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Pag.40 Orme dei Dinosauri

L’antico Torrione di Graculum.


Sommario

  • L’antico Torrione di Graculum,
  • Bibliografia e Linkografia,

L’antico Torrione di Graculum.

Della Craco moderna non parleremo ora, magari in un prossimo articolo di approfondimento. E chissà nel frattempo potrebbe anche valere la pena tornare a visitare oltre ai luoghi che citeremo della Graculum antica anche quelli a valle della comunità di Craco nuova. Vorrei invece dire del Torrione della vecchia città e cose dell’uomo tra invasioni e respingimenti. Ma anche di come le scelte del governo locale possono cambiare la vita altrui o addirittura quella di intere comunità. Fino al 1963 erano fatte per migliorare le vita della stessa città. Tuttavia la costruzione delle opere degli acquedotti e delle strade  finirono per azzerare la vita della città del torrione per spostandola a Valle. Perché le opere procurarono – si dice – pericolosi smottamenti e frane sempre più frequenti. La più temuta di esse portò la gente del posto alla radicale decisione.

La leggenda di Craco ebbe inizio, quindi nel 1963. Prima di questa data Craco era un piccolo comune fiorente della provincia di Matera con una storia invidiabile e di tutto rispetto, e con giuste ambizioni per lo sviluppo turistico.

La città probabilmente di orgine normanna prese il nome da Graculum (che indica un ‘piccolo campo arato’) e dal 1154 al 1168 fu Erberto il primo feudatario. Nel  1276 era già sede Universitaria e per essere poi con Federico II importante centro strategico militare. Famoso il  Torrione che domina la valle dei due fiumi: il Cavone e l’Agri. Una via perfetta usata per le invasioni dei territori interni. Difatti il sito è presidiato oltre che dal Torrione di Craco anche da altre fortificazioni ed avamposti. Ricordiamo la Petrolla posizionata di fronte a Craco. Si difendevano le città ma ovviamente i fertili terreni della Siritide presso l’attuale Nova Siri, Pandosia e Lagaria. Di quest’ultima si dica delle sue incerte origini, sono poi state ubicate sul Monte Coppola nel comune di Rotondella. I fecondi terreni a valle erano fonte di approvvigionamento pere molte comunità ed i territori di altura garantivano una adeguata protezione, siamo nell’entroterra materano nella zona che precede l’Appennino Lucano a meta tra i monti ed il Mar Jonico del Golfo di Taranto. Un terreno caratterizzato dai Calanchi, solchi scavati dall’acqua nelle colline di creta.

Nel XV secolo, la città si espanse, oggi è interessante visitare la città abbandonata intorno ai quattro palazzi: Palazzo Maronna, vicino al Castello o Torrione, con il suo monumentale ingresso in mattoni, e con grande balcone terrazzato, il Palazzo Grossi, vicino alla Chiesa Madre, che conserva ancora ringhiere in ferro battuto, da notare anche l’architrave del portale. Si dice che i piani superiori con volte a vela siano anche affrescati; nel ‘400 si aggiunge anche il Palazzo Carbone, con l’ ingresso monumentale. Ma ne Settecento, il palazzo fu rinnovato ed ampliato, il Palazzo Simonetti.

Ma nonostante tutto quell’anno, non tutto fini. La frana più grossa travolse il paese e lo svuotò le mura dalla sua comunità ma non della sua storia e della sua identità. Le telecamere della televisione che ripresero la migrazione dei suoi cittadini verso la Craco nuova non seppero registrare la grande dignità della gente orgogliosamente determinata a vivere oltre il proprio passato. Ne riuscirono a narrare del silenzio dei crachesi e la loro determinazione a segnare ancora il futuro con la continuità delle tradizioni e delle credenze. E non cambiarono i nomi e i toponimi delle contrade che ancora aiutano la gente nostalgica ed il turista curioso ad orientarsi sul territorio.

Dopo la sua migrazione a valle in contrada Peschiera Craco continua a vivere. Vive anche dopo la scomparsa degli ultimi anziani che anno abitato testardamente l’abitato del centro storico. Craco non è risorta ma è rimasta viva nella memoria della sua gente che ora popola la valle, anche se grave è l’emorragia dei giovani. Oggi conta 700 abitanti circa contro i 2000 del 1963.

Tanta storia non muore, non può morire così. Anzi rivive nei set cinematografici di Vittorio Taviani con il film “Il sole anche di notte” e di Mel Gibson con “La passione di Cristo”. Ma anche di Francesco Rosi con “Cristo si è fermato ad Eboli” e Marc Forest con “Agente 007 – Quantum of Solace” e di molti altri.

La sua storia ora vive come in un immenso set rimasto li utile a rappresentare le umane vicende. Nel tuo viaggio a Craco sarai tu l’attore che vivrà le emozioni ancora palpabili e vere lasciate li tra le rovine dei palazzi e delle fortificazioni erette degli antichi crachesi.

Antonio Conte

Bibliografia/Linkografia

  • La Regione Basilicata per Craco, foto e immagini

http://www.aptbasilicata.it/Craco.634.0.html

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Informazioni su Direttore Editoriale

Esperto in Comunicazione visive - Fondatore dei Blog "Rassegna Stampa Militare", "Studenti Creativi, "Le Orme dei Dinosauri", "Cronache Venosine"

Discussione

2 pensieri su “L’antico Torrione di Graculum.

  1. C’è chi per sempre parte….
    e chi parte nella speranza di non dimenticare mai le proprie radici.
    Anche se in tenera età lasciai “Craco” sempre nel mio cuore rimarranno le immagini di un paese ricco di una rara bellezza che ha ispirato registi del calibro di V. Taviani, Mel Gibson ecc.
    Fiero di essere nato a Craco nel 1959 e di tornarci ogniqualvolta ne ho voglia abbraccio e ringrazio tutti coloro che si adoperano al che non muoia mai il ricordo di un paese di nome CRACO.

    Mi piace

    Pubblicato da antonio | 2 marzo 2010, 21:10

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  1. Pingback: FILM/ Basilicata, Coast to Cost (Regia di Rocco Palaleo) « Le Orme dei Dinosauri - 11 Mag 2010

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