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Marina Militare/ Nave Comandante “Borsini”


Nave Comandante Borsini, varata nel 2001, è la seconda delle 4 unità che costituiscono la classe “Comandanti”. Il suo abituale porto di assegnazione è Augusta ed il Comando sovraordinato è COMSQUAPAT DUE.

Essa rappresenta per la Marina Militare l’evoluzione tecnologica delle piattaforme combattenti di seconda linea. Nave Comandante Borsini per le sue caratteristiche costituisce, operativamente, l’elemento mobile di superficie di un dispositivo aeronavale di sorveglianza di piccola/ampia dimensione avente compiti di natura diversa nell’ambito della difesa e salvaguardia del territorio nazionale.

A tal proposito il carattere “Dual Use” di questo tipo unità permette di assicurare una preziosa attività a favore della collettività in diversi settori inerenti il contesto della protezione civile, l’antinquinamento, la tutela dei siti archeologici marini nell’ambito della collaborazione con enti di protezione ambientale, assistenza umanitaria, impiego in aree di interesse nazionale in supporto alla politica estera e con lo scopo di una sempre più capillare diffusione della cultura marittima e del rispetto ambientale.
L’Unità è progettata per l’attività operativa “a medio raggio”, la cui durata è valutabile in circa 10 giorni consecutivi senza rifornimenti.

Tale Pattugliatore é armato con un cannone Oto-Breda 76/62 Super Rapido e due mitragliere Oerlikon KBA 25/80 che garantiscono rapidità e precisione nel tiro ravvicinato a protezione della nave. È possibile, inoltre, imbarcare un elicottero modello AB212 o NH90 per il supporto ad operazioni di sorveglianza e di controllo del traffico mercantile.

La grande versatilità di questa Unità è altresì espressa nelle molteplici attività in cui è stata negli anni impiegata e continua tutt’oggi ad esserlo: controllo del traffico mercantile, pattugliamento e sorveglianza all’interno della Z.E.E. a protezione delle attività di interesse nazionale, anti-pirateria, ricerca e soccorso, vigilanza pesca, controllo dei flussi migratori, addestramento e formazione (Scuola Comando Navale, Tirocini di Manovra per ufficiali, abilitazioni per la Guardia in plancia operativa), scorta di altre Unità, Integrazione con le altre marine.

Tra le attività/missioni internazionali in cui Nave Borsini è stata impiegata si vuole ricordare:

  • nel 2003, l’esercitazione bilaterale con Marina Algerina MEDEX 2003;
  • nel 2005, l’esercitazione bilaterale con Marina Libica NAURAS 2005 e quella con Marina Algerina MEDEX 2005;
  • nel 2006, l’esercitazione bilaterale con la marina tunisina OASIS 06, e quella con la Marina Libica NAURAS 2006;
  • nel 2007, l’operazione HERMES 2007 in ambito FRONTEX;
  • nel 2008, la Campagna MEDAL 08;
  • nel 2009, l’operazione ATALANTA (*);
  • nel 2010, l’Operazione UNIFIL Marops (**);
  • nel 2011, le missioni “UNIFIED PROTECTOR”(***) e “COOPERATIVE SHIELD”, e l’esercitazione MEDEX 11.
  • nel 2013/2014, la partecipazione alla Campagna del 30° Gruppo Navale “Sistema Paese in Movimento” e la conduzione della Campagna Navale di Cooperazione e Assistenza Umanitaria in Mozambico.

(*) operazione navale dell’Unione Europea per prevenire e reprimere gli atti di pirateria marittima lungo le coste della Somalia.

(**) missione delle Nazioni Unite in Libano, istituita dopo il conflitto tra Isrlaele e Libano.

(***)operazione NATO attuata per garantire l’applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite relative alla guerra civile libica.

LA STORIA

Il Comandante Borsini nacque a Milano il 7 aprile 1906. Allievo all’Accademia di Livorno dal 13 marzo 1922, il 15 novembre 1926 conseguì la nomina a Guardiamarina e prese imbarco prima sulla corazzata Giulio Cesare, poi sulla corazzata Doria, sulla nave idrografica Magnaghi, sul cacciatorpediniere Ribory e dal 1 gennaio 1929, nel grado di Sottotenente di Vascello, imbarcò sull’esploratore Giovanni da Verrazzano e nuovamente sulla corazzata Giulio Cesare dove, nel luglio 1932, conseguì la promozione a Tenente di Vascello.

Nel 1933 raggiunse il Distaccamento Marina a Tientsin (Cina) e al suo rimpatrio frequentò a Taranto il Corso di Osservazione Aerea. Nel 1935, conseguito il brevetto, operò per circa un anno nell’ambito della 153ª Squadriglia Idrovolanti.

Passò poi sui sommergibili ed al termine di questa esperienza, nel 1937, assunse l’incarico di ufficiale in 2ª sul cacciatorpediniere Nembo al termine del quale ebbe il comando della torpediniere Clio.

Prima dell’inizio del secondo conflitto mondiale sposò la signora Olga CERETTI, madrina di questa Unità.

Nel gennaio 1940 imbarcò sulla nave coloniale Eritrea, dislocata nel Mar Rosso, e nel maggio dello stesso anno, conseguita la promozione a Capitano di Corvetta ebbe il comando del cacciatorpediniere Nullo, operante in Mar Rosso, con il quale il 21 ottobre, nelle acque presso l’isola di Harmil, sostenne un aspro combattimento contro incrociatori nemici.

Essendo l’Unità colpita e menomata nella sua efficienza operativa, provvedeva a far porre in salvo il suo equipaggio e si inabissava con essa al proprio posto di comando.

Il crest di Nave “Comandante BORSINI” richiama immediatamente la tradizione artiglieresca con la tipica forma rotonda degli antichi tappi di volata; in questo caso la forma circolare funge da cornice che insieme racchiude e protegge l’Unità, ripresa al mascone, in navigazione ad alta velocità, espressione diretta di dinamismo e movimento.

Tradizione ed innovazione si fondono insieme con la riproduzione della medaglia d’oro conferita alla memoria del Comandante Borsini per il suo eroico gesto che sovrasta le linee tagliate ed essenziali dell’Unità, allo stesso tempo simbolica protezione della nave e del suo equipaggio ma anche luce guida per trasmettere alle nuove generazione quei valori che già ispirarono l’Eroe che ha dato il nome all’Unità, e che con fierezza sembra sventolare nel cartiglio che racchiude la parte inferiore.

Al vertice si colloca invece la corona turrita e rostrata, indissolubile legame di reciproco supporto e difesa con la Repubblica italiana e con la gloriosa tradizione marinara dell’antica Roma, dove Caio Duilio sconfisse Cartagine non solo con il coraggio ma anche con l’innovazione, dotando di corvi le proprie navi da guerra.

E proprio questo continuo richiamo di tradizione e innovazione, riflessione nel passato e proiezione nel futuro rispecchiano l’identità attuale della nostra Marina, attenta a recuperare dalla storia motivazioni, tradizioni ed esempi gloriosi, ma nondimeno conscia che per affrontare le sfide che il quotidiano ci presenta bisogna investire con perizia e decisione nella tecnologia avanzata e nell’innovazione.

SCHEDA TECNICA

Tipologia: Classe: Altro:
Pattugliatori di Squadra Classe Comandanti (PGH) P 491
Varata il: 17/02/2001
Cantiere: Fincantieri Riva Trigoso
Dislocamento: 1520 t p.c.
Lunghezza: 88,6 m
Larghezza: 10,2 m
Immersione: 3,37
Apparato motore: 2 diesel Grandi Motori Trieste-Wärtsilä-NSD W18-V-26 XN
Apparato Elettrico: 3 generatori diesel Isotta Fraschini 1712T2M2 da 900 kW; 2 assi con eliche a passo variabile
Potenza: 12960 KW (17379,64 HP )
Velocità: 25 Kt
Autonomia: 3500 NM
Armamento: 1 OTO Breda 76/62 SR; 2 mitragliere OTO Breda-Oerlikon KBA 25/80; 1 Elicottero AB-212 (o NH-90)
Equipaggio: 65

GALLERIA

Approfondimenti/ Mediterraneo. L’operazione “Mare Nostrum”, di Federica Fanuli


La dott.ssa Federica Fanuli, impegnata in studi di Geopolitica
La dott.ssa Federica Fanuli, impegnata in studi di Geopolitica

L’impegno militare italiano nell’Operazione Mare Nostrum

L’immigrazione è un fenomeno che ha storicamente caratterizzato la demografia italiana nel XX Secolo, assumendo dimensioni sempre più significative a partire dal primo Dopoguerra. Oggi, è l’Italia a costituire un ponte verso la salvezza per migliaia di clandestini, terra di sbarchi in forte aumento soprattutto a seguito della stagione delle primavere arabe. Flussi migratori provenienti prevalentemente dall’Africa sub-sahariana, dal Medio Oriente e dall’Asia percorrono diverse rotte che attraversano la Grecia e il nord dell’Africa. Uno stato di emergenza che ha reso necessario l’avvio della Operazione Mare Nostrum, condotta dalla Marina Militare, per cercare di fronteggiare questa grave crisi umanitaria.

Operazione Mare Nostrum

Il crollo dei regimi in Tunisia, Egitto e Libia; la guerra civile in Siria, il conflitto israelo-palestinese e l’instabilità della confusa situazione in Somalia e in Eritrea sono solo alcune delle complesse realtà che hanno innescato una fase di fragile cambiamento politico in Africa e in Medio Oriente. Un flusso ininterrotto di popolazioni civili proviene da queste aree, interessate dalla violenza, dalla miseria, da lunghi periodi di lotte interne, che hanno destabilizzato le istituzioni governative. Gli extracomunitari raggiungono le coste italiane, quale approdo sicuro, per inseguire la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita, aspettative di cambiamento che spesso colano a picco[i]. È proprio il tragico naufragio di un barcone carico di immigrati, nelle acque che circondano l’Isola di Lampedusa[ii], ad aver spinto il governo italiano a intervenire e rafforzare il dispositivo nazionale di controllo per il pattugliamento del Canale di Sicilia, già operativo nell’ambito della missione Constant Vigilance, a cui la Marina Militare partecipa dal 2004[iii], un’attività di presenza e sorveglianza, vigilanza sulla pesca e controllo dei flussi migratori condotta dai pattugliatori Cassiopea, Vega, Orione, Libra, C.Te Cigala Fulgosi e Sirio e dal personale del Battaglione San Marco[iv]. Il 18 ottobre 2013, è stata autorizzata l’Operazione Mare Nostrum[v]. Questa operazione militare e umanitaria garantisce la sicurezza di centinaia di vite umane in mare e, come deterrente, assicura alla giustizia gli scafisti che alimentano il traffico di clandestini e che, colti in flagranza di reato, sono punibili con la detenzione da cinque a tredici anni. Per quest’attività operativa è impiegato personale, mezzi aerei e navali della Marina Militare, in sinergia con le forze dell’Aeronautica, dei Carabinieri, della Guardia di Finanzia, della Capitaneria di Porto e dell’Esercito che, nell’ambito dell’Operazione Strade Pulite a Lampedusa, accolgono gli immigrati che giungono a bordo delle motovedette delle Forze armate e delle Forze dell’ordine[vi]. Prende parte all’operazione anche il personale della Polizia di Stato. Imbarcati sulle unità militari messe in campo, gli uomini della Polizia scientifica si occupano di velocizzare l’identificazione di ciascuno straniero che sale a bordo, curandone la foto-segnalazione, eccetto che per i minori di quattordici anni; un’altra squadra, con l’aiuto di mediatori culturali, raccoglie ed elabora i dati forniti dagli immigrati per avviare indagini sull’individuazione di organizzazioni criminali specializzate nel traffico di esseri umani[vii]. Su richiesta del Comando in Capo della Squadra Navale della Marina Militare (CINCNAV), anche il personale del Corpo Militare della Croce Rossa Italiana partecipa all’Operazione Mare Nostrum. Un’équipe medica composta di medici di varie specializzazioni, infermieri professionali e personale per il supporto organizzativo e logistico contribuisce al rafforzamento del sistema di sorveglianza sanitaria al fine di ridurre al minimo i possibili rischi infettivi dovuti ai flussi migratori e contribuire ad aumentare il livello di tutela dei cittadini italiani e degli stessi profughi[viii]. I mezzi aerei e navali che la Marina Militare mette a disposizione della Operazione sono:

  • 1 Nave Anfibia, tipo Landing Platform Dock (LPD, unità da trasporto anfibio), con l’incarico di comando e controllo dell’intero dispositivo. L’Unità è dotata di una struttura sanitaria di primo intervento, con la disponibilità di mezzi da sbarco e gommoni a chiglia rigida. Inoltre, l’Unità ha la possibilità di ricevere a bordo i rappresentanti di Ministeri, Organismi nazionali e internazionali che partecipano all’Operazione;
  • 2 fregate Classe Maestrale, entrambe dotate di un elicottero AB-212;
  • 2 pattugliatori Classe Costellazioni/Comandanti, con la possibilità di imbarcare un elicottero AB-212, e le corvette Cl. MINERVA, di cui una con il compito di Vigilanza Pesca;
  • 2 elicotteri pesanti EH-101 (MPH, Maritime Patrol Helicopter), imbarcati sulla Nave Anfibia e con base a terra a Lampedusa, Pantelleria e Catania, secondo le necessità. Si tratta di elicotteri di nuova generazione, dotati di elevate potenzialità, quali l’ampia autonomia oraria; il radar di scoperta e sorveglianza (MM APS 784), che permette di rilevare imbarcazioni anche di medie o piccole dimensioni a grandi distanze; le capacità del sensore FLIR (Forward Looking InfraRed) ad alta definizione in modalità infrarosso o TV, che permette di identificare di giorno e di notte imbarcazioni particolarmente piccole ed effettua anche registrazioni video. I sistemi avanzati di stabilizzazione e autopilota consentono poi di portare automaticamente l’elicottero alla quota di hovering, che consiste nel volo sospeso a velocità nulla e a quota costante, mantenendo accuratamente la posizione e permettendo il recupero di naufraghi, anche durante la notte, in uno stato di totale sicurezza.
  • 1 velivolo P180, munito di dispositivi ottici a infrarosso (Forward Looking Infra-Red – FLIR), con base a Pratica di Mare;
  • 1 LRMP Breguet Atlantic, velivolo pattugliatore ognitempo a lungo raggio, con base a Sigonella;
  • una rete radar costiera della M.M., con capacità di ricezione dei Sistemi Automatici di Identificazioni della Navi Mercantili (Automatic Identification System– AIS)[ix].

Dal 18 ottobre 2013 al 20 novembre 2013, l’Operazione Mare Nostrum è stata guidata dal Contrammiraglio Guido Rando; dal 21 novembre al 29 dicembre 2013, dal Contrammiraglio Mario Culcasi, a capo della flotta dei pattugliatori con sede ad Augusta, e dal 30 dicembre 2013 al febbraio 2014 dal Contrammiraglio Francesco Sollitto. In seguito, l’attività è passata nuovamente sotto il comando del Contrammiraglio Rando, a bordo della Nave San Giusto, sede di comando dell’Operazione, dal 1 agosto, sostituito dal Contrammiraglio Sollitto. Le Navi della Marina che hanno preso parte a rotazione all’operazione, con una disponibilità di 3.300 militari, sono in totale ventuno. Le otto Fregate missilistiche della Classe Maestrale: Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco, Aliseo, Euro, Espero e Zeffiro; i Pattugliatori OPV (PBH) Orione, Cassiopea e Vega; il Pattugliatore OPV (PG) Sirio; la nave di Comando e Supporto Logistico Etna; le Corvette Classe Minerva I serie Sfinge, Urania e la Corvetta Classe Minerva II serie Chimera e Fenice; la nave Trasporto costiere Lipari e le navi Assalto Anfibio San Giusto, San Giorgio e San Marco[x]. Secondo fonti del Viminale, sono 100.688 gli extracomunitari salvati solo dal primo gennaio del 2014[xi]. Dall’ottobre del 2013 a oggi, quindi, l’operazione ha permesso di portare in salvo più di 100.000 profughi e sono stati arrestati e denunciati all’autorità giudiziaria ben oltre 200 scafisti. La Difesa sta supportando e addestrando le forze di sicurezza in Mali, in Libia e presto lo farà anche nell’Africa centrale per rafforzare la capacità operativa e di controllo delle frontiere. Mare Nostrum è un’operazione a tempo e il Governo è fermo sulla posizione secondo la quale l’Europa dovrà essere maggiormente coinvolta, così come lo dovranno essere le Nazioni Unite e i Paesi del Partenariato 5 più 5 (Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia più Portogallo, Spagna, Francia, Malta e Italia)[xii]. I costi per il sostegno dell’operazione sono coperti con le ordinarie disponibilità di bilancio del Ministero della Difesa. Dall’inizio dell’operazione a oggi sono stati spesi circa 9,3 milioni di euro al mese. Sette milioni di euro sono stati destinati al funzionamento e alla manutenzione dei mezzi e le restanti risorse al personale impegnato nell’attività[xiii]. Per permetterne il proseguimento è stato necessario rimodulare la programmazione finanziaria ordinaria della Difesa, pur continuando ad assicurare lo svolgimento delle previste attività istituzionali, senza ripercussioni, sull’operazione già programmata[xiv]. Data la precarietà delle istituzioni governative degli Stati da cui provengono gli immigrati, l’impegno militare e politico italiano richiede un sostegno europeo e internazionale più incisivo. Oltre, infatti, alla necessità di rafforzare la cooperazione bilaterale con la Libia e i paesi interessati dalle partenze dei clandestini, lo sforzo condiviso con l’Unione Europea e l’Organizzazione delle Nazioni Unite dovrebbe essere diretto a contrastare i trafficanti di vite umane che, una volta incassato il denaro, abbandonano i clandestini alle sorti del mare. Un impegno plurilaterale fondamentale, se si considera tra l’altro che l’Operazione Mare Nostrum opera unitamente alle attività previste dal Frontex, istituzione dell’Unione europea che ha il duplice obiettivo di coordinare il pattugliamento delle frontiere esterne aeree, marittime e terrestri degli Stati membri dell’Unione Europea e la stipulazione di accordi con i paesi confinanti l’UE per reintegrare nuovamente i profughi extra-comunitari respinti alle frontiere[xv].

Il sostegno europeo

L’Operazione Mare Nostrum è una totale assunzione di responsabilità da parte della Marina Militare di sorvegliare i mari adiacenti alla nostra penisola ed evitare tragedie umane, analoghe a quella che si è verificata a Lampedusa il 3 ottobre 2013, in cui sono morti più di 300 profughi. Nello stesso tempo, è intrinseco il messaggio rivolto all’Europa. Il controllo delle frontiere marittime deve essere complementare alla tutela della vita e dei diritti delle persone che cercano di oltrepassarle. L’operazione è una missione che vede i nostri militari impegnati in prima linea a garantire protezione alle persone in fuga da persecuzioni e guerre, da teatri di conflitto e di violenza come la Siria o la Somalia[xvi]. Di là dalle strumentalizzazioni politiche, tutte le Forze Armate italiane dovrebbero essere sostenute dalle istituzioni politiche europee, perché gli sbarchi proseguono senza sosta e le strutture di accoglienza sono oramai al collasso. Una collaborazione più attiva con i governi degli Stati di transito e dei Paesi membri dell’UE, un dialogo tra i Paesi del Mediterraneo e dell’Africa sub-sahariana consentirebbe all’UE di varare una politica d’immigrazione che si occupi di controllare i confini e lottare contro la criminalità organizzata, in stretto contatto con le Forze di Polizia e la Magistratura.

Federica Fanuli

Note//

[i] Cfr. http://www.oecd.org/berlin/Is-migration-really-increasing.pdf; http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0059App.pdf.

[ii] Cfr. http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/03/news/lampedusa_brucia_un_barcone_strage_di_migranti-67817611/.

[iii] Cfr. http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx.

[iv] Cfr. http://www.marina.difesa.it/documentazione/editoria/notiziario/Documents/2013/05/04.pdf.

[v] Cfr. http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx.

[vi] Cfr. http://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0059App.pdf.

[vii] Cfr. http://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/20140312_MareNostrumn.aspx; http://www.poliziadistato.it/poliziamoderna/articolo.php?cod_art=3397.

[viii] Cfr. http://www.cri.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/22734.

[ix] Cfr. http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx.

[x] Cfr. http://www.analisidifesa.it/2013/10/operazione-mare-nostrum/.

[xi] Cfr. http://www.lastampa.it/2014/08/15/italia/cronache/record-di-profughi-litalia-ci-ha-salvati-vSunXQsl6VO34xsCeMtdxK/pagina.html.

[xii] Cfr. http://www.studiolegalegiuliano.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=641:operazione-mare-nostrum-il-punto-del-ministro-della-difesa-roberta-pinotti&catid=1:news&Itemid=15&lang=ru.

[xiii] Cfr. http://www.iltempo.it/mobile/cronache/2014/07/03/e-l-italia-spende-300mila-euro-al-giorno-1.1267186.

[xiv] Cfr. http://www.publicpolicy.it/mare-nostrum-pinotti-bilancio-difesa-32725.html.

[xv] Cfr. http://www.eurasia-rivista.org/loperazione-mare-nostrum/20335/; http://www.marina.difesa.it/attivita/operativa/Pagine/MareNostrum.aspx.

[xvi] Cfr. http://www.studiolegalegiuliano.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=641:operazione-mare-nostrum-il-punto-del-ministro-della-difesa-roberta-pinotti&catid=1:news&Itemid=15&lang=ru; http://www.politicheeuropee.it/comunicazione/18890/immigrazione-gozi-al-comitato-schengen-mare-nostrum-deve-diventare-europa-nostra.

Taranto/ Nuovo Arsenale. Intervista su “Mare Nostrum” al C.F. Marco Antoniazzi, Comandante di Nave Zeffiro


1Y9A3685Taranto, Nuovo Arsenale – Non sono ancora le 12:00 del 2 Settembre 2014, quando arriviamo al molo dove è ancorata Nave Zeffiro, il Comandante è sul punto di benvenuto, diamo velocemente un’occhiata in giro, Nave Ninbelli, Nave Cavour e Nave Stromboli sono anch’essi agli ormeggi. Il Comandante C.F. Marco Antoniazzi è stato impegnato recentemente nell’Operazione “Mare Nostrum” ed è con lui che tentiamo un quadro riassuntivo delle operazioni svolte e dell’aiuto prestato ai migranti.

Le cifre sono quelle della cronaca recente che parlano di oltre 100.100 persone messe in salvo. Tra questi moltissimi bambini e donne.

Nel video curato da Antonio Conte, per le riprese e il montaggio la dott.ssa Federica Fanuli che ci ha chiesto di supportarla nella sua ricerca circa gli studi Geopolitici, “Rassegna Stampa Miltiare” non si è tirata indietro e le offre gratuitamente il supporto mediatico con le riprese il montaggio e la fotografia, nonché con la pubblicazione anch’essa gratuita del suo testo.

Ecco cosa ne è venuto fuori. Buona visione.

La Redazione RSM

 

 

Roma/ Arerei AMX. Rientrati i “Black Cats” dall’Afghanistan


Tornano a casa dopo quattro anni e mezzo i caccia AMX dell’Aeronautica Militare impiegati in Teatro Operativo afghano dal 2009 fino alla settimana scorsa. I tre velivoli (il quarto è rimasto fermo negli Emirati Arabi per un guasto all’impianto di condizionamento) hanno toccato il suolo italiano alle ore 11:15 dello scorso 20 giugno, sulla pista dell’Aeroporto Militare di Pratica di Mare.

Adesso è ora di tirare le somme per “la più lunga missione dell’Aeronautica Militare con velivoli da caccia dopo la Seconda Guerra Mondiale“, come l’ha definita il Capo di Stato Maggiore dell’A.M., Generale di Squadra Aerea Pasquale Preziosa, intervenuto alla cerimonia di rientro unitamente al Generale di S.A. Maurizio Lodovisi, Comandante la Squadra Aerea.

Il Generale Preziosa ha autorizzato in prima persona l’ingresso degli AMX nello spazio aereo della base pometina, tramite una postazione radio approntata nelle immediate vicinanze della pedana riservata alle Autorità.

Un po’ di storia recente: gli AMX (conosciuti come “Ghibli”) hanno fatto parte della “Task Force Black Cats”, con sede sull’aeroporto di Herat, inseriti nel dispositivo italiano in seno alla missione ISAF (International Security Assistance  Force) a guida NATO. Gli assetti e il personale provengono dalle due basi italiane che hanno in forza questo aereo di produzione italo-brasiliana: il 32° Stormo di Amendola (Foggia) e il 51° Stormo di Istrana (Treviso), per un totale di circa 200 uomini impegnati, a rotazione, nel Teatro Operativo centro-asiatico.

Ma cosa hanno fatto in questi anni i nostri piloti e i nostri specialisti in Afghanistan? Essenzialmente missioni di ricognizione e di supporto aereo ravvicinato alle forze alleate e afghane sul terreno. Un ruolo fondamentale per garantire quella cornice di sicurezza necessaria da un lato a rendere meno rischioso il lavoro sul campo degli Alleati, e dall’altro quello di favorire lo sviluppo e la piena capacità dell’esercito afghano, titolare di sempre maggiori e più complessi compiti in vista del futuro graduale ripiegamento delle forze NATO. Tutto questo lavoro è stato portato avanti dai “Black Cats” senza alcun danno collaterale, come ha tenuto a sottolineare lo stesso Capo di Stato Maggiore Gen. S.A. Pasquale Preziosa durante il suo discorso di ringraziamento a tutti i protagonisti di questa missione, piloti in primis, accolti dal n° 1 dell’A.M. appena scesi dai loro velivoli.

Ad accogliere gli uomini del 32° Stormo e del 51° Stormo non c’erano soltanto le Autorità militari dell’Arma Azzurra, ma anche moltissimi familiari (tanti bambini), raccolti intorno ad uno striscione (un banner, come direbbero gli anglofili) dalla scritta tanto semplice quanto profonda: “Ben tornati a casa Black Cats”. Il sostegno della propria famiglia è senza dubbio una componente fondamentale per tanti uomini e donne in divisa che affrontano con passione il proprio lavoro in Operazioni Fuori i Confini Nazionali, e anche il rientro degli AMX dall’Afghanistan ha dimostrato ancora una volta questo assunto.

Qualche numero e qualche fatto riguardante la lunga missione dei “Gatti Neri” in terra afghana: più di 3mila missioni per quasi 10mila ore di volo, una miriade di obiettivi raggiunti durante attività di supporto aereo ravvicinato e appoggio tattico alle truppe in operazioni (close air support) e ricognizione aerea finalizzate a supportare le esigenze di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR).

Senza dubbio si chiude una pagina importante nell’impegno dell’Arma Azzurra nelle missioni internazionali, una pagina fatta di indubbi successi e di attestati di stima e riconoscenza per i “Black Cats” da parte non solo degli Alleati ma anche delle Autorità italiane. Solo qualche settimana fa anche il Comandante del COI (Comando Operativo di Vertice Interforze), Gen. di Corpo d’Armata Marco Bertolini (EI) aveva avuto modo di apprezzare il lavoro di piloti e specialisti dell’A.M. all’indomani dell’ennesimo obiettivo centrato (la distruzione di un ripetitore radio usato dai talebani in Gulistan), proprio qualche giorno prima del “trionfale” rientro dei “Gatti Neri” in Italia.

Francesco Tulliani

Altamura/ Attività militari. Il Settimo Bersaglieri della Brigata “Pinerolo” in una scheda storica a cura di Federica Fanuli


Stemma del 7° Reggimento Bersaglieri
Stemma del 7° Reggimento Bersaglieri

Il 7° Reggimento Bersaglieri della Brigata “Pinerolo” rappresenta un pezzo di storia delle Forze Armate italiane. Sin dalla sua costituzione, il reggimento combatte con merito in terre straniere e partecipa, sotto l’egida delle istituzioni internazionali, alle missioni di pace in aree di crisi e di conflitto. Operativo anche sul territorio nazionale, il reggimento si è contraddistinto per l’intervento militare in Libano, missione notoriamente di altissima valenza politico/diplomatica con dimensione militare, civile, di cooperazione allo sviluppo con forte spessore umanitario. Una terra martoriata dalle fratture interne alimentate da contrapposizioni politiche, religiose e sociali, dove il comunitarismo di stampo confessionale, che genera precari equilibri politici, ne ostacola l’identità nazionale. È anche qui, nella Terra dei Cedri, la professionalità militare del 7° Reggimento Bersaglieri, nell’ambito dell’Operazione Leonte, conferma il prestigio del “modello italiano” nelle missioni internazionali di peacekeeping.

Cenni Storici

Il 7° reggimento bersaglieri si costituisce a Verona il 1° Gennaio 1871 e, sin da subito, dà prova di grande valore militare partecipando a tutte le successive campagne e guerre combattute dall’Italia:

  • nel 1887-88, nella Guerra d’Africa;
  • nel 1895-96, alla Campagna d’Africa;
  • nel 1911-12, nella Guerra Italo-Turca;
  • nel 1915, in Tripolitania;
  • nel 1915-18, la partecipazione alla Grande Guerra vale al reggimento la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia.
  • nel 1941-1943, il 7° reggimento bersaglieri prende parte alle operazioni della Seconda Guerra Mondiale, sul fronte tunisino nell’ambito della campagna d’Africa, ed esempio di tenacia “[…] Tre volte decimato, tre volte ricostruito, fu sempre pari alle sue gloriose tradizioni”, il medagliere si arricchisce della Medaglia d’Oro al Valore Militare, un riconoscimento che non conosce eguali nella storia delle Forze Armate italiane.

Le numerose perdite, durante la battaglia di El Alamein nel 1943, dove “Mancò la fortuna non il valore”, ne costano al Reggimento lo scioglimento. Ricostruito il 1° agosto dello stesso anno, la firma dell’Armistizio segna definitivamente la fine del 7° reggimento bersaglieri. Il 21 ottobre 1975, l’Esercito è ristrutturato. A Solbiate Olona si forma il X° battaglione bersaglieri, e a questa nuova unità viene affidata la Bandiera del 7° reggimento. Simbolo di tradizione storica e di valori è restituita al reggimento di appartenenza nel 1992, quando, ricostituito a Bari nei ranghi della Brigata “Pinerolo”, il 7° reggimento bersaglieri inquadra l’11° battaglione bersaglieri “Caprera” sostituito, nel 1997, dal 10° battaglione bersaglieri “Bezzecca”. Il 19 dicembre 2013, a seguito di un’ulteriore riconfigurazione delle sedi e dei reparti della Forza Armata, il reggimento viene trasferito dalla città di Bari a quella di Altamura, nella Caserma Felice Trizio[i].

Operazioni sul territorio nazionale e internazionale

Il 7° reggimento bersaglieri ha preso parte a diverse operazioni sul territorio nazionale:

  • Operazione Vespri Siciliani;
  • Operazione Riace;
  • Operazione Salento;
  • Operazione Partenope;
  • Operazione Domino.

Dall’agosto del 2008 al marzo del 2011, il 7° reggimento bersaglieri viene ininterrottamente impiegato anche nell’Operazione Strade Sicure; nell’ambito di una collaborazione militare interforze, congiuntamente alle forze di Polizia e a disposizione dei Prefetti competenti per territorio, come ha spiegato il Cap. Antonio De Gregorio (dell’Ufficio Operazioni e Addestramento del reggimento), i militari hanno operato in Puglia fornendo personale di vigilanza:

  • a Foggia, presso il Centro di Accoglienza e Richiedenti Asilo (C.A.R.A.) di Borgo Mezzanone;
  • a Bari, presso il C.A.R.A. di Bari Palese e il Centro di Identificazione e di Espulsione (C.I.E.) di Bari San Paolo;
  • a Brindisi, presso il C.I.E. “Restinco”.

Il personale del reggimento ha inoltre svolto, nelle città di Bari e Foggia e sempre congiuntamente a unità delle Forze dell’Ordine, attività di vigilanza a “obiettivi sensibili”, posti di controllo e di blocco, e pattugliamento delle aree metropolitane. L’Operazione Strade Sicure ha visto i militari impegnati anche nella Regione Campania, Sicilia e Lazio, nel perseguimento dell’obiettivo di deterrenza contro la criminalità organizzata[ii].

Inoltre, a causa dell’alluvione che ha colpito la Basilicata, nel 2011, e ha provocato lo straripamento del fiume Bradano, il 7° reggimento bersaglieri ha fornito agli organi istituzionali 31 unità che si occupassero di monitorare il percorso fluviale e drenare le aree invase da acqua e fango, rimuovendone i detriti.

Oltre che sul territorio nazionale, il 7° reggimento bersaglieri è stato impegnato in diversi teatri di crisi connotati da diverso grado di conflittualità . In particolare, nelle seguenti operazioni:

  • JOINT GUARDIAN in Albania, da maggio 2002 a ottobre 2002;
  • ALTHEA in Bosnia-Herzegovina, da dicembre 2005 a giugno 2006;
  • JOINT ENTERPRISE in Kosovo, da giugno 2007 a novembre 2007;
  • LEONTE in Libano, da ottobre 2011 ad aprile 2012[iii];

Operazione Leonte

Con particolare riferimento a questa delicata missione, la presenza italiana nella Terra dei Cedri, di fatto, risale al secolo scorso, quando l’Organizzazione delle Nazioni Unite interviene nel 1978 approvando, in seno al Consiglio di Sicurezza, le Risoluzioni n. 425 e n. 426 (quali azioni conseguenti all’invasione del sud del Libano da parte delle forze armate israeliane avvenuta nel marzo dello stesso anno), con le quali impone il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe militari. Il Consiglio di Sicurezza autorizza quindi la costituzione immediata della United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL), una forza d’interposizione con il compito di accertare il ritiro delle forze israeliane e ristabilire condizioni di pace e sicurezza internazionale, al fine di assistere Beirut nel ripristino dell’autorità di governo. Già nel 1982, dunque, il paese fu teatro del primo significativo impegno all’estero delle nostre Forze Armate proprio con i bersaglieri in prima linea al comando dal tenente colonnello Bruno Tosetti (2° battaglione “Governolo”), nell’ambito di una missione multinazionale di peacekeeping denominata “Multi-National Forces” (I e II): un’operazione da 2.300 uomini condotta in gran parte con soldati di leva, in concorso con Francia, Regno Unito e Stati Uniti, dopo un intervento israeliano a sostegno del governo falangista (cristiano-maronita) per espellere i guerriglieri palestinesi dal paese. L’imparzialità e le capacità delle truppe italiane, lo studio approfondito della cultura locale, del contesto storico-politico, l’integrazione nel tessuto sociale unitamente alla forte carica umanitaria dei nostri soldati ha positivamente contraddistinto l’impegno militare italiano in Libano. Nel 2006, si apre una nuova crisi che vede protagonisti le milizie armate di Hezbollah e Israele e che sfocia in una nuova invasione del sud del Libano da parte di questi ultimi, coinvolgendo e sconvolgendo, quale conseguenza, l’intero Libano. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’11 agosto 2006, adotta la Risoluzione 1701 con l’obiettivo di sostenere il Libano nella cessazione delle ostilità, implementando il mandato alle truppe UNIFIL e incrementando il numero dei soldati dispiegabili. L’Italia interviene inviando un nuovo contingente di forze, che sul terreno porranno in essere una sorta di “cuscinetto” tra le Forze di Difesa israeliane e le Lebanese Armed Forces (LAF). Nell’ambito del Capitolo VI della Carta delle Nazioni Unite, che disciplina la soluzione pacifica delle controversie, l’Operazione Leonte è istituita per garantire pace e sicurezza nelle diverse aree di intervento in cui è suddiviso il territorio libanese, in cooperazione e coordinamento con le forze armate libanesi, ponendo attenzione agli Entry Points, punti di ingresso distribuiti lungo il fiume Litani (Leonte in italiano, da cui prende il nome l’operazione) e la Blue Line, la linea di demarcazione tra Israele e Libano identificata quale linea di ritiro delle truppe israeliane a seguito dell’invasione del sud del Libano avvenuta nel maggio del 2000. L’obiettivo è prevenire il risorgere delle ostilità e creare le condizioni adatte affinché si trasferiscano alle forze armate libanesi le capacità e la responsabilità della sicurezza del Libano. L’Area di responsabilità del contingente “ITALBATT” su base 7° reggimento bersaglieri, con un’estensione di 22 chilometri di lunghezza per poco più di 7 chilometri di larghezza, è la zona a sud-ovest del Libano su cui operano i nostri militari e dove sono distribuite le seguenti basi:

  • UN P 1-26, ad Al Mansouri, sede del Comando di ITALBATT;
  • UN P 1-31 e OP-LAB, basi avanzate di osservazione e monitoraggio della Blue Line;
  • UN P 1-32A, base avanzata di osservazione e monitoraggio della Blue Line, e luogo dove avviene periodicamente il Meeting Tripartito tra delegati del governo israeliano, libanese e i rappresentanti di UNIFIL;
  • UN P 2-2, a Zibqin, sede del Comando del battaglione operativo

Il 7° reggimento bersaglieri parte in Libano nell’ottobre 2011, per farvi rientro nell’aprile del 2012, e svolge attività operative e di cooperazione civile-militare (CIMIC). La cooperazione civile-militare rappresenta la chiave di volta dell’impegno militare del 7° reggimento bersaglieri in Libano. La testimonianza del Caporal Maggiore Raffaella Bianco della cellula CIMIC è diretta. Il Caporale traccia un quadro chiaro ed efficace dei progetti avviati nella Terra dei Cedri. I militari del reggimento promuovono incontri socio-politici e religiosi tra i Sindaci dell’area sottoposta al controllo italiano con l’obiettivo di acquisire bisogni, esigenze della popolazione e affrontare con determinazione le problematiche dei villaggi. Nel corso dei sei mesi durante i quali si è svolto il mandato italiano, per la prima volta, sono i soldati del 7° reggimento bersaglieri a riunire tutti i sindaci delle municipalità insistenti nell’area di operazione di italbatt. Una rete di comunicazione e dialogo che parte dalle istituzioni e coinvolge le scuole, le associazioni nazionali e internazionali, come la Caritas; le Organizzazioni Governative e Non Governative che operano sul territorio libanese al fine di contribuire al processo di pace. Un altro esempio di comunicazione e dialogo è il Meeting Tripartito, organizzato per condividere misure di sicurezza da applicare in campo tattico e risolvere questioni tecnico-militari che potrebbero provocare tensioni fra le parti. Una cooperazione che ovviamente non esclude l’impegno umanitario a sostegno della popolazione. Ai vecchi, donne e bambini, e a chiunque ne faccia richiesta, è fornita assistenza medica. Sono più di 700 i medical care, gli interventi di assistenza sanitaria, che sono stati effettuati dal personale medico in forza al contingente ITALBATT. Si svolgono lezioni d’italiano, di cucina, attività di capacity building, interventi infrastrutturali e forniture di alimenti. Il Maresciallo Capo Michele Basile, anch’egli del nucleo Cimic, pone l’accento sul ruolo che i militari italiani sono chiamati a svolgere. I soldati non alimentano false aspettative, ma accompagnano i libanesi verso la responsabilità e la consapevolezza del valore della propria terra. Un ponte invisibile e solido tra Libano e Italia, che i nostri soldati sono stati all’altezza di edificare. Si delineano chiaramente i tratti del “modello italiano” che, senza eguali, si impone sul piano internazionale e conquista il consenso di una popolazione reduce da anni di guerra. Un’intesa fondamentale, quella tra civili e militari, che rafforza la sinergia tra le forze militari italiane e libanesi, nello svolgimento di attività operative che si distinguono in operazioni condotte in prima linea dai militari del reggimento, quali:

  • il monitoraggio terrestre della Blue Line tracciata dai Border Pillars e marittimo della Line of Buoys,. Dopo la guerra del 2006, il numero dei Blue Pillars è stato aumentato e i lavori sono tuttora in corso;
  • garantire la necessaria cornice di sicurezza, durante il Tripartite Meeting che si svolge presso la base UN P 1-32A;
  • il pattugliamento terrestre e i posti di osservazione mobili e fissi (attività che vengono effettuate sia di giorno che di notte);
  • le scorte a lungo raggio ai movimenti logistici da e per il porto ed aeroporto di Beirut;

e in collaborazione con le LAF:

  • Counter Rocket Launching Operation (CRLO), un’attività che prevede che i militari a piedi o con veicoli di equipaggiamento – Lince, Centauro e Puma – pattuglino una determinata area, che potrebbe essere segnalata come potenziale sito di lancio di razzi, e stabiliscano i posti di osservazione e di blocco per eseguire i controlli sui mezzi e soggetti che si spostano lungo la zona.
  • FOOT PATROL (FP), al fine di garantire il controllo del territorio attraverso il pattugliamento appiedato di un determinato itinerario;
  • RANDOM CHECK POINT/Check PoinT, posti di blocco;
  • Blue Line PATROLS, il pattugliamento della Blue Line.

Queste attività operative sono eseguite da militari con un’alta preparazione professionale. Lo svolgimento delle operazioni premettono, infatti, una profonda conoscenza dell’ambiente storico e politico, in cui le truppe del 7° reggimento agiscono, ma anche tecnico e scientifico. È fondamentale, per esempio, lo studio del terreno, della vegetazione tipica del territorio, indispensabile se si considera anche il ruolo esercitato dalle unità del Genio, che si occupa dello sminamento, della rimozione di ordigni inesplosi e che costituiscono un pericolo per la popolazione e un rischio anche per la vita dei nostri soldati. Sebbene, nel corso del mandato italiano affidato al 7° reggimento bersaglieri, si siano verificati attentati ed esplosioni, non si contano vittime tra i militari italiani. Atti che tentano di innescare attriti tra le parti, ma che la componente Intelligence anticipa e previene. Il Tenente Bollino (ufficiale addetto alle informazioni del reggimento) ribadisce l’importanza della preparazione dei militari e afferma che le attività di Intelligence nazionale supporta con consapevolezza gli avvenimenti di pianificazione e condotta sul territorio. Ciò in vera e propria sinergia con il CIMIC e al settore Pubblica Informazione, capaci di acquisire informazioni tutte a sostegno delle attività tendenti a ripristinare e rafforzare sicurezza e legalità. Il lavoro svolto è stato perseguito con grande determinazione e gli obiettivi dell’Operazione Leonte sono stati conseguiti con un approccio soft che non è sinonimo di debolezza, al contrario, di professionalità e umanità, di cui i nostri soldati sono evidentemente capaci.

Il filo sottile che lega tutte le attività operative è senza dubbio il lavoro dei militari addetti alla Logistica, come sostiene il 1° Maresciallo Giuseppe Sisto (dell’ufficio logistico del reggimento). Ma non solo. Nondimeno importante, come evidenzia il 1° Maresciallo Michele De Luca, è lo sforzo del personale preposto alla gestione delle risorse umane e alle pratiche amministrative. Una sorta di catena di montaggio, quindi, in cui ogni meccanismo è indispensabile per muovere la macchina militare che nell’espressione dei risultati può solo apparentemente sembrare agevole ma che ha alle spalle un’eccezionale organizzazione dove nulla è lasciato al caso.

Conclusione

L’impegno del 7° reggimento bersaglieri in Libano nell’attuazione delle attività operative e di cooperazione civile-militare, al fine di contribuire alla pacificazione della Terra dei Cedri, si è rivelato come il modello italiano nelle missioni di pace all’estero. La credibilità e l’affidabilità, l’esperienza professionale e lo spirito umanitario dei nostri militari confermano il grande carico di responsabilità del Reggimento che, nell’alveo dell’ organizzazione internazionale dell’ONU, è riuscita a consolidare il grande risultato italiano di far sedere intorno ad un unico tavolo le parti in causa. In sintesi enfatizzando al meglio, in termini più generali, la strategia italiana per il Libano che ha avuto il suo valore aggiunto nella capacità di armonizzare e, dove possibile, integrare strumenti d’intervento diversi. Nel cosiddetto “mosaico libanese” i bersaglieri sono stati ancora una volta attori di una storia di valore che ha profonde radici storiche e che, attraverso il doveroso riconoscimento del lavoro e dello sforzo dei soldati, va onorata e rispettata meritandosi appieno di essere riportata sotto la luce dei riflettori ed alla ribalta delle cronache della pubblica informazione.

[i] Cfr. https://rassegnastampamilitare.com/2013/01/24/altamura-storia-il-7-reggimento-bersaglieri/.

[ii] L’Operazione “Strade Sicure”, iniziata il 4 agosto 2008, è prevista dalla Legge 24 luglio 2008, nr. 125 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” e dal DL del 1° luglio 2009 n. 78. La legge 07 agosto 2012, n.135 ha prorogato l’impiego delle Forze Armate nei servizi di controllo del territorio fino al 31 dicembre 2013.

[iii] Cfr. https://rassegnastampamilitare.com/2013/01/24/altamura-storia-il-7-reggimento-bersaglieri/, oltre al materiale fornito direttamente dal 7° Reggimento Bersaglieri.