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Carosello/ Dal livellamento linguistico-culturale ad una vera e propria sindrome italiana


Nella classifica dei programmi trasmessi agli inizi degli anni ’60, certamente avrebbe un posto d’onore il Carosello, in onda di sera alle 21.00. Ebbe tanto successo da regolare il sonno dei bambini che “dopo il Carosello andavano a letto”. Ovviamente i comportamenti condizionarono anche gli adulti che liberi dai piccoli potevano concentrarsi su altre programmazioni.

Il “Carosello”, di fatto, nasce il 3 febbraio del 1957, e vuole essere un teatrino pubblicitario. Concetto annunciato già dalla grafica della sigla. È tra le prime iniziative televisive dedicate alla pubblicità, quasi rilegandola in un angolo, a salvaguardia del business della pubblicità su stampa. Il format era molto rigido, vediamo alcuni tra i principali paletti:

  • Il filmato doveva durare (in base al periodo) da 1 minuto e 45 secondi a 2 minuti e 15 secondi.
  • In questo breve tempo, solo gli 35 secondi erano riservati alla pubblicità vera e propria, il cosiddetto “codino pubblicitario”.
  • La parte principale era dedicata a una scenetta, ad un filmato, oppure ad un cartone animato, ecc che doveva essere assolutamente indipendente dal prodotto pubblicizzato. Come si è detto la pubblicità doveva occupare solo il “codino”.
  • Vediamo ora gli argomenti, i riferimenti ed i temi assolutamente vietati: sesso, adulterio, lusso eccessivo, oggetti superflui e odio tra classi sociali. Non doveva eccedere nel creare troppi desideri e non doveva far uso di parole ritenute allora “indecenti”, come sudore, mutande, reggiseno ecc.

Bisogna insomma dare una giustificazione artistica a una forma di comunicazione commerciale, e il risultato è piuttosto positivo.

Venti anni di trasmissione di “Carosello”, fra il 1957 e il 1977 (data di chiusura della storica trasmissione) in cui la parola “carosello” è stata sinonimo di “spot pubblicitario”. Tutti i più grandi attori, registi e cantanti hanno partecipato al “carosello”: da Eduardo de Filippo a Mina, da Vittorio Gassman a Dario Fo, da Sergio Leone a Totò, da Luciano Emmer (inventore di Carosello) a Francesco Guccini. E poi ancora attori come Macario, Peppino de Filippo, Nino Manfredi, Nino Taranto, Raimondo Vianello, Carlo Giuffrè, Renato Rascel, Paolo Panelli; e registi e sceneggiatori come Age e Scarpelli, Gillo Pontecorvo, Lina Wertmüller, Dino Risi, Ermanno Olmi, Pupi Avati, i fratelli Taviani, Ugo Gregoretti.

Molti sono concordi nel ritenere il Carosello come una importantissima palestra per nuovi registi e attori. Inoltre e stato un’ottima vetrina per esibire le creatività e sperimentazioni di disegnatori di cartoni animati che, grazie al successo della trasmissione tra gli spettatori, avevano una immediata ed enorme diffusione. Nel 1976 si calcola che il pubblico di Carosello era di almeno 19 milioni di persone.

Addirittura, ancora oggi, i pubblicitari moderni parlano di una sindrome da carosello, ovvero una malattia, di matrice culturale, italiana che consiste nel non riuscire a staccarsi definitivamente dal modello pubblicitario di Carosello. Ma è anche vero che numerosissimi slogan e personaggi inventati in quello spazio televisivo sono diventati dei veri e propri “modi di dire” e restano ancora oggi nella memoria collettiva degli italiani che hanno vissuto la stagione del Carosello.

Antonio Conte

Informazioni su Direttore Editoriale

Esperto in Comunicazione visive

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