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Venosa/ Aree di Crisi. Dieci anni fa veniva ucciso il fotoreporter lucano Raffaele Ciriello


Raffaele Ciriello

di Redazione Basilicata24 – Fotoreporter di guerra. Da Ginestra si era trasferito a Milano. Con le sue immagini ha documentato gli scontri in Kosovo, Sierra Leone, AfghanistanQuesto il suo ultimo video prima di cadere sotto il colpi di un tank israeliano  http://www.youtube.com/watch?v=fHEU-dJ7mTU

13 Marzo 2002 13 marzo 2012. Dieci anni fa il fotoreporter di origini lucane Raffaele Ascanio Ciriello fu colpito a morte da un tank israeliano a Ramallah. Secondo la testimonianza di un giornalista che era con lui in quel momento non era in corso nessuna sparatoria, quando è sbucato un carro armato che ha cominciato a sparare colpendo il fotografo. Ciriello era a Ramallah, in Cisgiordania, per documentare gli scontri tra palestinesi e israeliani per il Corriere della Sera.

Raffaele Ciriello era nato nel 1959 a Venosa. Da Ginestra, paese d’origine della sua famiglia, i suoi genitori si trasferitoro a Milano quando Raffaele aveva solo due anni. Aveva iniziato la carriera negli anni Novanta, seguendo corse motociclistiche e rally come la Parigi-Dakar. Successivamente si era appassionato al fotogiornalismo di guerra, realizzando reportage in tutto il mondo: Libano, Afghanistan, Ruanda, Kosovo, Eritrea, Sierra Leone. Ciriello aveva all’attivo numerosi volumi di fotografie e ha lavorato al fianco di inviati come Ettore Mo, Fausto Biloslavo e Maria Grazia Cutuli, la giornalista del Corriere della Sera assassinata in Afghanistan. E sempre per il Corriere, Ciriello stava realizzando i suoi servizi.

Raffaele Ciriello, pur non possedendo nessun tesserino da giornalista, apparteneva alla categoria dei giornalisti-giornalisti. Di quelli che per raccontare i fatti ci vanno a mettere i piedi dentro, senza necessità di un pezzo di carta. E fu per raccontare gli scontri tra israeliani e palestinesi che Ciriello fu ucciso. Cadde sotto il fuoco di un tank israeliano mentre documentava la follia della guerra.

Ci piace ricordarlo, per l’esempio che può rappresentare per tutti noi che ogni giorno, se pure nel nostro piccolo, proviamo a documentare fatti per portarli nelle case della gente.

Ci piace ricordarlo quando i “baroni” dell’informazione ci danno lezioni su come si fa questo mestiere snocciolando regole apprese fra i banchi di fredde scuole di giornalismo. Preferiamo la lezione di Raffaele e di quelli come lui per i quali il giornalismo è passione. Una passione che nessun libro ti può insegnare. Grazie Raffaele!

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Corrado Alvaro (1895-1956)


Corrado Alvaro (1895-1956)
Corrado Alvaro (1895-1956)

Giornalista e scrittore è nato a San Luca, un paese calabrese ai piedi dell’Aspromonte. Un territorio difficile, in cui la vita è resa più complicata del solito, per via della Mafia*. Fa parte di una schiera di autori che nel periodo fascista sentirono la responsabilità di un impegno diverso. Visse nel periodo “di crisi” che dagli anni ’15 si protrassero fino a tutti gli anni ’50. Il suo rapporto con le masse popolari e i suoi lettori era dunque spesso contraddittorio, drammatico e contrastato, vivendo anche interiormente tale subbuglio.

Tuttavia avanza la proposta di un nuovo realismo narrativo. Nella narrativa conseguì i risultati più significativi dalla raccolta di racconti La siepe e l’orto (1920) al romanzo L’uomo nel labirinto (1922), ai racconti Gente in Aspromonte (1930), l’opera migliore, alla trilogia meridionalistica delle Memorie del mondo sommerso (L’età breve, 1946; Mastrangelina, 1960 e Tutto è accaduto, 1960), Quasi una vita. Giornale di uno scrittore (1950) un bel diario.

Il suo genere letterario “alla Verga” se ne scosta da questo per una luce lirica piuttosto che narrativa, che porta le sue passioni per la terra natia ed i temi ad essa legati in una sorta di mondo senza tempo, in cui emerge la vita primitiva dell’uomo legato alla sua natura primordiale, al sul ambiente intatto e sovrano.

Biografia

Arruolato, combatté nella prima guerra. Ferito, nel 1916 si trasferì a Roma dove inizio a scrivere per il Resto del Carlino, e da Redattore si trasferisce a Bologna. Si sposa l’8 aprile 1918 con Laura Babini.

Nel 1919 si trasferisce a Milano come collaboratore del Corriere della Sera. Sempre nel 1919 consegue la laurea in Lettere all’Università di Milano. Nel 1921 diventa corrispondente da Parigi de Il Mondo di Giovanni Amendola. Nel 1925 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce.

Si reca nel 1928 a Berlino, dove continua la sua attività di giornalista, collaborando con La Stampa e con L’Italia letteraria (per cui il 14 aprile 1929 intervistò Luigi Pirandello). Tornò in Italia nel 1930, in Turchia nel 1931 ed in Russia nel 1935. Quindi, nello stesso anno scrive, sulla rivista Omnibus di Longanesi, diversi articoli sulla Rivoluzione d’ottobre del 1917.

Dal 25 luglio all’8 settembre del 1943 assume la direzione del Popolo di Roma, del quale era già stato critico teatrale tra il 1940 e il 1942. Costretto alla fuga dall’ occupazione tedesca di Roma si rifugia a Chieti sotto il falso nome di Guido Giorgi.

Nel 1945 fonda il Sindacato Nazionale Scrittori, insieme a Libero Bigiaretti e Francesco Jovine, nel quale ricopre la carica di segretario fino alla sua morte, e la Cassa Nazionale Scrittori.

Nel 1947 assume la direzione del Risorgimento di Napoli, ma si dimette subito dopo per divergenze politiche; dichiarandosi politicamente schierato a sinistra, non riteneva di poter dirigere un giornale liberale.

Nel 1951 vince il premio Strega con “Quasi una vita“. Da sottolineare che il 1951 fu l’anno della cosiddetta “grande cinquina” nella quale figuravano, oltre a Quasi una vita di Alvaro, L’orologio di Carlo Levi, Il conformista di Alberto Moravia, A cena col commendatore di Mario Soldati e Gesù, fate luce di Domenico Rea.

Muore nella sua casa di Roma l’11 giugno del 1956, lasciando incompiuti alcuni romanzi.

Antonio Conte

Fonti: