Dossier "Kosovo"

Kosovo/ Frattini, ok per un modello Alto Adige (Il Piccolo)


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Non c’è pace in Kosovo. Proprio ieri la polizia di Pristina ha bloccato un pullman di serbi che entravano nella regione, provocando le ire di Belgrado. E la comunità internazionale corre ai ripari. Usa, Francia, Germania, Regno Unito e Italia hanno proposto, come conferma il ministro degli Esteri Franco Frattini, il riconoscimento di un’ampia autonomia del Nord del Kosovo dove vive la minoranza serba. Una sorta di modello Alto Adige. Frattini, che si augura che l’ultimo incidente non inneschi un’ulteriore perversa spirale di violenza, spiega l’azione diplomatica in corso.

Un modello Alto Adige per il Nord del Kosovo. Quali sono le difficoltà da affrontare?

Current coat of arms of Kosovo

Image via Wikipedia

Ufficialmente in nessun tavolo di confronto si è parlato di un modello Alto Adige anche se tale modello resta dietro la scena perché può avere delle caratteristiche positive in termini di autonomia.

Modello che però ha delle caratteristiche ben precise…

Certo. È un’autonomia che ha degli oneri molto importanti per lo Stato centrale. L’Alto Adige raccoglie ogni anno da Roma qualche miliardo di euro. Quindi il paragone non lo possiamo fare con il Nord del Kosovo, ma certamente per lo Stato centrale, in questo caso il Kosovo, ad una maggiore autonomia dovrebbe corrispondere anche il trasferimento delle risorse finanziarie per esercitare queste competenze. Quanto più si conferiscono funzioni ad una regione con forte autonomia tanto più bisogna trasferirle risorse.

Ma è anche un modello in fieri..

Per l’Alto Adige ha avuto bisogno di assestamenti tanto è vero che si parla della cosiddetta autonomia dinamica, che si aggiorna con il passare degli anni. Come è noto in Alto Adige c’è stato lo statuto, quindi il secondo statuto e poi il meccanismo di flessibilità costituito dalle norme di attuazione. Ancora oggi con la commissione paritetica implementiamo quello che fu il secondo statuto che concluse una stagione normativa negli anni Novanta ma non concluse la stagione attuativa.

Un modello che però con i doverosi aggiustamenti potrebbe funzionare?

Il modello Alto Adige ha molti vantaggi ma richiede un’attuazione costante e quindi una forte volontà politica nel corso degli anni, non soltanto al momento della firma di un eventuale accordo.

Su quale base si sta lavorando?

Nessun modello in dettaglio è stato finora affrontato ma sono convinto che un modello di avanzata autonomia debba essere ricercato proprio perché sia la Serbia in modo molto più avanzato, sia il Kosovo hanno una destinazione che può essere solamente quella di diventare un giorno membri dell’Unione europea. Come del resto fu a suo tempo per l’Italia e per l’Austria.

In Alto Adige ci furono però anche le stagioni dei fuochi…

Bisogna gestire questa regione senza che ci siano più manifestazioni di violenza, anche se in Alto Adige le ondate di violenza hanno avuto vent’anni di lasso tra l’una e l’altra, la prima negli anni Sessanta la seconda negli anni Ottanta. Non è un fenomeno che ignoriamo. Certo la tragedia balcanica è di dimensioni molto più ampie. Un modello di autonomia per tutti credo che sia la strada giusta.

Pristina vede con favore l’ipotesi Alto Adige perché riconosce la sovranità del Paese e le assicura un minimo di controllo sul Nord serbo…

Ma Pristina deve ricordare che il 90% dei tributi raccolti resta in territorio altoatesino. Senza dimenticare i versamenti diretti dello Stato centrale il che rende il tutto molto oneroso.

Però il riconoscimento della sovranità sarebbe un grosso successo…

Questo è certamente l’aspetto politico più importante. Ma io credo che nessuno nella comunità internazionale, ma nemmeno la Serbia pensi ragionevolmente che si possa di nuovo immaginare una partizione o di ritornare al negoziato con una spartizione del Kosovo. Questo è ormai superato dal fatto che molti Paesi hanno riconosciuto il Kosovo che comunque nel negoziato Pristina-Belgrado questo tema della spartizione non è certo in agenda.

Ma l’autonomia assicurerebbe in qualche modo entrambe le parti..

Certo, il Kosovo riconfermerebbe la propria sovranità sul Nord del Paese e i serbi guadagnerebbero moltissimo in questo perché la posizione di piena tutela che verrebbe data alla comunità serbo-kosovara sarebbe incomparabilmente maggiore con quella che i serbi-kosovari hanno adesso. La prerogativa dell’Alto Adige, per esempio, sta nel fatto che tutto ciò che tocca la loro autonomia passa per la cosiddetta commissione paritetica, non è che Roma entra nell’autonomia con una norma unilaterale.

Ma se i serbi-kosovari otterrebbero un loro parlamentino immediatamente dichiarerebbero la loro indipendenza dal resto del Kosovo…

Questo lo si diceva anche dei sudtirolesi quando parlavano della loro patria Austria. Poi hanno capito che la strada dell’Europa era in netta contraddizione con piccoli staterelli autonomi o autonomistici in un mondo che ormai è globalizzato. Fa persino ridere parlare di un Kosovo settentrionale autonomo dalla Serbia e dal Kosovo centrale. Credo che alla fine la prospettiva europea a cui l’Italia guarda sia per la Serbia, sia per il Kosovo sarà l’antidoto a queste tentazioni».

Il Piccolo, di Mauro Manzin

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