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Dossier "Sud Sudan"

Sud Sudan/ Instabilità politica e attriti economici non giovano ai bambini sempre in pericolo di vita


Sud Sudan, smobilitazione bambini soldato

Campo di transito vicino la città di Rumbek, capitale della provincia di Lakes nel Sud Sudan. Durante una cerimonia di smobilitazione questi ragazzini, dopo essere stati evacuati dall’UNICEF da una zona di guerra, si lasciano dietro i fucili che hanno utilizzato come bambini soldato.
Il 23 febbraio 2001 nel Sud Sudan, l’UNICEF, con l’aiuto del World Food Programme (WFP) ha liberato più di 2.500 ex bambini soldato da zone di conflitto.

©UNICEF/NYHQ2001-0093/ Mann > http://www.flickr.com/photos/unicefitalia/5430577507/in/photostream/

Sud Sudan pone condizioni al Sudan per la ripresa della produzione di petrolio

Pubblicato in data 29/gen/2012 da  – http://it.euronews.net/ Il Sud Sudan riprenderà la produzione di petrolio soltanto quando sarà raggiunto un accordo globale sul greggio e sulla sicurezza alla frontiera. L’annuncio irrompe nell’aspra disputa con il Sudan – da cui il Sud Sudan si è reso indipendente a luglio – dopo che Khartoum ha annunciato attraverso un rappresentante a margine di un vertice in Ethiopia – la liberazione dei cargo che erano stati bloccati al nord per non avere pagato i dazi di transito imposti al sud.

Aumentano i bambini abbandonati a causa degli scontri nel Sud Sudan

Juba (16/2/2012 Agenzia Fides) – Oltre 2 mila presone sono morte e 250 mila sfollate a causa dei conflitti tra le comunità etniche dei Lou Nuer e dei Murle a Likuangole e in altre zone della regione di Jonglei, nel Sud Sudan. Si tratta prevalentemente di donne e bambini. Inoltre, oltre 170 mila persone hanno visto bruciare le loro case. Per decenni, gli scontri tra le due etnie per la proprietà del bestiame hanno causato un inasprimento della violenza e oggi costituiscono una delle sfide principali per la stabilità di questo nuovo paese. Dallo scorso mese di dicembre gli abusi tra le etnie si sono radicalizzati con furti di bestiame e incendi dei campi e delle case lasciando la popolazione totalmente indifesa. Manca acqua e cibo, ci sono 40° all’ombra e le abitazioni sono completamente bruciate, ovunque si vedono bambini che piangono soli per le strade, si legge in una dichiarazione del direttore del Piano di Emergenza Internazionale attuato sul terreno. Ogni giorno si vedono piccoli orfani, abbandonati o separati dalle rispettive famiglia come pure madri in gravi difficoltà. Quando si realizza uno spostamento di massa di popolazione purtroppo capita spesso che i bambini perdano il contatto con i genitori. A Likuangole, uno dei villaggi più colpiti, dove si registra una temperatura media di 40º, non c’è acqua potabile e l’elettricità è limitata a tre ore al giorno. (AP) (16/2/2012 Agenzia Fides)


Assicurata la protezione ai rifugiati sudanesi nel campo profughi a Pariang

19 Gen 2012 [ INTERSOS ] – Oggi, 18 gennaio, e’ stata una giornata intensa al transit camp di Pariang. La strada che collega Yida al luogo in cui INTERSOS gestisce un campo di accoglienza temporanea per rifugiati in fuga dal Sud Kordofan, e’ stata finalmente resa agibile dall’UNMACC, agenzia delle Nazioni Unite per lo sminamento.

L’UNHCR, l’Alto Commissariato delle nazioni Unite per i rifugiati, ha allestito oggi il primo convoglio organizzato per trasferire le circa 20,000 persone bloccate sull’instabile confine tra Sudan e Sud Sudan.

322 giovani ragazzi tra i 16 ed i 25 anni si sono aggiunti ai 523 rifugiati che nelle scorse settimane hanno raggiunto autonomamente Pariang affrontando circa 10 ore di cammino, principalmente donne e bambini piccoli.

INTERSOS continua a sostenere la popolazione in fuga fornendo tende, ad oggi 180, beni di prima necessita’: come coperte e contenitori per l’acqua e identificando le persone bisognose di assistenza medica o psicologica specializzata.

Parte dei beneficiari di Pariang verra’ trasferita sabato alla loro destinazione finale, il campo rifugiati di Nyeel, che INTERSOS sta costruendo per ospitare in via definitiva circa 9,000 persone.

Data la alta presenza di bambini e ragazzi in eta’ scolare (circa il 50 percento della popolazione totale), INTERSOS sta costruendo a Pariang due scuole temporanee (4 classi), dove, con l’aiuto degli insegnanti della comunita’ locale, si riattiveranno nei prossimi giorni i corsi di educazione primaria e secondaria, interrotti dalla guerra.
Nel frattempo gli operatori sociali di INTERSOS intrattengono i bambini con attivita’ ricreative quotidiane.

Si attendono nuovi arrivi organizzati nei prossimi giorni, ora la strada e’ aperta.

Domani sara’ un’altra giornata intensa.
Andrea Paiato, operatore umanitario Unity State-Sud Sudan


“Sui Monti Nuba è in corso una strage dimenticata” denuncia a Fides il Vescovo di El Obeid. Sacerdoti e religiose non abbandonano il campo

Khartoum (Agenzia Fides) – “Sui Monti Nuba la gente sta morendo di fame e per i bombardamenti” denuncia all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Macram Max Gassis, Vescovo di El Obeid, la diocesi che si trova a cavallo tra Sudan e Sud Sudan. Nel suo territorio sono compresi pure i Monti Nuba, appartenenti al Sud Kordofan, Stato del Sudan al centro di scontri tra l’esercito di Khartoum e gli uomini dell’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese, settore Nord (SPLA/N). Questo movimento è legato all’SPLA, che si è battuto per l’indipendenza del Sud Sudan, ed è ora al potere nel neo Stato (indipendente dal luglio 2011).
Mons. Gassis ricorda che “la popolazione locale si sente parte del Sud Sudan, tanto è vero che usano la moneta sud-sudanese e non quella di Khartoum. I soldati dell’SPLA dei Monti Nuba si sono battuti per l’indipendenza del Sud Sudan: lo Stato di West Equatoria (ora parte del Sud Sudan) è stato liberato da loro. Il sud è quindi in debito con i combattenti dei Monti Nuba”.

Sul piano ecclesiale, Mons. Gassis sottolinea che “nessun sacerdote, religioso e religiosa, oltre al personale medico, ha lasciato il proprio posto. Sono lì a dimostrare che, come afferma Gesù, ‘non c’è amore più grande che dare la propria vita per gli amici’. Non è una cosa facile rimanere lì, sotto i continui bombardamenti e vedere i corpi maciullati dei civili, specie dei bambini” sottolinea il Vescovo.

Tra Sud Sudan e Sudan la tensione sta crescendo, al punto che si teme un conflitto aperto tra i due Stati (vedi Fides 9/2/2011). “Ma il neonato Sud Sudan non vuole la guerra” afferma Mons. Gassis. “Il problema è il Presidente Omar Bashir, che si trova in un angolo e spera di uscirne con una nuova guerra. Dopo aver perso il sud, il Presidente sudanese cerca di mantenere il controllo sulle aree del Sudan che mirano a liberarsi dal potere centrale” spiega il Vescovo. “Le forze di Khartoum – continua Mons. Gassis – sono entrate nel Nilo Azzurro ma sono circondate dai ribelli. Poi ci sono le situazioni critiche dei Monti Nuba, di Abyei e del Darfur, che si aggravano di giorno in giorno. Adesso che il sud ha chiuso il rubinetto del petrolio, il carovita inizia a farsi sentire nel nord Sudan. Gli ufficiali dell’esercito hanno inviato un memorandum al Presidente Bashir, al Ministro della Difesa ed al Capo di Stato Maggiore, nel quale si lamentano le condizioni dei militari”.

“Ci sono quindi una serie di segnali che preoccupano il Presidente, il quale cerca quindi di risolvere i problemi con nuove guerre” afferma il Vescovo di El Obeid. “L’occupazione di Abyei gli è riuscita perché si tratta di un’area pianeggiante. Ma l’occupazione dei Monti Nuba è un’altra cosa. Ci sono montagne con caverne, dove i guerriglieri locali possono nascondersi per attaccare all’improvviso i militari di Khartoum. I guerriglieri dei Monti Nuba sono inoltre disciplinati e ben armati. Questo purtroppo non impedisce che la popolazione civile soffra. Anche la Chiesa ha avuto le sue vittime, come il rappresentante della Caritas diocesana ucciso a Kadugli (capitale del sud Kordofan) 5 mesi fa, un laico che è stato fucilato dalle truppe sudanesi” conclude Mons. Gassis. (L.M.) (Agenzia Fides 10/2/2012)


Venti di guerra tra Sudan e Sud Sudan

Khartoum (Agenzia Fides) – “A Khartoum la popolazione segue sui media la guerra di parole tra il governo del Sudan e quello del sudSudan. Per il momento quindi la situazione è calma, ma non si sa se alle parole poi seguiranno i fatti” dicono all’Agenzia Fides fonti della Chiesa dalla capitale del Sudan, che per prudenza chiedono l’anonimato.
Il Sud Sudan e il Sudan hanno infatti annunciato di aver schierato le rispettive truppe lungo il confine. La tensione tra i due Stati si è acuita dopo che il Sud Sudan ha deciso di bloccare le sue esportazioni di petrolio attraverso il territorio del Sudan, come ritorsione alla confisca da parte delle autorità di Khartoum di un carico di greggio sud-sudanese, ritenuta una forma di risarcimento di tasse doganali non pagate (vedi Fides 16/1/2012).

Il Sud Sudan inoltre sta cercando vie alternative per esportare il proprio greggio, in modo da evitare il territorio sudanese. Una società texana è stata incaricata di uno studio di fattibilità per un oleodotto che sfoci a Gibuti, mentre rimane sul tavolo il progetto per costruire un’altra pipeline che passi per Lamu in Kenya, al confine con la Somalia. E proprio per proteggere questa futura infrastruttura che l’esercito keniano, secondo alcuni osservatori, ha invaso il sud della Somalia, nella speranza di creare condizioni di stabilità al confine tra i due Paesi. La questione del petrolio sembra quindi essere un elemento comune a queste due importanti aree di crisi africane, al di là di altri fattori, che non vanno comunque sottovalutati. (L.M.) (Agenzia Fides 9/2/2012)


A maggio i primi laureati dell’Università Cattolica del Sud Sudan

Juba (Agenzia Fides) – “L’Università Cattolica del Sud Sudan è al suo quarto anno di vita e conta più di 500 studenti. Il 12 maggio è la data fissata per la laurea dei primi studenti” informa p. Mike Schultheis, SJ. A Juba circa 400 studenti studiano nella Facoltà di Belle Arti e Scienze Sociali; a Wau, 350 miglia a Nord-Ovest, altri 120 studenti sono iscritti alla Facoltà di Scienze Agrarie e Ambientali. Nonostante la tensione e gli scontri, soprattutto nelle aree al confine tra Sudan e Sud Sudan, mentre i governi di Khartoum e Juba si lanciano accuse reciproche di sostenere i ribelli che operano sui rispettivi territori, “il bambino è nato e continua a crescere, anche se i suoi passi spesso sembrano incerti e barcollanti” afferma p. Schultheis, in un comunicato giunto all’Agenzia Fides dalla Curia generalizia dei Gesuiti. (SL) (Agenzia Fides 06/02/2012)


Liberati senza riscatto i due sacerdoti rapiti il 15 gennaio

Khartoum (Agenzia Fides) – Sono liberi i due sacerdoti rapiti in Sudan il 15 gennaio. Lo confermano all’Agenzia Fides fonti della Curia Arcivescovile di Khartoum: “I due sacerdoti sono stati liberati ieri, 30 gennaio, intorno alle 4 del pomeriggio ora locale, ed oggi arriveranno qui a Khartoum, nell’abitazione del Cardinale Gabriel Zubeir Wako, Arcivescovo di Khartoum”.
P. Joseph Makwey, quarant’anni, e p. Sylvester Mogga, trentacinque, erano stati rapiti la sera di domenica 15 gennaio dalla parrocchia di Santa Josephine Bakhita, a Rabak, una località 260 chilometri a sud di Khartoum. “Sono in buone condizioni, anche se non abbiamo ancora tutti i dettagli su come siano stati trattati durante le due settimane di prigionia” affermano le fonti di Fides, ribadendo che per la liberazione dei due sacerdoti non è stato pagato alcun riscatto. (L.M.) (Agenzia Fides 31/1/2012)


Tra rapimenti e nuovi massacri cresce la tensione tra Sudan e Sud Sudan

Khartoum (Agenzia Fides) – Cresce la tensione nelle aree al confine tra Sudan e Sud Sudan, mentre i governi di Khartoum e Juba si lanciano accuse reciproche di sostenere i ribelli che operano sui rispettivi territori. “Miliziani provenienti dallo Stato di Unity sono penetrati in quello di Warrap e hanno attaccato le persone che si trovavano in un pascolo, uccidendone piu’ di 40” ha riferito il ministro dell’Interno del Sud Sudan, Alison Manani Magaya. “Questi miliziani sono stati armati dal governo di Khartoum” ha affermato il Ministro.

Secondo quanto riporta il sito di Sudan Catholic Radio, Bol Makueng, Segretario per l’Informazione del Movimento per la Liberazione del Popolo Sudanese (SPLM), il partito al potere in Sud Sudan, ha accusato le autorità di Khartoum di permettere alle milizie sud-sudanesi di reclutare sul suo territorio persone originarie del Sud per attaccare i civili in Sud Sudan, Darfur e Sud Kordofan. Le ultime due aree citata sono Stati appartenenti al Sudan nei quali agiscono movimenti indipendentisti contrari al potere di Khartoum. Il governo sudanese per reprimere questi movimenti, oltre a ricorrere alle forze armate regolari, ha armato una serie di milizie filo-governative.

Secondo l’esponente del SPLM, inoltre, alcune delle reclute vengono addestrate come terroristi suicidi per compiere attentati contro esponenti governativi del sud Sudan.

Khartoum ribatte accusando a sua volte Juba di aiutare le guerriglie attive in Darfur, Nilo Blu e nel Sud Kordofan. In quest’ultimo Stato sono stati rapiti una trentina di operai cinesi dal Movimento Popolare per la Liberazione del Sudan/Nord (SPLM-N).

Sullo sfondo rimane la questione della divisione dei proventi del petrolio, estratto dal Sud Sudan ed esportato attraverso le infrastrutture del Sudan. Khartoum ha chiesto un aumento dei diritti di passaggio del greggio lungo i suoi oleodotti, cosa che Juba respinge. Pechino, che è il maggior acquirente del petrolio locale, sta cercando di mediare tra le parti. (L.M.) (Agenzia Fides 30/1/2012)


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