Dossier "Kosovo"

Kosovo/ Università di Pristina apre a nuove collaborazioni


Il Rettore Ateneo: “cooperazione con facoltà italiane fondamentale”

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) – PRISTINA, 9 DIC – Bar alla moda e ristoranti minimalisti. Fuori dai locali, invece, seduti ai tavolini, gruppetti di studenti sfogliano appunti e ascoltano la musica che risuona a tutto volume per le vie che circondano le facoltà di Economia e Giurisprudenza. Come milioni di giovani in tutto il mondo, i ragazzi che frequentano l’Universita’ di Pristina nutrono grandi speranze per il loro futuro. Certo, le difficolta’ non mancano, come spiega il rettore dell’Ateneo, Muje Rugova. “L’Universita’ – ricorda – e’ stata fondata 42 anni fa e oggi e’ frequentata da circa 50 mila studenti”.

L’Ateneo offre ai suoi alunni 120 diversi programmi di studio, 60 master e 20 dottorati di ricerca. Al di la’ dei numeri, la cosa piu’ importante, forse, e’ che questa universita’ e’ parte integrante del Processo di Bologna, il cui obiettivo e’ introdurre un sistema di titoli accademici facilmente riconoscibili e comparabili, promuovere la mobilità di studenti, insegnanti e ricercatori, assicurare un insegnamento di elevata qualita’ e introdurre la dimensione europea nell’insegnamento superiore. “Abbiamo raggiunto la conformita’ al Processo di Bologna all’85 per cento”, sottolinea Rugova. Tuttavia, dice, “il mancato riconoscimento da parte di alcuni Paesi dell’Unione europea e le tensioni con la Serbia non facilitano la cooperazione nel campo dell’istruzione. Ma siamo aperti a nuove collaborazioni”. Tra i fiori all’occhiello dell’Ateneo di Pristina, racconta con fierezza, i corsi di laurea di musicologia, scienze naturali, fisica e giurisprudenza. Anche se oggi le universita’ private spuntano come funghi, la quasi totalita’ della classe dirigente di questo giovane Stato si è formata all’universita’ statale. ”In tutto – aggiunge Rugova che e’ docente di Chimica – tra le facolta’ dislocate a Pristina, Peja, Gjakova e Mitrovica – l’Universita’ di Pristina conta 1.049 docenti”.

Eppure, con tutti questi professori, alcuni corsi di laurea non hanno ancora visto l’alba. Manca all’appello, per esempio, la facolta’ di Archeologia, sostituita per cosi’ dire, da un dipartimento mandato avanti da un’unica docente, la professoressa Edi Shukriu. Il suo corso copre un vastissimo arco temporale: dalla preistoria a oggi. “Non ci sono professori – lamenta la Shukriu – perché molti, durante l’occupazione serba, emigrarono all’estero”. Lo sforzo che si sta compiendo, sottolinea, “e’ quello di mandare i nostri giovani laureati a specializzarsi fuori, per poi tornare a insegnare in Kosovo”. La professoressa Shukriu, come Rugova, fanno parte della vecchia guardia di docenti formatisi a Belgrado. Entrambi, durante l’occupazione serba (tra l’89 e il ’99), facevano parte di quel gruppo di docenti attivisti che insegnavano nelle case.

Oggi tutto questo sembra soltanto un brutto ricordo, e si cerca di guardare avanti. Con l’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma, afferma il rettore, “abbiamo siglato un protocollo con le facolta’ di legge e architettura, mentre con gli atenei di Trieste, Perugia sono in corso collaborazioni”. Insieme all’ambasciata italiana, poi, “stiamo adoperandoci affinche’ presto possa essere inserito un corso di lingua italiana all’universita’”. La cooperazione con gli atenei italiani, conclude, ”e’ per noi molto importante”.

Fonte: ANSAmed

Leggi anche: Università di Pristina

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