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Bari/ Conferenza UNUCI: “La centuria alata – Trasvolate atlantiche”


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Lucia Crisitina Larocca

Lucia Crisitina Larocca

ph Antonio Conte

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Testo di Lucia Cristina Larocca e Foto di Antonio Conte – E’ stata una conferenza densa di contenuti interessanti e approfondimenti tematici sulle celebri crociere aeree atlantiche quella svoltasi lunedì 28 gennaio 2013 a Bari, presso la Sala Consiliare del Palazzo di Città, dal titolo: “La centuria alata – Trasvolate atlantiche”.

L’incontro, avvenuto alla presenza di autorità civili, militari e culturali, è stato organizzato dalla Sezione UNUCI di Puglia e Basilicata e ha avuto come moderatore il Gen. Amato Mansi, Delegato della stessa, e come relatore il Gen. Giovanni Mazzone, ora socio UNUCI, figura di rilievo dell’Aeronautica Militare Italiana, che ha ricoperto nel corso della sua lunga carriera militare numerosi e prestigiosi incarichi professionali. L’idea di approfondire la storia delle trasvolate nasce in principio, come specificato all’apertura dei lavori, dall’interesse del relatore per il ruolo e le vicende di un brillante trasvolatore solitario, Carlo Del Prete.

Corredando la sua esposizione con una serie di diapositive, memorabili filmati e fotografie, il Gen. Mazzone ha introdotto la storia delle crociere atlantiche, spiegando al pubblico come sono nate e come si sono evolute, soffermandosi in particolare sulla storia di quella che è stata la crociera clou, ovvero la “Crociera atlantica del Decennale”. Essa si tenne, come ben noto, nel 1933, a partire dal 1° luglio al 12 agosto, allo scopo di celebrare i primi dieci anni della costituzione della Regia Aeronautica e fu la seconda ed ultima crociera transatlantica di massa.

L’impresa della doppia traversata dell’Atlantico settentrionale è considerata ancora oggi una delle più grandi imprese aeronautiche di tutti i tempi, un «qualcosa di grande, epico ed eccezionale». Venne compiuta in formazione da due stormi di idrovolanti e organizzata, con fervente impulso, dal giovanissimo ministro dell’Aeronautica dell’epoca, Italo Balbo.

Partecipò alla straordinaria crociera anche un insigne pilota barese, Jacopo Calò Carducci, il cui ricordo delle eccezionali imprese aviatorie svolte è ancora oggi un punto di riferimento. A lui fu assegnato il ruolo più difficile della crociera, uno di quei posti che si affidano ai più abili ed autorevoli aviatori: quello dell’ultima fila della formazione. Ebbe dunque un incarico delicato, generalmente riservato a piloti particolarmente capaci ed addestrati a resistere di fronte a qualsiasi evenienza durante il volo. La Città di Bari ha onorato la memoria dell’eroe e alfiere Calò Carducci con diverse targhe e lapidi, intitolando inoltre al suo nome l’Aeroporto Militare di Bari, una via nella parte storica della Città e l’Istituto Superiore Tecnico Aeronautico “Euclide”.

Più che occasione di propaganda, come spesso ritenuto, in realtà, nel pensiero dei loro ideatori, «queste crociere volevano dimostrare – e lo mostrarono pienamente – la possibilità di un collegamento stabile tra l’Europa e l’America», ha sottolineato con enfasi il Generale. «Non furono quindi un’esaltazione della potenza militare della giovane Aeronautica Militare, che aveva appena 10 anni, ma esse furono condotte da piloti militari su idrovolanti militari e aprirono così la strada ai voli commerciali fra il Vecchio e il Nuovo Continente».

Per quel centinaio di uomini che compirono la “Crociera atlantica del Decennale”, con esattezza 115 trasvolatori atlantici, fu appositamente ideato un nuovo distintivo, caratterizzato dalla lettera “A”. L’appellativo di “Centuria Alata” a loro dedicato fu coniato proprio dal Generale Balbo, il quale raccontò successivamente tutti gli avvenimenti legati alla doppia traversata nella sua opera omonima.

Il celebre autore, pioniere dell’aviazione e valoroso condottiero, descrisse con acribia le peripezie, i vari passaggi e le trionfali tappe – senza tralasciare paure e ansie – di quegli ardimentosi trasvolatori che partirono da Orbetello e giunsero sino a Chicago, percorrendo circa 19.900 chilometri, in poco oltre 94 ore di volo. La formazione era composta da 24 idrovolanti SIAI Marchetti S.55X (essendone stato uno perso in seguito al drammatico incidente delle Azzorre) divisi in 8 squadriglie, con a bordo complessivamente 52 ufficiali piloti, 1 ufficiale ingegnere e 62 sottufficiali specialisti. Giunti in America, le varie autorità riservarono un’accoglienza trionfale ai nostri trasvolatori. Il clamore dell’impresa fu enorme. Tra le curiosità si ricorda che Balbo fu lì nominato dagli indiani Sioux capo e battezzato con il nome di “Aquila Vittoriosa”.

Secondo il Gen. Mazzone, «la “Crociera del Decennale” rappresentò il momento di maggior prestigio dell’Aeronautica Militare di allora e scatenò una ventata di orgoglio nazionale che accumulò gli italiani, sia in Italia che in tutto il mondo – ove vi erano i nostri immigrati – e soprattutto negli Stati Uniti». L’impresa fu celebrata nei giornali e l’immagine degli idrovolanti ‘planò’ persino su alcune scatole di cioccolatini Perugina dell’epoca, nonché sui francobolli.

In particolare, ha osservato il Generale, «in tutti i paesi del mondo venne evidenziata l’elevata tecnologia del nostro marchio e lo spirito dalle grandi capacità organizzative dei nostri piloti». Grazie al potenziamento dell’industria aeronautica, esortato dall’allora ministro Balbo, l’Italia fu ammirata e notevolmente apprezzata all’estero, in special modo per «la perfezione delle sue macchine e per il coraggio dei suoi aviatori», conquistando così il primo posto anche nella classifica dei primati di volo.

Soffermandosi sulle principali tappe delle crociere atlantiche, il Generale ha illustrato la preparazione alla crociera, i requisiti dei piloti, le particolarità dell’addestramento – svolto con intensa preparazione atletica –, l’organizzazione delle trasvolate e alcune caratteristiche tecniche degli idrovolanti e delle loro attrezzature di bordo.

Particolare partecipazione è stata suscitata dall’intervento e la testimonianza di Angela Calò, figlia dell’eroe barese sopraccitato, che ha raccontato alcuni episodi della vita del compianto padre, mostrando al pubblico foto, immagini e ricordi del prestigioso trasvolatore tragicamente scomparso il 27 aprile 1939 a seguito di un incidente di volo. Di quella sciagura aerea avvenuta nei cieli di Tripoli nessuna traccia dell’equipaggio e nessun rottame dell’apparecchio furono rinvenuti, né in mare, né sulla terra.

Il discorso si è poi concluso con la proiezione di un emozionante filmato commemorativo sulle note della canzone “Ama, credi e vai”, interpretata dal tenore Andrea Bocelli, e sulle immagini delle lapidi che si ergono ad Orbetello, località in cui gli Atlantici si erano brillantemente formati. In quei luoghi, gli eroi di cui si è parlato sono ricordati, per la loro appassionata dedizione al servizio e al dovere, nella commovente frase impressa sul freddo marmo: “La terra non li accolse, il mare non li restituì”.

A chiusura dei lavori il relatore ha ringraziato tutti gli intervenuti, i soci e i partecipanti, ha espresso riconoscenza per l’ospitalità concessa dal Comune di Bari per tramite dell’assessore Santarsiero, nonché del prezioso contributo profuso dal socio Unuci Saverio Gualtiero D’Alonzo. Il Gen. Mazzone ha formulato poi sentimenti di gratitudine a tutti i componenti del comitato organizzatore. Di seguito, il Gen. Giuseppe Picca, presidente dell’Associazione “Nastro Azzurro” di Bari, ha rivolto infine un deferente saluto al pubblico presente.

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