud Sudan, mentre i governi di Khartoum e Juba si lanciano accuse reciproche di sostenere i ribelli che operano sui rispettivi territori, “il bambino è nato e continua a crescere, anche se i suoi passi spesso sembrano incerti e barcollanti” afferma p. Schultheis, in un comunicato giunto all’Agenzia Fides dalla Curia generalizia dei Gesuiti. (SL) (Agenzia Fides 06/02/2012)


Liberati senza riscatto i due sacerdoti rapiti il 15 gennaio

Khartoum (Agenzia Fides) – Sono liberi i due sacerdoti rapiti in Sudan il 15 gennaio. Lo confermano all’Agenzia Fides fonti della Curia Arcivescovile di Khartoum: “I due sacerdoti sono stati liberati ieri, 30 gennaio, intorno alle 4 del pomeriggio ora locale, ed oggi arriveranno qui a Khartoum, nell’abitazione del Cardinale Gabriel Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum”.
P. Joseph Makwey, quarant’anni, e p. Sylvester Mogga, trentacinque, erano stati rapiti la sera di domenica 15 gennaio dalla parrocchia di Santa Josephine Bakhita, a Rabak, una località 260 chilometri a sud di Khartoum. “Sono in buone condizioni, anche se non abbiamo ancora tutti i dettagli su come siano stati trattati durante le due settimane di prigionia” affermano le fonti di Fides, ribadendo che per la liberazione dei due sacerdoti non è stato pagato alcun riscatto. (L.M.) (Agenzia Fides 31/1/2012)


Tra rapimenti e nuovi massacri cresce la tensione tra Sudan e Sud Sudan

Khartoum (Agenzia Fides) – Cresce la tensione nelle aree al confine tra Sudan e Sud Sudan, mentre i governi di Khartoum e Juba si lanciano accuse reciproche di sostenere i ribelli che operano sui rispettivi territori. “Miliziani provenienti dallo Stato di Unity sono penetrati in quello di Warrap e hanno attaccato le persone che si trovavano in un pascolo, uccidendone piu’ di 40” ha riferito il ministro dell’Interno del Sud Sudan, Alison Manani Magaya. “Questi miliziani sono stati armati dal governo di Khartoum” ha affermato il Ministro.

Secondo quanto riporta il sito di Sudan Catholic Radio, Bol Makueng, Segretario per l’Informazione del Movimento per la Liberazione del Popolo Sudanese (SPLM), il partito al potere in Sud Sudan, ha accusato le autorità di Khartoum di permettere alle milizie sud-sudanesi di reclutare sul suo territorio persone originarie del Sud per attaccare i civili in Sud Sudan, Darfur e Sud Kordofan. Le ultime due aree citata sono Stati appartenenti al Sudan nei quali agiscono movimenti indipendentisti contrari al potere di Khartoum. Il governo sudanese per reprimere questi movimenti, oltre a ricorrere alle forze armate regolari, ha armato una serie di milizie filo-governative.

Secondo l’esponente del SPLM, inoltre, alcune delle reclute vengono addestrate come terroristi suicidi per compiere attentati contro esponenti governativi del sud Sudan.

Khartoum ribatte accusando a sua volte Juba di aiutare le guerriglie attive in Darfur, Nilo Blu e nel Sud Kordofan. In quest’ultimo Stato sono stati rapiti una trentina di operai cinesi dal Movimento Popolare per la Liberazione del Sudan/Nord (SPLM-N).

Sullo sfondo rimane la questione della divisione dei proventi del petrolio, estratto dal Sud Sudan ed esportato attraverso le infrastrutture del Sudan. Khartoum ha chiesto un aumento dei diritti di passaggio del greggio lungo i suoi oleodotti, cosa che Juba respinge. Pechino, che è il maggior acquirente del petrolio locale, sta cercando di mediare tra le parti. (L.M.) (Agenzia Fides 30/1/2012)


RSM