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Roma/ COI COFS. La visita del Capo di Stato Maggiore Difesa


Roma, 4 ottobre 2013 – Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, ha visitato oggi (ndr: il 4 Ottobre ), presso l’ Aeroporto Militare “Mario Gordesco” di Furbara  (Roma), sede del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare, il Comando Interforze del COFS ivi rischierato per l’ Esercitazione “Brilliant Sword – Notte Scura 13”.

L’esercitazione, che è iniziata il 29 settembre e continuerà sino al 12 ottobre, si inquadra nel processo di validazione e certificazione del COFS (Comando Operativo Forze Speciali) quale Comando di Componente delle Forze Speciali nel pacchetto NATO-NRF 2014, cioè nella forza di risposta rapida dell’Alleanza Atlantica per l’anno 2014.

Vi prendono parte, oltre a personale del comparto Forze Speciali nazionale e dei Reparti a supporto, militari delle “Special Forces” di Bulgaria, Slovenia e Turchia e rappresentanti del Allied Joint Force Command Headquarter” di Brunssum (NL) e del Nato Special Operation Headquarter (NSHQ) di Shape.

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha espresso il suo vivo compiacimento per l’attività svolta dal Comando Operativo Forze Speciali, evidenziando “la caratteristica interforze di un comparto che rappresenta una nicchia di eccellenza dello Strumento Militare”.

 

Kosovo/ In GdM. Ciak, si crea. Il Kosovo ricomincia dai film “Viaggio nel piccolo paese balcanico”


 

di Vincenzo Legrottaglie

Pubblicato su “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il 28/08/12, pp.26-27, in “Cultura e Spettacoli”

OLTRE IL CINEMA “DI GUERRA” UNA NUOVA VITALITA’ ARTISTICA A PRISTINA E IN ALTRE CITTA’
CON FESTIVAL, RASSEGNE E GIOVANI REGISTI

Sullo schermo non sono più i tempi di “La quinta offensiva” con Richard Burton e Irene Papas, né di “Radio West” con Pietro Taricone e Kasia Smutniak Il mito di Bekim Fehmiu (Ulisse), attore kosovaro-albanese suicidatosi nel 2010

Il Kosovo nelle rappresentazioni cinematografiche è legato alle vicende tristi inerenti la dissoluzione della ex Jugoslavia. Tanto accade in “Hunted” come in “Radio West”. Il primo di produzione statunitense e con la regia di William Friedkin racconta la storia di un reduce (Benicio del Toro) delle forze speciali americane che mal si adatta al rientro in patria dopo la guerra del Kosovo. Il secondo di produzione italiana, opera prima di Alessandro Valori, narra l’impatto tragico con la situazione post bellica kosovara di un giovane (Pietro Taricone) originario di Bovino, in provincia di Foggia, impegnato in una missione di pace (nel cast anche Kasia Smutniak). “Guerreros” di Daniel Calparsoro è una produzione ispano-kosovara sempre sul conflitto inter etnico visto con gli occhi di un giovane soldato spagnolo; è molto crudo per il realismo delle sue scene. È la prima pellicola con cui i neonati studi cinematografici di Pristina hanno riaperto i battenti.

Eppure la Jugoslavia ebbe una produzione cinematografica di tutto rispetto. Gli appassionati ricorderanno “La quinta offensiva” di Stipe Delic realizzato nel 1973, senza limiti di spesa. La trama è incentrata  sull’ultima offensiva che nel 1943 le truppe tedesche, italiane e bulgare sferrarono contro l’armata di liberazione jugoslava. Il cast era d’eccezione: Richard Burton nella parte del maresciallo Tito, Irene Papas nei panni della madre di un partigiano, Orson Wells impersonava Winston Churchill. Tante le stelle del cinema dell’ex Jugoslavia impegnate nella rappresentazione di un sogno di unità che si infrangerà nei
decenni successivi con il rinascere del nazionalismo nei Balcani. A Pristina, durante il comunismo, esisteva un centro di produzione cinematografica; oggi è la sede di una grande organizzazione internazionale.

Gli studi di Pristina hanno anche ospitato Bekim Fehmiu, il più grande attore che la ex Jugoslavia abbia mai avuto. Fehmiu nasce a Sarajevo nel 1936 da una famiglia kosovaro-albanese. Ha iniziato con il teatro, girato oltre quaranta film e recitato in diverse lingue. In Italia raggiunge la notorietà già nel 1968 impersonando Ulisse nello sceneggiato televisivo di Franco Rossi tratto dall’Odissea di Omero. Il successo internazionale arriva nel 1973 con la pellicola “Ho incontrato anche zingari felici” di Aleksandar Petrović.   Fehmiu interpreta il ruolo di un partigiano in “Disperatamente Giulia” per la regia di Enrico Maria Salerno nel 1989 ispirato all’omonimo romanzo di Sveva Casati Modigliani. L’attore kosovaro-albanese costituisce un caso più unico che raro tra gli artisti provenienti da un paese del socialismo reale: egli poté recitare, girare il mondo, entrare nella cronaca rosa del tempo per le sue avventure sentimentali. Ebbe anche un brevissimo passaggio hollywoodiano. L’attore nel 1987 decise di ritirarsi dal teatro e dal cinema jugoslavo poiché non condivideva il crescente clima di discriminazione nei confronti della minoranza albanese. Inizia così un lento declino che lo condurrà al suicidio il 15 giugno 2010 nella sua casa di Belgrado. Ha lasciato un’autobiografia: “E shkëlqyeshme dhe e tmerrshme” (il grande e il tragico). Ha chiesto che le sue ceneri venissero sparse nel fiume Bistrica che bagna Prizren in Kosovo, una delle città in cui era cresciuto da giovane. Il Bistrica, affluente del Drin Bianco, dopo aver attraversato l’Albania si getta nell’Adriatico quindi nel Mediterraneo. Lo stesso mare del mito di Ulisse. Il suo volto campeggia su un palazzo governativo a Pristina in boulevard Nënë Tereza insieme a quello di altri grandi del Kosovo. All’artista è stata dedicata una mostra dal titolo: “Bekim Fehmiu, ricchezza perduta nel silenzio” svoltasi a Pejë/Peć a gennaio di
quest’anno.

Gli organizzatori italiani del Comitato Servizi di Cooperazione con i Balcani hanno messo insieme per l’occasione intellettuali albanesi, bosniaci e serbi. Impresa tuttora non facile in Kosovo.

Il futuro del cinema  kosovaro è incerto per ciò che riguarda i finanziamenti; felice, invece, per la vivacità dei talenti ed il fervore delle idee. I cine festival sono il luogo in cui la voglia di cinema del pubblico kosovaro trova soddisfazione. A luglio a Prizren si svolge da undici anni il Dokufest, vetrina internazionale di documentari e di cortometraggi. Si segnalano le collaborazioni con Messico, Palestina ed Iran. A Pejë nel 2011, lo Shqi Film Festival ha ospitato alcuni corti girati da registi italiani. Gli organizzatori danesi e kosovari della kermesse di Pejë credono che i film brevi rappresentino uno strumento potente di comunicazione per l’intercultura.

Ai vincitori del Pristina International Film Festival viene assegnato, a settembre da quattro anni, il premio-simbolo della città la “Dea dorata”, di fatto l’Oscar del Kosovo. Ovunque, nei Balcani, si svolgono iniziative di questo genere.

Con la proiezione del film “Gipsy spirit” del regista austriaco Klaus Hundsbichler al cinema belgradese Art Museum si è aperta a giugno la prima manifestazione del film europeo denominata “East West”. Sempre in Serbia si è tenuto il festival  del nuovo cinema cinese che ha mostrato la fioritura della Cina nel nuovo contesto economico. A Bitola in Macedonia si svolge la rassegna dedicata ai fratelli Milton e Ianachia Manaki, i fratelli Lumière dei Balcani. Quest’anno è stato premiato il direttore di fotografia italiano Luciano Tovoli.

Nell’attesa di qualche mecenate a Pristina, nel caffè Dit’ e Nat’ (giorno e notte), si danno appuntamento pittori e scultori, giornalisti e registi che si confrontano con i giovani e la clientela internazionale bevendo rakija e gustando il cibo tradizionale albanese servito in chiave moderna. Le idee sono fervide, la tradizione cinematografica importante e le opere non tarderanno a venire.

Vincenzo Legrottaglie

Pirateria/ Marò. Altri 14 giorni di carcerazione giudiziaria


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Disposti altri 14 giorni di carcerazione per i due militari

Araldica del Reparto dei due Marò, San Marco, Forze Speciali da Sbarco

(Ansa) NEW DELHI – La soluzione della vicenda in cui sono implicati due marò italiani spetta al tribunale: lo ha dichiarato a Trivandrum, in Kerala, il ministro degli Esteri indiano S.M. Krishna. Questo mentre il magistrato che istruisce il processo in Kerala contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha disposto oggi altri 14 giorni di custodia giudiziaria.

Il ministro degli Esteri, riferisce Ndtv, ha precisato la questione dopo un incontro di 30 minuti con il ‘chief minister’ del Kerala, Oommen Chandy. Al termine dell’incontro, Krishna ha elogiato il modo con cui il governo del Kerala ha risposto alle preoccupazioni delle famiglie dei due pescatori uccisi, ed ha lodato anche “la giusta decisione” di arrestare i due marò implicati. Successivamente il ministro ha però sottolineato che in ogni caso “é la corte che dovrà decidere in quale modo questa impasse può essere risolta”.

Il magistrato indiano ha autorizzato la polizia ad interrogare i due militari davanti alle autorità competenti su quanto accadde sulla Enrica Lexie il giorno in cui furono uccisi due pescatori indiani.

Il ‘chief minister’ dello Stato indiano del Kerala, Oommen Chandy, ha escluso ieri che i due maro’ possano essere trasferiti in Italia per essere processati. Lo scrive l’agenzia di stampa statale indiana Pti. Chandy ha in particolare dichiarato che ”la nostra posizione e’ molto chiara, molto aperta. (…) I due militari italiani hanno commesso un reato che cade sotto gli effetti della legge indiana (…) e devono quindi affrontare questo processo. Questa e’ la nostra posizione”.

Le dichiarazioni del ‘chief minister’ avvengono due giorni dopo la visita del ministro della Difesa italiano Giampaolo di Paola e mentre il sottosegretario agli Esteri italiano, Staffan de Mistura, sta giungendo a New Delhi per tentare ancora una volta di sbloccare la vicenda che coinvolge Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. ”La giustizia indiana – ha sottolineato Chandy – e’ molto equa, molto aperta e molto indipendente” e gli imputati possono far valere le loro ragioni. Il capo del governo del Kerala ha infine detto che l’Italia e’ un paese amico e che le relazioni diplomatiche debbono continuare a svilupparsi in un clima positivo.

Pirateria/ La vicenda dei Marò in India. Il commento di una nostra lettrice


di Antonio Conte – La questione dei Marò, i nostri fucilieri italiani delle militari appartenenti alle Forze speciali da Sbarco San Marco si dice sia indecorosa e mal gestita e questo appare chiaro fin da subito. Le autorità inquirenti italiane dovrebbe anche considerare le fasi critiche iniziali di questa a dir poco imbarazzante vicenda. Ai lettori appare ‘indigesto’ e non convince neanche il silenzio della Farnesina, e l’invito a mettere sottotono la questione.

Molta parte dei cittadini avverte che questi uomini altamente specializzati appartenenti ad una delle Forze Armate Speciali delle quali siamo più orgogliosi, non possano aver commesso un errore così banale, specie in una delle prime operazioni di contrasto al fenomeno della Pirateria nelle acque somale e dell’Oceano Indiano e presso le coste del Pakistan e India, ecc.

Si parla di errore per almeno quattro motivi, uno perché evidentemente non si può pensare che l’atto omicida, (che ha coinvolto i due pescatori ma da responsabili ancora sconosciuti), sia stato intenzionale (nell’assurda ipotesi che siano stati i marò italiani. Ma non sono stati loro), è fuori da ogni logica, comportamento, norma di legge e costituzionale, di Credo e tradizione nella cultura italiana che non prevede in alcun caso di sopprimere vite (che non sia l’aborto, sic!), ancor più se fatti da rappresentati istituzionali quali sono i nostri Marinai. Il secondo motivo per cui si parla di errore è che la nave in questione, la Enrica Lexie, non c’entra nulla con la barca dei pescatori, la nota della Marina Italiana parla infatti di una imbarcazione con cinque persone armate e non certo di due pescatori. Terzo motivo di errore è che i due marò non hanno sparato contro l’imbarcazione ma solo in acque lontane e poi vicine alla stessa senza colpirla. Infine il quarto motivo per cui si parla di errore è la mancanza di azioni intraprese da parte delle autorità indiane, e forse l’impossibilità oggettiva, di poter avviare l’inchiesta per accertare le responsabilità delle altre due navi ‘gemelle’ che quel giorno navigavano nelle aree sensibili. Altre motivazione che spingono a classificare il comportamento delle autorità indiane come non obiettive e di parte sono le opportunità politiche elettorali, e quelle economiche istituzionali.

Dal canto nostro, la perfetta buona fede degli equipaggi civili e militari si dimostra dal comportamento avuto nelle ore successive e dalla collaborazione prestata alle autorità indiane, a questo punto si direbbe ingenuamente prestata. Se infatti l’atto così scellerato fosse stato davvero compiuto, la nave con tutti gli equipaggi avrebbero scelto un comportamento opposto, di fuga e difensivo per esempio e non certo di collaborazione: comportamento ravvisabile nella condotta del comandante della nave, l’equipaggio ed i militari. Invece è tutto da dimostrare la buona fede delle autorità indiane nel mettere in piedi un gioco così macchinoso e malizioso a dispetto delle regole e del diritto internazionale.

Il movimento dei dissidenti – della linea politica e diplomatica adottata ma che si dicono a favore della Marina Miliare, e tuttavia molto rispettoso delle istituzioni; qui a Bari si sono mobilitate tutte le Associazioni d’Arma pugliesi in servizio attivo e non, ed ancora ieri una delegazione dell’Associazione Marinai di Bari aveva organizzato ancora (dopo il 16 marzo 2012) per il 31 marzo una manifestazione a favore dei Marinai del San Marco, che si ricorda sono ancora detenuti in India, (fermo prorogato ancora per 14 giorni) per un corteo che si sarebbe mosso verso la Prefettura per consegnare un documento al Prefetto – è fatto da uomini d’arme, loro familiari, ma anche da moltissimi cittadini a giudicare dei commenti e dalla mobilitazione che monta nei vari social network, tra tutti Facebook e Twitter.

A dimostrazione di ciò pubblichiamo un commento ad un post di ieri in cui erano inserite due foto scattate sul lago di Como in solidarietà ai Marò, della stessa lettrice Marianna Costa Weldon.

Antonio Conte

Pirateria/ Marò imprigionati in india. Ma quali attivisti?!

di Mariana C.W. – Eh si! È una vera, grande vergogna, come illustrano le parole su una delle due locandine: “Alcuni Uomini, molte volte, nel loro dovere, dimostrano più dignità dei rappresentanti politici dello stato al quale appartengono, dando così onore e dignità al popolo intero!”

Ed abbiamo veramente tanto bisogno di aver riconosciuti il nostro onore e la nostra dignità, elementi integranti e identificabili nel popolo italiano, quello minuto, di noi piccoli mortali, ligi al dovere e ai dettami di giustizia, amore e libertà.

Se la situazione fosse rovesciata, ossia se i militari fossero dell’altro stato, certamente non ci si sarebbe comportati così. I nostri politicuzzi da strapazzo si sarebbero inchinati, avrebbero fatto i salti mortali, girato e rigirato le cose, e non avrebbero agitato ‘le acque’, anzi…

Quello che appare più ripugnante è il comportamento ‘illegale’, contro il diritto internazionale, da parte di gente che delle vite umane non ha alcun rispetto – particolarmente a casa loro, né altrove peraltro, che sicuramente, a certi livelli, si aiuta e nasconde la pirateria, e che si permette pure di considerare l’Italia un paese di Pulcinella [e non dico per ‘sentito dire‘ L ma con cognizione di causa!]…

Questo sconcio episodio  dimostra, ancora una volta, la fragilità dell’individuo (qui i due Marò) davanti alle istituzioni gestite da incapaci, pusillanimi e da gente che pensa solo alle proprie tasche e non al paese tutto — quelle per cui l’individuo/il cittadino opera e presta servizio in buona fede — magari anche errando, visto che errare è umano — e che lo abbandonano, almeno così appare al cittadino per bene che osserva lo svolgersi o l’impantanarsi della situazione.

Se i due Marò fossero stati “attivisti” [dei mie stivali — scusate ma ne ho abbastanza dell’ignoranza di coloro che chiamano o si autodefiniscono‘attivisti’per la maggiore gente senza conoscenza, coerenza, onestà e progetti di cambiamento e miglioramento sociale] allora la stampa tutta, soprattutto le “grandi testate” hihihi, avrebbe fatto una gran cagnara e campagne senza fine… invece… trattandosi di servitori dello stato, ossia dei cittadini tutti e non di qualche partitucolo di dx o sx… eh be’, allora si tira a campà!

Appena i carcerieri chiederanno ‘un riscatto’ ben salato, e i politicuzzi accetteranno di pagarlo… trovando i fondi chissaddove L… forse le acque si smuoveranno a favore di due Uomini che hanno agito secondo la legge a quanto ci consta,*** visto che ciò che segue il primo resoconto finora non è mai uscito da una storiella confusa e confusionaria com’è tipico della stampa nostrana e non… In ogni caso, da cittadino benpensante, ho più fiducia nei Marò e nella Marina che in qualsiasi altra pedina di questa torbida faccenda [perché inquinata da troppi interessi e maneggi politici in cui la legalità e la legge non entrano e non escono!].

Sto ancora ridendo da matti ad un’intervista fatta al capitano del peschereccio (sic) … che stranamente si aggirava intorno al mercantile in un mare tanto vasto [e nessuno se l’è mai chiesto?] … dal settimanale OGGI trovato per caso e di cui lessi solo l’intervista, per capire che frulla per la testa di chi crea opinione. Le cose da pubblicare sarebbero ben altre… ma, al solito, l’ignoranza fa da padrona: ignoranza delle situazioni, delle culture, delle realtà, della verità, della legge!

Con la Marina, e con tutti sostenitori della legalità e del valore delle Forze Armate Italiane, sostengo e prego per i Marò.

Mariana C. W.

*** “I due fucilieri del Reggimento San Marco, uomini addestrati a pensare prima di agire,  sono intervenuti esclusivamente secondo le procedure e nell’ambito delle misure che riguardano la lotta alla pirateria. Hanno sparato colpi di avvertimento in aria e in acqua (warning shots) per salvaguardare il “proprio” territorio, rispondendo in pieno alle norme esistenti. Vale a dire, proteggere la sicurezza dei traffici marittimi da un’attività criminosa che mette a repentaglio le libertà economiche e personali dell’alto mare.

L’azione degli uomini della Marina Militare, imbarcati sulla Enrica Lexie come Nucleo Militare di protezione, è avvenuta in acque internazionali nel rispetto delle risoluzioni Onu e della legge n.130 del 2 agosto 2011; e si è sviluppata contro un’imbarcazione da definirsi «nave sospetta di pirateria».

I fucilieri del Reggimento San Marco sono intervenuti mercoledì scorso, alle 12.30 italiane, mentre la Enrica Lexie navigava al largo della costa Sudoccidentale della penisola Indiana e dopo aver avvistato un’imbarcazione con cinque persone armate in fase di avvicinamento. Nonostante le segnalazioni ottiche e la procedura di identificazione effettuata dai fucilieri, l’imbarcazione ha proseguito la sua rotta. A quel punto, gli uomini della Marina Militare hanno esploso tre serie di colpi in mare (20 in tutto) a scopo dissuasivo e senza mai colpire lo scafo della “nave sospetta di pirateria”. Dopo l’ultima serie, l’imbarcazione  si è allontanata dalla nave italiana.”

Cito da: “Dossier “Pirateria”  Pirati/ I Fucilieri del Reggimento San Marco non hanno sparato sul peschereccio  Posted by Antonio Conte ⋅ 21 febbraio 2012