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Dossier "Burkina Faso"

Burkina Faso/ Maria Sandra Mariani. Libera dopo 14 mesi


Sandra Mariani è atterrata a Ciampino: rientra in Italia dopo 14 mesi di prigionia

Maria Sandra Mariani, la turista toscana rapita il 2 febbraio 2011 in Algeria e rilasciata ieri, è giunta alle 9.30 al Palazzo di Giustizia di Roma, per essere ascoltata dal pm Francesco Scavo. La Procura di Roma aveva aperto un fascicolo sul suo rapimento. La donna, bionda e visibilmente dimagrita, vestita con una tuta grigia e una maglietta verde, è arrivata sorridente a Piazzale Clodio ed è entrata subito nell’ufficio del pm Scavo per raccontare la sua prigionia.

Poco più di un’ora prima, intorno alle 8,10, la cinquantatreenne toscana era atterrata all’Aeroporto militare di Ciampino con un volo proveniente dal Burkina Faso. L’arrivo è avvenuto in forma strettamente riservata e l’area di atterraggio è rimasta off limits per giornalisti e riprese televisive.

Ad accoglierla c’erano il figlio Alessio, la sorella Mariangela e la nipote Gaia, partiti alle 4 da San Casciano Val di Pesa in auto per raggiungere la capitale. Dopo l’appuntamento in Procura, in corso in questi minuti, i familiari accompagneranno Maria Sandra anche alla Farnesina, prima del rientro in Toscana, a San Casciano Val di Pesa, dove verrà accolta e festeggiata da tutto il paese.

Dopo la liberazione: sono in paradiso
«Ora sono in paradiso. Sono finalmente libera», sono state le prime parole di Sandra Mariani ai genitori, Lido e Fiammetta, telefonando a casa subito dopo la liberazione. «Sto bene», ha rassicurato tra i singhiozzi di commozione.

Lacrime di gioia anche in casa Mariani, a San Casciano Val di Pesa: «Mi auguro che mia figlia si dimentichi per sempre dell’Algeria e di tutta l’Africa. Credo che abbia visitato tutti i deserti possibili; dopo quello che le è successo basta, non ci deve andare più», ha dichiarato il padre, Lido, piangendo appena ha saputo che la figlia è stata liberata.

Poi, da fiorentino, si è preso lo spazio per scherzare in mezzo al dramma e sfogarsi così, rimproverando a distanza la figlia, ormai forte di un epilogo felice. Il sequestro è finito e la tensione si può smorzare con un po’ di celia: «Vorrei che Maria Sandra tornasse presto a casa e rimanesse tra San Casciano, Firenze, che ne so, Roma, comunque in Italia. Ma mai più in Africa, mai più».

Fine di un incubo
È la fine di un incubo durato oltre un anno. Maria Sandra Mariani era stata rapita il 2 febbraio 2011 nel sud dell’Algeria dai terroristi dell’Aqmi (Al Qaeda per il Maghreb islamico): «14 mesi e mezzo fa», ricordano i genitori che hanno contato i giorni, quasi le ore macerandosi in un’attesa improba, data l’età e gli acciacchi di salute, seri, che si portano dietro. Un raid di predoni, sembra legati ad Al Qaeda, mentre era distante dal campo base di un’escursione tra le dune. La presero così, Maria Sandra, insieme a una guida accompagnatrice, almeno per come si sono sapute le cose per mesi.

L’incubo è terminato martedì pomeriggio alle 17.35 con la telefonata della Farnesina: finalmente la comunicazione ufficiale.

Sulle modalità e sul luogo del rilascio per il momento il riserbo è assoluto: il pagamento di un riscatto ai sequestratori – che secondo alcuni media sarebbe stato di tre milioni di euro – è stato seccamente smentito dalla Farnesina che lo ha escluso: «Il governo italiano non paga riscatti».

Da parte sua il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha sottolineato che il rilascio è stato il frutto di «un’azione diplomatica di ampio respiro svolta con i governi della regione» e improntata all’ «assoluta necessità e priorità della salvaguardia della vita dell’ostaggio, un’italiana rimasta in condizioni terribili per 14 mesi, un tempo di una lunghezza spaventosa».

Ed è indubbio che il Burkina Faso, e in particolare il suo presidente, Blaise Compaorè, abbia svolto un importante ruolo di mediazione per far riemergere dalle dune del Sahara Maria Sandra, come prima aveva fatto per Sergio Cicala e la moglie Philomene Kabore, rapiti in Mauritania nel dicembre 2009 e rilasciati nell’aprile 2010. Famoso dal Niger alla Mauritania, dal Mali alla Costa D’Avorio, per la leggendaria capacità di mediazione personale, Compaorè viene costantemente ritenuto in grado, grazie anche ai 24 anni ininterrotti di potere, di trovare canali giusti presso i governi amici dell’area.

Già alla fine dell’ottobre scorso, in occasione della visita a Ouagadougou dell’inviato del ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie, Margherita Boniver, il presidente burkinabè aveva dato il suo «completo appoggio» alla «richiesta di aiuto» italiana per il rilascio di Sandra Mariani ma anche di Rossella Urru, la cooperante rapita, sempre nell’ottobre 2011, nel sud dell’Algeria.

Leggi anche il documento Zero Violenza Donne

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