
Corato, 30 Agosto 2025, di Antonio Conte – Non smette di bombardare l’Ucraina, la Russia di Putin continua la sua aggressione al continente Europa sul suo punto geografico più sensibile mentre brama di riprendere i rapporti con le grandi potenze economiche e militari occidentali. Azioni parallele che trovano la sponda nell’attuale presidente americano Donald Trump.
Noi qui, in redazione RSM, pensiamo che la cronaca dei fatti, pur fondamentale non sia sufficiente ad analizzare la situazione e che una presa di coscienza europea valga la pena per tentare di arginare la violenza russa che sta inglobando, in programmi educativi militari, nuove leve ancora in età davvero minime, anche meno di 10 anni. È un segno di declino morale, ma anche di sfiancamento, un tentativo di consolidare il consenso alle proprie mire espansionistiche. Altro segno inequivocabile è aver chiuso le rete di comunicazione internet one-to-one come WhatsApp e Telegram per proteggere la sua cittadinanza, ma sappiamo che lo scopo è separare e cercare di evitare la circolazione di altri punti di vista, soprattutto occidentali, sulla sua comunicazione sociale interna.
Così facendo, copia le strategie usate dall’Ucraina che utilizzano massivamente droni a breve raggio per difendere i confini e la ripropone a lungo raggio bombardando, o forse qui servirebbe un nuovo termine, tipo “dronando” Keiv e altre grandi città strategiche.
La notte del 27 Agosto 2025 e nel giorno dopo è stata una delle più violente dalla fine di luglio. Kiev è stata investita da un massiccio bombardamento russo: quasi 600 droni e 31 missili, tra cui gli ipersonici Kinzhal, hanno devastato la capitale e diverse regioni circostanti. Il bilancio parla chiaro: almeno 19 vittime, di cui 4 bambini, e decine di feriti. Le immagini mostrano edifici residenziali crollati nei distretti di Darnytskyi e Dniprovskyi, sedi ufficiali danneggiate, tra cui la delegazione UE e il British Council.
Immediata la reazione internazionale. L’inviato USA Keith Kellogg ha definito gli attacchi “vergognosi”, colpendo “civili innocenti” e minacciando la pace – citando il percorso diplomatico promosso dall’amministrazione Trump . Di contro, Mosca sostiene di aver mirato a “imprese del complesso militare-industriale e basi aeree ucraine”, senza però fornire dettagli sugli obiettivi precisi.
Il presidente Zelensky ha risposto duramente: “La Russia sceglie i missili invece del tavolo negoziale” – aggiungendo che questi attacchi violano ogni logica diplomatica, e lanciando un monito quasi rivolto anche a Pechino e Budapest.
Dagli Stati Uniti arriva una notizia decisiva: 825 milioni di dollari in aiuti militari all’Ucraina, comprensivi di 3.350 missili Eram (240‑400 km di gittata), sistemi GPS, addestramento e supporto tecnico. La spinta viene sostenuta anche da alleati Nato come Danimarca, Olanda e Norvegia.
Le istituzioni internazionali non hanno esitato. Il segretario generale dell’ONU, Guterres, ha condannato gli attacchi, definendoli una violazione del diritto internazionale umanitario e un atto inaccettabile. Anche la presidente della Commissione Ue, von der Leyen, ha telefonato a Zelensky e a Trump, chiedendo a Putin di sedersi al tavolo negoziale per una “pace giusta e duratura”, dotata di garanzie di sicurezza solide – trasformando l’Ucraina in un “porcospino d’acciaio”.
In sintesi, è stato sferrato un colpo micidiale alla capitale ucraina: un attacco che semina morte, colpisce civili e scuote la stabilità regionale. La risposta diplomatico-militare si innesta su questo scenario violento, mentre il dialogo rimane ancora un miraggio in lontananza.
La Pace non sembra ancora vicina.
RSM
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