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Dossier "Kosovo", Pag.27 Reportage Fotografici

Kosovo/ Università di Pristina. Giornalisti italiani incontrano gli studenti


Il 14 luglio 2011 grazie al lavoro di KFOR una delegazione di giornalisti inviati dall’italiani, tra cui il fotoreporter per Antonio Conte di Rassegna Stampa Militare,  ha incontrato gli studenti dell’Università di Pristina in occasione del Media Tour del 11-18 luglio 2011.

L’incontro con gli studenti è stato preceduto da un cordiale saluto con alcuni professori ed il Decano Dr. Armand Krasniqi. E’ stato molto interessante scoprire che questa Università ha ampie vedute per il futuro degli studenti, la sua apertura al dialogo è stata esemplare a volte anche molto chiara nel proporre alcune linee di condotta di respiro internazionale aprendo a collaborazioni con altre realtà economiche ma anche con altre Università Italiane ed Europee. Anche se tali richieste stridono con alcuni recenti fatti di cronaca nel nord del kosovo, ed il mancato riconoscimento del kosovo da parte di alcuni paesi Europei.

Nel breve briefing nella stessa stanza del Decano, è stato detto molto, per esempio è stato citato la collaborazione con le imprese alberghiere e di ricettività turistiche del Trentino Alto Adige, per le Facoltà di Economia. Queste sono realtà italiane specializzate nel turismo alpino e di montagna a cui vediamo con molta speranza. Il Kosovo, ha fatto notare il Decano Dr. Armand Krasniqi, ha enormi potenzialità di sviluppo sul piano del turismo ambientale e culturale. Ma è convenuto ad affermare che una migliore e più corretta politica ambientale, di recupero dei siti e la promozione delle strutture già esistenti, che devono essere note e proposte con precisi piani di studio e con serietà scientifica e ampiezza di vedute. Serve informazione per sensibilizzare la popolazione sulle proprie risorse e su come sfruttarle al meglio.

Ha spiegato che l’Università di Bologna e delle loro riforme hanno rappresentato un modello da imitare, ma concorda che sarebbe anche necessario uno scambio di esperienze degli studenti Italiani ed Europei in Kosovo, e soprattutto dei loro studenti in Italia, presso le nostre Università, e quelle Europee che rappresentano uno standard ed un punto di arrivo.

Sul piatto sono messe di fatto la questione dei visti ed il riconoscimento dei diplomi e dei titoli della pubblica istruzione, nonché a monte del riconoscimento del Kosovo, che come Stato riconosciuto faciliterebbe molto questo processo di sviluppo culturale nazionale, specie a vantaggio delle giovani generazioni, ed in particolare dei colleghi studenti delle Università del Kosovo.

Preesistenze culturali, come il Museo Etnologico, ma anche il Monastero di Decani ed il Patriarcato di Pec , la Valle di Rugova, e molto altro devono rappresentare delle invidiabili risorse culturali autoctone, di cui andare orgogliosi. Il Decano ha anche detto con molto slancio che la sua Università di Pristina è aperta anche agli studenti serbi e che la loro presenza è davvero molto gradita. Inoltre auspica che siano in tanti i serbi a scegliere la cultura universitaria come cemento per le diversità intese come ricchezza da condividere.

A mio avviso il Decano è stato davvero lieto, e molto sincero nell’esprimere tale sentimento. Tanto che  anche con gli studenti con cui ho avuto modo di scambiare alcune opinioni erano concordi con lui. Evidentemente si tratta di una linea di condotta non nuova che che segna un punto a favore di questa università e dello stesso Decano.

A mio avviso tra le varie tappe raggiunte da questo nostro Media Tour KFOR di Luglio 2011, e in particolare dalla mia esperienza personale la conoscenza di questi giovani è stato davvero entusiasmante. Alcuni studenti, avvantaggiati dalla conoscenza delle lingua Italiana hanno potuto scambiare anche alcune battute di ammirazione per gli standard e per i valori della cultura italiana, da loro conosciuti grazie soprattutto alla TV, ma non solo. Credo che, in modo non tanto sotteso, anzi a volte dichiarato anche molto apertamente, questi ragazzi esprimessero un sentimento di riconoscenza per il lavoro svolto dalle nostre Forze Armate in questi anni, ed in particolare sono convinti che l’italiano medio non sia niente di meno che ciò che hanno conosciuto di persona: ovvero i nostri soldati. Ragione per cui dobbiamo essere davvero molto orgogliosi anche di come i nostri connazionali in uniforme rappresentino noi italiani tutti all’estero.

Dopo i saluti con il Decano, i giornalisti, si sono spostati in un locale nei pressi della facoltà per consumare un aperitivo conviviale, a cui hanno preso parte anche alcuni professori incuriositi dall’evento.

A turno ciascuno a preso parte al dialogo presentandosi agli altri. Nessuno è stato escluso e tutti hanno ascoltato chi prendeva la parola di volta in volta. La speranza per un futuro di pace, il desiderio per un lavoro consono al proprio percorso di studio non sono mancati all’appello. La voglia di ricucire le trascorse vicende etniche dei giovani è una forza vitale, insostituibile e senza pari. La voglia di far presto a creare un nuovo stato di cose, di regole, di norme e leggi anche economiche rappresenta il nuovo che avanza e compatta in una nuova unità. Si spera duratura.

Quei giovani vanno ascoltati, vanno accolti. Ad esempio le Università italiane, queste baresi, e soprattutto le pugliesi dovrebbero essere coinvolte in questo processo di (ri)scrittura della storia italo-balcanica ma anche Europea. Quanto accade nei Balcani ci interessa, ci deve interessare perché è l’Italia tra le prime nazioni ad aver riconosciuto come nazione il Kosovo ed è la Puglia  tra le Regioni più vicine. Credo che se lo aspettino e come pugliesi non possiamo farli aspettare ancora. Se lo aspettano perché noi italiani in Kosovo abbiamo aperto un dialogo che non può più essere interrotto, ne ora può rimanere fermo ed in stallo.

I fatti di Lecce e le attività culturali della manifestazione “Città del Libro”, di Campi Salentini nella Provincia di Lecce, sono segni evidenti, chiari, forti. E’ la cultura è il ponte per il Balcani, soprattutto ora che il vento di Puglia soffia proprio a Levante.

Antonio Conte, Studente in Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

Leggi anche: Kosovo/ L’Università di Pristina apre alle collaborazioni

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