Dossier "Kosovo"

Kosovo/ L’Oriente nell’Occidente. Il Kosovo raccontato da Mirko Polisano ed Antonio Apostolico.


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In foto: il giornalista Mirko Polisano e il Ten. Col. Vincenzo Legrottaglie, portavoce del Contingente italiano in Kosovo; il cine-operatore Antonio Apostolico e il Ten. Col. Legrottaglie a Kosovska Mitrovica, ponte sul fiume Ibar.

 

Reportage in Kosovo di Antonio Conte

Reportage in Kosovo di Antonio Conte

di Alessio Mainardi – C’e un luogo in cui l’Occidente e l’Oriente si sfiorano e si respingono; esiste un paese in cui le culture si mescolano e si distinguono; esiste un territorio su cui i grandi imperi hanno segnato i confini; esiste un cielo sotto cui i cantori hanno tramandato la tradizione epica di popoli vicini e spesso nemici; esistono piazze in cui la statuaria inneggia all’unità della classe operaia e all’esempio di Madre Teresa di Calcutta; ci sono i memoriali pieni di tombe delle vittime della pulizia etnica; ci sono campanili e minareti gli uni accanto agli altri che diffondono suoni di campane e dischi incisi dai muezzin arabi. Questo luogo si chiama Kosovo e Metohija.

In realtà il paese è così vicino a Bari, a solo un’ora di volo, ma così lontano specie nell’immaginario collettivo degli Italiani e degli Europei. Eppure il Kosovo è nel cuore dei Balcani e dell’Europa stessa. Ancora provincia autonoma secondo i Serbi, neonata nazione dal 2008 per i Kosovari specie di origine albanese.

L’Europa balcanica ed orientale sono abbandonate ad un’incuria senza precedenti da un punto di vista dell’informazione. La caduta del muro di Berlino non ha agevolato la comunicazione tra Occidente ed Oriente, anzi dopo l’entusiasmo iniziale un nuovo è più poderoso muro dell’indifferenza è caduto su popoli dell’Est. Questa è stata la prima grande delusione del post socialismo reale. Troppe lingue, troppa storia, troppi luoghi, troppi tradimenti sottesi dall’Occidente ad una parte dell’Europa che per secoli ha raccolto l’eredità culturale dell’impero bizantino, difeso la cristianità dall’invasione ottomana, vissuto per oltre cinquecento anni sotto il potere di Istambul, affrontato tragicamente tutte le guerre balcaniche dell’800 e del ‘900 del secolo scorso, combattuto due guerre mondiali, piombata in alcuni casi dal totalitarismo di stampo fascista a quello comunista nel giro di pochi anni come la Croazia, l’Ungheria e la Romania. E che dire poi delle guerre balcaniche succedutesi in seguito al dissolvimento della Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia? Non si era detto mai più conflitti in Europa dopo la caduta di Berlino nel maggio del 1945? Eppure è successo ancora ed oltre la soglia di Gorizia da cui attendevamo un nemico che non è mai venuto e che ha cominciato a contorcersi su se stesso e a divampare nei contrasti tra Serbia e Croazia, Serbia e Bosnia, Serbia e Kosovo, all’interno della Macedonia con la rivalità tra Albanesi e Slavi.

Un motivo ci sarà. A qualcuno farà comodo avere tanti stati fragili ed instabili tra il Danubio, la Sava, la Drina e l’Ibar. L’ignoranza della storia, della letteratura e della geografia è un fattore determinante a far sì che una nuova cortina di ferro sia calata lungo le coste dell’Adriatico. Forse certi discorsi si comprendono solo nelle aule di slavistica delle università o negli ambienti della diplomazia internazionale. In Italia in pochi cercano di variare la dieta culturale ed informativa dell’opinione pubblica. Da un lato Radio Radicale con il programma Passaggio a Sud Est, dall’altra alcuni siti come Balcani Caucaso di Rovereto e Rassegna Stampa Militare di Bari. Rivoluzionario per la sua concezione ed efficacia narrativa è stato il corto-documentario girato da Mirko Polisano ed Antonio Apostolico di Canale 10, in emissione da Ostia. L’opera (poiché così bisogna chiamarla) si presta ad essere presentata ad una serie di cine-festival che tanto stanno affinando il gusto delle platee stanche dei palinsesti televisivi italiani sia pubblici che privati. I due giornalisti hanno girato in lungo ed in largo il Kosovo e Metohija, a fine ottobre del 2011, realizzando un’opera dall’indubbio vigore espressivo, lucida trama ed imparzialità politica. A voi la visione.

Alessio Mainardi

Informazioni su Direttore Editoriale

Esperto in Comunicazione visive

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