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Mediterraneo/ Card. Bagnasco. La Cristianofobia serpeggia in Medio Oriente e non solo


di Daniele Atzori (AGI, 27 GEN 2011) – Nella prolusione di lunedi’ 24 gennaio al Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Bagnasco non si e’ solo occupato di vicende italiane, ma ha anche denunciato la crescente cristianofobia che serpeggia in Medio Oriente e non solo.

Il Cardinale ha, infatti, illustrato lo “stillicidio di situazioni persecutorie” che “hanno i cristiani come vittime designate”. Il Cardinale ha anche ricordato che il cristianesimo, in Medio Oriente, e’ tutt’altro che una religione importata, poiche’ anzi le radici della cristianita’ sono proprio in questa tormentata regione.

E’ quindi un paradosso che sempre piu’ spesso i cristiani del Medio Oriente siano visti e percepiti come una presenza estranea, come una sorta di quinta colonna dell’occidente innestata all’interno del mondo islamico. Purtroppo, lo “stillicidio di situazioni persecutorie” e’ sostenuto da ideologie islamiste radicali che presentano i cristiani come agenti del nemico da combattere e da estirpare dal Medio Oriente. Proprio per questo, essi divengono sempre piu’ frequentemente oggetto di odio ma anche di aperta violenza, soprattutto durante le festivita’ e le celebrazioni liturgiche. La stessa Alessandria d’Egitto, teatro della strage di cristiani di Capodanno, e’ una citta’ di antichissima presenza cristiana. La Chiesa di Alessandria fu fondata, secondo le tradizioni cristiane orientali e occidentali, dall’evangelista Marco, e il Patriarcato d’Alessandria fu per secoli uno dei principali centri della cristianita’.

Quando il Sommo Pontefice ha levato la sua voce per condannare l’attentato di Capodanno ad Alessandria, nel quale sono morti ventitre’ cristiani, l’imam Ahmad Al Tayeb ha denunciato l’intervento del Papa come un’inaccettabile ingerenza negli affari interni dell’Egitto. Al Tayeb e’ l’imam della moschea egiziana di Al Azhar e dunque una delle massime autorita’ dell’Islam sunnita. La situazione dei cristiani in Egitto non sarebbe, in sostanza, una questione che riguarda la Chiesa, che pur si proclama cattolica, cioe’ universale.

Nei secoli, le comunita’ cristiane che vivono nel dar al Islam (i territori nei quali l’Islam e’ la religione prevalente) sono state riconosciute dal punto di vista legale. Ma, come afferma il Professor Giorgio Vercellin nel suo classico “Istituzioni del mondo musulmano”, “tale riconoscimento non implica affatto l’eguaglianza tra musulmani e non musulmani, in quanto i primi grazie alla Rivelazione coranica e alla scelta compiuta da Dio a loro favore detengono la Verita’ ultima e sono percio’ superiori ai fedeli di altre fedi”. Le minoranze non musulmane potevano quindi scegliere tra la conversione all’islam e la dhimma, cioe’ “il riconoscimento di un’ineguaglianza acclarata, permanente e ammessa da entrambe le parti in causa” che si estrinsecava tra l’altro, nel pagamento di un’imposta, la jizya, che esprimeva “una forma di capitazione esprimente appunto la soggezione di un individuo”.

Oggi, nel XXI secolo, i cristiani del Medio Oriente sono molto spesso discriminati, ove non apertamente perseguitati. Anche nei paesi apparentemente piu’ liberali, nei quali cioe’ i cristiani hanno una sia pur limitata liberta’ di culto, l’eventuale conversione di un musulmano al cristianesimo porta a conseguenze terribili.

Perfino la Giordania, che e’ uno dei paesi apparentemente piu’ tolleranti del Medio Oriente, offre esempi drammatici a riguardo. Come riportato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, la conversione di un musulmano al cristianesimo lo trasforma, dal punto di vista legale, in apostata. Qualora un qualunque cittadino denunci per apostasia un musulmano convertito al cristianesimo, i tribunali islamici hanno la facolta’ di annullare il matrimonio del convertito, negargli la patria potesta’ trasferendo la custodia dei figli a un altro membro musulmano della famiglia e possono infine privarlo di molti diritti civili.

Cio’ e’ quanto e’ accaduto, per esempio, al cittadino giordano Muhammad Abbad Abbad. Convertitosi dall’Islam al cristianesimo, il 22 aprile del 2008 Abbad e’ stato dichiarato apostata, il suo matrimonio e’ stato annullato ed e’ stato inoltre condannato a una pena detentiva per “disprezzo della corte”. Abbad e la sua famiglia sono fuggiti dalla Giordania e il governo ha emesso un mandato di arresto. Sempre in Giordania, tra il 2007 e il 2008, circa trenta cittadini stranieri, membri di chiese evangeliche e residenti in Giordania, sono stati espulsi dal paese, alcuni di essi dopo essere stati interrogati e detenuti.

Questo e’ cio’ che avviene in un paese moderato e filoccidentale; in altri paesi, come la Mauritania e l’Iran, la conversione al cristianesimo e’ formalmente punita con la morte. In Arabia Saudita, Yemen e Maldive i cristiani, anche stranieri, non possono praticare la propria fede, se non segretamente: sono le nuove catacombe.

La lettura del 2010 Report on International Religious Freedom, disponibile sul sito internet del Dipartimento di Stato USA, suffraga coi fatti l’affermazione del Cardinale Bagnasco secondo cui i cristiani “da tempo sono diventati il gruppo religioso che deve affrontare il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede”.

L’associazione internazionale Open Doors, che sostiene i cristiani perseguitati nel mondo, ha appena pubblicato la World Watch List 2011 dei paesi nei quali essere cristiani e’ piu’ pericoloso: tra i primi dieci, ben otto sono a maggioranza musulmana.

Gli esempi purtroppo abbondano. In Iraq, il terribile massacro del 31 ottobre, nel quale sono stati uccisi in chiesa piu’ di 50 cristiani, ha rappresentato solo la sanguinaria apoteosi di un generale clima di violenza e persecuzioni. In Egitto, la minoranza copta e’ sempre piu’ vittima di discriminazioni e di attacchi. In Pakistan, la condanna a morte della cristiana Asia Bibi, accusata di blasfemia, e’ sintomo di una drammatica crescita dell’intolleranza religiosa. In Malaysia, paese in cui ai cristiani era stato proibito di chiamare Dio con l’espressione Allah (termine arabo da sempre usato anche dai cristiani), le chiese cristiane sono state recentemente oggetto dell’ira delle folle. In Turchia, il martirio di padre Santoro e del vescovo Padovese ci ricorda come la cristianofobi’a sia giunta anche ai confini dell’Europa.

Molti cristiani del Medio Oriente, spaventati da quello che considerano un imminente genocidio, stanno fuggendo dai propri paesi. Sono molti coloro che pero’ non se lo possono permettere. Naturalmente, vi sono anche moltissimi cristiani che, nonostante tutto, si rifiutano di abbandonare le loro case.

Come ha affermato il Cardinale Kurt Koch a Radio Vaticana, per il mondo occidentale e’ “della massima urgenza prendere coscienza della moderna persecuzione dei cristiani”. Infatti, cio’ che amareggia i cristiani del Medio Oriente, forse ancora piu’ delle persecuzioni e delle discriminazioni, e’ l’indifferenza con cui tanti cristiani d’occidente rispondono al loro disperato grido d’aiuto.

Gennaio 2011

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