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Bari/ Unuci. Pienone in via villari a Bari per la performance del M. R. Masttroserio e del soprano Rossella Ressa


CURCUMA & PIPERINA , per la  tua linea!


Il Gen. Mansi con il Maestro Rosario Mastroserio e del soprano Rossella Ressa
Il Gen. Mansi con il Maestro Rosario Mastroserio e del soprano Rossella Ressa

[ L’Album delle foto della serata su UNUCI Puglia e Basilicata ]  Bari – Secondo appuntamento culturale di UNUCI Puglia e Basilicata, questa volta si tratta di un concerto al pianoforte. Si è tenuto Martedì 31 gennaio, alle ore 18.30 a Bari, presso il nel salone del Circolo Unificato di Presidio di Via Villari, del CME “Puglia”.

I numerosi soci presenti – ha detto il Gen. Amato Mansi Presidente delegazione UNUCIhanno potuto assistere ad uno dei più esaltanti concerti del pianista e docente M°  Rosario Mastroserio, accompagnato dal soprano Rossella Ressa, entrambi artisti di fama nazionale, peraltro noti a noi soci Unuci per essersi esibiti in precedenti occasioni, e aggiungerei in maniera brillante”.

La performance musicale è stata preceduta dalla premiazione di alcuni soci per le gare svolte nel corso delle attività sportive militari dei mesi scorsi.

Antonio Conte

Ambiente/ A Ferrandina si muore d’amianto


Il Comune di Ferrandina è di fatto, gravemente afflitto dal problema del fibrocemento.  Nunzia dopo aver perso il marito, sembrava essere abituata a convivere con la malattia innaturale. Ma poi scopre su di se un cancro al seno. Di Antonio Conte e pubblicato su Ambiente & Ambienti

In tema di inquinamento da Amianto non si può tacere quanto sta accadendo in Basilicata, e precisamente nel comune di Ferrandina. Cose già molte volte denunciate da vari blog, e ben articolate anche da importanti testate periodiche nazionali come l’Espresso che descrive ampiamente il gravissimo problema a cui bisogna che segua quanto prima un intervento davvero risolutivo delle autorità competenti.

Il Comune di Ferrandina è, di fatto, gravemente afflitto dal problema del fibrocemento per via della presenza sul territorio della Materit, azienda del gruppo Fibronit, attiva tra il 1973 e il 1989. La città ora sta morendo a ritmi più veloci di quelli naturali, a causa delle malattie indotte dall’amianto in fibre. I primi sono gli impiegati della stessa, 10 sono già morti, ma altri 16 sono gravemente ammalati di cancro. Ogni famiglia di Ferrandina e dei dintorni ha poi – si dice in paese – almeno un parente che combatte la malattia. All’ospedale di Matera i medici hanno notato un aumento di malattia specifica dovuto a inalazione delle fibre di amianto presente nell’eternit. Alcuni lavoratori della Materit hanno dichiarato che nel periodo della propria attività l’azienda non rispettava norme di sicurezza e che “le fibre micidiali durante la lavorazione scendevano e poi risalivano e mai si posavano e galleggiava in aria come neve senza peso, quasi in attesa di essere respirata”. Un racconto davvero raccapricciante, specie ora che siamo abituati a vedere operai specializzati nell’approccio a depositi di eternit, vestiti come astronauti, con tute speciali, ermeticamente chiuse e con respiratori simili a quelli dei sub e bombole di ossigeno. 

Due immagini che da sole dovrebbero far scattare misure di sicurezza. Eppure centinaia di sacchi di eternit frantumato, di fibre in sacchi dal peso di circa 100 kg giacciono incustoditi nella struttura ormai abbandonata e lungo le strade. Anzi, lungo l’unica strada più veloce, la BradanicaI sacchi di 100 kg sono circa 600. Né i cartelli sembrano avere più la loro funzione, hanno perso di efficacia. I cittadini del posto non possono lasciare la loro terra, né gli animali vanno a pascolare altrove. È un dramma che si consuma sotto gli occhi di tutti ma nessuno fa niente per contribuire concretamente alla soluzione. 

Intanto si scoprono nuovi casi. Nunzia, dopo aver perso il marito, sembrava essere abituata a convivere con la malattia innaturale. Ma poi scopre su di se un cancro al seno. Scopre che alla malattia non ci si abitua mai. Decide allora di asportare la parte, compie maggiori accertamenti. Ma il cancro è presente nella sua via più di quanto essa crede. Il cancro è ora la sua vita stessa e si rivela come una presenza scomoda e frettolosa.Nunzia scopre, infatti, dopo la risonanza magnetica che il male fa parte di lei, è ovunque. Cadono dunque tutte le speranze che essa riponeva nella operazione al seno.

Sembra che Ferrandina sia un paese abitato da una specie in via di estinzione, tutto ciò sta accadendo davvero, e sembra che il Governo stia aspettando ‘il momento‘, come in un assedio al nemico. Forse per avere meno ostacoli all’insediamento di altre industrie legate al trattamento o stoccaggio di rifiuti di ogni genere? Le associazioni ambientaliste, come OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), denunciano continuamente situazioni simili, più piccole e più diffuse ma a Ferrandina le cose sfiorano davvero il limite e, anzi, lo hanno già da tempo superato.

Secondo l’intervista pubblicata da L’Espresso, e disponibile anche sul web, ad alcuni ex dipendenti, la questione è ben oltre il limite, infatti. Le autorità – dichiara L’Espresso – sanno da tempo, e tuttavia nulla si muove, la maggioranza della società locale dal canto suo, sembra che ormai abbia gettato la spugna. Ma alcuni volontari che hanno a cuore la salute della propria gente e dell’ambiente in cui vive, non ci stanno. Tuttavia neanche dopo la diffusione di un agghiacciante video prodotto da OLA, dall’Associazione Ambiente e Legalità ed ancora da Pensiero Attivo, quest’ultima è un’associazione di giovani di Ferrandina che sperano in un futuro “normale”, è accaduto qualcosa che potesse in qualche modo aiutare a risolvere la situazione. Le tre associazioni insieme hanno prodotto un servizio inchiesta che mostra i depositi di amianto in sacchi lasciati incustoditi nonché il percolato inquinante della discarica di Casaleni. “Nemmeno far vedere il video in piazza è servito a smuovere le coscienze, – dice Spartaco – la conseguenza più devastante di essere diventati la pattumiera d’Italia è che tutti si sentono legittimati a fare quello che vogliono”. Che amara ironia se si pensa che proprio qui fu girato il famoso film del 1978 di Francesco Rosi.

Ora suonerebbe meglio con il nome: “Cristo si è fermato a Ferrandina”.

Antonio Conte

Basilicata, una discarica di amianto adiacente la via Bradanica

Basilicata Coast to Coast. Post Scriptum


Proprio come in uno scritto, ecco questo video postumo del film, in cui Rocco Papaleo continua a sorprenderci, a meravigliarci, con la sua saga picaresca sulla Basilicata a colori, ma il gioco gli viene facile perchè lo fa in un’arena del tutto particolare: l’Incompiuta di Venosa.

Nel video postumo del noto film Basilicata coast to coast girato tra le due spiagge lucane si vedono ora anche scenari lucani diversi del nord lucano: il Vulture ma anche Matera e Venosa. Il materiale si trova incluso nel DVD/BLU-RAY in vendita da ieri. Lo trovare su http://www.eagledvdshop.it

Ora, dunque, il lavoro che porta nel titolo il nome così impegnativo, Basilicata, si può dire completo. Fugando qualche dubbio sull’esistenza di moti secessionisti, insorti in seguito al grandissimo successo del film.

Ma, per onor della cronaca, pensiamo anche che, per una volta tanto, che uno di noi fa un’opera del genere, doveva sorbirsi pure una tirata di orecchie dai cittadini del nord lucano, come si vede allusivamente, nel promo lincato e girato dallo stesso autore e regista? Che abbia ricevuto qualche bacchettata dai venosini esclusi e quindi indignati per tale affronto?  Il trailer è qui: http://www.youtube.com/watch?v=4b81_hOPOfs&feature=related e qui trovi un video appena dopo la conferenza: http://www.youtube.com/watch?v=irWI9kSpqZI

“Non credo proprio – ha precisato Rocco Papaleo in qualità di  regista che proprio ieri sera 31 agosto 2010 ore 18:30 in occasione nella conferenza stampa in vista dell’uscita in DVD e Blu-ray di BASILICATA COAST TO COAST presso il MONDADORI MULTICENTER di Piazza Duomo a Milano. L’evento live è andato in diretta streaming su http://diretta.eagledvdshop.it – anche perchè il film andava fatto dove si è fatto, per le sue prerogative ambientali e per un viaggio da costa a costa, con gli scenari con alberi alti da un lato e scenari aridi, aperti e quasi desolati dall’altro dei calanchi. Rappresentano – spiega ancora il regista – anche gli stati d’animo a cui pensavo che dovessero vivere i protagonisti. Insomma il cittadino del Vulture o il materano ne se ne abbia a male se il film l’ho fatto dove l’ho fatto, perchè era proprio li che adava fatto”.

Poco importa, dunque, che la sceneggiatura era anche sua. Poteva pensarla diversamente, che so poteva pensare ad un viaggio che partiva dal mare verso i monti o viceversa. Ma tant’è, il cervello fa le cose da se, pare suggerire, affettuosamente e con una vena di ironia il regista.

Intanto il sorseggiare di Rocco con un calice di vino bianco – speriamo lucano – durante l’evento ci fa compagnia. Sarà questo nettare a far dire – e a noi sperare – a Papaleo che “La Basilicata una Regione perfetta per vinificare?” Chissà!? Ma, l’ilarità e la simpatia di Rocco non ha limiti. Colpa del vino bianco? “In Basilicata – prosegue il regista lucano, quasi a scusarsi di aver raccontato nel film cose inesatte – non esistono ragazze che prima di sposarsi  vanno a letto con due uomini, magari ci fossero” – dice sorridendo.  Ma non era una commedia picaresca, ironica e spassionata? A noi il film è piaciuto così come è venuto. Monco, di parte e con tutti i difetti, ma si tratta di un film mica di un documentario.

Chissà forse ci vorrebbe davvero un secondo film, ma che racconti della ottusità di noi lucani, di quella visione miope da quartiere, e di quella testardaggine che contraddistingue ognuno di noi forse fissata a fuoco nei nostri caratteri dal susseguirsi di ogni caldo agostano.

Ma non è meglio pensare ad una Basilicata a colori come quella descritta on the road, in una movida solare verso una canzone quasi blues ma autoctona delle scene iniziali del film? “Basilicata is on my mind“.

Intanto, ieri un’ora e mezza è passata veloce, troppo velocemente. Molte domande invevase ci lascia con tanta  voglia di rivedere il film. Tra l’altro ci spiegano che è possibile acquistarne una copia dal sito della Eagles Pictures a questo link. http://www.eagledvdshop.it/r.asp?cerca=ok&q=Basilicata+coast+to+coast&cerca=ok&titolo_i=&titolo_ori=&regista=&cast=&vgenere=0&pagKey=1 Il DVD costa sono 15,00 €, disponibile anche la versione Blu-Ray, ma leggermente più costosa. Intanto però non dimenticate che anche le canzoni del film sono di Rocco Papaleo: “Basilicata is on my mind”. A questo link: http://www.youtube.com/watch?v=D5mYx-9S2i8&feature=related

Un buon ascolto.

Basilicata Coast to Coast, la copertina
La copertina di Basilicata Coast to Coast

Aliano e Carlo Levi


Aliano – I dati del censimento del 1951, il primo dopo il confino di Carlo Levi ad Aliano, dimostrano che lo scrittore potrebbe avere un merito non ancora palesato. Quello di aver favorito la maggiore presenza di abitanti residenti nella città materana dalla costituzione dell’unità di Italia ad oggi. Ben 2.288 abitanti. Nei giorni nostri si registra invece il picco minore. Solo 1.284 anime residenti e verificate nel 2001. Eppure la città non sembra aver dimenticato il suo mentore e paladino. Tant’è che ad Aliano si può trovare anche un museo a lui dedicato il “Museo storico di Carlo Levi” che raccoglie le foto, i documenti e le testimonianze della vita dello scrittore nel suo soggiorno ad Aliano. Intatta è ancora la sua casa e tra i vicoli che ha percorso e che lo hanno ispirato alla stesura del famoso libro si leggono i suoi versi, le sue frasi più celebri.

“Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio.” La prima impressione di Levi mentre apre nel buio della stanza chiusa la finestra  della sua nuova dimora lucana. Forse è proprio qui inizia a configurarsi l’idea di un libro su questo sperduto posto e sui suoi contadini. Levi ha amato tanto quei posti, quei contadini. E loro hanno amato lui fortemente e a lungo, ancora oggi ne decantano il suo pur breve soggiorno e le sue opere.

Infatti Carlo Levi ha dato tanto alla dignità di Aliano ed ai suoi cittadini raccontando la loro storia nel “Cristo si è fermato ad Eboli”. Fu pubblicato nel 1945 molti anni dopo il suo soggiorno a Grassano ed a Galliano tra il 1935 e ‘36. Galliano è il nome usato nel libro in assonanza alla dialettale del nome. Solo nel 1979 Francesco Rosi ne ha fatto un film con Gian Maria Volontè.  Rocco Scotellaro ebbe a scrivere che l’opera è il “memoriale  più crudele ed appassionante” di uno dei paesi lucani.

Cristo sé è fermato a Eboli? Ma cosa avrà voluto dire il Carlo Levi con questo titolo così misterioso.  Forse Levi avrà voluto sottolineare  l’arretratezza economica e culturale di certi luoghi come Aliano rispetto agli ambienti d’avanguardia torinesi e parigini frequentati dallo stesso? Di Aliano dice “neppure la parola di Cristo sembra essere mai giunta“.

Ma, che strano rapporto è questo tra gli alianesi e Levi. Levi, da un lato, lascia Aliano promettendo il ritorno e testimoniando così quanto abbia inciso nella sua storia personale questo soggiorno. Al punto che, per onorare la promessa, ne farà ritorno solo dopo la sua morte. Per i suoi impegni non è potuto tornare prima. Ma è stata rispettata la sua richiesta di riposare per sempre ad Aliano. E, gli alianesi, dall’altro, che non l’hanno tradito la sua memoria e lo spirito quell’invito a restare. Era così forte e viscerale che ora la sua memoria è non solo difesa ma celebrata con il Parco LetterarioCarlo Levi”.

Aliano stessa è cambiata, pare addirittura che i vicoli della città antica, quegli scenari dei calanchi argillosi, quei panorami mozzafiato siano cambiati e abbiano preso le forme liriche e le fattezze della narrativa leviana. Aliano ora appare così come Levi, ricordando lo ha descritto in quel libro. E, chissà che nel rispetto di questa tendenza ad incarnare in tutto il suo mentore un giorno non decida anche di cambiare il suo nome in Galliano.

Antonio Conte

Link

L’antico Torrione di Graculum.


Sommario

  • L’antico Torrione di Graculum,
  • Bibliografia e Linkografia,

L’antico Torrione di Graculum.

Della Craco moderna non parleremo ora, magari in un prossimo articolo di approfondimento. E chissà nel frattempo potrebbe anche valere la pena tornare a visitare oltre ai luoghi che citeremo della Graculum antica anche quelli a valle della comunità di Craco nuova. Vorrei invece dire del Torrione della vecchia città e cose dell’uomo tra invasioni e respingimenti. Ma anche di come le scelte del governo locale possono cambiare la vita altrui o addirittura quella di intere comunità. Fino al 1963 erano fatte per migliorare le vita della stessa città. Tuttavia la costruzione delle opere degli acquedotti e delle strade  finirono per azzerare la vita della città del torrione per spostandola a Valle. Perché le opere procurarono – si dice – pericolosi smottamenti e frane sempre più frequenti. La più temuta di esse portò la gente del posto alla radicale decisione.

La leggenda di Craco ebbe inizio, quindi nel 1963. Prima di questa data Craco era un piccolo comune fiorente della provincia di Matera con una storia invidiabile e di tutto rispetto, e con giuste ambizioni per lo sviluppo turistico.

La città probabilmente di orgine normanna prese il nome da Graculum (che indica un ‘piccolo campo arato’) e dal 1154 al 1168 fu Erberto il primo feudatario. Nel  1276 era già sede Universitaria e per essere poi con Federico II importante centro strategico militare. Famoso il  Torrione che domina la valle dei due fiumi: il Cavone e l’Agri. Una via perfetta usata per le invasioni dei territori interni. Difatti il sito è presidiato oltre che dal Torrione di Craco anche da altre fortificazioni ed avamposti. Ricordiamo la Petrolla posizionata di fronte a Craco. Si difendevano le città ma ovviamente i fertili terreni della Siritide presso l’attuale Nova Siri, Pandosia e Lagaria. Di quest’ultima si dica delle sue incerte origini, sono poi state ubicate sul Monte Coppola nel comune di Rotondella. I fecondi terreni a valle erano fonte di approvvigionamento pere molte comunità ed i territori di altura garantivano una adeguata protezione, siamo nell’entroterra materano nella zona che precede l’Appennino Lucano a meta tra i monti ed il Mar Jonico del Golfo di Taranto. Un terreno caratterizzato dai Calanchi, solchi scavati dall’acqua nelle colline di creta.

Nel XV secolo, la città si espanse, oggi è interessante visitare la città abbandonata intorno ai quattro palazzi: Palazzo Maronna, vicino al Castello o Torrione, con il suo monumentale ingresso in mattoni, e con grande balcone terrazzato, il Palazzo Grossi, vicino alla Chiesa Madre, che conserva ancora ringhiere in ferro battuto, da notare anche l’architrave del portale. Si dice che i piani superiori con volte a vela siano anche affrescati; nel ‘400 si aggiunge anche il Palazzo Carbone, con l’ ingresso monumentale. Ma ne Settecento, il palazzo fu rinnovato ed ampliato, il Palazzo Simonetti.

Ma nonostante tutto quell’anno, non tutto fini. La frana più grossa travolse il paese e lo svuotò le mura dalla sua comunità ma non della sua storia e della sua identità. Le telecamere della televisione che ripresero la migrazione dei suoi cittadini verso la Craco nuova non seppero registrare la grande dignità della gente orgogliosamente determinata a vivere oltre il proprio passato. Ne riuscirono a narrare del silenzio dei crachesi e la loro determinazione a segnare ancora il futuro con la continuità delle tradizioni e delle credenze. E non cambiarono i nomi e i toponimi delle contrade che ancora aiutano la gente nostalgica ed il turista curioso ad orientarsi sul territorio.

Dopo la sua migrazione a valle in contrada Peschiera Craco continua a vivere. Vive anche dopo la scomparsa degli ultimi anziani che anno abitato testardamente l’abitato del centro storico. Craco non è risorta ma è rimasta viva nella memoria della sua gente che ora popola la valle, anche se grave è l’emorragia dei giovani. Oggi conta 700 abitanti circa contro i 2000 del 1963.

Tanta storia non muore, non può morire così. Anzi rivive nei set cinematografici di Vittorio Taviani con il film “Il sole anche di notte” e di Mel Gibson con “La passione di Cristo”. Ma anche di Francesco Rosi con “Cristo si è fermato ad Eboli” e Marc Forest con “Agente 007 – Quantum of Solace” e di molti altri.

La sua storia ora vive come in un immenso set rimasto li utile a rappresentare le umane vicende. Nel tuo viaggio a Craco sarai tu l’attore che vivrà le emozioni ancora palpabili e vere lasciate li tra le rovine dei palazzi e delle fortificazioni erette degli antichi crachesi.

Antonio Conte

Bibliografia/Linkografia

  • La Regione Basilicata per Craco, foto e immagini

http://www.aptbasilicata.it/Craco.634.0.html