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Kosovo/ Monastero di Decane. Addestramenti militari italiani a protezione


Belo Polje– 12 luglio 2017- i militari italiani impiegati nella missione KFOR nei giorni scorsi hanno concluso un’articolata esercitazione sulle procedure di controllo della folla e sulla gestione dell’ordine pubblico in occasione di turbative o di concentrazione di masse ostili in prossimità del Monastero di Decane, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità e protetto dal contingente KFOR.

L’esercitazione ha visto il coinvolgimento di un Battaglione di manovra multinazionale, formato da militari del 3° Reggimento Artiglieria da Montagna della Brigata Alpina “Julia”, un assetto di ricognizione e sorveglianza tramite velivoli a pilotaggio remoto del 41° Reggimento “Cordenons”, e unità di manovra composte da militari italiani, sloveni e austriaci, rinforzati da una Compagnia ungherese.

L’esercitazione ha messo alla prova la capacità di reazione rapida delle forze del MNBG-W, primo responsabile (first responder) in caso di turbative all’ordine pubblico ed eventuali escalation di violenza in prossimità di un’area sensibile come quella del Monastero di Decane.

Nel prosieguo dell’esercitazione le unità di manovra in assetto anti-sommossa hanno applicato le procedure tecnico-tattiche per respingere l’ammassamento della folla ostile ed evitare l’invasione del perimetro del complesso.

L’esercitazione ha contribuito a tenere alto il livello di addestramento, capacità operativa e standardizzazione delle procedure tecnico-tattiche, come previsto dalla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevede di garantire la sicurezza al Monastero di Decane, mantenere la libertà di movimento, impedire il ricorso alla violenza e sviluppare progetti della Cooperazione Civile e Militare tesi a supportare il processo di crescita economica grazie allo sviluppo delle istituzioni locali.

 

Norvegia/ Ørland. Note positive italiane alla Trial NATO “Unified Vision 2014”


Le Forze Armate moderne, figlie della società dell’informazione e della tecnologia, fondano oggigiorno la propria efficienza sulla capacità di ottenere, nel minor tempo possibile il maggior numero di elementi necessari a prendere la decisione più adatta in relazione alla situazione reale che si verifica sul campo di operazioni.

Pur estremamente semplificato, è stato questo lo scopo che la Trial della NATO denominata “Unified Vision 2014”, tenutasi dal 19 al 30 maggio scorsi presso la base di Ørland dell’Aeronautica norvegese. In questo lembo di Norvegia 500 chilometri a nord di Oslo circa 1800 uomini e donne provenienti da 18 Paesi della NATO hanno simulato un’operazione militare complessa con il coinvolgimento di molteplici sistemi e contributi delle diverse Nazioni partecipanti.

Circa 130 i militari italiani interessati, provenienti da Esercito, Marina ed Aeronautica. I principali assetti tricolore: il Tornado IDS del 6° Stormo di Ghedi (BS), il mini-UAV “Strix” del 16° Stormo Fucilieri dell’Aria di Martina Franca (TA) dell’A.M. e il micro-UAV “Raven” del 41° Reggimento “Cordenons” dell’E.I. con sede a Sora (FR).

Ad esemplificare perfettamente lo “spirito” della Trial vi è in primo luogo la sua denominazione. “Unified Vision” rimanda all’idea di una visione unificata di ciò che tanti occhi, separatamente, osservano. Ma non solo; molto indicativo è anche il motto latino scelto per la più importante attività NATO mai messa in piedi nel cosiddetto settore della Joint Intelligence Surveillance and Reconnaissance (JISR): “Nemo Solus Satis Sapit”: nessuno, da solo, sa mai abbastanza.

In scenari militari complessi, in ancor più complessi e spesso imprevedibili scenari politici, per la Coalizione non è quasi mai possibile stabilire in anticipo quanti e quali assetti verranno forniti dalle diverse Nazioni. Ciò da cui invece non si può prescindere è l’idea che i diversi strumenti siano in grado di raccogliere, scambiarsi e analizzare le informazioni (in Near Real Time, come si usa dire) in maniera immediatamente fruibile dagli Alleati e da chi, tra essi, è deputato a prendere decisioni operative.

Durante tutto il loro flusso, i dati provenienti da diverse fonti ed elaborati da altri uomini e sistemi devono seguire sempre un percorso condiviso, riconoscibile e sfruttabile da ciascuno, indipendentemente dalla provenienza nazionale dei diversi contributi. Più facile a dirsi che a farsi, evidentemente: senza dubbio il JISR è un settore a cui la NATO sta dedicando attenzione particolare se consideriamo i numeri dell’appena conclusasi “Unified Vision 2014” (UV14).

All’indomani del rientro dei militari italiani in Patria, il colonnello Mauro Galgani, Trial Manager a capo del contingente italiano, appare soddisfatto nelle dichiarazioni rilasciate sul sito istituzionale dell’A.M. a chiusura dell’importante evento norvegese: “La UV14 ci ha dato ampie opportunità di testare a fondo le nostre capacità, sia dal punto di vista tecnico che da quello della interoperabilità tra i sistemi nazionali e quelli della NATO”. I militari italiani di Esercito, Marina ed Aeronautica hanno ben figurato all’interno della Coalizione. Lo scopo di Unified Vision 2014, raggiunto, è confermato dallo stesso colonnello Galgani: “Valutare l’efficacia della struttura e delle procedure in uso, dal livello strategico a quello tattico al fine di riuscire sempre a dare la giusta informazione al momento giusto”.

Tra le fonti sempre più spesso utilizzate vi sono senza dubbio le immagini e i rilevamenti effettuati tramite l’utilizzo di UAV (Unmanned Aerial Vehicle, meglio conosciuti come “droni” o Aerei a Pilotaggio Remoto). Tra i mini-UAV, in particolare, lo “Strix” in forza al 16° Stormo “Fucilieri dell’Aria” di Martina Franca (TA) ha svolto un ruolo molto importante durante la Trial Unified Vision 2014 tenutasi in Norvegia. Grandi aspettative (peraltro supportate da alcuni anni di impiego) vengono riversate su questo piccolo velivolo che, in base al diverso tipo di telecamera volta per volta montato nella sua parte inferiore, può agire sia di giorno (con sensore elettro-ottico) che di notte (con sensore ad infrarossi che sfrutta la “mappa” delle rilevazioni di calore). Lo “Strix” ha un’autonomia di volo di almeno un’ora e viene pilotato da una Ground Station (una postazione a terra) agendo in un raggio di diversi chilometri dal luogo del lancio. Per il suo funzionamento sono necessari in totale tre operatori ed attualmente questo sistema viene usato proficuamente in Afghanistan. In particolare, nell’aeroporto di Herat, dove opera il contingente italiano, sono proprio i Fucilieri dell’Aria provenienti da Martina Franca a provvedere alla sicurezza dell’area immediatamente circostante la base, anche attraverso il prezioso contributo dello Strix. Non è difficile comprendere come le immagini restituite dal mini-UAV siano fondamentali per ridurre al massimo i rischi per i convogli che si spostano sul territorio, utili per scoprire in anticipo movimenti “sospetti” di veicoli e persone potenzialmente pericolosi per la sicurezza del nostro contingente e degli Alleati.

Il contingente italiano impiegato in Norvegia ha potuto contare anche sullo “storico” ma sempre utilissimo Tornado configurato con il Pod “Reccelite” specifico per esigenze di ricognizione (foto molto definite) e sull’ormai consolidato micro-UAV “Raven” in dotazione all’Esercito. L’Italia ha dimostrato di poter ancora una volta dire la sua, nonostante l’attuale periodo di austerity, grazie alla dedizione e professionalità dei suoi uomini. La “Unified Vision 2014” è stato un banco di prova utile in vista del 2016, quando, in virtù della programmazione del ciclo “Nato Responce Force”, all’Italia sarà affidata, nel caso ce ne fosse bisogno, la leadership di un’eventuale operazione aerea a guida NATO.

Dalla base norvegese di Ørland, con la Trial UV14, viene ribadita la parola d’ordine che contraddistinguerà il concetto strategico NATO: interoperabilità.

Vale a dire ragionare in termini di coalizione, creando la visione d’insieme da tanti diversi contributi. Perché, ora più che mai, nemo solus satis sapit!

Francesco Tulliani

Capo Teulada/ Brigata “Sassari”. Esercitazione “Imparare!”


Capo Teulada, 18 dicembre 2013. Si è conclusa oggi, nel poligono di Capo Teulada, alla presenza del Comandante del 2° Comando delle Forze di Difesa, Generale di Corpo d’Armata Vincenzo Lops e del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci, l’esercitazione “Impare!” (“Insieme!”), attività addestrativa conclusiva dell’approntamento della Brigata “Sassari” in vista della prossima missione in Afghanistan.

L’esercitazione a fuoco, la prima di questo genere in ambito Esercito Italiano, è stata condotta da un complesso minore rinforzato da assetti del genio, appartenenti al 5° Reggimento genio guastatori, che hanno svolto una CARCO (acronimo di Combined Arms Route Clearance Operations), attività che consiste nell’individuare e disattivare ordigni esplosivi improvvisati (IED) per garantire la libertà di movimento lungo un itinerario stradale.

Hanno operato sul terreno, complessivamente, oltre 150 militari del 152° Reggimento fanteria “Sassari”, del 3° Reggimento bersaglieri, del 9° Reggimento fanteria “Bari” e nuclei specialistici composti da genieri addestrati all’individuazione e bonifica di ordigni improvvisati ed altro personale specializzato nell’interagire con aerei in missione di supporto tattico alle forze di terra.

Nel corso dell’esercitazione sono stati impiegati numerosi sistemi d’arma ed armi di nuova generazione e circa 30 mezzi di vario tipo, tra cui il nuovo Veicolo Blindato Medio “Freccia”, il primo veicolo digitalizzato dell’Esercito Italiano.

Un significativo contributo è stato fornito dal 41° Reggimento “Cordenons” con i velivoli a pilotaggio remoto “Raven” e dall’Aviazione dell’Esercito con gli elicotteri AB 205 del 21° Gruppo Squadroni “Orsa Maggiore”.

m.m.